{"id":84258,"date":"2021-10-20T13:07:33","date_gmt":"2021-10-20T11:07:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/10\/20\/due-nuove-molecole-per-la-cura-del-tumore-al-seno-her2-in-fase-precoce\/"},"modified":"2021-10-20T13:07:33","modified_gmt":"2021-10-20T11:07:33","slug":"due-nuove-molecole-per-la-cura-del-tumore-al-seno-her2-in-fase-precoce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/10\/20\/due-nuove-molecole-per-la-cura-del-tumore-al-seno-her2-in-fase-precoce\/","title":{"rendered":"Due nuove molecole per la cura del tumore al seno HER2+ in fase precoce"},"content":{"rendered":"<div>MONZA (ITALPRESS) &#8211; Offrire a tutte le pazienti la migliore terapia possibile, assicurare le migliori cure secondo le caratteristiche della malattia. Un bisogno fortemente sentito da medici e pazienti, che oggi trova una nuova risposta grazie alla disponibilit\u00e0 di due nuove molecole che si inseriscono, rivoluzionandolo, nel percorso terapeutico del tumore alla mammella HER2 positivo in stadio precoce. Le due molecole sono trastuzumab emtansine (TDM-1) e pertuzumab, entrambi inibitori di HER2, frutto della ricerca Roche: il primo \u00e8 indicato nelle pazienti con residuo di malattia dopo terapia neoadiuvante seguita da chirurgia; il secondo nelle pazienti ad alto rischio con coinvolgimento linfonodale che hanno effettuato chirurgia al momento della diagnosi (non preceduta da terapia neoadiuvante).<br \/>Entrambi vengono quindi usati nella terapia post-chirurgica (adiuvante), trasformando la cura di questo tumore. Prima dell&#8217;introduzione di trastuzumab emtansine (TDM-1), infatti, la terapia adiuvante era uguale per tutte le donne. Oggi, invece, le pazienti con un tumore a maggiore rischio di ricaduta che sono state sottoposte a terapia prima della chirurgia (neoadiuvante) con residuo di malattia possono essere trattate in maniera specifica con trastuzumab emtansine (TDM-1), con una riduzione del 50% del rischio di recidiva o decesso rispetto allo standard attuale. Una rivoluzione riconosciuta anche dall&#8217;Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), che ha conferito l&#8217;innovativit\u00e0 a trastuzumab emtansine (TDM-1) per la sua efficacia nel prevenire le ricadute nelle pazienti HER2+ ad alto rischio.<br \/>L&#8217;introduzione di pertuzumab nella terapia adiuvante evolve anche la terapia delle pazienti che non sono state sottoposte a terapia neoadiuvante ma hanno ricevuto la chirurgia al momento della diagnosi: l&#8217;aggiunta del nuovo farmaco alla cura attualmente in uso (trastuzumab + chemioterapia) allunga il tempo libero dalla malattia invasiva.<br \/>Il nuovo algoritmo terapeutico permette di individuare le pazienti a maggiore rischio di sviluppare metastasi e quindi di offrire loro un trattamento specifico, in grado di migliorarne la prognosi. &#8220;Il nuovo algoritmo prevede l&#8217;effettuazione della terapia neoadiuvante nella maggioranza delle pazienti con tumore HER2 positivo in modo da capire fin da subito se il tumore \u00e8 sensibile e, quindi, se regredisce come effetto del trattamento effettuato prima della chirurgia. In pratica, dopo il trattamento neo-adiuvante, il tumore pu\u00f2 regredire completamente oppure pu\u00f2 persistere un residuo tumorale. Nelle pazienti in cui persiste un residuo tumorale il rischio di sviluppare metastasi successivamente \u00e8 pi\u00f9 alto rispetto alle pazienti nelle quali il tumore non regredisce completamente &#8211; spiega Lucia Del Mastro, professore di Oncologia Universit\u00e0 di Genova e coordinatrice della Breast Unit dell&#8217;IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova -. In queste pazienti ad alto rischio al posto della terapia con trastuzumab \u00e8 oggi possibile somministrare un altro farmaco: trastuzumab emtansine (TDM-1), un anticorpo monoclonale coniugato, formulato per portare con s\u00e8, direttamente alle cellule tumorali, molecole di un chemioterapico, in grado di ridurre in maniera molto rilevante il rischio di sviluppare metastasi&#8221;.<br \/>L&#8217;obiettivo nel trattamento del cancro al seno in stadio precoce \u00e8 fornire alle pazienti le migliori possibilit\u00e0 di cura. Purtroppo, nonostante le terapie esistenti, ci sono ancora molte pazienti che vanno incontro a una recidiva della malattia. Lo studio KATHERINE ha coinvolto proprio pazienti che dopo il trattamento neoadiuvante non avevano raggiunto una risposta patologica completa, pazienti quindi a maggior rischio di ricaduta. I risultati del trial, che ha confrontato la monoterapia a base di trastuzumab emtansine (TDM-1) con quella a base di trastuzumab, ha mostrato una riduzione del 50% del rischio di recidiva o di decesso nelle pazienti in trattamento con T-DM1, un beneficio che rimane consistente in tutti i sottogruppi di pazienti.<br \/>&#8220;Questi risultati dimostrano quanto sia importante garantire a tutte le pazienti candidabili la terapia neoadiuvante, che oggi tuttavia viene valutata solo in pochi casi, perch\u00e8 sappiamo che sulla base della risposta ottenuta possiamo offrire una terapia personalizzata &#8211; specifica ancora Del Mastro -. Ma anche per le donne che non hanno ricevuto la terapia neoadiuvante e sono considerate ad alto rischio perch\u00e8 presentano un coinvolgimento dei linfonodi, la pratica clinica \u00e8 cambiata grazie ai risultati dello studio APHINITY&#8221;. Il trial ha dimostrato, infatti, che aggiungere un altro farmaco anti-HER2, pertuzumab, alla terapia standard con trastuzumab, riduce il rischio di recidiva o di decesso del 28%.<br \/>Si ridisegna cos\u00ec, all&#8217;insegna della maggior efficacia e precisione, il percorso di cura del tumore alla mammella HER2 positivo in stadio precoce. Un percorso complesso, lungo il quale le pazienti devono essere accompagnate da un&#8217;\u00e8quipe multidisciplinare, come quella garantita all&#8217;interno delle Breast Unit: \u00e8 dimostrato, infatti, che la sopravvivenza delle pazienti seguite all&#8217;interno dei Centri di Senologia Multidisciplinari ha un incremento del 18% rispetto a quelle seguite in centri non specializzati. &#8220;Il trattamento del tumore al seno \u00e8 cambiato molto negli ultimi anni: oggi ciascun caso viene discusso collegialmente per stabilire, insieme a tutta l&#8217;\u00e8quipe multidisciplinare della Breast Unit, quale sia la strategia che pu\u00f2 dare pi\u00f9 benefici &#8211; sottolinea Viviana Enrica Galimberti, Direttore della divisione di Senologia Chirurgica dell&#8217;Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Le decisioni vengono prese anche sulla base dell&#8217;esame istologico e il ruolo dell&#8217;anatomo-patologo \u00e8 indispensabile per poter personalizzare ogni fase della cura, chirurgia compresa. Il lavoro di squadra \u00e8 quindi imprescindibile&#8221;.<br \/>La disponibilit\u00e0 delle due nuove molecole stabilisce quindi una nuova e importante tappa del percorso terapeutico: la valutazione della risposta patologica completa, un esame eseguito dall&#8217;anatomopatologo, che permette di capire se esiste ancora un residuo di malattia e quindi consente di indirizzare la paziente alla terapia pi\u00f9 adatta per il suo caso. &#8220;Valutare in modo accurato l&#8217;entit\u00e0 della risposta patologica diventa un passaggio fondamentale nella cura del tumore al seno HER2+ in stadio precoce, non solo per predire la prognosi &#8211; conclude Caterina Marchi\u00f2, professore associato di Anatomia Patologica, Universit\u00e0 degli Studi di Torino, Anatomia Patologica FPO-IRCCS Candiolo -. Il fatto che il nostro lavoro sia diventato cos\u00ec centrale nel percorso di cura, prima, durante e dopo la chirurgia, dimostra quanto il trattamento di questa patologia sia realmente sempre pi\u00f9 personalizzato grazie al contributo di diverse discipline&#8221;.<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONZA (ITALPRESS) &#8211; Offrire a tutte le pazienti la migliore terapia possibile, assicurare le migliori cure secondo le caratteristiche della malattia. 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