{"id":80288,"date":"2021-09-17T10:59:01","date_gmt":"2021-09-17T08:59:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=80288"},"modified":"2021-09-17T10:59:02","modified_gmt":"2021-09-17T08:59:02","slug":"nursing-up-iniziata-la-fuga-degli-infermieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/09\/17\/nursing-up-iniziata-la-fuga-degli-infermieri\/","title":{"rendered":"Nursing-up: &#8220;Iniziata la fuga degli infermieri&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abIl Covid, non ci sono dubbi, ha acuito maledettamente il peso del lavoro dei professionisti della sanit\u00e0: se ci riferiamo agli infermieri italiani, non ci inventiamo nulla, e certo non drammatizziamo, se li definiamo ancora oggi sottopagati, precari e ingabbiati in realt\u00e0 dove non riescono a esprimere il loro potenziale. Poich\u00e9, nei fatti, non vengono messi nelle condizioni di farlo. <div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia, questa non \u00e8 certo retorica, ha scoperchiato un pentolone bollente, mettendo a nudo casi scabrosi.<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>La realt\u00e0 a cui siamo di fronte ci preoccupa non poco: \u00e8 notizia di qualche giorno fa che in Toscana, avremmo toccato la soglia del 25% per quanto riguarda l\u2019emorragia di personale sanitario in tutta la Regione. In particolare sono i pronto soccorsi a essere in debito di ossigeno, con numerose dimissioni di infermieri, medici e altri operatori negli ultimi mesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non bastavano le continue fughe di colleghi dalle RSA, con Lombardia, Veneto, Piemonte ai primi posti. Ora emerge anche una nuova piaga da debellare, in una Sanit\u00e0 Pubblica gi\u00e0 claudicante. Chi sopperisce alle carenze di personale di fronte a una situazione del genere, a prova di bomba, in un Paese dove tocchiamo circa 80mila unit\u00e0 di infermieri che oggi mancano all\u2019appello? In  poche parole, numerosi professionisti della sanit\u00e0 decidono, giorno dopo giorno, di dimettersi dai loro incarichi nei pronto soccorsi: turni massacranti in virt\u00f9 di ricambi a singhiozzo causati della cronica carenza di colleghi, paghe ridicole, scarsa valorizzazione, pericolosa superficialit\u00e0, a loro modo di vedere, problemi per la sicurezza personale in termini di rischio di contagi negli ultimi tragici mesi della pandemia. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>E in tal senso le nostre indagini vengono oggi corroborate anche dai dati della FNOPI, che ha confermato che in Italia, in questo momento, partiamo da una necessit\u00e0 di copertura di 63mila infermieri (erano 53mila prima del virus).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>A questa cifra noi aggiungiamo gli infermieri di famiglia necessari, quelli indicati dall&#8217;AGENAS, uno ogni 2000-2500 abitanti, che si traducono in ben 24mila unit\u00e0 extra mancanti all\u2019appello. Considerato che la Federazione, nei suoi conteggi, aveva gi\u00e0 incluso i 9600 infermieri considerati inizialmente dal Dl Rilancio, ne mancano quindi ben 14mila, che vanno sommati ai 63mila. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ed ancora vanno considerati quelli che devono dar corpo e sostanza alla disposta riorganizzazione delle terapie intensive italiane durante il periodo dell&#8217;emergenza. Cosa succede allora se anche la preziosa realt\u00e0 del sistema emergenziale della nostra sanit\u00e0 pubblica comincia a perdere i pezzi in reparti nevralgici come un pronto soccorso? Come possono, i pochi colleghi rimasti sul campo, agire nel migliore dei modi, nel momento in cui si registrano aumenti di ricoveri, all\u2019interno di ospedali spesso vetusti e fatiscenti? Soprattutto c\u2019\u00e8 davvero ancora da chiedersi perch\u00e8 gli operatori sanitari arrivano al punto di rassegnare le dimissioni?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec Antonio De Palma, Presidente del Sindacato Nursing Up.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCi corroborano, nella nostra inchiesta, gli scritti di autorevoli testate, con i quali, solo per\u00a0 rinfrescare la memoria di chi li ha gi\u00e0 letti, procediamo a ritroso partendo da settembre.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco i casi del 2021, i pi\u00f9 eclatanti, non certo gli unici.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Trentino Alto Adige, Bolzano:<\/strong> pronto soccorso del San Maurizio nel caos. Fuggi fuggi di infermieri che va avanti almeno da due anni e che ricade sulla qualit\u00e0 del servizio offerto ai pazienti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lombardia, Varese:<\/strong> gli infermieri del Pronto soccorso dell\u2019Ospedale di Circolo non ci stanno pi\u00f9 e chiedono in massa il trasferimento verso altre unit\u00e0 operative.<\/p>\n\n\n\n<p>Personale sottonumero e troppi i pazienti da ricoverare, troppi anche (fino a 40) quelli che restano due o tre notti in Ps in attesa che si liberi un posto letto in un\u2019area di degenza e che si sommano agli accessi quotidiani, aumentando esponenzialmente il numero di assistiti da monitorare e gestire da parte degli infermieri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Campania, Napoli, Ospedale del Mare:<\/strong> ad aprile di quest&#8217;anno a lasciare l&#8217;ospedale del mare con le dimissioni \u00e8 stato il primario di rianimazione Pio Zanetti, che ha preferito dedicarsi all&#8217;attivit\u00e0 nel settore privato. L&#8217;ultimo in ordine di tempo \u00e8 stato il dirigente apicale del reparto di chirurgia Pietro Maida che ha rassegnato le dimissioni. Ormai possiamo parlare di fuga dall&#8217;ospedale che doveva essere il pi\u00f9 all&#8217;avanguardia della Campania e del Mezzogiorno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Calabria:<\/strong> \u00c8 fuga dal pronto soccorso a Rossano. E\u2019 troppo il carico di lavoro che l\u2019intero personale \u00e8 costretto a sobbarcarsi. Ben 9 infermieri che si sarebbero ammalati, da ultimo gli ultimi due, su un organico di 20 unit\u00e0. Personale stremato e sotto stress, che ha combattuto e continua a lottare , con i flussi di pazienti Covid e pazienti ordinari. <\/p>\n\n\n\n<p>E in tutto questo, udite udite, le aziende sanitarie italiane, in questi giorni stanno sospendendo, senza colpo ferire, decine e decine di  operatori non vaccinati. <\/p>\n\n\n\n<p>Attenzione, perch\u00e8 noi infermieri crediamo nell&#8217;evidenza scientifica e nella vaccinazione come strumento principale di prevenzione, e lo dico per scansare il campo da qualsiasi equivoco, ma ci\u00f2 nonostante, nessuno deve infilare la testa sotto la sabbia di fronte alle incongruenze che si stanno verificando . <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Insomma, qualcuno deve  pur avere il coraggio di dire certe cose , perch\u00e8 stiamo parlando anche di quei professionisti che hanno messo a repentaglio la loro vita per la collettivit\u00e0 sociale durante tutto il periodo dell&#8217;emergenza.  <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro sindacato riceve decine di lettere ogni giorno da parte loro, e tra questi di sono quegli stessi colleghi che si sono infettati nel periodo clou della pandemia, perch\u00e8 sforniti dei necessari presidi a tutela della loro sicurezza, ed ai quali lo Stato non ha garantito, per lunghe settimane, proprio quegli strumenti minimi dei quali avevano bisogno.  Si signori, tra loro c&#8217;\u00e8 anche quella stessa gente che tutti chiamavano eroi . <\/p>\n\n\n\n<p>Dura tanto poco la nostra riconoscenza nei loro confronti ? <\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno di loro, ripeto nessuno, si \u00e8 mai rifiutato di prestare servizio all&#8217;inizio dell&#8217;emergenza, nel momento in cui le aziende sanitarie non erano in grado di garantirgli gli strumenti di sicurezza, nessuno si \u00e8 appellato alla legge, che pure esisteva e che gli avrebbe consentito di rinunciare ad eseguire le proprie prestazioni in carenza dei dispositivi di protezione necessari a proteggere la loro incolumit\u00e0 personale.  <\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine stiamo parlando di quegli stessi infermieri, tra gli altri,  che, dopo 24 ore continuative di servizio, non avevano nemmeno la forza di allontanarsi dall&#8217;ospedale e giravano per le corsie con il volto segnato dalle ecchimosi provocate dagli strumenti di prevenzione. Parliamo di gente che non ha visto i propri figli per giorni e giorni, di gente che si \u00e8 infettata in servizio e che ancora oggi ne paga le conseguenze. Ebbene questa gente \u00e8 oggi costretta a far mancare il pane a quei figli, nella generale indifferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Per noi tutto questo non \u00e8 degno di una societ\u00e0 civile. <\/p>\n\n\n\n<p>Non va bene quello che sta accadendo: mentre viene esteso il green pass a quasi tutti i principali ambiti della vita sociale, nessuno pensa a metter mano a quella norma tanto iniqua e disfunzionale, che le aziende sanitarie stanno trasformando in una sorta di mannaia, che consente loro allontanamento e privazione dello stipendio. Davvero non esistono differenti modalit\u00e0 di impiego di quei pochi sanitari , come prevede la legge?<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, chi \u00e8 che verifica  che le aziende sanitarie abbiano effettivamente provveduto, come indicato dalla norma, a cercare ogni tipologia di impiego alternativo dei sanitari, prima di allontanarli dal servizio?<\/p>\n\n\n\n<p>Con la grave penuria di personale che oggi denunciamo \u00e8 davvero accettabile di veder sospesi operatori sanitari, che invece sarebbero preziosi per il funzionamento dei servizi, beninteso in impieghi alternativi come la legge indica? <\/p>\n\n\n\n<p>E che male hanno fatto i colleghi che restano? Parliamo degli infermieri o dei medici sui quali ricade tutto il lavoro che avrebbero dovuto svolgere i colleghi sospesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiediamo alle aziende sanitarie di effettuare una tempestiva ed approfondita revisione della propria organizzazione interna ,richiamando subito in servizio gli infermieri ed i medici sospesi, per attribuirli, come peraltro la legge indica, ad attivit\u00e0 alternative, non a contatto con soggetti a rischio, come ad esempio la telemedicina, la tele comunicazione sanitaria e\/o il servizio attivo nelle centrali operative ai vari livelli del SSN, oppure in ogni altro contesto aziendale laddove possa essere evitato il loro contatto diretto con pazienti e\/o altri soggetti indicati dalla legge.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente i nostri infermieri, quelli che restano in servizio, saranno i primi a denunciare le realt\u00e0 scabrose, poco degne di un Paese civile, in cui sono costretti a lavorare, tra turni massacranti e strutture vetuste. Dove anche la sicurezza del personale, con una pandemia non ancora definitivamente alle spalle, pu\u00f2 essere messa, ogni giorno, a serio rischio, in tanti modi. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl Covid, non ci sono dubbi, ha acuito maledettamente il peso del lavoro dei professionisti della sanit\u00e0: se ci riferiamo agli infermieri italiani, non ci inventiamo nulla, e certo non drammatizziamo, se li definiamo ancora oggi sottopagati, precari e ingabbiati in realt\u00e0 dove non riescono a esprimere il loro potenziale. 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