{"id":79305,"date":"2021-09-08T18:07:31","date_gmt":"2021-09-08T16:07:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/09\/08\/venezia-al-lido-arriva-freaks-out-di-gabriele-mainetti\/"},"modified":"2021-09-08T18:07:31","modified_gmt":"2021-09-08T16:07:31","slug":"venezia-al-lido-arriva-freaks-out-di-gabriele-mainetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/09\/08\/venezia-al-lido-arriva-freaks-out-di-gabriele-mainetti\/","title":{"rendered":"Venezia, al Lido arriva \u201cFreaks out\u201d di Gabriele Mainetti"},"content":{"rendered":"<div>VENEZIA (ITALPRESS) &#8211; In una Mostra che sta finalmente tenendo a battesimo film a lungo attesi e in qualche caso gi\u00e0 pronti da tempo, forse uno dei pi\u00f9 attesi, almeno per il cinema italiano, era &#8220;Freaks Out&#8221;, l&#8217;opera seconda di Gabriele Mainetti che infine vede la luce oggi sul Lido nel concorso di Venezia 78. L&#8217;attenzione che si nutriva per il ritorno dietro la macchina da presa del regista romano dopo l&#8217;exploit di pubblico e critica che aveva segnato il suo esordio con &#8220;Lo chiamavano Jeeg Robot&#8221; era stata frustrata dalla lunga gestazione di un progetto ambizioso e difficile, oltre che molto costoso per gli standard produttivi italiani. L&#8217;esito che viene accolto alla Mostra \u00e8 pieno e convincente, nonostante qualche remora e anche qualche malcontento serpeggi tra le reazioni del pubblico e della stampa del Lido: nelle intenzioni di Mainetti doveva essere &#8220;un film che fosse insieme un racconto d&#8217;avventura, un romanzo di formazione e &#8211; non ultima &#8211; una riflessione sulla diversit\u00e0&#8221; e va detto che il regista pu\u00f2 ritenersi soddisfatto. Ambientato nella Roma citt\u00e0 aperta del 1943, &#8220;Freaks Out&#8221; ha per protagonisti quelli che potremmo definire quattro &#8220;mutanti&#8221;, ovvero quattro fenomeni da baraccone che attraversano la citt\u00e0 occupata dai nazisti in cerca di Israel, un mite e affettuoso mago ebreo (interpretato da Giorgio Tirabassi) che li ha raccolti e riuniti nel suo circo. L&#8217;unit\u00e0 del gruppo \u00e8 la forza ulteriore che li segna sia sul piano umano che su quello pratico, della sopravvivenza in un mondo che non solo \u00e8 ostile con i &#8220;diversi&#8221; ma per giunta \u00e8 anche in guerra. Ed \u00e8 proprio la perdita della loro unit\u00e0 a fare da molla per la loro avventura. Lo schema su cui &#8220;Freaks Out&#8221; si struttura \u00e8 questo, basato sull&#8217;articolazione ampiamente avventurosa di una fiaba popolata da creature straordinarie che attraversano uno scenario storico che il nostro paese conosce bene, e con esso anche il nostro cinema neorealista. Mainetti ribalta il tavolo del realismo e instaura un regime pienamente fantastico che non perde occasione per amplificare gli aspetti spettacolari. Il film ha quasi sempre un ritmo pieno e sostenibile (solo la scena del combattimento finale appare troppo lunga) e i protagonisti sono caratteri pieni, capaci di dire se stessi sia nella dimensione umana che un quella superumana che li offre sostanzialmente col destino dei supereroi. Insomma &#8220;Freaks Out&#8221; convince sia come progetto che come film e giunge infine sugli schermi con tutte le carte in regola per incontrare il favore del pubblico. Grazie anche alle belle interpretazioni di tutti i protagonisti. <br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VENEZIA (ITALPRESS) &#8211; In una Mostra che sta finalmente tenendo a battesimo film a lungo attesi e in qualche caso gi\u00e0 pronti da tempo, forse uno dei pi\u00f9 attesi, almeno per il cinema italiano, era &#8220;Freaks Out&#8221;, l&#8217;opera seconda di Gabriele Mainetti che infine vede la luce oggi sul Lido nel concorso di Venezia 78. 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