{"id":78107,"date":"2021-08-28T15:47:31","date_gmt":"2021-08-28T13:47:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/08\/28\/30-anni-fa-lomicidio-di-libero-grassi-limprenditore-che-disse-no-al-racket\/"},"modified":"2021-08-28T15:47:31","modified_gmt":"2021-08-28T13:47:31","slug":"30-anni-fa-lomicidio-di-libero-grassi-limprenditore-che-disse-no-al-racket","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/08\/28\/30-anni-fa-lomicidio-di-libero-grassi-limprenditore-che-disse-no-al-racket\/","title":{"rendered":"30 anni fa l\u2019omicidio di Libero Grassi, l\u2019imprenditore che disse no al racket"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>PALERMO (ITALPRESS) \u2013 \u201cVolevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l\u2019acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia\u201d. Era il 10 gennaio del 1991. L\u2019imprenditore Libero Grassi, attraverso una lettera inviata al Giornale di Sicilia alzava la testa contro la mafia, ribellandosi apertamente alla violenza di Cosa nostra. Un atto rivoluzionario in una Sicilia in cui pochi imprenditori avevano il coraggio di denunciare il racket. Un coraggio che Grassi pagher\u00e0 con la propria vita qualche mese dopo; il 29 agosto infatti, alle sette e mezza del mattino, in una Palermo ancora avvolta dalla calura estiva, mentre a piedi si stava recando al lavoro viene affrontato da un killer che gli scarica 4 colpi di pistola uccidendolo. Cosa nostra in questo modo punir\u00e0 chi, apertamente e pubblicamente, aveva avuto l\u2019ardire di ribellarsi, di tentare di liberarsi dal cappio stretto attorno alle aziende siciliane. Nomen omen. Libero Grassi porter\u00e0 con s\u00e9 fin dalla nascita quell\u2019aggettivo che lo contraddistinguer\u00e0; la sua esistenza infatti \u00e8 essa stessa testimonianza di una eroica disubbidienza verso le regole del malaffare. Da uomo probo e dalla schiena diritta lottava per i suoi ideali, sempre, senza mai abbassare la testa. Fu un martire laico nella lotta civile e imprenditoriale alle mafie. Nato a Catania nel \u201924 in una famiglia antifascista (il suo nome \u00e8 esso stesso un tributo a Giacomo Matteotti), a 8 anni si trasferisce a Palermo. Studier\u00e0 tra Palermo e Roma, sogner\u00e0 di diventare diplomatico ma asseconder\u00e0 il volere del padre commerciante. Si forma a Gallarate, nel profondo nord industriale; formazione che gli permetter\u00e0 di tornare in Sicilia e aprire uno stabilimento tessile. Libero Grassi non era un semplice imprenditore tutto \u201cfabbrica e lavoro\u201d, \u00e8 stato un grande attivista civile, impegnato nella politica dapprima avvicinandosi ai Radicali poi al Partito Repubblicano.<br \/>\nMa il suo pi\u00f9 grande impegno \u00e8 nella lotta alla mafia da imprenditore, attraverso un gesto che a quel tempo appariva rivoluzionario: rifiutarsi di pagare il pizzo, obiettando con un secco no alle telefonate del fantomatico \u201cgeometra Anzalone\u201d. \u201cHo costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al \u2018Geometra Anzalone\u2019 e diremo no a tutti quelli come lui\u201d. Scriver\u00e0 nella missiva indirizzata al Giornale di Sicilia. Preziosa la sua collaborazione per individuare gli estortori, i fratelli Avitabile, temibili esattori della famiglia Madonia di Resuttana. Grassi denunci\u00f2 il suo isolamento; dopo la lettera si sent\u00ec solo, avvert\u00ec la mancata vicinanza di Sicindustria. Oramai vulnerabile fu bersaglio facile per la mafia. Autori e mandanti furono poi individuati; a premere il grilletto Salvino Madonia, figlio del boss di Resuttana, ma il via libera al suo omicidio fu deliberato dall\u2019intera Cupola.<br \/>\nLa sua morte, come accaduto altre volte in Sicilia con il sacrificio di altri eroi civili, contribu\u00ec a dotare l\u2019Italia di uno strumento a favore degli imprenditori coraggiosi; nello specifico al varo del decreto che porta alla legge anti-racket 172, con l\u2019istituzione di un fondo di solidariet\u00e0 per le vittime di estorsione. Un sacrificio che non \u00e8 risultato vano, una morte che ha scosso le coscienze e convinto molti imprenditori allora come oggi, a distanza di 30 anni esatti, a denunciare il pizzo.<br \/>\n(ITALPRESS).<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PALERMO (ITALPRESS) \u2013 \u201cVolevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l\u2019acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia\u201d. Era il 10 gennaio del 1991. 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