{"id":71988,"date":"2021-07-07T14:02:34","date_gmt":"2021-07-07T12:02:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/07\/07\/recuperato-dna-da-elefante-della-collezione-del-museo-geologico-unipa\/"},"modified":"2021-07-07T14:02:34","modified_gmt":"2021-07-07T12:02:34","slug":"recuperato-dna-da-elefante-della-collezione-del-museo-geologico-unipa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/07\/07\/recuperato-dna-da-elefante-della-collezione-del-museo-geologico-unipa\/","title":{"rendered":"Recuperato Dna da elefante della collezione del Museo geologico Unipa"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>PALERMO (ITALPRESS) \u2013 I resti fossili della Grotta dei Puntali, nei pressi di Carini, rappresentano il campione pi\u00f9 vasto e meglio conservato di P. mnaidriensis, uno degli elefanti nani che ha popolato la Sicilia durante il Pleistocene. Un team internazionale di ricercatori che ha coinvolto le Universit\u00e0 di Palermo, Potsdam, York, Islanda, Cambridge e il Museo di Storia Naturale di Londra, ha recuperato con successo il DNA antico da uno dei crani della collezione del Museo di Geologico Gemmellaro del Sistema Museale di Ateneo, dimostrando che uno dei pi\u00f9 grandi mammiferi terrestri si \u00e8 ridotto di taglia perdendo pi\u00f9 di 8 mila chili di peso e quasi 2 metri di altezza. Lo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology col titolo \u201cEstimating the dwarfing rate of an extinct Sicilian elephant\u201d ha rivelato che l\u2019elefante nano siciliano, alto meno di 2 metri, si \u00e8 ridotto di 200 chili e 4 centimetri di altezza per generazione. Combinando l\u2019analisi del DNA antico con i dati paleontologici e geocronologici, si \u00e8 riusciti per la prima volta a stimare il tasso di nanismo di un elefante siciliano appartenente alla specie Palaeoloxodon mnaidriensis, presente in Sicilia probabilmente fino a 19 mila anni fa, come rivela una recente datazione. Per lo studio, i ricercatori hanno analizzato un pezzo di osso petroso (parte del cranio che contiene gli organi dell\u2019orecchio interno) che conserva meglio il DNA rispetto ad altre parti dello scheletro. Il ritrovamento di DNA in reperti fossili provenienti dal Mediterraneo \u00e8 un fatto del tutto eccezionale, in quanto le condizioni climatiche non ne hanno permesso, in genere, la preservazione. Il suo antenato, Palaeoloxodon antiquus era invece alto quasi 4 metri con un peso di dieci tonnellate ed \u00e8 vissuto in Europa tra 800 mila e 40 mila anni fa. Utilizzando l\u2019et\u00e0 stimata dell\u2019elefante dei Puntali e le dimensioni e la massa del suo antenato Paleoloxodon antiquus, il team \u00e8 stato in grado di calcolare le dimensioni e il tasso di riduzione della massa corporea per anno e per generazione. \u201cI risultati di questo studio \u2013 commenta Giulio Catalano, assegnista di ricerca del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche \u2013 STEBICEF di UniPa \u2013 sono di estrema importanza perch\u00e8 permettono di apprezzare la dimensione temporale dei processi evolutivi in atto sulle specie endemiche insulari.\u201d<br \/>\u201cA 150 anni dalla loro scoperta, gli elefanti fossili della Grotta dei Puntali ci riservano ancora delle sorprese- spiega Carolina Di Patti, curatrice del Museo Gemmellaro \u2013 Le specie nane e giganti che un tempo hanno popolato la Sicilia sono, sin dalla loro scoperta, oggetto di studio e ricerca da parte di studiosi di tutto il mondo per tentare di capire il tasso di cambiamento. L\u2019evoluzione delle faune sulle isole \u00e8 un processo che pu\u00f2 portare a una variet\u00e0 di cambiamenti estremi come gigantismo e nanismo in un breve lasso di tempo. Questo studio rappresenta un caposaldo per comprendere tali fenomeni.\u201d<br \/>\u201cSi sottolinea la funzione scientifica e culturale delle collezioni custodite nei Musei del Sistema Museale dell\u2019Ateneo \u2013 dichiara il direttore del Museo Pietro Di Stefano \u2013 Nel caso degli elefanti della Grotta dei Puntali i reperti furono raccolti da Gaetano Giorgio Gemmellaro che effettu\u00f2 uno scavo tra il 1868 e il 1870. La Collezione \u00e8 costituita, per la maggior parte, da resti di elefanti rappresentativi di tutte le parti anatomiche, tanto che \u00e8 stato possibile ricostruire diversi scheletri. La preservazione di tali collezioni, grazie al ruolo svolto dai conservatori nel tempo, ne permette oggi lo studio con tecniche sempre pi\u00f9 sofisticate\u201d.<br \/>(ITALPRESS).<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PALERMO (ITALPRESS) \u2013 I resti fossili della Grotta dei Puntali, nei pressi di Carini, rappresentano il campione pi\u00f9 vasto e meglio conservato di P. mnaidriensis, uno degli elefanti nani che ha popolato la Sicilia durante il Pleistocene. 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