{"id":63937,"date":"2021-05-12T09:07:32","date_gmt":"2021-05-12T07:07:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/05\/12\/il-papa-doveva-morire-il-libro-che-ricostruisce-lattentato-a-wojtyla\/"},"modified":"2021-05-12T22:51:43","modified_gmt":"2021-05-12T20:51:43","slug":"il-papa-doveva-morire-il-libro-che-ricostruisce-lattentato-a-wojtyla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/05\/12\/il-papa-doveva-morire-il-libro-che-ricostruisce-lattentato-a-wojtyla\/","title":{"rendered":"\u201cIl Papa doveva morire\u201d, il libro che ricostruisce l\u2019attentato a Wojtyla"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Sono passati quarant&#8217;anni dal 13 maggio del 1981: erano le 17.17 di un caldo pomeriggio romano in piazza San Pietro. Giovanni Paolo II benediceva e stringeva migliaia di mani tese di pellegrini accorsi a Roma per salutare il Papa polacco, il primo straniero dopo 650 anni di pontefici italiani. Quando alcuni colpi di pistola interruppero le grida di gioia dei fedeli e le trasformarono in urla di disperazione: il Papa venne colpito e si accasci\u00f2 a bordo della &#8220;papamobile&#8221;, la campagnola scoperta che lui stesso aveva introdotto per venire incontro ai fedeli. La notizia si diffuse in tutto il mondo e quel fatto di cronaca passer\u00e0 subito alla storia. Quella giornata \u00e8 raccontata come un film drammatico a lieto fine nell&#8217;ultimo libro del giornalista e scrittore Antonio Preziosi dal titolo &#8220;Il Papa doveva morire&#8221; (edizioni San Paolo, 240 pagine, 22 euro).  Il volume parte dal racconto degli spari, il ricovero al policlinico Gemelli a bordo di una vecchia ambulanza senza scorta e con la sirena rotta, la corsa verso la sala operatoria chiusa la cui porta viene abbattuta a spallate dai medici, il drammatico intervento chirurgico di oltre cinque ore che si conclude con la salvezza del Papa. Il &#8220;film&#8221; raccontato da Antonio Preziosi fa incrociare due &#8220;regie&#8221;: quella umana e quella divina. Dell&#8217;intervento divino fu sempre convinto Giovanni Paolo II. <br \/>&#8220;Una mano ha sparato &#8211; ripeter\u00e0 il Pontefice &#8211; e un&#8217;altra mano ha deviato il proiettile&#8221;, alludendo a un intervento diretto della Madonna di Fatima, di cui proprio il 13 maggio ricorre l&#8217;anniversario della prima apparizione ai pastorelli portoghesi. E in effetti, certificher\u00e0 il chirurgo Francesco Crucitti che aveva operato il Papa, quella pallottola aveva fatto un percorso strano, quasi uno zig-zag nel ventre del Pontefice, schivando di pochissimo tutti gli organi vitali e i principali vasi sanguigni. Ancora pi\u00f9 misteriosa, se possibile, \u00e8 la &#8220;regia&#8221; umana dell&#8217;attentato: il killer turco, Al\u00ec Agca, cambier\u00e0 52 versioni sulle ragioni che lo spinsero a cercare di uccidere il Papa. E ancora oggi non \u00e8 chiaro quanti colpi fossero stati sparati in piazza San Pietro e quanti fossero gli attentatori (o i possibili complici) presenti tra le colonne del Bernini. Forse aiuterebbe a fare chiarezza una perizia sul proiettile che colp\u00ec il Papa, attraversandogli l&#8217;addome, e che Giovanni Paolo II, un anno dopo la sparatoria, decise di incastonare nella corona della Vergine di Fatima. Una cosa \u00e8 certa: l&#8217;attentato avviene nel contesto mondiale della Guerra Fredda. E monsignor Rino Fisichella, che del libro di Antonio Preziosi ha scritto la prefazione, racconta con alcuni aneddoti come i servizi segreti polacchi tenessero sotto controllo il cardinal Wojtyla e continuassero a seguirlo anche a Roma dopo la sua elezione a Papa. Nel volume di Preziosi si riportano le parole del giudice Ilario Martella che rimane ancora oggi un convinto sostenitore della cosiddetta &#8220;pista bulgara&#8221; che individua i mandanti oltre la cortina di ferro. Giovanni Paolo II mostr\u00f2 di non essere particolarmente interessato da quello che una volta, conversando con Indro Montanelli, defin\u00ec il &#8220;garbuglio&#8221; che si muoveva dietro l&#8217;attentato. A lui interessava unicamente la spiegazione mistica e pensava che quel giorno si fosse adempiuto il terzo segreto di Fatima, rivelato dalla Vergine ai tre pastorelli. E che la sua salvezza fosse dovuta all&#8217;intervento diretto della Madonna e della Divina Misericordia alla quale era molto devoto, che lo avevano strappato a una morte che considerava sicura. Lo stesso Agca si \u00e8 sempre chiesto come avesse fatto a sbagliare il colpo. Lo chiese direttamente allo stesso Papa nel celebre incontro nel carcere di Rebibbia durante il quale avrebbe chiesto al Pontefice: &#8220;perch\u00e8 non sei morto? Come ho fatto a sbagliare?&#8221;. Lui, killer infallibile, aveva sparato da tre metri con una potentissima arma da guerra: quel giorno il Papa doveva morire. E chiss\u00e0 come sarebbe cambiata la Storia se Agca fosse riuscito nel suo intento.<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Sono passati quarant&#8217;anni dal 13 maggio del 1981: erano le 17.17 di un caldo pomeriggio romano in piazza San Pietro. Giovanni Paolo II benediceva e stringeva migliaia di mani tese di pellegrini accorsi a Roma per salutare il Papa polacco, il primo straniero dopo 650 anni di pontefici italiani. 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