{"id":60885,"date":"2021-04-23T13:07:35","date_gmt":"2021-04-23T11:07:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/04\/23\/per-un-italiano-su-due-linformazione-sulla-pandemia-e-confusa\/"},"modified":"2021-04-23T13:07:35","modified_gmt":"2021-04-23T11:07:35","slug":"per-un-italiano-su-due-linformazione-sulla-pandemia-e-confusa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2021\/04\/23\/per-un-italiano-su-due-linformazione-sulla-pandemia-e-confusa\/","title":{"rendered":"Per un italiano su due l\u2019informazione sulla pandemia \u00e8 confusa"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Per il 49,7% degli italiani la comunicazione sul Covid-19 \u00e8 stata confusa, per il 39,5% ansiogena (un dato che sale al 50,7% tra i pi\u00f9 giovani), per il 34,7% eccessiva e solo per il 13,9% della popolazione equilibrata. E&#8217; quanto emerge dal Rapporto Ital Communications-Censis &#8220;Disinformazione e fake news durante la pandemia: il ruolo delle agenzie di comunicazione&#8221;, presentato, presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma. Obiettivo della ricerca: evidenziare il ruolo svolto in Italia dai professionisti delle agenzie di comunicazione nel garantire qualit\u00e0 e veridicit\u00e0 alle notizie e mantenere, cos\u00ec, un sistema dell&#8217;informazione libero e pluralista. Per la prima volta, i media, vecchi e nuovi, hanno avuto difficolt\u00e0 a governare un contesto di improvvisa moltiplicazione della domanda, a causa della pandemia, confermando di avere sempre pi\u00f9 bisogno di figure esterne affidabili e competenti.<br \/>Le agenzie di comunicazione possono rappresentare validi argini contro la cattiva comunicazione poich\u00e8, mentre lavorano per valorizzare e supportare l&#8217;immagine dei propri clienti, operano anche per i media e per la qualit\u00e0 dell&#8217;informazione veicolata. In Italia sono attive 4389 agenzie di comunicazione, dove lavorano 8311 professionisti. Si tratta di realt\u00e0 aziendali in crescita negli ultimi anni (+12,5% dal 2015 al 2020) e aumentate anche nell&#8217;annus horribilis dell&#8217;epidemia sanitaria (+1,2%).<br \/>Con la pandemia, il sistema dei media ha moltiplicato la propria offerta, una vera e propria &#8220;infodemia comunicativa&#8221;, con il web che ha allargato la platea del mondo dell&#8217;informazione portando pi\u00f9 libert\u00e0, pi\u00f9 protagonismo, pi\u00f9 notizie, ma anche meno intermediazione e controlli sulla qualit\u00e0 e la veridicit\u00e0 delle news. Un sovraffollamento comunicativo che ha aumentato il rischio di generare ansia, allarme sociale e visioni distorte della realt\u00e0, conseguenze tanto pi\u00f9 diffuse quanto pi\u00f9 le notizie sono specialistiche, settoriali, di difficile interpretazione e hanno delle ripercussioni sui comportamenti collettivi: \u00e8 appunto il caso delle regole da seguire per la prevenzione, la diagnosi e la cura del Covid-19.<br \/>Tra i pi\u00f9 giovani sono molto elevate le quote di chi ritiene che la comunicazione sia stata sbagliata (14,1% per i 18-34enni e 3,7% per gli over 65enni, a fronte di una media del 10,6%), e addirittura pessima (14,6% tra i millennials, 3,2% tra i longevi).<br \/>La comunicazione confusa sul virus, anzich\u00e8 rendere gli italiani pi\u00f9 consapevoli, ha veicolato paura: \u00e8 di questa opinione il 65% degli italiani, quota che cresce tra i soggetti pi\u00f9 deboli, arrivando al 72,5% tra gli over 65enni e al 79,7% tra chi ha al massimo la licenza media.<br \/>Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all&#8217;Informazione e all&#8217;Editoria, Rocco Giuseppe Moles, &#8220;\u00e8 fondamentale riconoscere che il ruolo delle piattaforme sociali, strumenti importanti ma in alcuni casi &#8216;tossic\u00ec, pone questioni di carattere giuridico, tecnologico e culturale. I social network oggi tendono a svolgere una funzione impropria, pubblicando in alcuni casi solo ci\u00f2 che vuole &#8216;sentirsi dir\u00e8 il pubblico&#8221;.<br \/>Per Giuseppe De Rita, presidente del Censis, &#8220;la scelta che \u00e8 stata fatta durante la pandemia \u00e8 stata quella di privilegiare una comunicazione disordinata e a forte carica emotiva, sacrificando flussi di informazione affidabili e di qualit\u00e0&#8221;.<br \/>Secondo Attilio Lombardi, Founder di Ital Communications, &#8220;il Rapporto Ital Communications-Censis presentato oggi mette in luce come abbia preso piede una pericolosa &#8220;infodemia comunicativa&#8221;, ovvero una circolazione eccessiva di informazioni spesso non vagliate, che ha reso difficile orientarsi tra fonti attendibili e meno attendibili, lasciando spazio alla proliferazione delle cosiddette &#8216;fake news&#8217;. Questo scenario evidenzia il ruolo fondamentale delle agenzie di comunicazione, unici argini contro la cattiva comunicazione, operatori chiave del settore nel garantire supporto all&#8217;immagine dei propri clienti e qualit\u00e0 dell&#8217;informazione veicolata per i media&#8221;.<br \/>Per Alberto Barachini, presidente della Commissione di Vigilanza Rai, &#8220;una delle preoccupazioni principali della Commissione di Vigilanza Rai a inizio pandemia \u00e8 stata quella di indirizzare l&#8217;informazione verso una gestione corretta dell&#8217;emergenza. In particolare, non esacerbare una comunicazione confusa e ansiogena, in un mondo digitale che corre veloce&#8221;.<br \/>&#8220;L&#8217;AGCOM si \u00e8 dotata di un bagaglio di conoscenze, monitoraggio e acquisizioni dati durante la pandemia da Covid-19 che sono in linea con quanto emerso nel Rapporto Ital Communications-Censis, il quale ha evidenziato un&#8217;impennata della ricerca di informazione sui social network e sulle piattaforme online. Inoltre, durante i primi mesi della pandemia le fake news hanno acuito il senso di paura e di incertezza&#8221;, spiega Laura Aria, commissario AGCOM.<br \/>Infine, per Domenico Colotta, presidente di Assocomunicatori e founder di Ital Communications. &#8220;dal Rapporto Ital Communications-Censis emerge un dato che desta allarme: per il 49% degli italiani la comunicazione sul Covid-19 \u00e8 stata confusa e solo il 13% la ritiene equilibrata. E&#8217; un dato che deve far riflettere. In tale contesto, \u00e8 compito anche delle moderne democrazie saper coniugare il diritto alla corretta informazione con l&#8217;esigenza dei cittadini a non finire vittime della cattiva informazione. E&#8217; un&#8217;impresa tutt&#8217;altro che facile&#8221;.<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Per il 49,7% degli italiani la comunicazione sul Covid-19 \u00e8 stata confusa, per il 39,5% ansiogena (un dato che sale al 50,7% tra i pi\u00f9 giovani), per il 34,7% eccessiva e solo per il 13,9% della popolazione equilibrata. 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