{"id":5628,"date":"2017-07-30T09:01:58","date_gmt":"2017-07-30T07:01:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=5628"},"modified":"2017-07-30T09:01:58","modified_gmt":"2017-07-30T07:01:58","slug":"grimaudo-nuova-politica-il-turismo-una-miniera-che-nessuno-vede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2017\/07\/30\/grimaudo-nuova-politica-il-turismo-una-miniera-che-nessuno-vede\/","title":{"rendered":"Grimaudo (Nuova Politica): &quot;Il turismo una miniera che nessuno vede&quot;"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019industria del turismo al centro di una nota di \u201cNuova Politica\u201d. Si pu\u00f2 morire di sete, di lavoro, di economia e di futuro pur avendo a un passo un mare splendido e un territorio straordinariamente bello. E\u2019 questa la condizione di Messina, che non ha gli occhi per vedere tutto ci\u00f2. Una miniera d\u2019oro costituita da un territorio unico fatto apposta per fare turismo, economia vera, lavoro vero. Solo che molti, troppi, non sono neanche in grado di capire che di fronte a un mondo che cambia, non c\u2019\u00e8 realisticamente la possibilit\u00e0 di tornare indietro (ammesso che sia conveniente) a una citt\u00e0 di pubblico impiego. Invece, \u00e8 molto pi\u00f9 raggiungibile un obiettivo concreto: fare turismo, come gi\u00e0 avviene a Siracusa, Noto, Modica, Trapani e Marsala o, per non andare lontano, a Capo d\u2019Orlando e Gioiosa Marea.<br \/>\nFare turismo significa fare economia di mercato. Creare una prospettiva concreta per rigenerare un territorio che ha bisogno di stare in piedi con le proprie gambe, senza aspettare soluzioni miracolistiche di poderosi investimenti pubblici, sempre promessi ma mai avvistati all\u2019orizzonte. Le esperienze delle citt\u00e0 siciliane che oggi sono turistiche e che fino a qualche hanno fa erano solo capoluoghi di provincia, per esempio Trapani e Siracusa, dimostrano che anche una citt\u00e0 che non ha grandi capitali pu\u00f2 uscire fuori dal tunnel del declino. Il modello del turismo diffuso con piccole o medie strutture di accoglienza, accompagnato da discrete strutture di balneazione, da attivit\u00e0 di svago, culturali, naturalistiche o di spettacolo di buon livello, \u00e8 quello vincente e pi\u00f9 alla portata di nuovi investitori locali e non. Un orizzonte possibile, vicino, concreto.<br \/>\nTutto questo per\u00f2, presuppone che i messinesi siano consapevoli che si deve pretendere dalle amministrazioni e dall\u2019intero corpo burocratico un insieme di azioni concrete, che non creino lavoro direttamente ma che permettano agli altri di lavorare, investire, produrre. Il privato faccia la propria parte e la classe dirigente, non solo quella politica, attivi tutte le condizioni senza le quali parlare di turismo o di qualunque altra prospettiva diventa una buffonata. L\u2019ambientalismo non \u00e8 uno slogan, \u00e8 prima di tutto la ricerca di soluzioni equilibrate tra attivit\u00e0 economiche sul territorio e natura (spiagge, colline, boschi, strade e piazze alberate e curate). Le cose si devono poter fare, ma si devono fare bene, perch\u00e9 solo quello che piace ai nostri ospiti sar\u00e0 una ricchezza che produrr\u00e0 lavoro e benessere.<br \/>\nTra il \u201cnon si pu\u00f2 fare\u201d tipico di una burocrazia inutile e falsamente legalista e l\u2019anarchia dell\u2019edilizia, del traffico urbano, delle coste ridotte a immondezzai, violentate da blocchi di cemento rozzi e primitivi come le menti di quegli amministratori e dirigenti che le hanno concepite, c\u2019\u00e8 l\u2019equilibrio dell\u2019agire amministrativo-burocratico di ogni giorno. E quest\u2019ultimo, proprio in una citt\u00e0 affamata di lavoro e di futuro, deve avere una stella polare: sviluppo armonico, incoraggiamento all\u2019iniziativa economica, accompagnamento dell\u2019imprenditoria nella realizzazione dei propri progetti. Il pubblico, la politica, gli amministratori locali, la dirigenza burocratica, quasi tutti fino a ora passivi, inconcludenti e distruttivi, si assumano la responsabilit\u00e0 di scelte collettive fondamentali, perch\u00e9 \u00e8 a loro che la legge d\u00e0 questo potere. Fondamentali quindi le scelte strategiche in favore del turismo a Messina, destinando a questo settore luoghi e territori del centro urbano, oggi miseramente sottoutilizzati come la Fiera, la Dogana, i palazzi del Catasto e dell\u2019INPS in via Vittorio Emanuele II, l\u2019area militare della Falce e l\u2019intero porto. Ma anche amministrando ogni giorno servizi essenziali per garantire una citt\u00e0 pulita e accogliente anche per chi ci vive e non solo per pagare stipendi e gestire clientele miserabili.<br \/>\nChe senso ha una classe dirigente se non sa o non vuole fare tutto questo? Che ci sta a fare se non \u00e8 in grado di assumersi la responsabilit\u00e0 di indicare una direzione per costruire prospettive? Morire di provincialismo, di grigiore di menti ottuse, della paura di cuori pavidi, del cinismo e dell\u2019indifferenza al bene comune, della rozzezza e dell\u2019ignoranza di prepotenti che occupano quasi tutti i luoghi dove si decide non \u00e8 il destino di Messina, ma a patto che riesca a vedere quello che ha gi\u00e0 sotto gli occhi.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019industria del turismo al centro di una nota di \u201cNuova Politica\u201d. Si pu\u00f2 morire di sete, di lavoro, di economia e di futuro pur avendo a un passo un mare splendido e un territorio straordinariamente bello. E\u2019 questa la condizione di Messina, che non ha gli occhi per vedere tutto ci\u00f2. 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