{"id":50353,"date":"2020-12-17T11:00:46","date_gmt":"2020-12-17T10:00:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=50353"},"modified":"2020-12-17T11:00:46","modified_gmt":"2020-12-17T10:00:46","slug":"cronistoria-del-calvario-di-renato-uomo-in-salute-morto-per-il-covid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2020\/12\/17\/cronistoria-del-calvario-di-renato-uomo-in-salute-morto-per-il-covid\/","title":{"rendered":"Cronistoria del calvario di Renato, uomo in salute morto per il Covid"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Quello in foto \u00e8 Renato, docente di matematica in pensione che ha insegnato in diverse scuole medie di Messina, tra le quali la \u201cEnzo Drago\u201d. Aveva 73 anni ed era una persona in perfetta salute: non aveva patologie pregresse, seguiva uno stile di vita sano e si sottoponeva periodicamente a controllo. Di certo non ti aspetti che uno come lui possa spirare in poco pi\u00f9 di un mese, quantomeno non per una qualche malattia. Eppure questo \u00e8 accaduto. Sono bastati 38 giorni prima che il Covid lo strappasse agli affetti dei suoi cari.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diverse sono le variabili che hanno contribuito a causarne il decesso, tra le quali, probabilmente, anche la tempestivit\u00e0 con la quale \u00e8 stato curato: anzi, potrebbe essere <em>la<\/em> variabile. Ne \u00e8 convinta sua figlia: \u201cSe fosse stato assistito sin dall&#8217;inizio, probabilmente sarebbe andata diversamente, perch\u00e9 non aveva malattie pregresse, era sano come un pesce\u201d. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ripercorrere, sulla base della testimonianza di sua figlia, cosa ha patito Renato prima di andare incontro al suo infausto destino.<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le lentezze connesse al trattamento del Covid pare che si siano registrate sin dall\u2019inizio, sin da quando ha dovuto sottoporsi al test del tampone: \u201cEra il 30 ottobre quando sono insorti dei sintomi febbrili, ma solo il 4 novembre, sotto nostra insistenza, il medico di base ha attivato il protocollo per sottoporlo al test del tampone tramite l\u2019Usca (l\u2019Unit\u00e0 speciale di continuit\u00e0 assistenziale che assiste i pazienti Covid a casa, ndr). Il medico neanche voleva procedere in questa direzione: ci diceva che aveva gi\u00e0 30 pazienti con gli stessi suoi sintomi e che non era possibile fare tamponi come se non ci fosse un domani\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019Usca e il giallo del tampone. <\/strong>\u201cL\u2019Usca \u00e8 venuta a casa di mio padre soltanto il 6 novembre, due giorni dopo l\u2019attivazione del protocollo. Dopo il test, i medici ci hanno fatto sapere che, nel giro di qualche giorno, avremmo saputo l&#8217;esito per email. Ad oggi, tuttavia, non \u00e8 arrivata nessuna comunicazione. Inutili i tentativi di sollecito per avere informazioni al riguardo: sia noi, compreso Renato quando era ancora in vita, sia il nostro medico di base abbiamo contattato l\u2019Usca, ma non ci ha mai risposto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il 118 e l\u2019ambulatorio \u201cfai da te\u201d.<\/strong> Passano i giorni, ma il suo stato di salute non accenna a migliorare. Anzi, si verifica il contrario: \u00e8 il 9 novembre &#8211; dopo oltre 10 giorni di febbre, anche con picchi di 40 gradi &#8211; quando Renato inizia ad avere difficolt\u00e0 a respirare. \u00c8 panico: \u201cIn quel momento ci ha chiesto di contattare il 118, ma anche in questo caso abbiamo avuto problemi. Ci \u00e8 stato detto che nessuno poteva venire ad assisterlo, perch\u00e9 tutte le ambulanze erano gi\u00e0 occupate. Pertanto, ci hanno consigliato di recarci in farmacia e di attrezzarci con bombola di ossigeno e saturimetro per tenerlo costantemente sotto controllo. Soltanto perch\u00e9 abbiamo insistito \u00e8 stata inviata un\u2019ambulanza a casa nostra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma anche una volta arrivata i problemi non sarebbero finiti: \u201cGli operatori del 118 hanno constatato una saturazione di ossigeno nel suo sangue di appena l\u201984% (valori normali devono essere superiori al 95%, ndr). Pertanto, hanno deciso di fare il tampone rapido per verificare se fosse positivo al coronavirus, ma \u00e8 stato fatto male. L\u2019esito del test, infatti, era negativo, ma a distanza di poco pi\u00f9 di un\u2019ora un secondo test &#8211; eseguito al \u201cPapardo\u201d, dove nel frattempo era stato trasferito al pronto soccorso &#8211; ha confermato la positivit\u00e0 di mio padre al virus\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 9 novembre \u00e8 stato l\u2019ultimo giorno in cui Renato ha potuto vedere i suoi cari: \u201cLo abbiamo visto l\u2019ultima volta alle 18 del 9 novembre, poco prima che venisse ricoverato nel reparto di pneumologia. In quel momento lo abbiamo tranquillizzato dicendogli che sarebbe andato tutto bene, ma ovviamente eravamo molto in ansia per lui\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Una telefonata al d\u00ec, se va bene.<\/strong> Una volta ricoverato, l\u2019unica via per avere informazioni sulle sue condizioni di salute \u00e8 stata quella telefonica: \u201cI giorni passavano e mio padre era sempre pi\u00f9 debilitato. Di conseguenza, comunicare telefonicamente con lui era sempre pi\u00f9 difficile, se non addirittura impossibile. Pertanto, dovevamo telefonare al personale ospedaliero per avere informazioni sul suo stato di salute. Potevamo fare una chiamata al giorno, ma era difficile che qualcuno rispondesse. E quando quel qualcuno rispondeva abbiamo vissuto un\u2019esperienza terribile: nella stragrande maggioranza dei casi, soprattutto durante la fase iniziale del suo ricovero, abbiamo avuto a che fare con gente scortese e priva di umanit\u00e0 (ci dicevano cose del tipo: \u2018Signora mica stiamo giocando, suo padre non \u00e8 l\u2019unico!\u2019). Non sono mancati i casi in cui ci hanno staccato il telefono in faccia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La cura e l\u2019assistenza.<\/strong> \u201c\u00c8 stato curato con un antibiotico blando, senza somministrargli, se non verso la fine, un qualche antivirale; solo dopo 4 giorni hanno iniziato a somministrargli il cortisone. Ci siamo fidati ciecamente dei medici e abbiamo fatto male. Se avessi fatto qualcosa di testa mia non mi sarei perdonata di aver danneggiato la sua salute. E adesso non mi perdono di non aver fatto abbastanza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cVerso la fine gli \u00e8 stato messo il catetere per ridurre quanto pi\u00f9 possibile i suoi spostamenti dal letto, in modo da non affaticarsi, ma \u00e8 stato abbandonato a s\u00e9: non c&#8217;era neanche un campanello per chiedere assistenza. Poich\u00e9 non ce la faceva pi\u00f9 a parlare, si vedeva costretto a sbattere un contenitore di plastica sul comodino per attirare l\u2019attenzione del personale ospedaliero. Non lo aiutavano neanche a mangiare: ad esempio, ha perso un&#8217;ora per schiacciare delle polpette. Tra l&#8217;altro, dal 16 novembre indossava il casco CPAP, perch\u00e9 l&#8217;ossigenazione tramite mascherina non era pi\u00f9 sufficiente. Pertanto, anche il solo atto del mangiare era divenuto un&#8217;impresa per lui, perch\u00e9 era costretto a passarsi, da solo, il cibo alla bocca da un foro laterale\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_50355\" style=\"width: 810px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/casco-cpap.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-50355\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-50355 size-full\" src=\"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/casco-cpap.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"450\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-50355\" class=\"wp-caption-text\">Un esempio di casco CPAP<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal 20 novembre, 11 giorni dopo il suo ricovero in ospedale, Renato viene intubato. Di l\u00ec in poi si registrer\u00e0 un costante tracollo delle sue condizioni di salute per poi morire il 6 dicembre per arresto cardiaco. \u201cNon ho potuto neanche vedere la sua salma, perch\u00e9 la camera mortuaria ospedaliera non \u00e8 stata attrezzata con un divisore in vetro che ci consentisse di poterlo vedere per un\u2019ultima volta\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La famiglia di Renato adesso vuole vederci chiaro su quanto accaduto, al fine di capire se ci sono eventuali responsabili della sua morte. \u201cL&#8217;appello che voglio fare \u00e8 che la gente apra gli occhi: \u00e8 bene fidarsi dei medici, ma non ciecamente come abbiamo fatto noi. Bisogna agire tempestivamente contro questa malattia, chiaramente senza ledere la salute degli altri\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello in foto \u00e8 Renato, docente di matematica in pensione che ha insegnato in diverse scuole medie di Messina, tra le quali la \u201cEnzo Drago\u201d. 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