{"id":44624,"date":"2020-06-13T08:00:09","date_gmt":"2020-06-13T06:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=44624"},"modified":"2020-06-13T08:00:09","modified_gmt":"2020-06-13T06:00:09","slug":"morti-sul-lavoro-uil-chiediamo-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2020\/06\/13\/morti-sul-lavoro-uil-chiediamo-giustizia\/","title":{"rendered":"Morti sul lavoro, Uil: &quot;Chiediamo giustizia&quot;"},"content":{"rendered":"<p>Riportiamo qui di seguito una riflessione di Ivan Tripodi e Pasquale De Vardo, rispettivamente segretario generale della Uil Messina e segretario generale della Feneal Uil Messina-Palermo, che chiedono giustizia per le numerose persone morte sul posto di lavoro, spesso impiegate in nero. Al fine di ridurre quanto pi\u00f9 possibile questo fenomeno, i sindacalisti spiegano che bisogna puntare soprattutto sulla repressione da parte delle autorit\u00e0 del fenomeno del lavoro in nero e sulla formazione del personale per quel che riguarda la sicurezza sul lavoro. In tale contesto, sempre secondo i sindacalisti, gli ispettori del lavoro dovrebbero ricoprire un ruolo cruciale.<br \/>\n\u201cRicorreva ieri il secondo anniversario della morte del povero Gino Amendolia, militante della Uil e operaio edile costretto a lavorare in nero, caduto sul lavoro in un cantiere cittadino. \u2013 dichiarano Tripodi e Vardo \u2013 Nella stessa giornata di due anni fa per\u00ec a Patti anche il lavoratore Giuseppe Cicero. Purtroppo, con nostro grande sconcerto ed indignazione, le morti dei lavoratori rimangono impunite e, soprattutto, nonostante le parole e gli impegni solenni assunti da tutte le autorit\u00e0, aumentano senza sosta. Proprio qualche settimana fa, in un cantiere di Venetico, \u00e8 deceduto sul lavoro lo sfortunato Vito Cambria. Si tratta di un lunghissimo elenco che non ha fine e, soprattutto, non ha trovato giustizia. Siamo, infatti, costretti ad assistere ad una vera e propria mattanza e strage silenziosa che offende e sfregia la coscienza collettiva nei confronti della quale \u00e8 venuto il momento di dire basta.<br \/>\n\u201cIn Italia nel primo trimestre 2020 sono calate le denunce ufficiali degli infortuni sul lavoro (130.905 denunce con una diminuzione del 16,9% rispetto al primo trimestre 2019), ma questa contrazione, assolutamente fittizia, \u00e8 legata al fatto che, come noto, tantissimi incidenti non vengono neanche dichiarati in quanto strettamente connessi con il lavoro nero. La concreta realt\u00e0 ci dice che gli incidenti mortali nei luoghi di lavoro aumentano a dismisura e questo dramma sociale rappresenta una bruciante e sonora sconfitta per l\u2019intero sistema istituzionale poich\u00e9 il lavoro \u00e8, nel suo valore pi\u00f9 profondo, sinonimo di vita e di dignit\u00e0. Non \u00e8 solo un fattore economico e non \u00e8 una merce: grazie al vero lavoro si progetta, si costruisce e si realizza il futuro dei lavoratori e questo avviene solo nella piena garanzia della sicurezza.<br \/>\n\u201cAl contrario, le morti sul lavoro sono il chiaro segno di sottosviluppo ed incivilt\u00e0, nonch\u00e9 rappresentano la tragica conseguenza del lavoro nero, della mancanza di tutele e dell\u2019inadeguata attivit\u00e0 di controllo. Pertanto, il diritto alla sicurezza e alla salute non pu\u00f2 essere negoziato o considerato un optional concesso dal datore di lavoro: si tratta di un preciso diritto di ogni singolo lavoratore. Ecco perch\u00e9 il lavoro nero deve essere fortemente osteggiato non solo dagli organi preposti ai controlli, ma anche dai lavoratori e, soprattutto, dalle tante imprese sane che per lunghi anni hanno costituito il vero tessuto socio-economico del nostro territorio e che oggi subiscono la concorrenza sleale di quelle sedicenti aziende che, pur di accaparrarsi qualsiasi lavoro o appalto, applicano il massimo ribasso e, quindi, barattano e svendono la sicurezza, la salute e molto spesso anche il salario dei propri lavoratori. Le cause degli incidenti e degli infortuni sono quasi sempre legate alla mancanza di attenzione riguardo la priorit\u00e0 della sicurezza dei lavoratori. Troppo spesso le maestranze non ricevono la necessaria formazione sui rischi che corrono e contestualmente non ci sono i dovuti controlli. Il lavoro ormai \u00e8 diventato precario e sui precari non si fa formazione; inoltre, sistematicamente, gli Ispettori del lavoro scovano attestati di formazione discutibili, fittizi o rilasciati senza somministrare alcuna vera formazione.<br \/>\n\u201cI bravi e coraggiosi Ispettori del lavoro sono pochissimi e la probabilit\u00e0 per un\u2019impresa di essere controllata \u00e8 purtroppo infinitesimale. Addirittura, secondo specifiche statistiche nazionali, quasi l\u201980% per cento delle imprese ha la \u2018ragionevole speranza\u2019 di non essere mai visitata o controllata. Pertanto, con la remota probabilit\u00e0 di ricevere un\u2019ispezione \u00e8 sistematico, da parte delle aziende poco serie e truffaldine, contravvenire ed eludere le regole sulla salute e sicurezza dei lavoratori. A questo scenario si deve considerare e aggiungere la precariet\u00e0 dei contratti e l\u2019enorme difficolt\u00e0, per gli operai, di trovare un\u2019occupazione lavorativa. Si tratta di fattori che rendono i lavoratori sempre pi\u00f9 ricattabili e costretti ad accettare, pur di ottenere un minimo reddito, qualsiasi rischio e ricatto.<br \/>\n\u201cCon queste fondate motivazioni la repressione da parte delle autorit\u00e0 e la formazione sulla sicurezza sono due facce della stessa medaglia e rappresentano un\u2019arma fondamentale per fermare la triste mattanza dei lavoratori. Questo, per\u00f2, pu\u00f2 avvenire aumentando considerevolmente il numero degli Ispettori del lavoro e, allo stesso tempo, mettendo in campo un piano straordinario di controllo capillare di tutto il territorio. Si tratta di un preciso dovere morale finalizzato, in primis, a rendere onore ed omaggio alla memoria dei poveri Gino, Giuseppe, Vito e di tutte le troppe vittime innocenti cadute sul lavoro che, insieme alle loro famiglie, attendono che finalmente sia fatta giustizia\u201d.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo qui di seguito una riflessione di Ivan Tripodi e Pasquale De Vardo, rispettivamente segretario generale della Uil Messina e segretario generale della Feneal Uil Messina-Palermo, che chiedono giustizia per le numerose persone morte sul posto di lavoro, spesso impiegate in nero. 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