{"id":41721,"date":"2020-03-27T15:00:32","date_gmt":"2020-03-27T14:00:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=41721"},"modified":"2020-03-27T15:00:32","modified_gmt":"2020-03-27T14:00:32","slug":"la-vita-ai-tempi-del-coronavirus-per-sergio-messinese-che-vive-in-australia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2020\/03\/27\/la-vita-ai-tempi-del-coronavirus-per-sergio-messinese-che-vive-in-australia\/","title":{"rendered":"La vita ai tempi del coronavirus per Sergio, messinese che vive in Australia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Continuano le segnalazioni da parte dei nostri lettori residenti all\u2019estero circa la loro esperienza che stanno vivendo fuori dai confini italiani in occasione dell\u2019emergenza coronavirus. <span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2020\/03\/22\/la-storia-di-vincenzo-messinese-a-stoccolma-restate-a-casa-voi-che-potete\/\">Dopo Vicenzo, messinese residente in Svezia da due anni e mezzo<\/a><\/span>, anche Sergio Fucile ha deciso di raccontarci la sua storia. Sergio \u00e8 infatti un nostro concittadino che undici anni fa ha deciso di trasferirsi in Australia, e in particolare a Melbourne, capitale dello stato del Victoria. L\u00ec si \u00e8 fatto una propria vita, mettendo su famiglia, composta attualmente da moglie e tre bambini, e fondando la Oztudy, agenzia di migration and education.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/sergio-fucile-con-famiglia.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-41722\" src=\"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/sergio-fucile-con-famiglia.jpg\" alt=\"\" width=\"973\" height=\"730\" \/><\/a> <\/strong><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Contestualizzando innanzitutto quanto sta accadendo in questi giorni nella terra dei koala e dei canguri, che ad oggi conta pi\u00f9 di 3.000 casi positivi al covid-19 e una decina di morti circa, domenica scorsa il premier australiano Scott Morrison ha introdotto le prime misure per contenere la diffusione del coronavirus, sospendendo i viaggi non essenziali tra gli stati australiani e chiudendo alcune delle principali attivit\u00e0 in cui si registrano assembramenti di persone (quali ad esempio pub, cinema e palestre). Sergio ci spiega che si tratta di misure che, pur tendendo al modello italiano, al momento sono ben lungi dall\u2019essere equiparabili alle stringenti restrizioni adottate in Italia: \u201cPurtroppo il <em>lockdown<\/em> vero e proprio non \u00e8 ancora iniziato. Il primo ministro Scott Morrison ha s\u00ec introdotto diverse restrizioni, chiudendo fondamentalmente le attivit\u00e0 non essenziali (negozi e ristoranti in primis), ma in ogni caso non \u00e8 stato imposto un blocco totale all\u2019interno dal paese. Basti pensare ad esempio che Morrison non ha deciso di chiudere le scuole dell\u2019infanzia, in quanto se dovessero essere chiuse si rischierebbe che il 30% del personale paramedico e ospedaliero sia costretto a rimanere in casa per badare ai propri figli. E ancora: la maggior parte delle persone che si recano al supermercato o vanno al parco, pur essendo formalmente vietati gli assembramenti, continua a non rispettare le distanze minime di sicurezza per contenere il verificarsi di nuovi contagi e in genere le autorit\u00e0 non intervengono al riguardo. Intanto molte persone hanno sempre pi\u00f9 paura ad uscire di casa, anche perch\u00e9 il virus si sta diffondendo a macchia d\u2019olio dalle nostre parti. Al riguardo una fetta sempre pi\u00f9 grande dell\u2019opinione pubblica australiana sta facendo pressioni al primo ministro affinch\u00e9 anche l\u2019Australia vada in <em>lockdown<\/em>. Personalmente temo che nei prossimi giorni la situazione possa soltanto peggiorare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla domanda se fosse stato discriminato dagli australiani in quanto temevano che essendo italiano potesse contribuire nel diffondere il coronavirus nel paese, Sergio ci spiega che inizialmente in molti stavano all\u2019erta o comunque adottavano delle misure precauzionali quando avevano a che fare non tanto con lui quanto piuttosto con gli italiani di cui si occupava con la sua agenzia: \u201cPersonalmente non sono stato discriminato, ma occupandomi di un\u2019agenzia di migration and education ho avuto modo di notare che circa due settimane fa, quando era noto a tutti che in Italia la situazione era fuori controllo e che in Australia si registravano pochissimi casi, le persone del luogo stavano all\u2019erta quando notavano qualcuno parlare in italiano. Inoltre, alcuni ostelli non hanno accettato le prenotazioni di ragazzi che provenivano dall\u2019Italia. Nelle aziende alcuni datori di lavoro hanno imposto ai dipendenti italiani di mettersi in quarantena per 14 giorni. Ma in ogni caso \u00e8 stata una fase transitoria, anche perch\u00e9 questo paese vive di immigrazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine Sergio lancia un appello a tutti i messinesi a restare a casa: \u201cL\u2019appello che mi sento di mandare ai miei concittadini \u00e8 di rimanere a casa e di mantenere la calma durante questa fase delicata. Bisogna cercare di limitare quanto pi\u00f9 possibile la diffusione del coronavirus, anche perch\u00e9 rischia di essere altamente letale per i numerosi anziani che vivono da quelle parti. Un caloroso saluto a tutta la citt\u00e0, dove pur non vivendoci pi\u00f9 da anni continua a rimanere nel mio cuore\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continuano le segnalazioni da parte dei nostri lettori residenti all\u2019estero circa la loro esperienza che stanno vivendo fuori dai confini italiani in occasione dell\u2019emergenza coronavirus. Dopo Vicenzo, messinese residente in Svezia da due anni e mezzo, anche Sergio Fucile ha deciso di raccontarci la sua storia. 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