{"id":37549,"date":"2019-10-11T07:11:32","date_gmt":"2019-10-11T05:11:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=37549"},"modified":"2019-10-11T07:11:32","modified_gmt":"2019-10-11T05:11:32","slug":"vi-convegno-nazionale-di-archeologia-subacquea-taormina-dopo-il-restauro-della-nave-di-marausa-un-comitato-scientifico-propone-importanti-interventi-con-le-nanotecnologie-anche-su-altri-rep","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2019\/10\/11\/vi-convegno-nazionale-di-archeologia-subacquea-taormina-dopo-il-restauro-della-nave-di-marausa-un-comitato-scientifico-propone-importanti-interventi-con-le-nanotecnologie-anche-su-altri-rep\/","title":{"rendered":"VI Convegno nazionale di Archeologia Subacquea Taormina: \u201cDopo il restauro della nave di Marausa, un comitato scientifico propone importanti interventi\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>Analizzare e studiare i reperti subacquei e valutare anche alcuni interventi di conservazione con le nanotecnologie, come \u00e8 stato gi\u00e0 fatto qualche mese fa sul relitto della nave di Marausa. In questo modo si potranno tutelare questi importanti beni e preservarli nel tempo. Non escludiamo quindi di poter ripetere presto le stesse applicazioni sulla nave punica anch\u2019essa, come quella di Marausa, presente al museo Baglio Anselmi di Marsala<\/em>\u201d. Lo ha detto <strong>Roberto La Rocca<\/strong>, archeologo navale della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, illustrando a <strong>Palazzo Ciampoli <\/strong>a Taormina (Me), uno dei propositi del \u201c<strong>VI convegno nazionale di Archeologia Subacquea &#8211; XVI Rassegna internazionale di Giardini Naxos\u201d. <\/strong>\u00a0Durante l\u2019evento, che durer\u00e0 fino al 12 Ottobre, \u00e8 stato anche ricordato il progetto pilota del comitato scientifico, del quale fa parte <strong>La Rocca<\/strong>, nato proprio per progettare l\u2019intervento di conservazione della nave di Marausa. L\u2019idea \u00e8 nata su proposta del compianto ex assessore Regionale dei BB.CC. Sicilia<strong> Sebastiano Tusa<\/strong> e del coordinatore del <strong>GruppoArte16<\/strong>, <strong>Giovanni Taormina<\/strong>, ed \u00e8 stato effettuato dal restauratore <strong>Franco Fazzio<\/strong> e da <strong>Sabrina Zuccal\u00e0<\/strong> amministratore di <strong>4ward360<\/strong>, azienda che ha studiato e sviluppato il formulato nanotecnologico \u201c<strong>4wd-wood<\/strong>\u201d, applicato sul relitto.<br \/>\n\u201c<em>La nave romana di Marausa &#8211; dice ancora <strong>La Rocca<\/strong> &#8211; \u00e8 il relitto di una nave oneraria del IV sec. d.C. recuperata dopo oltre 1700 anni a 150 mt dall\u2019estuario del fiume Birgi. La nave rappresenta uno dei reperti navali pi\u00f9 interessanti, in quanto il recupero ha interessato oltre 600 elementi ad opera della Sovrintendenza del Mare della Regione siciliana, che ha affidato la bonifica degli elementi ed il loro restauro alla Societ\u00e0 \u201c<strong>Legni e segni della memoria\u201d di Salerno<\/strong>.<\/em> \u00a0L\u2019intervento non sarebbe stato possibile senza l\u2019interesse e l\u2019abnegazione dell\u2019ex assessore Tusa.<br \/>\nOltre al restauro c\u2019\u00e8 stato il trattamento conservativo con le nanotecnologie, come spiega <strong><em>Sabrina Zuccal\u00e0,<\/em><\/strong> amministratore di <strong>4ward360, <\/strong>che ha sottolineato:<em> \u201c Sono soddisfatta del risultato ottenuto sul relitto di Marausa. Il mio laboratorio ha studiato e formulato un prodotto specifico per la conservazione, protezione della superficie del relitto dai danni causati dal tempo, dai raggi UV, dagli insetti xylofagi e dalle condizioni ambientali sfavorevoli alle quali pu\u00f2 essere sottoposto durante l\u2019esposizione museale. <\/em><br \/>\n<em>Ci siamo affidati alla scienza, al fine di ottenere un migliore risultato nell\u2019ambito della ricerca per la conservazione dei beni culturali, soprattutto per quanto riguarda i beni archeologici sommersi da noi presi in esame<\/em>. <em>Le nanotecnologie applicate al legno, assolvono un compito indispensabile perch\u00e9 creano una nanostruttura di particelle schermanti, di fatto creando una separazione tra il materiale e l\u2019ambiente<\/em>.<br \/>\n<em>Questa moderna tecnica ha potuto dare questi ottimi risultati per merito della collaborazione scientifica con il Gruppo Arte 16 e con la Soprintendenza della Regione Sicilia, oltre alla eccelsa volont\u00e0 di innovazione nella tutela dei beni culturali dell\u2019ex assessore Sebastiano Tusa. Siamo certi che potremo estendere in futuro la nostra collaborazione per la tutela di altri reperti importanti ritrovati sott\u2019acqua i quali potranno trarre beneficio da interventi nano tecnologici.<\/em><br \/>\n<em>Per dare maggiori risposte alle richieste che ci vengono rivolte dal mondo dei Beni Culturali e Restauro Conservativo, ho creato una nuova realt\u00e0 all\u2019interno di 4ward360: Heritage Preservation Lab. <\/em><br \/>\n<strong><em>Heritage Preservation Lab<\/em><\/strong><em> \u00a0si occupa esclusivamente della protezione, conservazione e Restauro dei beni culturali, in sinergia con i restauratori e gli operatori del settore italiani, con Heritage Preservation Lab diamo Futuro alla Storia\u201d.<\/em><br \/>\nD\u2019accordo sui buoni risultati con le applicazioni delle nanotecnologie anche il restauratore <strong>Franco Fazzio,<\/strong> che ha illustrato i benefici ottenuti grazie all\u2019applicazioni nanotecnologiche sul relitto di Marausa, spiegando: <em>\u201cAbbiamo utilizzato questi materiali con un approccio sperimentale, per comprendere se potessero essere efficienti in termini di conservazione. Abbiamo effettivamente raggiunto il risultato sperato, provocando una sorta di idrorepellenza da parte del legno nei confronti dell\u2019acqua, con caratteristiche costanti dei valori di umidit\u00e0. Abbiamo constatato che il trattamento con i nanomateriali ha provocato nel materiale ligneo un cambiamento della tensione superficiale: ci\u00f2 ha permesso al legno di non subire un eccessivo apporto di umidit\u00e0 (tale da compromettere la struttura) durante lo scambio di aria con l\u2019esterno, in una situazione analoga a quella che potrebbe verificarsi in occasione di una esposizione museale. Quindi siamo certi dei risultati ottenibili con queste tecniche\u201d. <\/em><br \/>\nDurante l\u2019intervento di restauro della nave di Marausa \u00a0\u00e8 stata anche eseguita una scansione Tmc (scansione tomografica) a 128 strati per verificare le condizioni del legno, come ci spiega <strong>Giovanni Taormina<\/strong> coordinatore del \u201c<strong>GruppoArt16<\/strong>\u201d:<em>\u00a0 E\u2019 la prima volta in Italia che viene effettuata una investigazione scientifica cos\u00ec approfondita su reperti lignei di navi rimasti sommersi per secoli nei fondali marini, per poi giungere ad una ipotesi di intervento conservativo attraverso l\u2019applicazione delle nanotecnologie, sviluppate in funzione di questo contesto dalla 4ward360. Gli esami eseguiti con la TCMS, basati sull\u2019erogazione di un fascio di radiazioni ionizzanti (raggi \u201cX\u201d), hanno consentito di ottenere immagini particolarmente dettagliate di aree specifiche della sezione del legno.<\/em> <em>Lo studio e l\u2019applicazione poi delle nanotecnologie ha richiesto un\u2019indagine scientifica accurata e scrupolosa al fine di ottenere tutte le informazioni necessarie sullo stato del reperto ligneo, onde evitare che, una volta applicate, elementi biologici, sottoforma di spore, potessero attivarsi. La prima fase esplorativa ha consentito ai tecnici del GruppoArte16 e di 4ward360 di avere una conoscenza sugli elementi esaminati e di potere eseguire ed applicare un test protettivo nano tecnologico\u201d. <\/em><br \/>\n\u201c<em>Grazie alla Tmc \u2013 sottolinea anche <strong>Massimo Midiri, direttore del Dipartimento di Scienze delle radiologie dell\u2019Univerist\u00e0 di Palermo<\/strong> &#8211; le sezioni lignee sono state \u201caffettate\u201d in molti strati sub-millimetrici che, rielaborati dal calcolatore, hanno fornito immagini tridimensionali ed indicazioni sulla struttura interna del legno esaminato. Le immagini ottenute sono state ricostruite e rielaborate in modelli tridimensionali e su piani diversi da quello dell\u2019acquisizione Per poter ricavare informazioni dettagliate di specifiche aree del fasciame, \u00e8 stato necessario rivalutare il volume da diversi angoli<\/em>. <em>Abbiamo cos\u00ec anche potuto visualizzare il percorso effettuato dai chiodi all\u2019interno del legno per collegare i pezzi della nave, o comprendere il tipo di materiale impiegato al tempo, quale ferro e altro, fornendo cos\u00ec il nostro supporto archeologico sulle metodologie utilizzate. Tutto questo senza scomporre i vari pezzi, aspetto importante che apre la strada a numerose altre applicazioni\u201d. <\/em><br \/>\n <div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAnalizzare e studiare i reperti subacquei e valutare anche alcuni interventi di conservazione con le nanotecnologie, come \u00e8 stato gi\u00e0 fatto qualche mese fa sul relitto della nave di Marausa. In questo modo si potranno tutelare questi importanti beni e preservarli nel tempo. 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