{"id":36838,"date":"2019-09-16T09:18:49","date_gmt":"2019-09-16T07:18:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=36838"},"modified":"2019-09-16T09:18:49","modified_gmt":"2019-09-16T07:18:49","slug":"torturati-e-violentati-tre-arresti-a-messina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2019\/09\/16\/torturati-e-violentati-tre-arresti-a-messina\/","title":{"rendered":"Torturati e violentati, tre arresti a Messina"},"content":{"rendered":"<p>La Dda di Palermo ha disposto il fermo a Messina di tre persone accusate di sequestro di persona, tratta di esseri umani e tortura. Avrebbero trattenuto in un campo di prigionia libico decine di profughi pronti a partire per l&#8217;Italia. I migranti hanno raccontato di essere stati torturati, picchiati e di aver visto morire compagni di prigionia.<br \/>\nIl capo dell&#8217;organizzazione si chiama Ossama, sarebbe lui a gestire il campo di prigionia di Zawyia in Libia, dove migliaia di profughi diretti in Italia vengono trattenuti, picchiati e torturati. I carcerieri chiedono un riscatto alle famiglie dei prigionieri e solo chi paga pu\u00f2 mettersi in mare verso l&#8217;Italia.<br \/>\nE&#8217; l&#8217;ultimo capitolo del dramma dell&#8217;immigrazione &#8220;raccontato&#8221; dall&#8217;indagine della Dda di Palermo che ha disposto il fermo di tre carcerieri del lager, accusati anche di tortura. Il fermo \u00e8 stato eseguito nell&#8217;hot-spot di Messina, dove i tre erano stati trasferiti dopo lo sbarco a Lampedusa.<br \/>\nA riconoscere e denunciare i carcerieri sono state alcune delle vittime, giunte a Lampedusa mesi dopo. I migranti hanno raccontato le violenze subite consentendo l&#8217;identificazione dei tre che lavoravano per Ossama. Il capo della banda vive ancora in Libia. I profughi, con inganno o violenza o dopo essere stati venduti da una banda all&#8217;altra o da parte della stessa polizia libica, venivano rinchiusi in una ex base militare capace di contenere migliaia di persone.<br \/>\nLe vittime hanno raccontato di essere state sottoposte ad atroci violenze fisiche o sessuali e di aver assistito all&#8217;omicidio di decine di migranti. Per chiedere il riscatto alle famiglie dei prigionieri usavano un &#8220;telefono di servizio&#8221;, tramite il quale migranti potevano contattare i loro congiunti, alla presenza dei carcerieri, e convincerli a pagare il riscatto.<br \/>\nAi parenti venivano inviate le foto con le immagini delle violenze subite dai propri cari. Chi non pagava veniva ucciso o venduto ad altri trafficanti di uomini; chi pagava, veniva rimesso in libert\u00e0, ma con il rischio di essere nuovamente catturato dalla stessa banda e di dover versare altro denaro ai carcerieri di Zawyia.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Dda di Palermo ha disposto il fermo a Messina di tre persone accusate di sequestro di persona, tratta di esseri umani e tortura. Avrebbero trattenuto in un campo di prigionia libico decine di profughi pronti a partire per l&#8217;Italia. 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