{"id":30617,"date":"2019-03-19T17:01:14","date_gmt":"2019-03-19T16:01:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=30617"},"modified":"2019-03-19T17:01:14","modified_gmt":"2019-03-19T16:01:14","slug":"osservatorio-banche-la-sicilia-crescera-dello-06-per-cento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2019\/03\/19\/osservatorio-banche-la-sicilia-crescera-dello-06-per-cento\/","title":{"rendered":"Osservatorio Banche, la Sicilia crescer\u00e0 dello 0,6 per cento"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In Sicilia, tra il 2019 e il 2023, crescer\u00e0 dello 0,6% all\u2019anno il valore aggiunto e dello 0,5% l\u2019occupazione, in linea con le performance del Mezzogiorno dove, per entrambi gli indicatori, si prevede un +0,6%. A dirlo, le stime del rapporto dell\u2019Osservatorio Banche e Imprese di Economia e Finanza su tutte le province meridionali presentato in Senato. Nel dettaglio, saranno Calabria, Campania e Sardegna a registrare la crescita annua maggiore del valore aggiunto (+0,7%) e Basilicata e Calabria quella dell\u2019occupazione (+0,8%) <em>(Fonte: stime OBI elaborate sulla base di dati disponibili a ottobre 2018).<\/em> A livello territoriale, sar\u00e0 quello di Palemo a crescere mediamente di pi\u00f9 nei cinque anni dal punto di vista del valore aggiunto (+0,9%), seguito dalle province di Catania e Ragusa (+0,7%), Enna (+0,6%), Caltanissetta (+0,3%), Messina, Siracusa e Trapani (+0,2%) e Agrigento con una crescita nulla. Nel Mezzogiorno sar\u00e0 Matera la provincia a crescere di pi\u00f9 (dell\u20191,4%), grazie ai benefici derivanti dalla sua designazione a Capitale Europea della Cultura, seguita proprio da Crotone. A livello occupazionale, \u00e8 sempre Palermo a guidare la classifica con +0,9%, seguita dalle province di Catania e Messina (+0,5%), Trapani (+0,4%), Enna e Ragusa (+0,3%), Agrigento e Caltanissetta (+0,1%) e Siracusa con variazione nulla.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello di macro-area continuer\u00e0 a scendere il contributo del Mezzogiorno all\u2019economia italiana; se nel 2000 il 24,7% del valore aggiunto nazionale era prodotto nelle regioni del Sud Italia, nel 2018 questo contributo si \u00e8 fermato al 22,8% con una stima per il 2023 fissata al 22,6%. Un crollo di oltre due punti percentuali in 20 anni, causa, ma anche effetto, delle negative dinamiche socioeconomiche registrate nel Mezzogiorno in questi anni, tra le quali il calo dell\u2019occupazione (dal 46,3% del 2004 al 44,5% del 2018) e la crescente migrazione di giovani del Sud (negli ultimi 16 anni quasi 600.000).<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cIl divario tra l\u2019economia del Nord e quella del Sud che emerge dal rapporto <\/em>&#8211; dichiara <strong>Salvatore Matarrese<\/strong> presidente dell\u2019OBI <em>&#8211; \u00e8 destinato a crescere poich\u00e9, da sempre, le crisi impattano maggiormente sull\u2019economia pi\u00f9 debole del Paese, il Mezzogiorno, mentre le fasi di crescita premiano di pi\u00f9 il Centro-Nord Italia. In un contesto economico cos\u00ec sperequato, la realizzazione delle autonomie regionali rafforzate avrebbe un impatto devastante, disgregando il Paese e lasciando la parte pi\u00f9 debole senza futuro. Piuttosto, visto che tutte le politiche adottate finora per ridurre il gap sono risultate inefficaci, si cambi logica e passo: il Sud va posto al centro degli obiettivi economici dell\u2019Italia, attuando un programma coordinato ed integrato di investimenti con un\u2019unica cabina di regia, che potrebbe essere l\u2019Agenzia di Coesione. Alla luce degli ultimi pessimi dati sulla spesa delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, meno del 5% a due anni dalla scadenza del programma, si conduca una ricognizione su tutti i finanziamenti stanziati e disponibili per le infrastrutture nel Mezzogiorno per sbloccarli e attuarli con leggi speciali, come gi\u00e0 fatto al Nord per altre opere\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, il rapporto evidenzia il gap che continua ad allargarsi tra le regioni del Nord e quelle del Sud, sia nei periodi di crescita che in quelli di crisi: le previsioni dell\u2019Osservatorio per il periodo 2019-2023, infatti, fissano la crescita media annua del valore aggiunto italiano allo 0,8%, con il Nord Est a +0,8%, Nord Ovest +0,7%, Centro +0,9% e Sud fanalino di coda con +0,6%. Analoga dinamica negativa fu registrata per il Mezzogiorno nel periodo di crisi 2008-2013 quando fece registrare un calo medio annuo del valore aggiunto del 2% (a fronte del -1% del Nord Ovest, -1,1% del Nord Est e -1,5%, del Centro) e in quello della successiva ripresa dal 2014 al 2018 con una crescita media annua dello 0,7% (contro il +1,1% del Nord Est, il +0,9% del Nord Ovest e il +0,8% del Centro).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Sicilia, tra il 2019 e il 2023, crescer\u00e0 dello 0,6% all\u2019anno il valore aggiunto e dello 0,5% l\u2019occupazione, in linea con le performance del Mezzogiorno dove, per entrambi gli indicatori, si prevede un +0,6%. 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