{"id":276391,"date":"2026-10-15T14:09:45","date_gmt":"2026-10-15T12:09:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/10\/15\/malattia-di-crohn-torna-la-campagna-crohnostorie-di-abbvie\/"},"modified":"2026-10-15T14:09:45","modified_gmt":"2026-10-15T12:09:45","slug":"malattia-di-crohn-torna-la-campagna-crohnostorie-di-abbvie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/10\/15\/malattia-di-crohn-torna-la-campagna-crohnostorie-di-abbvie\/","title":{"rendered":"Malattia di Crohn, torna la campagna \u201cCrohnostorie\u201d di AbbVie"},"content":{"rendered":"<div>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Riparte &#8220;Crohnostorie &#8211; Storie di vita senza confini&#8221;, la campagna promossa da AbbVie, in collaborazione con AMICI Italia ETS e IG-IBD, che si prefigge di sensibilizzare il pubblico sulla malattia di Crohn, raccontando la realt\u00e0 di chi ne \u00e8 affetto e l&#8217;impatto che ha sulla vita quotidiana. Giunta alla seconda edizione, la campagna punta su un video spot di circa due minuti che restituisce tutto il senso di un vissuto. Il protagonista \u00e8 un uomo che vive un semplice e intimo momento di quotidianit\u00e0: abbracciato alla sua compagna sul divano, guarda un film. Nel finale si commuove, non per il film che stanno guardando, ma per la gioia di aver potuto vivere appieno quel momento, senza le interruzioni della malattia. A partire da questo messaggio, la campagna &#8220;Crohnostorie&#8221; ha un duplice obiettivo: da un lato, accrescere la consapevolezza dell&#8217;opinione pubblica sulle implicazioni quotidiane e sulla qualit\u00e0 di vita di chi convive con la patologia; dall&#8217;altro, offrire ai pazienti strumenti informativi ed educativi che li aiutino ad avere un ruolo attivo nella gestione della propria salute.<br \/>Sono circa 250.000 le persone che convivono con le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) nel nostro Paese, di cui circa 150.000 con malattia di Crohn e 100.000 con colite ulcerosa. Si tratta di una condizione che pu\u00f2 interessare qualsiasi tratto dell&#8217;apparato gastrointestinale e che ha un andamento cronico-recidivante, con un&#8217;alternanza di periodi di remissione e di riacutizzazione, e che viene pi\u00f9 frequentemente diagnosticata tra i 20 e i 30 anni.<br \/>Tra i sintomi pi\u00f9 comuni ci sono diarrea persistente, dolore addominale, perdita di appetito e di peso, che possono presentarsi con intensit\u00e0 variabile. E&#8217; una patologia che causa una disabilit\u00e0 spesso invisibile, ma con un forte impatto sulla quotidianit\u00e0 e sulla qualit\u00e0 di vita dei pazienti.<br \/>&#8216;La malattia di Crohn \u00e8 un&#8217;infiammazione cronica dell&#8217;intestino che pu\u00f2 colpire qualsiasi tratto dell&#8217;apparato digerente, anche se si localizza pi\u00f9 frequentemente nell&#8217;ultima parte dell&#8217;intestino tenue (ileo) o nel colon, con una sintomatologia che spesso spaventa i pazienti e le loro famiglie.<br \/>Molte persone tendono a rassegnarsi a una qualit\u00e0 di vita alterata e compromessa da sintomi debilitanti &#8211; come dolore addominale, diarrea cronica, urgenza evacuativa e stanchezza cronica &#8211; con pesanti ripercussioni sul benessere psicologico, sulla vita sociale e sul lavoro &#8211; dichiara Paolo Gionchetti, Professore ordinario di Medicina interna, Universit\u00e0 degli Studi di Bologna, Direttore SSD Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, IRCCS Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico S. Orsola di Bologna Centro di Riferimento Regionale -. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione nella gestione della malattia, ma \u00e8 fondamentale continuare a diffondere la conoscenza dei campanelli d&#8217;allarme affinch\u00e8 i pazienti si rivolgano tempestivamente allo specialista gastroenterolog\u00f2.<br \/>I sintomi della malattia di Crohn sono imprevedibili e pesano notevolmente sulla vita quotidiana dei pazienti sotto il profilo fisico, emotivo ed economico. Lo confermano alcune indagini condotte in Italia e in Europa sulle MICI, secondo cui circa il 71 per cento delle persone coinvolte vive con la costante preoccupazione per la riacutizzazione della patologia. Il 40 per cento \u00e8 stato costretto a riorganizzare la propria vita professionale, mentre il 67 per cento si trova a dover verificare preventivamente la presenza di servizi igienici prima di partecipare a un evento. A confermare quanto sia ancora ampio il margine di miglioramento sono i dati di IBD-PODCAST, studio osservazionale promosso da AbbVie in 17 centri italiani e pubblicato su Digestive and Liver Disease. <br \/>Secondo i criteri internazionali STRIDE-II, il 53 per cento dei pazienti con malattia di Crohn non raggiunge un controllo ottimale della malattia. Eppure solo l&#8217;8,8 per cento dei pazienti con MICI considera la propria malattia non controllata. <br \/>Il controllo non ottimale pesa anche sul lavoro: nei pazienti con malattia non ben controllata la perdita di produttivit\u00e0 arriva al 30,5 per cento, contro il 18 per cento di chi ha la malattia sotto controllo. &#8216;Per chi vive con la malattia di Crohn, la libert\u00e0 pu\u00f2 avere il volto di una cosa semplice: uscire senza cercare subito un bagno, accettare un invito senza paura, fare un progetto senza pensare prima a tutto ci\u00f2 che potrebbe impedirlo &#8211; sottolinea Salvo Leone, Direttore Generale AMICI Italia ETS, Associazione Nazionale per le malattie infiammatorie croniche dell&#8217;intestino -. Sono gesti che molti danno per scontati e che, per noi, possono significare riconquistare un pezzo della propria vita. Il dolore, la stanchezza e le rinunce sono reali, anche quando gli altri non li vedono. Per questo ogni persona deve poter trovare ascolto e parlare con il proprio gastroenterologo di tutto ci\u00f2 che la malattia le sta togliendo, anche dei bisogni pi\u00f9 difficili da raccontare. E&#8217; anche da qui che si costruiscono gli obiettivi di cura. Come AMICI Italia lavoriamo perch\u00e8 ogni persona trovi sostegno e accesso alle cure, e possa tornare a dare spazio ai propri desideri. Perch\u00e8 dietro ogni diagnosi c&#8217;\u00e8 una vita che chiede di essere vissut\u00e0. <br \/>I progressi della ricerca scientifica e l&#8217;introduzione dei farmaci biologici hanno segnato un passaggio importante nella gestione della patologia. Pur rimanendo una condizione cronica, le attuali opzioni terapeutiche permettono di andare oltre il semplice controllo dei sintomi, introducendo nella pratica clinica il concetto di remissione di malattia, come ricorda il Professor Ambrogio Orlando, Direttore dell&#8217;UOSD Malattie Infiammatorie Croniche dell&#8217;Intestino (MICI) presso l&#8217;Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello, Palermo: &#8216;Quando parliamo di malattie infiammatorie croniche e in particolare di Crohn, \u00e8 essenziale trattare la condizione in maniera olistica. Questo vale soprattutto se pensiamo alla remissione: oggi l&#8217;obiettivo non \u00e8 soltanto l&#8217;assenza dei sintomi e la guarigione della mucosa, che restano fondamentali, ma un concetto a 360 gradi che pone al centro il benessere globale del paziente e la normalizzazione dei parametri biologici d&#8217;infiammazione. Per valutare questo stato clinico integrato si combinano differenti indicatori. Bench\u00e8 si tratti di una frontiera recente, l&#8217;impiego delle terapie di ultima generazione sta gi\u00e0 dimostrando l&#8217;efficacia di questo approccio globale, consentendoci di misurare con precisione la percentuale di pazienti che raggiungono una remissione completa e duratur\u00e0.<br \/>Dello stesso parere Edoardo Vincenzo Savarino, Professore associato di Gastroenterologia presso l&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Padova e Segretario generale di IG-IBD: &#8216;Nel trattamento delle MICI stiamo assistendo a un cambio di paradigma verso una personalizzazione delle terapie. Se in passato ci si limitava al solo controllo dei sintomi, oggi l&#8217;obiettivo primario \u00e8 la gestione globale della patologia e il miglioramento concreto della qualit\u00e0 di vita del paziente. Questo impone una forte personalizzazione terapeutica: attraverso una profilazione diagnostica precoce e l&#8217;identificazione dei fattori prognostici sfavorevoli, possiamo definire strategie su misura per il profilo clinico e biologico di ciascun individuo. La disponibilit\u00e0 di nuove opzioni terapeutiche e la ricerca sui biomarker predittivi di risposta ci orientano verso un futuro in cui potremo non solo selezionare la terapia ideale per ogni paziente, ma anche sviluppare approcci combinati per massimizzare i benefici a lungo termin\u00e8.<br \/>Con la campagna &#8220;Crohnostorie&#8221; AbbVie si propone di raccontare senza filtri le esperienze di chi convive con la malattia, valorizzando una quotidianit\u00e0 complessa, fatta di dolore, stanchezza e imbarazzo, ma anche ricca di resilienza, adattamento e speranza. Attraverso una narrazione corale in cui ogni testimonianza diventa fondamentale per accrescere la sensibilit\u00e0 collettiva, la campagna si avvale della collaborazione delle societ\u00e0 scientifiche per fare una corretta informazione sui sintomi. L&#8217;obiettivo condiviso \u00e8 trasmettere un messaggio positivo e concreto: oggi, una gestione tempestiva e adeguata della patologia permette ai pazienti di ritrovare una buona qualit\u00e0 di vita.<br \/>&#8216;AbbVie vanta un impegno di oltre vent&#8217;anni nel campo della gastroenterologia &#8211; afferma Caterina Golotta, Direttore Medico di AbbVie Italia -. In questo percorso abbiamo sviluppato soluzioni terapeutiche sempre pi\u00f9 efficaci e dall&#8217;elevato profilo di sicurezza, con l&#8217;obiettivo prioritario di mettere a disposizione di medici e pazienti opzioni innovative in grado di trasformare la qualit\u00e0 di vita delle persone. L&#8217;Italia riveste un ruolo centrale nella nostra attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo: contiamo infatti quasi 80 studi attivi in circa 400 centri sul territorio, che spaziano dai trial interventistici per lo sviluppo di nuove molecole agli studi osservazionali mirati a generare evidenze di valore nella pratica clinica quotidiana. Lo studio IBD-PODCAST, che abbiamo promosso in 17 centri italiani, ci dice che c&#8217;\u00e8 ancora molta strada da fare: circa un paziente con malattia di Crohn su due non ha un controllo ottimale della malattia e spesso non ne \u00e8 pienamente consapevol\u00e8. &#8216;Sono dati che ci spingono a fare di pi\u00f9, insieme a clinici e associazioni. Per questo la campagna vuole aprire uno spazio di possibilit\u00e0: aiutare le persone a riconoscere i compromessi che la malattia impone, a parlarne con il proprio gastroenterologo e a comprendere quali obiettivi di cura siano oggi perseguibili nel loro caso. Perch\u00e8 tornare a vivere un momento semplice, fino in fondo, pu\u00f2 essere l&#8217;inizio di una nuova stori\u00e0, conclude.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; foto ufficio stampa AbbVie &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Riparte &#8220;Crohnostorie &#8211; Storie di vita senza confini&#8221;, la campagna promossa da AbbVie, in collaborazione con AMICI Italia ETS e IG-IBD, che si prefigge di sensibilizzare il pubblico sulla malattia di Crohn, raccontando la realt\u00e0 di chi ne \u00e8 affetto e l&#8217;impatto che ha sulla vita quotidiana. 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