{"id":276234,"date":"2026-10-13T18:09:42","date_gmt":"2026-10-13T16:09:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/10\/13\/unobravo-e-treccani-insieme-per-promuovere-lalfabetizzazione-emotiva-a-scuola\/"},"modified":"2026-10-13T18:09:42","modified_gmt":"2026-10-13T16:09:42","slug":"unobravo-e-treccani-insieme-per-promuovere-lalfabetizzazione-emotiva-a-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/10\/13\/unobravo-e-treccani-insieme-per-promuovere-lalfabetizzazione-emotiva-a-scuola\/","title":{"rendered":"Unobravo e Treccani insieme per promuovere l\u2019alfabetizzazione emotiva a scuola"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; I recenti episodi di cronaca che hanno visto protagonisti studenti e giovani hanno riaperto il dibattito su come la scuola possa aiutare i ragazzi a riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni, a partire dalla rabbia. Della rabbia a scuola si parla quasi sempre come di un comportamento da sanzionare. Quasi mai come di un&#8217;emozione da imparare a riconoscere e gestire. Un vuoto che molti adulti dicono di aver vissuto in prima persona: secondo il MINDex 2026 &#8211; il Barometro del Benessere Mentale degli Italiani &#8211; realizzato da Unobravo con Ipsos Doxa, quasi 6 italiani su 10 dichiarano di non essersi sentiti supportati dalla scuola nello sviluppo dell&#8217;intelligenza emotiva e la met\u00e0 51% ammette di non avere gli strumenti per gestire le proprie emozioni. Imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni \u00e8 una competenza che accompagna per tutta la vita: aiuta a crescere adulti pi\u00f9 consapevoli e pu\u00f2 contribuire a prevenire fenomeni come il bullismo, la violenza di genere, le discriminazioni e il mobbing.<br \/>Per rispondere a questa emergenza con proposte e strumenti concreti, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati Unobravo, servizio di psicologia che offre percorsi di sostegno psicologico online e in presenza, ed Edulia dal Sapere Treccani, societ\u00e0 del gruppo Treccani dedicata all&#8217;educazione e all&#8217;innovazione, hanno presentato &#8220;Sento dunque sono &#8211; Emozioni e identit\u00e0 a scuola&#8221;, un percorso formativo innovativo rivolto alle scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia, pensato per promuovere l&#8217;alfabetizzazione emotiva nei contesti scolastici. <br \/>La conferenza stampa \u00e8 stata promossa dall&#8217;onorevole Elena Bonetti e ha visto la partecipazione di Medici Senza Frontiere, con cui Unobravo collabora a ottobre sostenendo la sua campagna sulla salute mentale &#8216;Anche questa \u00e8 cur\u00e0.<br \/>I primi a chiederlo sono i ragazzi: dal Report 2025 dell&#8217;Osservatorio Nazionale sul Bullismo sul Disagio Giovanile emerge infatti che oltre il 72% degli studenti ritiene utili le iniziative di sensibilizzazione a scuola, chiedendo a gran voce pi\u00f9 momenti di confronto guidato e l&#8217;accesso a sportelli di ascolto psicologico.<br \/>Il progetto &#8211; che ha visto la partecipazione attiva del team clinico di Unobravo nell&#8217;elaborazione dei materiali propedeutici all&#8217;iniziativa &#8211; adotta un formato coordinato che coinvolge l&#8217;intera comunit\u00e0 scolastica attraverso 6 appuntamenti: 3 webinar per i docenti per accedere a strumenti pensati per sostenere la consapevolezza emotiva in classe, e 3 eventi che vedranno studenti partecipare sia in presenza (presso la Sala Igea di Treccani a Roma) sia collegati in diretta streaming dalle aule di tutta Italia. Sul palco i volti del web pi\u00f9 noti ai ragazzi dialogheranno con i professionisti della salute mentale di Unobravo, con cui i contenuti di ogni incontro sono stati elaborati per garantire il necessario rigore clinico. Interverr\u00e0 anche Medici Senza Frontiere, con cui Unobravo collabora, che condivider\u00e0 la propria mission con gli studenti attraverso la testimonianza di un operatore umanitario.<br \/>Il primo incontro, che vedr\u00e0 sul palco i Pap\u00e0 per Scelta insieme a un terapeuta di Unobravo, cercher\u00e0 di fornire agli studenti gli strumenti per riconoscere le proprie fragilit\u00e0 e costruire la propria identit\u00e0, soprattutto in un&#8217;epoca in cui tecnologia, social e AI giocano un ruolo importante, tanto che 1 under30 su 2 ritiene che i social possano effettivamente educare alle emozioni*, considerandoli strumenti in grado di promuovere empatia e consapevolezza.<br \/>Si passer\u00e0 poi all&#8217;incontro dedicato a quella che \u00e8 l&#8217;emozione tra le pi\u00f9 complesse da gestire ed esprimere per circa il 30% dei giovani GenZ, la rabbia: non un &#8216;comportamento da punire o corregger\u00e8, ma un segnale emotivo profondo da imparare a decodificare e canalizzare in modo costruttivo, di cui i ragazzi potranno discutere grazie alla testimonianza di Giulia Lamarca, sempre affiancata da un terapeuta di Unobravo.<br \/>Il ciclo di incontri si chiuder\u00e0 con l&#8217;ansia, tema che sar\u00e0 affrontato a partire dall&#8217;esperienza di Maurizio Merluzzo e con il contributo di un terapeuta di Unobravo: da quella sociale a quella da performance, \u00e8 tra le emozioni che entrano sempre pi\u00f9 a far parte della vita dei giovani; i dati dell&#8217;Osservatorio Nazionale sul Bullismo evidenziano proprio come il 24% degli studenti guardi alla propria vita con incertezza o sofferenza, percependo il futuro proprio con ansia o paura (circa il 22%).<br \/>A questi appuntamenti si aggiunge una piattaforma digitale dedicata alle scuole: uno spazio vivo di raccolta e condivisione di materiali utili, sviluppati con il team clinico di Unobravo. Questa ospiter\u00e0 videopillole di esperti e terapeuti sui temi trattati, esercitazioni da portare in classe e ulteriori materiali di approfondimento; per tutti, invece, \u00e8 disponibile &#8220;Emozionario &#8211; Il non dizionario delle emozioni&#8221; il dizionario &#8216;al contrari\u00f2 realizzato da Unobravo in cui il testo non parte dalla definizione accademica di un&#8217;emozione, ma dalle frasi oggi di uso comune per esplorare le possibili sfumature.<br \/>&#8220;La salute mentale non comincia nel momento in cui una persona entra in terapia. Si costruisce molto prima, anche attraverso le parole che impariamo a usare per raccontare ci\u00f2 che sentiamo, gli strumenti che abbiamo per comprenderlo e la possibilit\u00e0 di chiedere aiuto senza vergogna. Per questo la scuola ha un ruolo straordinario: \u00e8 il luogo che raggiunge tutti i ragazzi e li accompagna proprio negli anni in cui si costruiscono identit\u00e0, relazioni e modi di stare nel mondo. La scuola non pu\u00f2 e non deve trasformarsi in un luogo di terapia, ma pu\u00f2 fare qualcosa di altrettanto importante: dare ai ragazzi un linguaggio per riconoscere ci\u00f2 che provano, adulti preparati con cui confrontarsi e spazi in cui sentirsi ascoltati. Con Unobravo abbiamo scelto di investire in questo progetto perch\u00e8 sono gli stessi studenti a chiederlo. Ma sappiamo anche che un progetto, per quanto ampio e strutturato, non pu\u00f2 colmare da solo un vuoto che riguarda l&#8217;intero Paese &#8211; dichiara Danila De Stefano, CEO e Founder di Unobravo -. Quel vuoto non nasce con questa generazione e non \u00e8 una responsabilit\u00e0 di chi ogni giorno fa scuola. Quasi 6 italiani su 10 raccontano di non essersi sentiti sostenuti dalla scuola nello sviluppo dell&#8217;intelligenza emotiva e ancora oggi, per oltre l&#8217;80% degli italiani, il disagio psicologico \u00e8 associato alla fragilit\u00e0. E&#8217; un problema culturale e, proprio per questo, richiede una risposta strutturale&#8221;. <br \/>&#8220;Se vogliamo davvero normalizzare la cura della salute mentale, non possiamo intervenire soltanto quando il disagio \u00e8 gi\u00e0 diventato sofferenza &#8211; aggiunge -. Dobbiamo costruire prima gli strumenti per riconoscerlo, comprenderlo e chiedere aiuto. Significa dare all&#8217;educazione emotiva uno spazio stabile nei percorsi scolastici, formare chi accompagna ogni giorno i ragazzi e rendere accessibili spazi di ascolto psicologico. Le istituzioni devono garantirne continuit\u00e0 e universalit\u00e0; noi continueremo a mettere a disposizione competenze, dati e capacit\u00e0 di sperimentare nuovi modelli. Perch\u00e8 l&#8217;educazione emotiva non dovrebbe essere una fortuna che dipende dalla scuola che frequenti, dal professore o professoressa che incontri, ma una parte essenziale dell&#8217;educazione che ogni ragazzo riceve&#8221;. <br \/>&#8220;La scuola \u00e8 il luogo in cui si forma la nostra coscienza e in cui impariamo, giorno dopo giorno, a diventare individui. Oggi, per\u00f2, molte delle sfide che studentesse e studenti si trovano ad affrontare hanno a che fare con la sfera emotiva e relazionale: dalla rabbia all&#8217;ansia, fino alla ricerca della propria identit\u00e0. In questo percorso, le parole hanno un ruolo fondamentale: trovare le parole per raccontare ci\u00f2 che sentiamo significa prima di tutto imparare a riconoscerlo, comprenderlo e condividerlo con gli altri &#8211; afferma Morris Barattini, Amministratore Delegato di Edulia dal Sapere Treccani -. Per questo, con &#8220;Sento dunque Sono&#8221; vogliamo offrire a docenti e studenti un linguaggio condiviso per dare un nome alle emozioni, esprimere ci\u00f2 che si prova e aprire uno spazio di ascolto e incontro. Lo facciamo attraverso l&#8217;approccio che da sempre contraddistingue l&#8217;offerta educativa di Edulia: affiancare alla didattica tradizionale nuovi strumenti e modalit\u00e0 di formazione, che possano stimolare il confronto, il dialogo e la capacit\u00e0 di trovare le parole per raccontarsi. In questo percorso abbiamo individuato in Unobravo il partner ideale per realizzare il progetto: la sua expertise nel campo della salute mentale e il suo ruolo di riferimento in questo settore ci permettono di integrare la nostra vocazione educativa con competenze specifiche nell&#8217;ambito del supporto psicologico e dell&#8217;educazione emotiva, con l&#8217;obiettivo di offrire a scuole, docenti e studenti strumenti sempre pi\u00f9 solidi e qualificati&#8221;.&#8221;L&#8217;esperienza di Medici Senza Frontiere nell&#8217;assistenza a persone che hanno vissuto eventi traumatici evidenzia come la salute mentale sia influenzata non solo dall&#8217;accesso a cure specialistiche, ma anche dalla qualit\u00e0 delle relazioni e degli ambienti in cui queste crescono e vivono &#8211; sottolinea Flavia Cal\u00f2, Psicologa e Psicoterapeuta di Medici Senza Frontiere -. La scuola rappresenta uno dei contesti pi\u00f9 importanti per promuovere il benessere psicologico. Investire nell&#8217;educazione emotiva significa fornire a bambini e bambine, ragazzi e ragazze, gli strumenti necessari per sviluppare consapevolezza di s\u00e8, relazioni positive e capacit\u00e0 di affrontare le sfide della vita&#8221;.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; foto ufficio stampa Unobravo &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; I recenti episodi di cronaca che hanno visto protagonisti studenti e giovani hanno riaperto il dibattito su come la scuola possa aiutare i ragazzi a riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni, a partire dalla rabbia. Della rabbia a scuola si parla quasi sempre come di un comportamento da sanzionare. 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