{"id":275342,"date":"2026-09-30T19:09:46","date_gmt":"2026-09-30T17:09:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/30\/trevi-a-un-bivio-lofferta-di-webuild-punta-sul-valore-certo\/"},"modified":"2026-09-30T19:09:46","modified_gmt":"2026-09-30T17:09:46","slug":"trevi-a-un-bivio-lofferta-di-webuild-punta-sul-valore-certo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/30\/trevi-a-un-bivio-lofferta-di-webuild-punta-sul-valore-certo\/","title":{"rendered":"Trevi a un bivio, l\u2019offerta di Webuild punta sul valore certo"},"content":{"rendered":"<div>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Gli azionisti di Trevi, eccellenza italiana nell&#8217;ingegneria del sottosuolo e nelle fondazioni speciali sono al bivio. Da una parte c&#8217;\u00e8 ICOP che ha appena migliorato la propria proposta ma resta ancorata a uno scambio azionario. Dall&#8217;altra Webuild, che offre 4,50 euro in contanti per ogni azione Trevi. Due operazioni costruite su logiche molto diverse: nella prima il valore che l&#8217;azionista Trevi ricever\u00e0 dipende dal prezzo futuro delle azioni ICOP; nella seconda il corrispettivo \u00e8 fissato e pagato in cash.<br \/>Ed \u00e8 proprio qui che cominciano i dubbi della Borsa. Perch\u00e8 il valore attribuito alle azioni ICOP, sulla cui quotazione si regge la convenienza del concambio, appare secondo diversi indicatori superiore a quello suggerito dai fondamentali.<br \/>Il mercato oggi attribuisce a ICOP un valore pari a 21,7 volte il margine operativo (Ebit) del 2025. Un multiplo che si confronta con una media di 10,1 volte per i concorrenti individuati dalla stessa ICOP nel documento d&#8217;offerta. La valutazione scende a 8,8 volte se dal campione si esclude la stessa ICOP. In altre parole, il mercato sta pagando ICOP pi\u00f9 del doppio rispetto alla media dei concorrenti utilizzati per il confronto.<br \/>Non \u00e8 soltanto una questione di multipli. Anche le valutazioni degli advisor di Trevi, Mediobanca e Vitale, vanno nella stessa direzione. Secondo le loro stime, il concambio congruo dovrebbe collocarsi tra 0,222 e 0,312 azioni ICOP per ogni azione Trevi, contro lo 0,165 previsto dall&#8217;offerta migliorata. Una differenza che, incrociata con la forchetta di valori congrui stimata da Mediobanca e Vitale per l&#8217;azione Trevi, porta a un valore indicativo di ICOP intorno ai 21 euro per azione, oltre un terzo sotto i circa 30 euro a cui il titolo tratta in Borsa.<br \/>E anche Trevi, a quei valori, cambierebbe faccia: la valorizzazione implicita sarebbe di circa 3,4 euro per azione, contro i 5,165 euro dichiarati da ICOP e, soprattutto, al di sotto dei 4,50 euro cash messi sul tavolo da Webuild.<br \/>Ma c&#8217;\u00e8 un altro problema, meno visibile di una quotazione sul monitor di Borsa e forse per questo pi\u00f9 insidioso: la liquidit\u00e0. Le azioni ICOP sono poco scambiate. Negli ultimi dodici mesi \u00e8 passato di mano circa l&#8217;11% del capitale della societ\u00e0, contro il 184% di Trevi. La differenza \u00e8 enorme e diventa concreta quando si prova a immaginare cosa accadrebbe a un azionista rilevante di Trevi.<br \/>Un investitore che possiede il 2% di Trevi riceverebbe, sulla base del concambio, circa 216 mila azioni ICOP. Un pacchetto che, ai ritmi medi di scambio, potrebbe richiedere fino a tre mesi di Borsa per essere liquidato. Il valore sulla carta, dunque, non coincide necessariamente con la facilit\u00e0 con cui quel valore pu\u00f2 essere trasformato in denaro.<br \/>Poi c&#8217;\u00e8 il capitolo del debito. ICOP arriva alla partita Trevi dopo un significativo peggioramento della propria posizione finanziaria netta: in 18 mesi \u00e8 passata da una liquidit\u00e0 netta di 15 milioni di euro a fine 2024 a un debito netto di 184 milioni a giugno 2026, con flussi di cassa operativi negativi sia nel 2025 sia nel primo semestre di quest&#8217;anno.<br \/>Con l&#8217;integrazione di Trevi, il debito lordo pro-forma salirebbe da 279 a 483 milioni di euro. E il rapporto tra EBITDA e oneri finanziari, gi\u00e0 sceso da 10,3 a 7,4 volte, si ridurrebbe a circa 4,6 volte. Resta inoltre sul tavolo il nodo dei 180 milioni di finanziamento Trevi che diventerebbero esigibili in caso di cambio di controllo e per i quali, secondo i dati disponibili, ICOP non aveva ancora ottenuto il disco verde delle banche.<br \/>Anche il piano industriale solleva interrogativi. ICOP prevede una crescita dei ricavi del 15-17% l&#8217;anno, mentre i mercati di riferimento indicati nei documenti si muovono su ritmi compresi tra il 4,7 e l&#8217;8%. Una distanza non irrilevante tra le ambizioni della societ\u00e0 e la velocit\u00e0 dei mercati nei quali opera.<br \/>E il portafoglio ordini, anche includendo le gare in corso, coprirebbe appena il 13-15% dei ricavi attesi nel 2029. Le sinergie con Trevi, stimate in 55-75 milioni di EBITDA, arriverebbero inoltre soltanto dal 2030, quindi oltre l&#8217;orizzonte temporale del piano. Per la parte prevalente, si tratterebbe di risparmi di costo la cui concreta realizzazione non \u00e8 stata ancora dettagliata.<br \/>Dall&#8217;altra parte del tavolo c&#8217;\u00e8 Webuild, con una proposta costruita su un elemento molto pi\u00f9 semplice da leggere: 4,50 euro per ogni azione Trevi, interamente in contanti. Il corrispettivo, secondo quanto indicato dalla societ\u00e0, incorpora un premio di circa il 30% rispetto al prezzo ufficiale alla data di riferimento. Per l&#8217;azionista che aderisce, il valore dell&#8217;offerta non dipende quindi dall&#8217;andamento successivo delle azioni ICOP o dalla capacit\u00e0 del mercato di assorbire un consistente pacchetto di titoli poco liquidi.<br \/>C&#8217;\u00e8 poi la copertura finanziaria dell&#8217;operazione. Webuild ha previsto un contratto di finanziamento destinato a sostenere l&#8217;esborso per l&#8217;acquisto di tutte le azioni Trevi e anche l&#8217;eventuale rifinanziamento del debito della societ\u00e0. L&#8217;offerta, inoltre, non pone condizioni legate al rifinanziamento del debito Trevi.<br \/>Ma la partita non \u00e8 soltanto finanziaria. Webuild presenta l&#8217;operazione come un progetto industriale destinato a inserire le competenze di Trevi nelle fondazioni speciali all&#8217;interno di una piattaforma globale delle grandi infrastrutture. Un gruppo che ha chiuso il 2025 con 13,6 miliardi di euro di ricavi e disponeva al 30 giugno 2026 di un portafoglio ordini di 54 miliardi.<br \/>Per Trevi significherebbe, secondo la proposta Webuild, l&#8217;accesso alla rete internazionale del gruppo, presente in 50 Paesi, con la possibilit\u00e0 di raggiungere nuove geografie, clienti e gare di dimensioni e complessit\u00e0 maggiori. L&#8217;operazione prevede inoltre il mantenimento dell&#8217;identit\u00e0 di Trevi, del centro direzionale in Italia e del patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali, lasciando alla societ\u00e0 la possibilit\u00e0 di continuare a operare sul mercato offrendo i propri servizi all&#8217;intero settore.<br \/>Non si partirebbe, inoltre, da zero. Webuild e Trevi collaborano gi\u00e0 da anni su alcuni grandi cantieri italiani e internazionali, dalla diga di Rogun in Tagikistan alla Linea C della metropolitana di Roma. L&#8217;integrazione, nella visione di Webuild, servirebbe dunque a trasformare una collaborazione gi\u00e0 esistente in un progetto industriale stabile.<br \/>Il punto centrale resta per\u00f2 quello economico. Da una parte, ICOP propone un concambio che pu\u00f2 offrire agli azionisti Trevi una partecipazione nel futuro gruppo integrato, ma li espone al valore di Borsa di ICOP, alla sua liquidit\u00e0, all&#8217;evoluzione del debito e alla capacit\u00e0 del piano industriale di centrare obiettivi di crescita ambiziosi. Dall&#8217;altra, Webuild propone 4,50 euro cash per azione, eliminando per chi aderisce l&#8217;esposizione all&#8217;andamento futuro del titolo e accompagnando il corrispettivo con una proposta industriale fondata sull&#8217;integrazione delle competenze di Trevi nella propria piattaforma globale.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; Foto ufficio stampa Webuild &#8211;<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Gli azionisti di Trevi, eccellenza italiana nell&#8217;ingegneria del sottosuolo e nelle fondazioni speciali sono al bivio. Da una parte c&#8217;\u00e8 ICOP che ha appena migliorato la propria proposta ma resta ancorata a uno scambio azionario. Dall&#8217;altra Webuild, che offre 4,50 euro in contanti per ogni azione Trevi. 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