{"id":275028,"date":"2026-09-25T21:09:38","date_gmt":"2026-09-25T19:09:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/25\/caro-materiali-i-ritardi-nei-rimborsi-frenano-le-grandi-opere\/"},"modified":"2026-09-25T21:09:38","modified_gmt":"2026-09-25T19:09:38","slug":"caro-materiali-i-ritardi-nei-rimborsi-frenano-le-grandi-opere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/25\/caro-materiali-i-ritardi-nei-rimborsi-frenano-le-grandi-opere\/","title":{"rendered":"Caro materiali, i ritardi nei rimborsi frenano le grandi opere"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Calcestruzzo, bitume, acciaio, energia: i rincari degli ultimi anni hanno colpito in modo trasversale le imprese italiane impegnate nelle grandi opere pubbliche, e i tempi con cui questi extra-costi vengono riconosciuti dalle stazioni appaltanti restano, in molti casi, un peso concreto sulla gestione dei cantieri. Le testimonianze raccolte oggi dal Sole 24 Ore &#8211; da Pizzarotti a Cmb, passando per i dati di ANCE &#8211; descrivono un problema strutturale: un deficit stimato in 3,8 miliardi di euro tra il 2024 e il 2025, a fronte di risorse pubbliche che coprono solo una parte di quella cifra. Il Ministero delle Infrastrutture stesso conferma l&#8217;entit\u00e0 del problema: per il biennio 2024-2025, a fronte di richieste pervenute dalle imprese per 2 miliardi di euro, il Mit dispone di soli 500 milioni &#8211; un divario di 1,5 miliardi di euro tra fabbisogno dichiarato e risorse effettivamente stanziate.<br \/>Il pagamento aggiuntivo per l&#8217;adeguamento dei costi, limitato per legge al 90% di ci\u00f2 che eccede una soglia minima di aumento, resta subordinato alla disponibilit\u00e0 di risorse della singola stazione appaltante, che spesso non le ha. Il risultato: la rinegoziazione non \u00e8 un meccanismo automatico, e ogni impresa deve tutelarsi con tempi che, secondo alcune testimonianze, arrivano fino a due anni.<br \/>Anche il sistema di calcolo degli indici ha visto una recente riforma: dal 27 aprile il meccanismo \u00e8 passato dai vecchi ristori agganciati ai prezzari regionali a un calcolo basato su indici Istat pi\u00f9 granulari, che tengono conto di pi\u00f9 componenti dell&#8217;attivit\u00e0 di cantiere. Ma anche gli operatori pi\u00f9 vicini a questi meccanismi segnalano che gli indici faticano a intercettare in modo puntuale l&#8217;andamento reale del mercato: un balzo del 10% nei prezzi delle materie prime si traduce, per effetto dei meccanismi di calcolo, in un ristoro di poco pi\u00f9 del 6% per l&#8217;impresa.<br \/>E&#8217; un nodo che nasce da contratti pluriennali, firmati su prezzi che il tempo e gli shock geopolitici &#8211; dalla guerra in Ucraina alle tensioni nell&#8217;area di Hormuz &#8211; hanno reso obsoleti, senza un meccanismo di aggiornamento rapido e certo. Non \u00e8 un problema isolato a un singolo committente pubblico: riguarda l&#8217;intero sistema degli appalti infrastrutturali. E rischia di aggravarsi nel 2026: terminato il regime transitorio di compensazione statale, la legge di Bilancio ha stabilito che siano ora le singole stazioni appaltanti a dover reperire le risorse necessarie per gli extra-costi, con il rischio concreto di dover definanziare altre opere pur di onorare gli impegni gi\u00e0 assunti.<br \/>E&#8217; quindi emersa l&#8217;esigenza di aprire un confronto permanente tra industria e Governo, capace di programmare le risorse pubbliche tenendo conto, fin dall&#8217;inizio, del costo reale delle opere nel tempo &#8211; non affrontando ogni volta l&#8217;emergenza quando ormai si \u00e8 gi\u00e0 creata. E&#8217; la condizione perch\u00e8 il settore possa continuare ad assumere, formare le persone e investire.<br \/>-foto Ipa Agency-<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Calcestruzzo, bitume, acciaio, energia: i rincari degli ultimi anni hanno colpito in modo trasversale le imprese italiane impegnate nelle grandi opere pubbliche, e i tempi con cui questi extra-costi vengono riconosciuti dalle stazioni appaltanti restano, in molti casi, un peso concreto sulla gestione dei cantieri. 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