{"id":274353,"date":"2026-09-17T14:09:41","date_gmt":"2026-09-17T12:09:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/17\/chirurgia-estetica-combinata-skerdi-faria-pianificazione-chiave-per-sicurezza\/"},"modified":"2026-09-17T14:09:41","modified_gmt":"2026-09-17T12:09:41","slug":"chirurgia-estetica-combinata-skerdi-faria-pianificazione-chiave-per-sicurezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/17\/chirurgia-estetica-combinata-skerdi-faria-pianificazione-chiave-per-sicurezza\/","title":{"rendered":"Chirurgia estetica combinata, Skerdi Faria \u201cPianificazione chiave per sicurezza\u201d"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Associare pi\u00f9 interventi di chirurgia estetica nella stessa seduta non significa automaticamente esporsi a un rischio eccessivo, ma richiede una valutazione pi\u00f9 attenta del paziente, della durata dell&#8217;operazione e del percorso post-operatorio. A sottolinearlo \u00e8 il dottor Skerdi Faria, specialista in Anestesia e Rianimazione, dottore di ricerca in Infezioni Ospedaliere e fondatore di KEIT Day Hospital.<br \/>&#8220;Cambia soprattutto il carico fisiologico complessivo che chiediamo al paziente di affrontare. Tre procedure non devono essere considerate semplicemente come tre interventi messi uno accanto all&#8217;altro. Dal punto di vista anestesiologico diventano un unico evento pi\u00f9 complesso, che pu\u00f2 significare maggiore durata operatoria, trauma tissutale pi\u00f9 esteso, variazioni pi\u00f9 importanti dei fluidi, maggiori perdite ematiche, risposta infiammatoria, dolore e una mobilizzazione post-operatoria potenzialmente pi\u00f9 difficile. Questo non significa che associare pi\u00f9 procedure sia di per s\u00e8 scorretto o pericoloso. La chirurgia combinata viene eseguita regolarmente e pu\u00f2 avere un buon profilo di sicurezza nei pazienti correttamente selezionati. La domanda che dobbiamo porci non \u00e8 semplicemente: &#8220;Possiamo eseguire questi interventi insieme?&#8221;. E&#8217;: &#8220;E&#8217; appropriato farlo in questa specifica paziente, con questo profilo clinico e con questo tempo operatorio previsto?&#8221;.<br \/>Un elemento centrale \u00e8 proprio la durata dell&#8217;intervento. &#8220;Molto. La durata non \u00e8 soltanto un problema organizzativo: \u00e8 un parametro clinico. Uno studio su oltre 1.700 procedure di chirurgia plastica ha osservato che ogni ora aggiuntiva di intervento era associata a circa un 21% di incremento delle odds di morbilit\u00e0. Questo &#8211; afferma &#8211; non significa che dopo un determinato numero di ore un intervento diventi improvvisamente pericoloso. Significa che pi\u00f9 il tempo operatorio aumenta, pi\u00f9 dobbiamo considerare esposizione anestesiologica, gestione dei fluidi, temperatura, perdite ematiche, immobilit\u00e0, rischio trombotico e recupero. Per questo l&#8217;anestesista deve partecipare alla programmazione dell&#8217;intervento, non entrare nella decisione soltanto quando il paziente \u00e8 gi\u00e0 in sala&#8221;.<br \/>Tra gli aspetti da valutare c&#8217;\u00e8 il rischio tromboembolico. Per Skerdi Faria la prevenzione comincia prima ancora dell&#8217;intervento: &#8220;Il primo strumento non \u00e8 un farmaco o una macchina: \u00e8 la stratificazione del rischio. Dobbiamo valutare et\u00e0, BMI, precedenti trombotici, familiarit\u00e0, fumo, terapie ormonali, comorbidit\u00e0, durata e tipo di intervento e capacit\u00e0 di mobilizzazione. Possiamo utilizzare strumenti di valutazione riconosciuti, integrandoli sempre con il giudizio clinico&#8221;.<br \/>Alle misure di prevenzione si aggiungono, a seconda delle caratteristiche del paziente, calze elastiche a compressione graduata, compressione pneumatica intermittente, mobilizzazione precoce e, quando indicata, profilassi farmacologica anticoagulante. Non esiste per\u00f2 un protocollo identico per tutti: il bilanciamento tra rischio trombotico e rischio emorragico deve essere individualizzato.<br \/>Altro capitolo fondamentale \u00e8 quello delle infezioni. &#8220;Le linee guida internazionali parlano di un insieme di misure. Preparazione corretta del paziente e della cute, antisepsi chirurgica, sterilit\u00e0 dell&#8217;ambiente e degli strumenti, corretta igiene delle mani, profilassi antibiotica quando indicata e somministrata con il timing appropriato, mantenimento della normotermia e controllo delle condizioni metaboliche del paziente. A questo &#8211; sottolinea Skerdi Faria &#8211; aggiungerei la sorveglianza post-operatoria. Febbre, brividi, tachicardia persistente, ipotensione, dolore che aumenta invece di migliorare, arrossamento progressivo, secrezione anomala o un peggioramento generale devono essere valutati. La sepsi si combatte anche attraverso il riconoscimento precoce&#8221;.<br \/>La sicurezza, infatti, non termina con l&#8217;uscita dalla struttura. &#8220;Una dimissione significa che in quel momento determinati criteri clinici sono stati soddisfatti. Non significa che il rischio chirurgico sia scomparso. La domanda corretta \u00e8: quali criteri sono stati utilizzati per la dimissione e quale sistema di assistenza \u00e8 stato previsto dopo. La sicurezza continua a casa. Il paziente deve sapere quali sintomi aspettarsi, quali invece sono anomali, chi contattare e dove recarsi in caso di peggioramento&#8221;.<br \/>Tra i segnali che richiedono particolare attenzione, Skerdi Faria indica: &#8220;Dispnea improvvisa, dolore toracico, perdita di coscienza, tachicardia persistente, sanguinamento importante, febbre elevata o brividi, confusione, alterazioni neurologiche, dolore addominale molto intenso o sproporzionato, rapido aumento del gonfiore o un deterioramento improvviso delle condizioni generali. Non significa che ognuno di questi sintomi corrisponda necessariamente a una complicanza grave. Significa che non \u00e8 il momento di aspettare e vedere se passa&#8221;.<br \/>La pianificazione resta quindi il punto di partenza. &#8220;Il nostro approccio parte dalla selezione del paziente e dalla pianificazione. Prima di decidere se associare pi\u00f9 procedure valutiamo anamnesi, BMI, esami, fattori cardiovascolari e respiratori, rischio tromboembolico, terapie, durata prevista dell&#8217;intervento, entit\u00e0 della liposuzione e recupero post-operatorio atteso. Se riteniamo che associare tutto aumenti il rischio oltre ci\u00f2 che consideriamo appropriato, il programma viene modificato o suddiviso&#8221;.<br \/>Per Skerdi Faria il punto \u00e8 costruire un sistema capace non solo di prevenire, ma anche di riconoscere rapidamente un problema: &#8220;Per me quello rappresenta il vero concetto di sicurezza: essere preparati anche davanti all&#8217;evento raro. Una complicanza identificata precocemente pu\u00f2 avere un&#8217;evoluzione completamente diversa dalla stessa complicanza riconosciuta troppo tardi&#8221;.<br \/>Un tema che assume particolare rilievo nell&#8217;epoca dei social, dove la chirurgia estetica rischia di essere rappresentata soprattutto attraverso il risultato finale. &#8220;Confondere la normalizzazione con la banalizzazione. E&#8217; positivo che un paziente possa informarsi e vedere risultati. Ma sui social vediamo soprattutto il &#8220;prima e dopo&#8221;. Vediamo molto meno la valutazione anestesiologica, la durata dell&#8217;intervento, i dispositivi di prevenzione, il controllo dell&#8217;emostasi, la sterilit\u00e0, il recupero e il follow-up. L&#8217;organismo non sa che l&#8217;intervento \u00e8 estetico. Per il corpo resta chirurgia. Ed \u00e8 questa consapevolezza che deve guidare sia la comunicazione del medico sia la decisione del paziente&#8221;, conclude il fondatore di KEIT Day Hospital.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; foto KEIT Day Hospital &#8211;<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Associare pi\u00f9 interventi di chirurgia estetica nella stessa seduta non significa automaticamente esporsi a un rischio eccessivo, ma richiede una valutazione pi\u00f9 attenta del paziente, della durata dell&#8217;operazione e del percorso post-operatorio. 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