{"id":274261,"date":"2026-09-16T12:09:39","date_gmt":"2026-09-16T10:09:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/16\/consob-via-libera-a-webuild-per-lopa-su-trevi\/"},"modified":"2026-09-16T12:09:39","modified_gmt":"2026-09-16T10:09:39","slug":"consob-via-libera-a-webuild-per-lopa-su-trevi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/16\/consob-via-libera-a-webuild-per-lopa-su-trevi\/","title":{"rendered":"Consob, via libera a Webuild per l\u2019OPA su Trevi"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; La partita per il controllo di Trevi &#8211; Finanziaria Industriale, gioiello italiano dell&#8217;ingegneria del sottosuolo, subisce un&#8217;accelerazione decisiva. La Consob ha dato il via libera definitivo al prospetto informativo dell&#8217;Offerta pubblica di acquisto (OPA) volontaria e totalitaria promossa da Webuild. La proposta del big delle grandi opere guidato da Pietro Salini pone sul tavolo un argomento pesantissimo: il denaro contante. L&#8217;offerta prevede un corrispettivo interamente in cash di 4,50 euro per azione, valorizzando l&#8217;intera operazione circa 295 milioni di euro. Webuild ha confermato in una nota ufficiale che il documento d&#8217;offerta sar\u00e0 pubblicato nei termini e con le modalit\u00e0 previste dalla legge. La mossa della Commissione di vigilanza arriva in un momento cruciale, nel secondo giorno dall&#8217;apertura ufficiale dell&#8217;Offerta pubblica di scambio (Ops) concorrente lanciata da ICOP, l&#8217;azienda friulana della famiglia Petrucco che si \u00e8 mossa per prima\u00a0 per creare un polo integrato delle fondazioni. Una sovrapposizione temporale che riaccende i riflettori sul durissimo scontro di governance consumatosi nei giorni scorsi. Il Consiglio di Amministrazione di Trevi ha infatti respinto all&#8217;unanimit\u00e0 l&#8217;approccio di ICOP, bollando la proposta come non conveniente e priva di congruenza finanziaria.<br \/>Nel proprio parere, il board di Trevi ha smontato\u00a0 l&#8217;impianto industriale dell&#8217;OPS di ICOP.<br \/>In primo luogo, la dirigenza ha\u00a0 sollevato forti dubbi sulla consistenza economica e sulla reale fattibilit\u00e0 delle sinergie operative, commerciali e finanziarie annunciate dall&#8217;offerente.<br \/>Secondo i vertici di Trevi, i benefici indicati da ICOP non deriverebbero da un reale valore incrementale portato dalla societ\u00e0 friulana, bens\u00ec dallo sfruttamento della piattaforma internazionale, della rete clienti e del know-how tecnico gi\u00e0 consolidati da Trevi. Ma \u00e8 sul fronte puramente finanziario che si concentra la critica pi\u00f9 severa del CdA. La struttura dell&#8217;offerta di &#8216;OPS prevede esclusivamente uno scambio azionario (0,133 azioni ICOP per ogni titolo Trevi) senza alcuna componente in contante.<br \/>Un&#8217;assenza che scarica l&#8217;intero rischio dell&#8217;operazione sulle spalle degli azionisti Trevi. Questi ultimi si troverebbero in portafoglio titoli caratterizzati storicamente da un flottante ridotto e da una minore liquidit\u00e0 sul mercato, rimanendo al contempo esposti alle incertezze del piano industriale di ICOP e al conseguente aumento dell&#8217;indebitamento finanziario del nuovo aggregato. Pesano anche le condizioni di efficacia poste da ICOP, formulate, secondo gli amministratori di Trevi,\u00a0 nell&#8217;interesse esclusivo del compratore e liberamente rinunciabili, introducendo un elemento di profonda incertezza sul perimetro finale della transazione.<br \/>A questo si aggiunge lo\u00a0 spettro delle clausole di change of control: il cambio di controllo potrebbe far scattare l&#8217;obbligo di rimborso anticipato di un pacchetto di finanziamenti bancari da ben 180 milioni di euro in capo a Trevi, un onere che finirebbe per gravare sulla societ\u00e0 e, pro quota, sugli stessi azionisti che hanno aderito allo scambio. Anche sul piano dell&#8217;assetto proprietario e della governance lo scenario prospettato da ICOP viene giudicato penalizzante. Gli azionisti di Trevi vedrebbero svanire lo status di societ\u00e0 a capitale diffuso per scivolare in una posizione di minoranza all&#8217;interno di una galassia controllata di diritto dalla famiglia Petrucco tramite la holding Cifre. Il tutto regolato da uno statuto blindato da deroghe sull&#8217;OPA da consolidamento e dal meccanismo del voto maggiorato. Infine, l&#8217;allarme industriale e fiscale: i vertici di Trevi hanno segnalato la totale mancanza di impegni vincolanti da parte di ICOP sui livelli occupazionali e sulla tutela delle sedi estere &#8211; mercato che genera l&#8217;80% del fatturato del gruppo &#8211; unita all&#8217;intenzione di ICOP di valutare opzioni strategiche sulla controllata Soilmec. Una separazione di quest&#8217;ultima priverebbe Trevi della propria storica integrazione tecnologica. Sullo sfondo restano le imposte: lo scambio azionario obbligherebbe i soci a pagare le tasse sulle plusvalenze attingendo ai propri risparmi, data l&#8217;assenza di un conguaglio monetario nell&#8217;offerta di ICOP.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; foto Webuild &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; La partita per il controllo di Trevi &#8211; Finanziaria Industriale, gioiello italiano dell&#8217;ingegneria del sottosuolo, subisce un&#8217;accelerazione decisiva. La Consob ha dato il via libera definitivo al prospetto informativo dell&#8217;Offerta pubblica di acquisto (OPA) volontaria e totalitaria promossa da Webuild. 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