{"id":273599,"date":"2026-09-06T12:19:41","date_gmt":"2026-09-06T10:19:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/06\/schifani-la-critica-non-puo-sconfinare-in-delegittimazione-personale-vado-avanti-per-la-sicilia\/"},"modified":"2026-09-06T12:19:41","modified_gmt":"2026-09-06T10:19:41","slug":"schifani-la-critica-non-puo-sconfinare-in-delegittimazione-personale-vado-avanti-per-la-sicilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/06\/schifani-la-critica-non-puo-sconfinare-in-delegittimazione-personale-vado-avanti-per-la-sicilia\/","title":{"rendered":"Schifani \u201cLa critica non pu\u00f2 sconfinare in delegittimazione personale. Vado avanti per la Sicilia\u201d"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>PALERMO (ITALPRESS) \u2013<em> \u201cLe opposizioni hanno il diritto e il dovere di controllare chi governa, ma troppo spesso il confronto ha superato il terreno della critica politica per trasformarsi in attacco personale, talvolta anche con toni che poco hanno a che vedere con la normale dialettica istituzionale. Nella mia esperienza nazionale ho conosciuto una politica nella quale, pur tra differenze e conflitti, il confronto riusciva pi\u00f9 spesso a mantenere chiara la distinzione tra critica politica e delegittimazione personale, mentre in Sicilia, in alcuni momenti, questo confine \u00e8 stato superato\u201d<\/em>. Lo scrive, in una lettera a <strong><em>LiveSicilia,<\/em><\/strong> il presidente della Regione Siciliana Renato <strong>Schifani<\/strong> che aggiunge: <em>\u201cNon \u00e8 una lamentela e non modifica di un millimetro la mia determinazione, perch\u00e9 governare significa anche assumersi la responsabilit\u00e0 delle decisioni quando sono difficili e continuare ad andare avanti quando sarebbe pi\u00f9 comodo fermarsi, ed \u00e8 esattamente quello che continueremo a fare.m\u2019\u00e8 anche una ragione personale che sento il dovere di dire con chiarezza. Quando mi \u00e8 stato chiesto di assumere la guida della Regione non ho accettato per costruire una carriera politica o per aggiungere un\u2019altra tappa a un percorso personale, perch\u00e9 nella mia vita pubblica ho gi\u00e0 avuto responsabilit\u00e0 e ruoli importanti. Ho accettato per un motivo molto pi\u00f9 semplice e, per me, molto pi\u00f9 forte: la passione per la mia terra e il desiderio di restituirle almeno una parte di ci\u00f2 che mi ha dato\u201d.<\/em><div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>Schifani spera di lasciarsi alle spalle la Sicilia <em>\u201crassegnata ai ritardi, alle emergenze permanenti e all\u2019idea che partire sia l\u2019unico destino possibile, mentre quella per cui lavoro \u00e8 una Sicilia consapevole delle proprie possibilit\u00e0, capace di trasformare la sua posizione geografica, il suo patrimonio, le sue competenze e il talento dei suoi cittadini in sviluppo\u201d.<\/em><br \/><em>Ai giovani \u201cdico di non considerare perduta in partenza la possibilit\u00e0 di costruire qui il proprio futuro, a chi governa insieme a me chiedo di avere sempre il coraggio di difendere il lavoro svolto e ancora maggiore determinazione nell\u2019accelerare, e alla Sicilia chiedo di non accettare pi\u00f9 il racconto secondo cui nulla pu\u00f2 cambiare\u201d<\/em>. Per il presidente della Regione <em>\u201cla Sicilia non ha bisogno di promesse pi\u00f9 grandi, ma di una fiducia costruita giorno dopo giorno con i fatti. \u00c8 questa la responsabilit\u00e0 che sento e che continuer\u00f2 ad assumermi fino in fondo, con la determinazione di chi sa quanto questa terra abbia atteso e con la convinzione che il suo futuro possa finalmente essere all\u2019altezza della sua storia\u201d.<\/em><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p><em>\u201cAvere rimesso ordine nei conti ci ha consentito di tornare a sostenere concretamente sviluppo e occupazione e oggi i dati sull\u2019economia e sul lavoro raccontano una Sicilia che cresce pi\u00f9 della media nazionale\u201d.<\/em> Schifani sottolinea come<em> \u201cil risanamento dei conti regionali sia forse la parte meno visibile dell\u2019azione di governo, ma \u00e8 quella che rende possibile tutto il resto. Il confronto con lo Stato, il riequilibrio del bilancio e il miglioramento del rating della Sicilia hanno restituito alla Regione una capacit\u00e0 di programmazione che per troppo tempo era stata compromessa e che oggi consente di investire, assumere, progettare e sostenere lo sviluppo senza scaricare sulle generazioni future il costo delle decisioni di oggi\u201d. <\/em>Questo <em>\u201cnon significa che il divario sia gi\u00e0 stato colmato, ma significa certamente che una tendenza che sembrava immutabile ha cominciato a cambiare, ed \u00e8 questo, a mio giudizio, il dato politico pi\u00f9 importante\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Schifani ricorda che <em>\u201ctra il 2012 e il 2017 la Sicilia ha accumulato circa sette miliardi di euro di disavanzo, con conseguenze che hanno condizionato per anni le possibilit\u00e0 di azione della Regione. Non \u00e8 una polemica, \u00e8 un dato storico, ed \u00e8 per questo che sorprende vedere alcuni protagonisti di quella stagione impartire oggi lezioni di buona amministrazione come se tutto ci\u00f2 non fosse mai accaduto. Il confronto politico \u00e8 legittimo, ma cancellare la storia per convenienza lo \u00e8 molto meno\u201d. <\/em>Nel triennio, aggiunge Schifani,<em> \u201cabbiamo destinato seicento milioni di euro agli incentivi per le assunzioni stabili, scegliendo di sostenere le imprese che investono e creano occupazione vera, perch\u00e9 la dignit\u00e0 di una persona non pu\u00f2 essere affidata permanentemente a un sussidio ma alla possibilit\u00e0 di costruire il proprio futuro attraverso il lavoro\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cLa questione dell\u2019acqua dimostra quanto sia importante passare dalla logica dell\u2019emergenza a quella della programmazione\u201d<\/em>. Schifani ricorda la siccit\u00e0 del 2024 ch<em>e \u201cha colpito duramente la Sicilia, con una disponibilit\u00e0 di acqua potabile diminuita del 30 per cento e territori nei quali la riduzione aveva raggiunto il 90 per cento, coinvolgendo complessivamente 2,8 milioni di siciliani. La risposta della Regione \u00e8 stata concreta. Tra aprile 2024 e giugno 2026 abbiamo mobilitato 120 milioni di risorse regionali, 48 milioni nazionali e altri 110 milioni destinati ai dissalatori e, attraverso interventi su pozzi, reti e dissalazione, abbiamo recuperato 2.300 litri d\u2019acqua al secondo. La disponibilit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 cresciuta del 33 per cento e raggiunger\u00e0 il 66 per cento al completamento degli interventi, mentre Gela, Trapani e Porto Empedocle rappresentano non soltanto una risposta alla stagione della siccit\u00e0, ma tasselli di una nuova politica dell\u2019acqua che deve rendere la Sicilia progressivamente meno vulnerabile alle emergenze climatiche\u201d<\/em>. Lo stesso principio vale per i rifiuti, <em>\u201cun settore nel quale per troppo tempo la Sicilia ha vissuto di discariche, proroghe e trasferimenti fuori dall\u2019Isola, pagando costi economici e ambientali elevatissimi. Abbiamo deciso di interrompere questa spirale attraverso il Piano regionale, l\u2019aumento del recupero di materia e la realizzazione dei termovalorizzatori di Palermo e Catania, costruendo finalmente un percorso che punta all\u2019autosufficienza. I termovalorizzatori, inoltre, non rappresentano soltanto uno strumento per chiudere il ciclo dei rifiuti, ma consentono di trasformare ci\u00f2 che oggi costituisce un costo in una risorsa, producendo energia attraverso il trattamento stesso dei rifiuti e senza dover acquistare la materia prima che la genera\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u2013 foto IPA Agency \u2013<\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PALERMO (ITALPRESS) \u2013 \u201cLe opposizioni hanno il diritto e il dovere di controllare chi governa, ma troppo spesso il confronto ha superato il terreno della critica politica per trasformarsi in attacco personale, talvolta anche con toni che poco hanno a che vedere con la normale dialettica istituzionale. 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