{"id":273556,"date":"2026-09-05T13:09:33","date_gmt":"2026-09-05T11:09:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/05\/trasporto-marittimo-report-teha-edison-36-mld-per-ridurre-emissioni-del-54\/"},"modified":"2026-09-05T13:09:33","modified_gmt":"2026-09-05T11:09:33","slug":"trasporto-marittimo-report-teha-edison-36-mld-per-ridurre-emissioni-del-54","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/09\/05\/trasporto-marittimo-report-teha-edison-36-mld-per-ridurre-emissioni-del-54\/","title":{"rendered":"Trasporto marittimo, report Teha-Edison: 36 mld per ridurre emissioni del 54%"},"content":{"rendered":"<div>CERNOBBIO (COMO) (ITALPRESS) &#8211; La decarbonizzazione del trasporto marittimo sta modificando gli equilibri economici e competitivi del settore, attribuendo ai porti un ruolo sempre pi\u00f9 centrale come snodi energetici e industriali. Regolazione, costo della CO2, disponibilit\u00e0 di infrastrutture e volatilit\u00e0 dei combustibili tradizionali stanno accelerando una trasformazione che richieder\u00e0 l&#8217;evoluzione coordinata di porti, filiere energetiche e flotte.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>E&#8217; quanto emerge dal Rapporto Strategico &#8220;Decarbonizzare il mare, rafforzare l&#8217;Italia: trasporto marittimo, vettori energetici e porti, nuova competitivit\u00e0 nel Mediterraneo&#8221;, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Edison e NextChem, la business unit tecnologica di MAIRE, specializzata nello sviluppo e nell&#8217;implementazione di soluzioni tecnologiche per l&#8217;evoluzione dell&#8217;industria dell&#8217;energia. Lo studio mostra come la transizione del trasporto marittimo seguir\u00e0 una traiettoria graduale e multi-fuel. Nello scenario &#8216;Industry driven&#8217; elaborato da TEHA, costruito sulla base degli attuali segnali di evoluzione industriale e utilizzando gli ordinativi navali come indicatore delle scelte di investimento degli armatori, i fuel alternativi raggiungono il 65,5% del mix energetico al 2050, trainati dai biofuel (50,7%), mentre i combustibili fossili mantengono una quota del 34,5%, rilevante con un ruolo ancora rilevante del GNL. Questa evoluzione consentirebbe una riduzione delle emissioni del 54% al 2050 e richiederebbe 36 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture portuali e filiere energetiche e industriali a monte, in grado di attivare 105 miliardi di euro di valore della produzione e generare 45 miliardi di euro di Valore Aggiunto.<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p>Questi i risultati dell&#8217;analisi che verr\u00e0 discussa domani nei lavori a porte chiuse della 52ma edizione del Forum di Cernobbio.<\/p>\n<p>\u00abLe evidenze di questo Studio confermano la rilevanza della decarbonizzazione dei trasporti, in particolare di quello marittimo, e il ruolo dei porti come leva di sviluppo e competitivit\u00e0 per il Paese\u00bb, commenta Fabrizio Mattana, Executive Vice President Gas Assets di Edison. \u00abEdison \u00e8 impegnata in questa sfida che richiede una visione di lungo periodo e ha la capacit\u00e0 di offrire soluzioni energetiche in grado di accompagnare tutte le fasi della transizione, grazie al proprio posizionamento integrato nella filiera del GNL e dello Small Scale LNG e all&#8217;impegno verso soluzioni innovative come idrogeno e biometanolo. La possibilit\u00e0 di utilizzare tecnologie e combustibili gi\u00e0 disponibili o progressivamente scalabili, come GNL e bio-GNL, rappresenta l&#8217;opportunit\u00e0 concreta per accelerare fin da subito la transizione del settore, accompagnandolo verso l&#8217;obiettivo net zero e, al tempo stesso, per consolidare le filiere industriali italiane rafforzando la competitivit\u00e0 dei nostri porti nel Mediterraneo.\u00bb<\/p>\n<p>&#8220;La decarbonizzazione del trasporto marittimo \u00e8 una delle sfide pi\u00f9 complesse della transizione energetica, perch\u00e8 richiede di coniugare sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilit\u00e0 e competitivit\u00e0 su scala globale. Non esiste una tecnologia unica in grado di risolvere questa sfida: serve un ecosistema diversificato di vettori energetici a basse emissioni, in cui il metanolo si sta affermando come una delle soluzioni pi\u00f9 concrete e scalabili. Come MAIRE e Nextchem, stiamo trasformando questa visione in progetti industriali reali, dalla produzione sostenibile del metanolo alle sue applicazioni nella propulsione navale, insieme a partner industriali di primo pian\u00f2, ha commentato Giovanni Sale, Senior Vice President, Energy Transition Strategy di Nextchem.<\/p>\n<p>\u00abLa transizione del trasporto marittimo non \u00e8 pi\u00f9 un&#8217;ipotesi, ma un processo gi\u00e0 avviato: i fuel alternativi rappresentano oggi il 51% del tonnellaggio navale ordinato a livello globale. La lunga vita utile delle navi rende per\u00f2 questo percorso necessariamente graduale e multi-fuel, e proprio per questo richiede una visione industriale di lungo periodo\u00bb, ha commentato Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Board Member di TEHA. \u00abPer l&#8217;Italia si tratta di una sfida di competitivit\u00e0, ma soprattutto di un&#8217;opportunit\u00e0 concreta e misurabile: lo scenario TEHA indica che 36 miliardi di euro di investimenti al 2050 possono ridurre le emissioni del 54%, attivare 105 miliardi di euro di valore della produzione e generare 45 miliardi di euro di Valore Aggiunto, oltre la met\u00e0 del quale nel Mezzogiorno. E&#8217; il segno che decarbonizzazione e crescita industriale possono muoversi nella stessa direzione. La vera posta in gioco \u00e8 questa: trasformare la decarbonizzazione del mare in una leva di politica industriale. Non farlo significherebbe rinunciare a circa 80 miliardi di euro di Valore Aggiunto e, con essi, alla centralit\u00e0 dell&#8217;Italia nel Mediterraneo.\u00bb<\/p>\n<p>La transizione energetica sta modificando gli equilibri del trasporto marittimo e il ruolo dei porti, sempre pi\u00f9 chiamati a integrare alla funzione logistica una funzione energetica e industriale. La capacit\u00e0 di offrire infrastrutture e fuel alternativi a condizioni competitive diventa cos\u00ec un fattore determinante per attrarre e preservare i traffici.<\/p>\n<p>L&#8217;evoluzione del trasporto marittimo \u00e8 oggi guidata da quattro driver strettamente collegati: quadro normativo, costi operativi, readiness infrastrutturale e volatilit\u00e0 dei prezzi dei fuel tradizionali. La sfida \u00e8 rilevante: il trasporto marittimo rappresenta circa il 14% delle emissioni del settore dei trasporti nell&#8217;UE-27 e il 7% in Italia, mentre oltre il 95% della flotta europea e italiana utilizza ancora fuel convenzionali. A livello internazionale, l&#8217;IMO ha fissato l&#8217;obiettivo delle emissioni nette pari a zero entro il 2050, mentre nell&#8217;Unione Europea FuelEU Maritime e l&#8217;inclusione del settore nell&#8217;EU ETS stanno progressivamente rafforzando la spinta alla decarbonizzazione.<\/p>\n<p>In questo scenario, i porti diventano lo snodo centrale della transizione, chiamati a ridurre l&#8217;impatto ambientale delle proprie attivit\u00e0 e, allo stesso tempo, a mettere a disposizione delle flotte energia, infrastrutture di bunkeraggio e servizi adeguati. La decarbonizzazione \u00e8 infatti il driver degli investimenti nella transizione energetica dei porti europei che ha registrato la maggiore crescita di rilevanza tra il 2018 e il 2023 (+41 p.p.), accompagnando l&#8217;evoluzione dei porti da piattaforme logistiche a nodi energetico-industriali del sistema marittimo.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia parte da fondamentali marittimi distintivi: nel 2024 \u00e8 al 1\u00b0 posto nell&#8217;UE e al 2\u00b0 nel Mediterraneo per tonnellate movimentate nel trasporto a corto raggio, ed \u00e8 inoltre prima in Europa per passeggeri trasportati tramite traghetti, con 42,1 milioni di persone. Questi fondamentali si inseriscono tuttavia in uno scenario di crescente competizione tra gli hub del Mediterraneo. La capacit\u00e0 di offrire infrastrutture energetiche, fuel alternativi e servizi di bunkeraggio a condizioni competitive sar\u00e0 sempre pi\u00f9 determinante per attrarre e preservare i traffici. Per l&#8217;Italia, accelerare la trasformazione energetica dei porti diventa quindi una leva per rafforzare il proprio posizionamento nel Mediterraneo e valorizzare le filiere industriali nazionali.<\/p>\n<p>Nello scenario \u00abIndustry driven\u00bb elaborato da TEHA sulla base degli attuali segnali di evoluzione industriale, al 2050 i fuel alternativi raggiungono il 65,5% del mix energetico, trainati dai biofuel, mentre i combustibili fossili mantengono una quota del 34,5%, con un ruolo ancora rilevante ricoperto dal GNL. Questa traiettoria consentirebbe di ridurre le emissioni del trasporto marittimo del 54% al 2050, pur a fronte di consumi energetici complessivi attesi in aumento.<\/p>\n<p>Per accompagnare la transizione sono necessari investimenti coordinati nelle infrastrutture portuali e nelle filiere energetiche e industriali a monte. Nello scenario \u00abIndustry driven\u00bb, il fabbisogno cumulato al 2050 \u00e8 stimato in 36 miliardi di euro, comprendendo lo sviluppo delle infrastrutture di stoccaggio e bunkeraggio, delle unit\u00e0 per il rifornimento ship-to-ship e per l&#8217;elettrificazione delle banchine, oltre alla capacit\u00e0 produttiva nazionale dei fuel alternativi.<\/p>\n<p>L&#8217;impatto economico supera significativamente il valore dell&#8217;investimento iniziale: i 36 miliardi di euro possono attivare 105 miliardi di euro di valore della produzione e generare 45 miliardi di euro di Valore Aggiunto, pari a 1,24 volte l&#8217;investimento. Le ricadute interessano l&#8217;intero territorio nazionale, con il Sud e le Isole che intercetterebbe il 51,4% del Valore Aggiunto generato dagli investimenti nel bunkeraggio, valorizzando la posizione degli scali meridionali lungo le principali direttrici mediterranee.<\/p>\n<p>A questi benefici industriali si aggiungono quelli ambientali. In assenza di ulteriori investimenti, il costo sociale cumulato delle emissioni raggiungerebbe circa 51,7 miliardi di Euro nel periodo 2026-2050, contro i 40 miliardi dello scenario \u00abIndustry driven\u00bb: il mancato adeguamento determinerebbe quindi circa 11,7 miliardi di Euro di costi sociali aggiuntivi per il sistema-Paese.<\/p>\n<p>La transizione energetica del settore richiede una visione programmatica e industriale di lungo periodo capace di integrare infrastrutture portuali, sviluppo delle filiere energetiche, evoluzione delle flotte e capacit\u00e0 industriale nazionale. Per rafforzare leadership, competitivit\u00e0 e attrattivit\u00e0 del sistema portuale italiano, lo Studio propone una roadmap fondata su cinque principi di indirizzo interconnessi: la crescita della domanda, una governance strutturata, la riduzione del costo totale del bunkeraggio, il reinvestimento dei proventi ETS a sostegno del settore e lo sviluppo di una filiera nazionale dei combustibili alternativi.<\/p>\n<p>Senza gli investimenti necessari, l&#8217;Italia rischia di perdere circa 80 miliardi di euro di Valore Aggiunto al 2050. A determinare questo impatto sarebbero, da un lato, il rischio competitivo, con perdita di margini e traffici e un ritardo nel percorso di decarbonizzazione; dall&#8217;altro, il costo opportunit\u00e0 del mancato investimento, legato alla mancata attivazione delle ricadute economiche dirette, indirette e indotte lungo l&#8217;intera catena del valore e dei benefici associati a un sistema portuale pi\u00f9 competitivo.<\/p>\n<p>fonte foto: ufficio stampa Edison<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CERNOBBIO (COMO) (ITALPRESS) &#8211; La decarbonizzazione del trasporto marittimo sta modificando gli equilibri economici e competitivi del settore, attribuendo ai porti un ruolo sempre pi\u00f9 centrale come snodi energetici e industriali. 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