{"id":272877,"date":"2026-08-23T22:08:55","date_gmt":"2026-08-23T20:08:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/08\/23\/luso-degli-smartphone-tra-limiti-e-liberta-dibattito-al-meeting-di-rimini\/"},"modified":"2026-08-23T22:08:55","modified_gmt":"2026-08-23T20:08:55","slug":"luso-degli-smartphone-tra-limiti-e-liberta-dibattito-al-meeting-di-rimini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/08\/23\/luso-degli-smartphone-tra-limiti-e-liberta-dibattito-al-meeting-di-rimini\/","title":{"rendered":"L\u2019uso degli smartphone tra limiti e libert\u00e0, dibattito al Meeting di Rimini"},"content":{"rendered":"<div>RIMINI (ITALPRESS) &#8211; I danni prodotti dall&#8217;uso precoce e incontrollato degli strumenti digitali sono ormai al centro della ricerca scientifica, dell&#8217;iniziativa legislativa e delle preoccupazioni delle famiglie. Ma il limite non \u00e8 necessariamente il contrario della libert\u00e0: pu\u00f2 offrire a bambini, adolescenti e genitori la possibilit\u00e0 di scegliere quando e come entrare negli ambienti digitali, senza subire da soli la pressione sociale e commer-ciale delle piattaforme. E&#8217; la prospettiva emersa dall&#8217;incontro &#8216;Smartphone: limitare per liberare?&#8217;, trasmesso in differita sui canali digitali di IlSussidiario Tv. Sono intervenuti Antonio Affinita, direttore generale del MOIGE; Stefania Garassini, docente di Content Management e Digital Journalism all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Patti Digitali e autrice del volume Smartphone; Giada Ragone, professoressa di Diritto costituzionale e pubblico all&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano. Ha introdotto Lorenza Violini, professoressa di Diritto costituzionale nella stessa universit\u00e0. Il dialogo ha richiamato le responsabilit\u00e0 di adulti, scuole, legislatore e piattaforme nella tutela dei minori. La conclusione condivisa \u00e8 che nessuna misura isolata \u00e8 sufficiente: servono limiti praticabili, gradualit\u00e0, formazione e alleanze che impediscano alle famiglie di affrontare da sole una trasformazione tanto rapida.<br \/>Stefania Garassini ha aperto il confronto richiamando il processo in corso a Oakland contro Meta, accusata di aver continuato a proporre i propri prodotti pur conoscendone rischi e danni. Uno di loro ha dichiarato di essere stato &#8216;la cavia inconsapevole di un enorme esperimento social\u00e8 nel quale l&#8217;infanzia era stata ridotta a tempo di visione venduto agli inserzionisti: &#8216;Per questa azienda noi non eravamo bambini, eravamo dat\u00ec. Per Garassini questa testimonianza mostra perch\u00e8 contrapporre divieto e libert\u00e0 rischia di essere fuorviante. Un adolescente oggi non \u00e8 realmente libero di non essere sui social: la vita dei coetanei si svolge anche l\u00ec e l&#8217;assenza alimenta la paura di essere escluso. Eppure quei mondi sono vissuti come difficili. In un sondaggio del New York Times, il 47 per cento dei teenager si \u00e8 detto favorevole alla chiusura di TikTok. Il limite d&#8217;et\u00e0 pu\u00f2 quindi consentire di uscire insieme dalla pressione, non perch\u00e8 ogni social sia cattivo, ma per decidere quando e come utilizzarlo. Like, visualizzazioni e follower collegano il giudizio sociale all&#8217;autostima e la gestione del tempo pu\u00f2 scivolare nella dipendenza. &#8216;C&#8217;\u00e8 bisogno di un limite proprio per riscoprire la libert\u00e0&#8217;, ha sintetizzato Garassini, indicando nella gradualit\u00e0 il criterio per avvicinarsi allo smartphone quando si possiedono strumenti pi\u00f9 maturi di consapevolezza e scelta.<br \/>Le ricerche raccolte dalla Societ\u00e0 Italiana di Pediatria confermano, secondo Garassini, diversi effetti nega-tivi dell&#8217;esposizione precoce agli schermi. Sul linguaggio, guardare uno schermo al posto di un adulto che parla riduce le occasioni di imparare parole nuove: il bambino apprende dalla persona che si rivolge a lui. Sul piano dell&#8217;attenzione, uno smartphone saturo di stimoli arriva in un cervello che sta ancora imparando a con-centrarsi e pu\u00f2 compromettere la capacit\u00e0 di mantenere un&#8217;attenzione continuativa. Sono documentati anche l&#8217;impatto sul sonno e l&#8217;aumento della miopia. Un ulteriore rischio riguarda la regolazione emotiva. Usare il telefono per calmare un bambino \u00e8 efficace nell&#8217;immediato, ma gli impedisce di elaborare noia e frustrazione e di sviluppare strategie personali per affrontarle. \u00abNon usare mai lo smartphone come ciuccio\u00bb, \u00e8 la racco-mandazione richiamata dai pediatri. Consegnare presto un dispositivo connesso significa inoltre introdurre il minore in uno spazio pensato da adulti e per adulti, accelerando la corrosione dell&#8217;infanzia e inducendo bisogni commerciali estranei alla sua et\u00e0. Garassini ha citato le &#8220;Sephora kids&#8221;, bambine che chiedono prodotti di skincare anzich\u00e8 giochi, e la perdita dello stupore osservata da un&#8217;insegnante quando i bambini conoscono gi\u00e0 attraverso le immagini online ci\u00f2 che i compagni hanno fatto nel fine settimana. Il rischio \u00e8 creare risposte a domande non ancora nate, comprimendo un tempo nel quale problemi e scoperte dovrebbero avere ancora forme proprie dell&#8217;infanzia.<br \/>La difficolt\u00e0 educativa emerge con chiarezza dalla distanza tra ci\u00f2 che i genitori ritengono giusto e ci\u00f2 che riescono concretamente a fare. Una ricerca svolta su circa seimila genitori di scuole primarie e secondarie milanesi ha mostrato che la maggioranza considera ideale consegnare lo smartphone dopo i tredici o quattordici anni, mentre nella realt\u00e0 il dispositivo arriva prevalentemente a undici anni. La Fondazione Patti Digitali nasce per superare questa solitudine: gruppi di genitori di una classe, di una scuola o di un territorio concordano regole e un&#8217;et\u00e0 condivisa, indicata nei tredici anni anche dalle raccomandazioni pediatriche. &#8216;Le regole non sono in opposizione all&#8217;educazion\u00e8, ha affermato Garassini: offrono un quadro nel quale recuperare la libert\u00e0 di educare. Il &#8220;no&#8221; allo smartphone precoce deve per\u00f2 aprire molti &#8220;s\u00ec&#8221;: esperienze alternative, utilizzo condi-viso della tecnologia, dispositivi pi\u00f9 facilmente controllabili come computer e console, momenti di preparazione all&#8217;autonomia. Il patto non \u00e8 una petizione, ma l&#8217;inizio di un impegno comune che pu\u00f2 estendersi dalla famiglia alla scuola e al territorio. Garassini ha invitato anche a valorizzare ci\u00f2 che di positivo esiste nel digi-tale, accompagnando con curiosit\u00e0 le passioni dei figli. La frase di don Bosco &#8211; &#8216;Vorrei che gli educatori amassero ci\u00f2 che piace ai ragazzi, affinch\u00e8 i ragazzi amino ci\u00f2 che piace agli educator\u00ec &#8211; indica un rapporto nel quale protezione e condivisione rendono possibile il discernimento.<br \/>Giada Ragone ha descritto un quadro normativo in rapido movimento. Dopo l&#8217;Australia, che nel 2024 ha introdotto una soglia minima di sedici anni per l&#8217;accesso ad alcune piattaforme, Francia, Regno Unito, Dani-marca, Grecia e Italia hanno avviato discussioni legislative; nello stesso tempo diverse corti hanno sanzionato piattaforme considerate incuranti degli effetti sui minori. La regolazione deve per\u00f2 conciliare beni differenti: sicurezza e salute, autodeterminazione e libert\u00e0 di espressione, privacy, responsabilit\u00e0 dei genitori e obblighi delle aziende. Anche la verifica dell&#8217;et\u00e0 deve essere efficace senza trasformarsi in identificazione e sorve-glianza generalizzate. Il disegno di legge 1136 prevede verifica dell&#8217;et\u00e0, intervento dei genitori sotto i quindici anni, sanzioni e tutele per baby influencer e gamer. Ragone ha richiamato la decisione del Conseil Constitu-tionnel francese del 14 agosto, che ha giudicato sproporzionato un divieto generalizzato sotto i quindici anni, privo di distinzioni per piattaforma, rischio, maturit\u00e0 e intervento familiare. Resta inoltre il paradosso della privacy: per proteggere i minori si rischia di raccogliere documenti, fotografie e ulteriori dati sensibili anche degli adulti. &#8216;Non si pu\u00f2 cedere all&#8217;illusione che la sola legge sia risolutiv\u00e0, ha osservato. Se per crescere un bambino serve un villaggio, prepararlo ad abitare lo spazio digitale richiede ancora di pi\u00f9 un&#8217;alleanza tra po-litica, famiglie e istituzioni educative.<br \/>Antonio Affinita ha raccontato le segnalazioni ricevute dal MOIGE: dipendenze dalle quali i ragazzi non riescono a liberarsi, sofferenze familiari e casi drammatici. La morte di una dodicenne perseguitata online ha spinto l&#8217;associazione a cambiare strategia e a promuovere, insieme ad altre realt\u00e0 familiari, la prima class action inibitoria europea contro Meta e TikTok. La decisione del tribunale di Milano \u00e8 attesa il 19 novembre. L&#8217;azione si concentra su tre richieste. La prima \u00e8 impedire alle piattaforme di trattenere utenti al di sotto dell&#8217;et\u00e0 minima prevista: Affinita ha indicato in tre milioni e mezzo i bambini italiani sotto i quattordici anni presenti sui social. La seconda \u00e8 eliminare gli algoritmi predatori, progettati attraverso tecniche persuasive per creare attaccamento e dipendenza dopaminergica, sfruttando un cervello ancora in crescita. La terza \u00e8 introdurre av-visi chiari sul rischio di dipendenza. Secondo Affinita, le piattaforme possiedono strumenti sufficienti per riconoscere l&#8217;et\u00e0 probabile degli utenti: dopo poche ore di navigazione accumulano informazioni molto detta-gliate, mentre attribuire tutto a dati anagrafici falsi non risolve la responsabilit\u00e0. L&#8217;esperienza australiana mostra, nella sua lettura, che l&#8217;efficacia dipende dal rispetto delle norme e dalla forza delle sanzioni. Le piatta-forme hanno risorse superiori a quelle di molti Stati, ma \u00abla forza delle mamme e dei pap\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 forte di tutti i potentati economici e finanziari\u00bb. L&#8217;iniziativa giudiziaria non sostituisce la formazione condotta da oltre vent&#8217;anni con scuole e genitori: la integra con la richiesta che chi offre un servizio ai minori garantisca un prodotto sicuro.<br \/>Il legislatore deve fissare responsabilit\u00e0 e limiti proporzionati, le piattaforme devono verificare i rischi e modificare tecnologie che alimentano dipendenza, scuole e territori devono sostenere gli adulti. Ma nessuna legge pu\u00f2 sostituire il rapporto educativo. Ragone ha ricordato che i futuri cittadini abitano gi\u00e0 lo spazio digi-tale, nel quale opportunit\u00e0 di partecipazione convivono con polarizzazione, tribalizzazione e gruppi omologati dai like. Occorre quindi insegnare a riconoscere manipolazioni, difendere la propria dignit\u00e0 e rispettare chi pensa diversamente. Violini ha richiamato esperienze territoriali nelle quali esercizi commerciali lungo il per-corso casa-scuola consentono ai ragazzi di telefonare in caso di necessit\u00e0, riducendo l&#8217;argomento della sicu-rezza spesso usato per anticipare lo smartphone. Affinita ha invitato a non scoraggiarsi, a coinvolgere le scuole nei progetti formativi e a chiedere una legge realmente efficace. Garassini ha proposto di partire dall&#8217;esempio degli adulti e da alleanze capaci di reggere la pressione sociale. Limitare per liberare significa allora rinviare l&#8217;accesso quando \u00e8 precoce, preparare gradualmente all&#8217;autonomia, offrire alternative reali e continuare a in-teressarsi a ci\u00f2 che i ragazzi incontrano online. Non \u00e8 una battaglia contro il digitale, ma contro la rinuncia a educare. Genitori, insegnanti, istituzioni e associazioni possono costruire un ambiente nel quale la tecnologia torni a essere uno strumento scelto e non una presenza obbligata, restituendo ai minori tempo, relazioni e possibilit\u00e0 di crescere.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; foto ufficio stampa Meeting di Rimini &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RIMINI (ITALPRESS) &#8211; I danni prodotti dall&#8217;uso precoce e incontrollato degli strumenti digitali sono ormai al centro della ricerca scientifica, dell&#8217;iniziativa legislativa e delle preoccupazioni delle famiglie. 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