{"id":270696,"date":"2026-07-14T13:09:05","date_gmt":"2026-07-14T11:09:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/07\/14\/le-pmi-non-delegano-decisioni-finanziarie-allai-resta-fiducia-nel-fattore-umano\/"},"modified":"2026-07-14T13:09:05","modified_gmt":"2026-07-14T11:09:05","slug":"le-pmi-non-delegano-decisioni-finanziarie-allai-resta-fiducia-nel-fattore-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/07\/14\/le-pmi-non-delegano-decisioni-finanziarie-allai-resta-fiducia-nel-fattore-umano\/","title":{"rendered":"Le Pmi non delegano decisioni finanziarie all\u2019AI, resta fiducia nel fattore umano"},"content":{"rendered":"<div>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Nonostante la crescente diffusione delle tecnologie digitali, la gestione finanziaria delle PMI italiane resta fortemente ancorata alla fiducia nel fattore umano. Il\u00a078% degli imprenditori non delegherebbe decisioni finanziarie all&#8217;intelligenza artificiale, sia per una mancanza di fiducia (36%), sia per la volont\u00e0 di mantenere un controllo diretto (42,3%). Coerentemente, per il\u00a078% degli intervistati \u00e8 fondamentale poter contare su un referente umano nei servizi bancari, confermando come la relazione resti un pilastro centrale anche nell&#8217;era della digitalizzazione. E&#8217; quanto emerge dalla nuova ricerca di Qonto, la soluzione di gestione finanziaria per PMI e liberi professionisti con oltre 600.000 clienti in Europa, che ha analizzato il rapporto tra aziende e professionisti italiani con la gestione delle proprie finanze, con focus su adozione dell&#8217;AI, fiducia nei servizi bancari e differenze generazionali e di maturit\u00e0 aziendale.<br \/>\nIn questo contesto, la vera linea di trasformazione non \u00e8 solo generazionale, ma legata alla maturit\u00e0 delle imprese.\u00a0Le aziende con 6-10 anni di attivit\u00e0 si confermano il segmento pi\u00f9 dinamico, con il pi\u00f9 alto livello di ottimismo a tre anni (sei su dieci), la maggiore adozione dell&#8217;AI (20%) e la pi\u00f9 elevata propensione a delegare decisioni finanziarie all&#8217;intelligenza artificiale (33%). Al contrario, le startup risultano pi\u00f9 prudenti: solo il\u00a019,5% delle imprese con meno di due anni delegherebbe decisioni finanziarie all&#8217;AI, mentre il\u00a043,4% dichiara esplicitamente di non fidarsi. Anche sul fronte bancario emerge con chiarezza il peso della maturit\u00e0: il\u00a027% delle imprese con 6-10 anni utilizza neobank, contro il\u00a015% delle startup, a dimostrazione che la propensione all&#8217;innovazione cresce con l&#8217;evoluzione del business.<br \/>\n&#8220;La ricerca evidenzia come l&#8217;adozione delle tecnologie digitali nelle PMI italiane sia sempre pi\u00f9 una questione di equilibrio tra innovazione e fiducia &#8211; commenta Lorenzo Pireddu, Managing Director Sud Europa di Qonto -. Le imprese pi\u00f9 mature mostrano una maggiore capacit\u00e0 di integrare l&#8217;intelligenza artificiale nei processi decisionali, mentre resta centrale il bisogno di strumenti semplici, trasparenti e affiancati da un supporto umano. La sfida \u00e8 rendere la tecnologia un fattore abilitante concreto per la crescita e l&#8217;efficienza. Nel complesso, l&#8217;ecosistema delle piccole e medie aziende italiane \u00e8 caratterizzato da una trasformazione digitale che procede a velocit\u00e0 differenziata, dove le imprese pi\u00f9 strutturate accelerano su AI e modelli finanziari evoluti, mentre il fattore fiducia continua a rappresentare il vero discrimine nell&#8217;adozione delle nuove tecnologie&#8221;.<br \/>\nAll&#8217;interno di questo scenario, permane comunque una marcata frattura generazionale nell&#8217;adozione dell&#8217;intelligenza artificiale: il\u00a069,8% degli imprenditori tra i 18 e i 34 anni utilizza strumenti di AI, contro appena il\u00a037,5% degli over 55, mentre il\u00a042,6% di questi ultimi dichiara di non avere alcuna intenzione di adottarla. L&#8217;utilizzo quotidiano diminuisce progressivamente con l&#8217;et\u00e0, delineando una separazione netta tra generazioni.<br \/>\nSecondo l&#8217;indagine di Qonto, condotta su un campione di 1000 tra PMI e lavoratori autonomi, il divario tecnologico si inserisce in un quadro macroeconomico percepito come complesso.<br \/>\nIl\u00a052,4% delle PMI e dei freelance italiani considera l&#8217;Italia meno competitiva rispetto agli altri Paesi europei, mentre quasi il\u00a060% non ha riscontrato benefici concreti dal PNRR. Il livello di fiducia resta contenuto anche nel medio periodo, con un\u00a0ottimismo a tre anni pari a 5,66 su 10\u00a0e solo il\u00a037,6% degli intervistati che esprime una valutazione superiore a 7.<br \/>\nEppure, proprio tra chi sente di pi\u00f9 il peso del contesto, emergono i segnali di resilienza pi\u00f9 forti.<br \/>\nI 18-34enni sono la fascia pi\u00f9 critica sul clima macroeconomico &#8211; il 47% lo giudica sfavorevole &#8211; ma paradossalmente registrano le performance aziendali migliori: il 26% dichiara un miglioramento dell&#8217;attivit\u00e0 nell&#8217;ultimo anno, quasi tre volte la quota degli over 55 (10%). Un dato che suggerisce come il pessimismo sistemico e la vitalit\u00e0 imprenditoriale possano coesistere, soprattutto nelle generazioni che non hanno ancora normalizzato le difficolt\u00e0 strutturali del Paese Sul fronte dell&#8217;intelligenza artificiale, quasi 1 PMI su 2 utilizza gi\u00e0 questi strumenti (45%, in linea con la media europea), con il 14% che li adotta in modo regolare e il 31% in modo occasionale.<br \/>\nChi ne fa uso segnala benefici concreti in termini di risparmio di tempo operativo. Resta tuttavia un 38% che non prevede di adottare l&#8217;AI, frenato principalmente da preoccupazioni legate a privacy e sicurezza dei dati (30%), scarsa fiducia nell&#8217;affidabilit\u00e0 degli strumenti (29%) e una limitata percezione del valore aggiunto (28%). Il 42% di chi la usa non rileva ancora un impatto significativo nella propria operativit\u00e0 quotidiana: un segnale che l&#8217;adozione c&#8217;\u00e8, ma la maturit\u00e0 d&#8217;uso \u00e8 ancora in costruzione.<br \/>\nSul fronte dei servizi finanziari, il modello tradizionale resta prevalente: il\u00a046% delle imprese gestisce le proprie finanze tramite una banca tradizionale, mentre solo il\u00a021% utilizza una neobank. Il primo criterio di scelta \u00e8 rappresentato da\u00a0costi e commissioni basse (60%), seguito dalla qualit\u00e0 dell&#8217;assistenza (42%) e dalla facilit\u00e0 d&#8217;uso (35%). Accanto agli istituti bancari, il 25% si affida a un commercialista e il 18% a software di contabilit\u00e0, mentre il 11% utilizza ancora strumenti manuali come Excel o carta.<br \/>\nGuardando alle prospettive, emerge una forte attenzione all&#8217;efficienza: la\u00a0riduzione dei costi e l&#8217;ottimizzazione dei processi rappresentano la priorit\u00e0 per il 36% delle imprese nel 2026, seguite dalla crescita dei ricavi (34%). Il mercato resta prevalentemente domestico, con il\u00a063% delle realt\u00e0 focalizzate esclusivamente sull&#8217;Italia\u00a0e solo l&#8217;9% con piani concreti di espansione internazionale.<br \/>\nInfine, sul fronte del lavoro, il carico operativo \u00e8 rimasto stabile per il 53,5% delle imprese negli ultimi sei mesi, mentre il 24% segnala un aumento. Il\u00a056% non prevede nuove assunzioni\u00a0e, tra chi incontra difficolt\u00e0 nel recruiting, il principale ostacolo resta il costo del lavoro (35%), seguito dalla carenza di competenze adeguate (22%).<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; foto ufficio stampa Qonto &#8211;<br \/>\n(ITALPRESS).<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Nonostante la crescente diffusione delle tecnologie digitali, la gestione finanziaria delle PMI italiane resta fortemente ancorata alla fiducia nel fattore umano. Il\u00a078% degli imprenditori non delegherebbe decisioni finanziarie all&#8217;intelligenza artificiale, sia per una mancanza di fiducia (36%), sia per la volont\u00e0 di mantenere un controllo diretto (42,3%). 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