{"id":269920,"date":"2026-07-01T18:09:25","date_gmt":"2026-07-01T16:09:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/07\/01\/welfare-aziendale-il-76-delle-pmi-ha-superato-il-livello-medio\/"},"modified":"2026-07-01T18:09:25","modified_gmt":"2026-07-01T16:09:25","slug":"welfare-aziendale-il-76-delle-pmi-ha-superato-il-livello-medio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/07\/01\/welfare-aziendale-il-76-delle-pmi-ha-superato-il-livello-medio\/","title":{"rendered":"Welfare aziendale, il 76% delle pmi ha superato il livello medio"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Oggi il welfare aziendale ha raggiunto la fase della maturit\u00e0: le PMI sono consapevoli del proprio ruolo sociale e pronte a generare impatto. Il 76,5% delle aziende italiane di piccole e medie dimensioni ha superato il livello medio di welfare aziendale. Triplicato, inoltre, il numero di PMI con livello molto alto e alto, passando dal 10,3% del 2016 al 33,9% del 2026. Infine, si riduce progressivamente il peso delle aziende che limitano il welfare al solo adempimento contrattuale, con solo il 18,2% delle PMI. E&#8217; quanto emerso in occasione della pubblicazione del Rapporto Welfare Index PMI 2026 di Generali.<br \/>L&#8217;analisi mette insieme i dati che rappresentano il comportamento di welfare delle aziende: l&#8217;estensione delle iniziative adottate, l&#8217;entit\u00e0 della spesa, le fonti istitutive (contratti collettivi, integrativi, iniziativa autonoma aziendale), le modalit\u00e0 di gestione e di coinvolgimento dei lavoratori, gli obiettivi sociali dichiarati. L&#8217;esito di questo esame \u00e8 il raggruppamento delle aziende in quattro profili, qui di seguito descritti: Welfare strategico: appartengono a questo gruppo il 19% delle imprese caratterizzate da un welfare evoluto, ai pi\u00f9 alti livelli di iniziativa e capacit\u00e0 gestionale, e che considerano centrali gli obiettivi di soddisfazione dei lavoratori e di reputazione (vs. 8,5% rispetto al 2016);  &#8211; Welfare premiante: comprende il 31,1% delle imprese, che gestisce il welfare aziendale come componente del sistema retributivo e premiante, e lo considerano di grande importanza per il conseguimento dei risultati aziendali (vs. 23,9% del 2016); Welfare in evoluzione: \u00e8 il profilo pi\u00f9 numeroso, costituito dal 31,7% delle imprese, in maggioranza al livello medio di sviluppo del welfare aziendale, che non ha un orientamento ancora definito, a met\u00e0 strada tra un approccio teso a valorizzare il ruolo sociale dell&#8217;azienda ed uno pi\u00f9 focalizzato sulle politiche retributive e le relazioni industriali (vs 24,9% del 2016); Welfare di conformit\u00e0: il 18,2% del totale, che muove i primi passi nel welfare aziendale, perlopi\u00f9 attuando le disposizioni dei contratti collettivi (vs. 42,7% del 2016).<br \/>Nel corso dei dieci anni di Welfare Index PMI \u00e8 possibile distinguere tre fasi di welfare aziendale. Una prima fase espansiva (2016-2019), caratterizzata da una rapida diffusione delle iniziative e da un progressivo ampliamento delle prestazioni offerte dalle imprese. Una seconda fase di consapevolezza (2020-2024), segnata dal contesto Covid-19, in cui il welfare ha assunto un ruolo pi\u00f9 strategico e sociale, rafforzando il supporto a lavoratori e famiglie e contribuendo alla resilienza del sistema produttivo. Oggi si \u00e8 aperta una terza fase di maturit\u00e0, in cui la crescita quantitativa rallenta ma evolve la qualit\u00e0: il welfare si integra sempre pi\u00f9 nelle strategie d&#8217;impresa, migliora nelle capacit\u00e0 gestionali e aumenta il proprio impatto ed efficacia nel creare valore a beneficio delle imprese stesse, delle famiglie e del sistema Paese.<br \/>Maria Elisabetta Alberti Casellati, Ministro per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione Normativa ha dichiarato: &#8220;Il Rapporto Welfare Index PMI 2026 dice che le aziende con un welfare pi\u00f9 evoluto registrano tassi di crescita superiori a quelli delle imprese che investono meno nel benessere dei propri lavoratori. Le imprese pi\u00f9 forti, dunque, sono quelle che mettono al centro la persona. Oggi i giovani, ad esempio, non scelgono un&#8217;impresa soltanto in base alla retribuzione. Guardano alla qualit\u00e0 del lavoro, alle opportunit\u00e0 di crescita, all&#8217;equilibrio tra vita e lavoro, ai servizi e ai benefit offerti. In sintesi: guardano al progetto di vita legato a un posto di lavoro. Per attrarre e trattenere i talenti non bastano pi\u00f9 gli stipendi. Servono imprese che investano sulla persona prima ancora che sul lavoratore. Imprese capaci di guardare ai bisogni e alle aspirazioni dei propri dipendenti, non soltanto alla loro produttivit\u00e0. Il welfare, dunque, fa bene ai lavoratori, ma fa bene anche alle imprese. Quando una piccola impresa investe nel welfare, non migliora soltanto la qualit\u00e0 della vita dei propri dipendenti. Rafforza il tessuto sociale della comunit\u00e0 in cui opera. E quando l&#8217;impatto sociale di un&#8217;azienda supera i confini dello stabilimento, sostenendo le comunit\u00e0 locali, promuovendo formazione e salute, valorizzando il capitale umano e i giovani talenti, quell&#8217;impresa contribuisce a un obiettivo ancora pi\u00f9 grande: creare occupazione, aiutare la coesione sociale e rendere attrattivi anche i territori pi\u00f9 periferici, contrastandone lo spopolament\u00f2. Giancarlo Fancel Country Manager &amp; CEO Generali Italia, ha dichiarato: &#8220;Il Rapporto Welfare Index PMI 2026 conferma come il welfare aziendale sia oggi parte integrante delle strategie d&#8217;impresa e una leva concreta di crescita, capace di generare valore per i dipendenti, le loro famiglie e i territori. In questi dieci anni abbiamo accompagnato un percorso che ha rafforzato la consapevolezza del ruolo sociale delle PMI, sempre pi\u00f9 protagoniste della coesione e dello sviluppo economico. Come Gruppo Generali sosteniamo la crescita del tessuto produttivo italiano con iniziative concrete, interpretando il nostro ruolo di Partner del Paese&#8221;.<br \/>Quest&#8217;anno hanno partecipato a Welfare Index PMI oltre 7.000 imprese &#8211; pi\u00f9 che triplicate rispetto alla prima edizione &#8211; di tutti i settori produttivi, di tutte le dimensioni e provenienti da tutta Italia. L&#8217;iniziativa \u00e8 promossa da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con la partecipazione delle principali Confederazioni italiane: Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio.<br \/>I risultati di Welfare Index PMI sono stati illustrati a Roma alla presenza di: Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy; Maria Elisabetta Alberti Casellati, Ministro per le riforme istituzionali e la Semplificazione Normativa; Monica Lucarelli, Assessora alle Attivit\u00e0 Produttive e alle Pari Opportunit\u00e0 di Roma Capitale; Giancarlo Fancel, Country Manager &amp; Ceo Generali Italia; Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia; Fausto Bianchi, Presidente Piccola Industria e Vicepresidente, Confindustria; Riccardo Giovani, Direttore Politiche Sindacali e del Lavoro, Confartigianato; Luca Brondelli di Brondello, Vice-Presidente di Confagricoltura; Marco Natali, Presidente di Confprofessioni; Eugenio Miccone, Presidente giovani imprenditori Confcommercio Roma; Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability &amp; Social Responsibility di Generali Italia; Enea Dallaglio, MBS Consulting &#8211; A Cerved Company.<br \/>L&#8217;impatto sociale \u00e8 oggi uno degli indicatori chiave della maturit\u00e0 del welfare aziendale: non conta pi\u00f9 solo la diffusione delle iniziative, ma la loro capacit\u00e0 di rispondere in modo concreto ai bisogni delle persone e delle comunit\u00e0. Nel 2026 emerge una forte crescita di consapevolezza: l&#8217;87,6% delle imprese riconosce la centralit\u00e0 di salute e sicurezza e il 75,9% ritiene necessario rafforzare il proprio ruolo sociale, mentre il 66,4% si sente chiamato a contribuire allo sviluppo sostenibile di filiera e territorio. Ma il vero elemento distintivo \u00e8 nell&#8217;efficacia: le imprese che integrano il welfare nelle proprie strategie arrivano a livelli elevati di impatto sociale fino al 90% dei casi, grazie a modelli pi\u00f9 strutturati, maggiore coinvolgimento dei lavoratori e una migliore capacit\u00e0 di intercettare i bisogni reali. E&#8217; questa evoluzione &#8211; da insieme di misure a leva strategica &#8211; che consente al welfare di generare valore condiviso e risultati tangibili nel tempo.<br \/>Il welfare aziendale si conferma sempre pi\u00f9 una leva concreta di competitivit\u00e0 e sviluppo per le imprese, superando la dimensione di costo per affermarsi come investimento strategico. I dati evidenziano una correlazione solida tra livelli di welfare e performance economiche: le aziende pi\u00f9 evolute registrano una produttivit\u00e0 superiore, con un fatturato per addetto che raggiunge i 396 mila euro (+20% rispetto alla media) e una redditivit\u00e0 pi\u00f9 elevata fino al +40,5%. A questo si affianca una maggiore capacit\u00e0 di crescita e generazione di occupazione: tra il 2021 e il 2024, le imprese con livelli alti di welfare hanno visto aumentare gli addetti fino al 20,4%, il doppio rispetto alle realt\u00e0 meno strutturate.<br \/>La solidit\u00e0 economico-finanziaria emerge anche nel posizionamento delle imprese: quelle con welfare pi\u00f9 evoluto si collocano pi\u00f9 frequentemente nei segmenti a crescita sostenuta e profittevole, mentre si riduce la presenza nei profili pi\u00f9 fragili o sotto pressione. Queste realt\u00e0 si distinguono non solo per i risultati economici, ma anche per la qualit\u00e0 della gestione e il posizionamento competitivo: la quota di imprese a crescita sostenuta e profittevole passa infatti dal 21,3% tra quelle con welfare iniziale al 39% tra quelle con welfare molto alto, confermando l&#8217;esistenza di un circolo virtuoso tra benessere delle persone e performance dell&#8217;impresa. A questi risultati si aggiunge anche una maggiore capacit\u00e0 di attrazione: nel 2025 il 61,5% delle PMI ha effettuato nuove assunzioni, dato che sale al 78% tra le aziende con welfare molto alto.<br \/>In un mercato del lavoro sempre pi\u00f9 competitivo e selettivo, il welfare si afferma come fattore distintivo di attrattivit\u00e0, in particolare per i giovani: nelle imprese pi\u00f9 evolute cresce la presenza di under 30 e la capacit\u00e0 di inserirli stabilmente. Questo \u00e8 possibile anche grazie a un welfare pi\u00f9 efficace e riconosciuto: oltre il 45% delle imprese rileva un elevato utilizzo e apprezzamento dei servizi. Ne deriva anche una maggiore capacit\u00e0 di fidelizzazione, con oltre il 60% delle imprese pi\u00f9 strutturate che evidenzia un miglioramento della retention, confermando il welfare come leva decisiva per attrarre e trattenere talenti.<br \/>In un contesto caratterizzato dall&#8217;aumento dei bisogni legati alla salute, all&#8217;assistenza, alla conciliazione vita-lavoro, all&#8217;educazione e alla previdenza, il welfare aziendale contribuisce a rafforzare le reti territoriali di protezione sociale. Grazie alla loro diffusione sul territorio e alla vicinanza alle famiglie, le PMI rappresentano una vera e propria infrastruttura sociale, capace di integrare l&#8217;azione pubblica, favorire la collaborazione tra attori diversi e promuovere nuove forme di welfare di comunit\u00e0.<br \/>In un quadro segnato dal calo demografico e dal progressivo invecchiamento della popolazione, il welfare aziendale si configura sempre pi\u00f9 come complemento al sistema pubblico, in particolare nei servizi di salute e assistenza. Si consolidano le soluzioni di sanit\u00e0 integrativa (11% adotta una polizza sanitaria) e cresce il ricorso a servizi di assistenza, come i consulti medici a distanza (2,5%); ma il dato pi\u00f9 significativo \u00e8 l&#8217;espansione delle iniziative di prevenzione, con check-up (13,4%) e programmi di screening, come i controlli annuali per la prevenzione oncologica (6,9%), che segnalano un cambio di prospettiva sempre pi\u00f9 orientato al lungo periodo.<br \/>Nelle realt\u00e0 pi\u00f9 avanzate il welfare converge verso una visione ESG pi\u00f9 ampia: cresce la quota di aziende che si dota di figure dedicate alla sostenibilit\u00e0 e definisce obiettivi sociali e ambientali verificabili. Le PMI pi\u00f9 evolute rafforzano le relazioni con il territorio, ricorrendo a fornitori locali (61,7%), sostenendo iniziative sociali (37,3%) e costruendo reti con il terzo settore, che contribuisce all&#8217;erogazione di servizi sia alle persone sia alle imprese. Si consolida cos\u00ec un modello di welfare pi\u00f9 maturo, che supera i confini aziendali e genera valore diffuso per la comunit\u00e0.<br \/>In questo scenario di evoluzione, le politiche di conciliazione vita-lavoro registrano una lieve flessione, fisiologica dopo la forte espansione della fase post-pandemica: la flessibilit\u00e0 oraria scende dal 41,3% al 38,6% e lo smart working dal 21,4% al 17,0%. Il dato non riguarda per\u00f2 le imprese pi\u00f9 attente alle esigenze familiari, che continuano a registrare risultati significativamente migliori: livelli pi\u00f9 elevati di soddisfazione dei lavoratori (65,0% contro il 32,3%) e maggiore produttivit\u00e0 (62,3% contro il 27,9%), a conferma del legame tra qualit\u00e0 del welfare e performance aziendale.<br \/>Fausto Bianchi, Presidente della Piccola Industria di Confindustria e Vice Presidente di Confindustria ha dichiarato: &#8220;Nelle PMI c&#8217;\u00e8 una forte consapevolezza che i figli dei dipendenti rappresentino il futuro del Paese. E&#8217; una sensibilit\u00e0 che nasce naturalmente, perch\u00e8 nelle piccole imprese, che spesso sono a conduzione familiare, il rapporto tra imprenditore e collaboratori \u00e8 diretto, quotidiano: si condividono responsabilit\u00e0, fiducia e i momenti pi\u00f9 importanti della vita delle persone. Ora questa sensibilit\u00e0 deve trasformarsi in strategia: le imprese che integrano il welfare nella propria cultura aziendale sono pi\u00f9 produttive, attraggono talenti e sono pi\u00f9 pronte ad affrontare il cambiamento. Le PMI possono fare la differenza sul tema dell&#8217;ascensore sociale, perch\u00e8 mettono la persona al centro e offrono la possibilit\u00e0 di valorizzare il talento indipendentemente dalla condizione di partenz\u00e0. Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente di Confagricoltura ha dichiarato: \u00abLa sostenibilit\u00e0 \u00e8 un fattore strategico di competitivit\u00e0 che genera valore economico, ambientale e sociale. Tuttavia, richiede investimenti importanti che non possono ricadere solo sulle imprese, proprio perch\u00e8 vanno a vantaggio dell&#8217;intera collettivit\u00e0. Servono, dunque, politiche adeguate a sostegno, per far s\u00ec che sempre pi\u00f9 aziende, a tutti i livelli, vadano in questa direzione. Oggi, dopo anni di slogan, possiamo dire con orgoglio che si sta affermando una visione pi\u00f9 concreta della sostenibilit\u00e0, fondata sui risultati, come dimostra il Welfare Index PMI. Noi di Confagricoltura aderiamo sempre con impegno, perch\u00e8 valorizzare le esperienze virtuose \u00e8 il modo migliore per dimostrare che sostenibilit\u00e0 e crescita possono e devono procedere insieme\u00bb.<br \/>Eugenio Miccone, Presidente Giovani Imprenditori Roma Confcommercio ha dichiarato: &#8220;Assistenza sanitaria integrativa e attenzione alla cura e al benessere dei lavoratori sono pilastri della nostra visione di welfare aziendale, integrato e sussidiario a quello pubblico e che supporti il lavoratore. Per questo Confcommercio ha costruito un solido sistema di welfare contrattuale che, attraverso fondi sanitari e bilateralit\u00e0, raggiunge persino le micro imprese &#8211; quelle che pi\u00f9 faticano nell&#8217;implementazione di servizi di welfare-, con un&#8217;attenzione crescente alla prevenzione da una parte e alla non autosufficienza e alla cronicit\u00e0 dell&#8217;altra, coscienti delle transizioni demografiche in atto&#8221;.<br \/>Marco Natali, presidente di Confprofessioni ha dichiarato: \u00abNegli studi professionali &#8211; dichiara Marco Natali, presidente di Confprofessioni &#8211; le donne rappresentano oggi la componente prevalente del lavoro dipendente e questo rende ancora pi\u00f9 evidente una realt\u00e0: la crescita della partecipazione femminile non coincide automaticamente con il raggiungimento della piena parit\u00e0. Le differenze che ancora emergono nei percorsi di carriera, nelle opportunit\u00e0 di crescita professionale, nei livelli retributivi e nella capacit\u00e0 di conciliare responsabilit\u00e0 lavorative e familiari dimostrano che il tema delle pari opportunit\u00e0 resta una priorit\u00e0 per il mondo del lavoro. Non si tratta soltanto di garantire accesso all&#8217;occupazione, ma di creare condizioni che consentano a ogni persona di esprimere pienamente il proprio talento e le proprie competenze. Per questo Confprofessioni considera strategico investire in welfare, formazione, flessibilit\u00e0 organizzativa e valorizzazione del capitale umano. La vera sfida non \u00e8 aumentare semplicemente la presenza delle donne nei luoghi di lavoro, ma costruire ambienti professionali in cui il merito, le capacit\u00e0 e l&#8217;impegno possano tradursi in concrete opportunit\u00e0 di crescita. Quando non saremo pi\u00f9 costretti a parlare di pari opportunit\u00e0, ma semplicemente di opportunit\u00e0, significher\u00e0 che avremo raggiunto il nostro obiettivo\u00bb.<br \/>-foto ufficio stampa Generali &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Oggi il welfare aziendale ha raggiunto la fase della maturit\u00e0: le PMI sono consapevoli del proprio ruolo sociale e pronte a generare impatto. Il 76,5% delle aziende italiane di piccole e medie dimensioni ha superato il livello medio di welfare aziendale. 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