{"id":269907,"date":"2026-07-01T17:59:43","date_gmt":"2026-07-01T15:59:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=269907"},"modified":"2026-07-01T18:05:56","modified_gmt":"2026-07-01T16:05:56","slug":"mira-una-buona-notizia-ma-adesso-messina-impari-a-distinguere-le-competenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/07\/01\/mira-una-buona-notizia-ma-adesso-messina-impari-a-distinguere-le-competenze\/","title":{"rendered":"MIRA: una buona notizia, ma adesso Messina impari a distinguere le competenze"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;arrivo del MIRA (Mediterranean Institute for Research and Arts) \u00e8 un\u2019ottima notizia. E lo \u00e8 davvero. Messina ha bisogno di un luogo in cui il contemporaneo non sia un semplice slogan da inserire nei comunicati stampa, ma un terreno di ricerca, di confronto e di produzione culturale. Ha bisogno di aprirsi al Mediterraneo, di dialogare con altre realt\u00e0, di costruire relazioni che vadano oltre i confini cittadini. All&#8217;evento sar\u00e0 presente anche il ministro Giuli.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Proprio perch\u00e9 si considera il MIRA un&#8217;opportunit\u00e0 importante, credo sia il caso di ribadire con chiarezza ci\u00f2 che a Messina continuiamo a ignorare: il contemporaneo non si improvvisa.<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Da troppo tempo questa citt\u00e0 vive un equivoco che \u00e8 diventato quasi una prassi. Si confondono la storia dell&#8217;arte, la critica d&#8217;arte e la curatela, come se fossero la stessa professione. Non lo sappiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo storico dell&#8217;arte studia il patrimonio, ne ricostruisce la storia, lo tutela e lo consegna alla memoria collettiva. Il critico osserva ci\u00f2 che accade oggi, interpreta linguaggi ancora in formazione, prende posizione. Il curatore costruisce un progetto culturale, mette in relazione artisti, opere e idee, propone una visione. Sono mestieri che dialogano tra loro, ma ciascuno richiede competenze specifiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, a Messina, sembra ancora prevalere l&#8217;idea che basti un curriculum accademico per occuparsi di tutto. Come se chi ha dedicato la propria vita allo studio del patrimonio storico fosse automaticamente in grado di leggere anche i linguaggi dell&#8217;arte contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un equivoco che nessuno si sognerebbe di applicare ad altre professioni (chi andrebbe dal cardiologo avendo un tumore alle ossa?).<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;arte contemporanea cambia continuamente. Si misura con la tecnologia, con la politica, con i conflitti, con le trasformazioni sociali, con l&#8217;intelligenza artificiale, con le nuove forme della comunicazione. Per comprenderla non basta aver studiato bene. Bisogna frequentarla, seguirla, confrontarsi ogni giorno con ci\u00f2 che accade dentro e fuori l&#8217;Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo, purtroppo, il punto debole del nostro sistema culturale. Pi\u00f9 che un sistema dell&#8217;arte, spesso sembra funzionare un sistema di relazioni. Si chiamano quasi sempre le stesse persone, ci si affida alle stesse figure, si preferisce la sicurezza dell&#8217;abitudine alla ricerca di competenze specifiche. Cos\u00ec il dibattito si spegne, la critica scompare e il contemporaneo finisce per essere raccontato con categorie che appartengono ad altri tempi.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi verga queste righe lo fa anche da critica d&#8217;arte e da storica dell&#8217;arte. Sono due percorsi che conosce bene e che proprio per questo non ho mai confuso. Anzi, \u00e8 proprio questa distinzione ad averla fatto sentire, pi\u00f9 di una volta, una specie di panda: una figura rara, quasi fuori posto. Non perch\u00e9 manchino professionisti preparati, ma perch\u00e9 la critica militante sembra avere perso cittadinanza. E senza una critica viva non cresce nemmeno il sistema dell&#8217;arte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 una questione personale e non \u00e8 una rivendicazione di categoria. \u00c8 una questione culturale. Quando manca il confronto, quando nessuno esercita uno sguardo critico, quando le competenze vengono considerate intercambiabili, non perdono soltanto gli addetti ai lavori. Perdono gli artisti, perde il pubblico e perde la citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo guardo al MIRA con fiducia. Mi auguro che non diventi semplicemente un nuovo contenitore di eventi, ma un luogo capace di cambiare un&#8217;abitudine radicata. Un luogo in cui si riconosca finalmente la differenza tra chi conserva il patrimonio e chi lavora sul presente. Un luogo dove la critica, la curatela e la ricerca tornino a essere considerate risorse e non fastidiose complicazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Messina possiede professionisti preparati e una comunit\u00e0 culturale che aspetta soltanto di essere messa nelle condizioni di crescere. Quello che \u00e8 mancato finora \u00e8 il metodo. La capacit\u00e0 di affidare i progetti alle competenze giuste, senza scorciatoie, senza automatismi e senza l&#8217;idea che una professionalit\u00e0 possa sostituirne un&#8217;altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il MIRA riuscir\u00e0 anche solo ad aprire questa discussione, avr\u00e0 gi\u00e0 raggiunto un risultato importante. Perch\u00e9 una citt\u00e0 diventa davvero contemporanea quando smette di confondere i ruoli e comincia a riconoscere il valore delle competenze. Le competenze chiedono soltanto di essere messe nelle condizioni di fare il lavoro per cui esistono. Ed \u00e8 da qui, forse, che Messina pu\u00f2 finalmente ripartire.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mariateresa Zagone<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;arrivo del MIRA (Mediterranean Institute for Research and Arts) \u00e8 un\u2019ottima notizia. E lo \u00e8 davvero. Messina ha bisogno di un luogo in cui il contemporaneo non sia un semplice slogan da inserire nei comunicati stampa, ma un terreno di ricerca, di confronto e di produzione culturale. 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