{"id":269839,"date":"2026-06-30T16:08:59","date_gmt":"2026-06-30T14:08:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/06\/30\/leucemia-mieloide-cronica-25-anni-di-progressi-e-nuove-sfide\/"},"modified":"2026-06-30T16:08:59","modified_gmt":"2026-06-30T14:08:59","slug":"leucemia-mieloide-cronica-25-anni-di-progressi-e-nuove-sfide","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/06\/30\/leucemia-mieloide-cronica-25-anni-di-progressi-e-nuove-sfide\/","title":{"rendered":"Leucemia mieloide cronica, 25 anni di progressi e nuove sfide"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Si \u00e8 svolta oggi a Roma la conferenza stampa del progetto &#8220;Leucemia mieloide cronica, 25 anni di progressi e uno sguardo al futuro&#8221;, iniziativa che ha riunito istituzioni, esperti clinici e associazioni di pazienti per approfondire le priorit\u00e0 cliniche, assistenziali e organizzative legate alla gestione della Leucemia Mieloide Cronica. Nel corso dell&#8217;incontro, realizzato con il contributo non condizionante di Novartis Italia, \u00e8 stato presentato l&#8217;Alliance Paper elaborato a partire da un percorso di confronto multistakeholder, con l&#8217;obiettivo di contribuire alla definizione di un quadro condiviso di priorit\u00e0 per valorizzare innovazione ed efficacia terapeutica come leve per ottenere risposte profonde e durature, garantendo la continuit\u00e0 del trattamento nella gestione cronica della LMC.<br \/>L&#8217;introduzione degli inibitori della tirosin-chinasi ha modificato il decorso clinico della patologia, consentendo una gestione prolungata e spostando progressivamente gli obiettivi terapeutici dalla sola sopravvivenza all&#8217;associazione con la tollerabilit\u00e0 dei trattamenti, quindi all&#8217;aderenza terapeutica e alla qualit\u00e0 di vita. In questo scenario, il raggiungimento di risposte molecolari profonde e stabili, insieme alla possibilit\u00e0 di accedere alla remissione libera da trattamento nei pazienti eleggibili, ovvero la sospensione della terapia mantenendo per\u00f2 la patologia sotto controllo, rappresenta un traguardo avanzato per ridurre il peso continuativo della terapia e ridurre l&#8217;impatto della cronicit\u00e0 sulla vita quotidiana dei pazienti. La disponibilit\u00e0 di opzioni efficaci e al contempo adeguatamente tollerate fin dalla prima linea assume quindi un rilievo centrale per sostenere nel tempo gli obiettivi terapeutici, favorire la continuit\u00e0 del trattamento e ridurre i cambi di terapia legati a risposta non adeguata o a problemi di tollerabilit\u00e0. In questa prospettiva, Fausto Castagnetti, Professore Associato di Ematologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, ha richiamato il valore della continuit\u00e0 terapeutica e del monitoraggio nel lungo periodo, sottolineando che &#8220;Il cambio di terapia rappresenta oggi una misura concreta dei bisogni ancora non soddisfatti nella LMC. In molti casi non dipende solo da una risposta molecolare insufficiente, ma anche da aspetti legati a qualit\u00e0 di vita e tollerabilit\u00e0, che possono incidere sulla continuit\u00e0 del trattamento. Per questo non va perso di vista l&#8217;obiettivo di raggiungere risposte profonde e stabili, fino alla sospensione della terapia nei pazienti eleggibili, attraverso follow-up continuativo e monitoraggio molecolare di alta qualit\u00e0&#8221;.<br \/>Il confronto ha evidenziato quindi la necessit\u00e0 di integrare efficacia terapeutica, qualit\u00e0 di vita e tollerabilit\u00e0 come elementi centrali della presa in carico. La convivenza prolungata con la LMC rende infatti centrale la sostenibilit\u00e0 terapeutica nel tempo, soprattutto quando gli effetti collaterali, anche<br \/>se non severi, incidono in modo persistente sulla quotidianit\u00e0 dei pazienti. La continuit\u00e0 del trattamento, in questo senso, incide non solo sul raggiungimento degli obiettivi clinici avanzati, ma anche sulla possibilit\u00e0 di ridurre accessi sanitari aggiuntivi, ricoveri, assenze lavorative e impatto sui caregiver. In questa prospettiva, l&#8217;Alliance Paper presentato evidenzia l&#8217;importanza di rafforzare il dialogo clinico-paziente attraverso strumenti di ascolto strutturato e soluzioni digitali interoperabili, capaci di rendere pi\u00f9 visibile l&#8217;esperienza riferita dal paziente e di supportare decisioni terapeutiche pi\u00f9 coerenti con il percorso individuale. Un&#8217;esigenza che trova riscontro anche nell&#8217;esperienza dei pazienti: Felice Bombaci, Coordinatore Nazionale Gruppo Pazienti LMC AIL, ha evidenziato l&#8217;impatto concreto della terapia nella vita quotidiana dei pazienti, dichiarando che &#8220;Quando si parla di qualit\u00e0 di vita nella LMC, \u00e8 necessario guardare alla vita reale dei pazienti. Un effetto collaterale considerato lieve sul piano clinico pu\u00f2 diventare un problema rilevante per chi lavora, si sposta ogni giorno e deve mantenere continuit\u00e0 nella propria attivit\u00e0. Lo stesso vale per l&#8217;accesso alle terapie, che in molti casi rappresenta un carico aggiuntivo nella gestione cronica. La terapia dovrebbe avvicinarsi al paziente, con percorsi pi\u00f9 semplici e modelli pi\u00f9 omogenei sul territorio&#8221;.<br \/>Nel corso dell&#8217;iniziativa \u00e8 stata approfondita anche la necessit\u00e0 di consolidare modelli organizzativi pi\u00f9 adeguati ad una gestione cronica della LMC. L&#8217;aumento della sopravvivenza e la presa in carico prolungata dei pazienti generano infatti una pressione crescente sulle strutture e sui professionisti sanitari, rendendo necessario il rafforzamento delle infrastrutture, l&#8217;interoperabilit\u00e0 dei sistemi e la semplificazione dei processi. In questa prospettiva, l&#8217;organizzazione della presa in carico rappresenta una condizione essenziale per rendere l&#8217;innovazione realmente accessibile e per garantire continuit\u00e0, appropriatezza e qualit\u00e0 del percorso. &#8220;La cronicizzazione della LMC &#8211; dichiara Fabrizio Pane, Professore Ordinario di Ematologia dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Napoli Federico II &#8211; ha generato una pressione crescente sui modelli organizzativi, perch\u00e8 i pazienti vengono seguiti per molti anni e gli ambulatori sono sempre pi\u00f9 affollati. Per garantire un&#8217;assistenza ematologica di eccellenza servono competenza clinica, organizzazione e infrastrutture adeguate. L&#8217;ematologia italiana dispone di competenze di altissimo livello, ma occorre semplificare i processi, rendere interoperabili i sistemi e restituire tempo all&#8217;ascolto clinico, cos\u00ec da rendere pi\u00f9 sostenibile la presa in carico&#8221;.<br \/>Il confronto ha quindi confermato l&#8217;importanza di promuovere un modello di gestione della LMC capace di collegare innovazione, efficacia, ascolto del paziente e continuit\u00e0 assistenziale. A 25 anni dall&#8217;introduzione degli inibitori della tirosin-chinasi urge un&#8217;ulteriore svolta, la sfida dei prossimi anni sar\u00e0 rendere la cronicit\u00e0 sempre pi\u00f9 compatibile con la quotidianit\u00e0 dei pazienti, garantendo accesso equo alle opzioni terapeutiche pi\u00f9 avanzate e adatte al profilo individuale, valorizzando l&#8217;innovazione come investimento strategico per il Servizio Sanitario Nazionale.<br \/>-foto ufficio stampa Esperia Advocacy &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Si \u00e8 svolta oggi a Roma la conferenza stampa del progetto &#8220;Leucemia mieloide cronica, 25 anni di progressi e uno sguardo al futuro&#8221;, iniziativa che ha riunito istituzioni, esperti clinici e associazioni di pazienti per approfondire le priorit\u00e0 cliniche, assistenziali e organizzative legate alla gestione della Leucemia Mieloide Cronica. 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