{"id":269435,"date":"2026-06-23T18:08:56","date_gmt":"2026-06-23T16:08:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/06\/23\/fenilchetonuria-al-via-da-biomarin-progetto-per-qualita-di-vita-oltre-la-malattia\/"},"modified":"2026-06-23T18:08:56","modified_gmt":"2026-06-23T16:08:56","slug":"fenilchetonuria-al-via-da-biomarin-progetto-per-qualita-di-vita-oltre-la-malattia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/06\/23\/fenilchetonuria-al-via-da-biomarin-progetto-per-qualita-di-vita-oltre-la-malattia\/","title":{"rendered":"Fenilchetonuria, al via da BioMarin progetto per qualit\u00e0 di vita oltre la malattia"},"content":{"rendered":"<div>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Seguire per tutta la vita una dieta estremamente restrittiva, che richiede attenzione costante, pianificazione e rinunce quotidiane: \u00e8 quello che devono fare le persone con fenilchetonuria (PKU) per non mettere a rischio la loro salute. Ma solo l&#8217;11% riesce a rimanere sempre fedele alla dieta con alimenti a fini medici speciali. E il 56% dichiara che la malattia ha un impatto importante sul proprio rapporto con il cibo. Chi nasce con la PKU, infatti, non riesce a metabolizzare correttamente la fenilalanina, un aminoacido presente nelle proteine contenute negli alimenti pi\u00f9 comuni, come carne, uova, latticini, cereali, legumi e frutta secca. Cos\u00ec, per evitare danni neurologici, le persone con PKU, fin dalla nascita, devono seguire un&#8217;alimentazione a base di alimenti a basso contenuto di proteine e di cibi preparati ad hoc. Le conseguenze vanno ben oltre l&#8217;alimentazione: il 51% delle persone con PKU segnala un impatto elevato sulla vita sociale, il 44% su amicizie e relazioni sentimentali e il 41% riferisce difficolt\u00e0 nelle relazioni. E&#8217; il quadro che emerge dall&#8217;indagine Elma Research realizzata su 72 persone con PKU e 8 caregiver nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Libert\u00e0 PHEnomenale. Liberi di desiderare, oltre le sfide della fenilchetonuria&#8221;, promosso da BioMarin con il patrocinio di 8 Associazioni di Pazienti, e presentato a Milano alla vigilia della Giornata Mondiale della PKU (28 giugno). Un progetto che mira a informare e sensibilizzare al dialogo con lo specialista di riferimento, per nuovi spazi di libert\u00e0 e risposte concrete a bisogni e desideri.<br \/>Al centro del progetto le vite di Gabriele, Cristina e Ginevra che testimoniano, attraverso le loro esperienze, come si pu\u00f2 vivere pi\u00f9 liberamente, nonostante la fenilchetonuria e le sfide quotidiane che questa malattia comporta. Le loro storie sono raccolte sul sito www.libertaphenomenale.it insieme a strumenti informativi, testimonianze dei clinici e al Quaderno dei Desideri, pensato per accompagnare le persone con PKU nella gestione quotidiana della patologia e nei principali ambiti di vita: socialit\u00e0 e convivialit\u00e0, viaggi, benessere, sport, lavoro e studio, pianificazione del futuro.<br \/>&#8220;La gestione della PKU si basa tradizionalmente su una terapia dietetica che accompagna il paziente per tutta la vita &#8211; spiega Graziella Silvia Cefalo, Pediatra esperta nello studio e nella cura delle Malattie Metaboliche Ereditarie, Responsabile della Struttura Semplice di Malattie Rare presso la S.C. di Pediatria, ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, Polo Universitario &#8211; un regime alimentare a basso contenuto di proteine indispensabile per mantenere sotto controllo i livelli di fenilalanina e tutelare lo sviluppo neurologico. Si tratta di un approccio efficace dal punto di vista clinico, ma che comporta un carico significativo sul piano psicologico ed emotivo, tanto pesante da mettere a rischio l&#8217;aderenza terapeutica e, di conseguenza, la salute e la qualit\u00e0 di vita dei pazienti&#8221;.<br \/>Il monitoraggio costante dell&#8217;alimentazione incide in modo rilevante sulla quotidianit\u00e0 e sulle relazioni sociali. Sempre secondo l&#8217;indagine Elma Research, tra le difficolt\u00e0 principali emergono il mangiare fuori casa (50%) e il mangiare insieme ad altre persone (43%). &#8220;Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha fatto molti passi avanti per consentire maggiore libert\u00e0 alle persone con PKU&#8221; &#8211; continua la dottoressa Cefalo. &#8220;Oggi si profilano possibilit\u00e0 di approcci innovativi, da valutare con lo specialista di riferimento, all&#8217;interno di percorsi altamente personalizzati e costruiti su misura sul paziente. Tali approcci possono contribuire a ridurre l&#8217;impatto sociale della malattia e offrire maggiore flessibilit\u00e0 nella gestione della PKU rispetto alle restrizioni alimentari&#8221;.<br \/>Non a caso, i pazienti esprimono un forte bisogno di informazioni su approcci medici (39%) e, sul piano pratico, la possibilit\u00e0 di maggiore libert\u00e0 dalla dieta (39%) e pi\u00f9 supporto psicologico (25%).<br \/>Libert\u00e0 \u00e8 un concetto che Gabriele esprime chiaramente: &#8220;Per me libert\u00e0 significa non dipendere pi\u00f9 da qualcuno, ma dipendere soltanto dalle mie idee, dalle mie emozioni, da quello che voglio fare in quel momento&#8221;. Oltre il cibo Le difficolt\u00e0 legate alla gestione alimentare si riflettono direttamente sulla vita sociale e relazionale. A raccontarlo sono le stesse persone con PKU. Cristina, 16 anni, spiega: &#8220;I miei compagni vedevano che avevo merende o pasti diversi e mi chiedevano di assaggiarle. Spesso mi chiedevano come facessi a mangiarle o commentavano il cattivo sapore dicendo che al mio posto non ce l&#8217;avrebbero mai fatta. Mi hanno fatta sentire diversa, sbagliata&#8221;.<br \/>L&#8217;indagine Elma rileva che oltre l&#8217;80% delle persone con PKU intervistate soffre di ansia, stanchezza, sbalzi d&#8217;umore e difficolt\u00e0 cognitive, manifestazioni neurocognitive rilevanti.<br \/>&#8220;Io soffro d&#8217;ansia da quando ero molto piccola e per tanto tempo non \u00e8 stato chiaro se ci fosse o meno un legame con la PKU&#8221;, racconta Ginevra.<br \/>&#8220;Avere la PKU pu\u00f2 influenzare in maniera significativa il funzionamento sociale, relazionale nonch\u00e8 l&#8217;acquisizione di un adeguato livello di autostima e di autoefficacia, soprattutto quando il paziente raggiunge l&#8217;et\u00e0 adolescenziale&#8221;, sottolinea Chiara Cazzorla, Psicologa e psicoterapeuta UOC Malattie Metaboliche Ereditarie Centro di riferimento per lo screening neonatale Esteso Azienda Ospedale, Universit\u00e0 degli studi Padova. &#8220;La dieta estremamente restrittiva incide in modo significativo sulla vita quotidiana. E&#8217; fondamentale allora accompagnare i pazienti in un percorso multidisciplinare e personalizzato che favorisca inclusione, consapevolezza e qualit\u00e0 della vita, valutando con lo specialista di riferimento l&#8217;approccio terapeutico pi\u00f9 adatto alla gestione della patologia&#8221;.<br \/>L&#8217;impatto della PKU si estende anche alla sfera scolastica, lavorativa e progettuale: 1 persona su 3 si sente spesso poco produttiva a causa della malattia, 1 su 5 ha subito discriminazioni in ambito lavorativo o di studio e quasi il 60% degli intervistati non lavora o lavora part-time, a fronte di oltre l&#8217;80% di diplomati o laureati. Anche il futuro appare meno accessibile: il 40% dichiara che la malattia influisce in maniera medio-alta o altissima sulla possibilit\u00e0 di pianificare il domani.<br \/>&#8220;Per una persona con PKU &#8220;libert\u00e0&#8221; \u00e8 un concetto molto concreto e riguarda situazioni con cui impara a misurarsi sin da tenera et\u00e0; \u00e8 potersi sedere a tavola con gli altri, andare a scuola o al lavoro, viaggiare, progettare il proprio futuro senza che ogni scelta debba essere condizionata dalla patologia&#8221;, afferma Niko Costantino, Responsabile Affari Istituzionali di Cometa ASMME e qui portavoce delle 8 Associazioni di pazienti che patrocinano il progetto. &#8220;Le difficolt\u00e0 legate alla PKU possono diventare tali da ostacolare la partecipazione alla vita sociale e le normali relazioni. Per questo noi associazioni lavoriamo perch\u00e8 ogni persona con PKU sia pi\u00f9 informata, ascoltata e accompagnata nel suo percorso, per consentirle di fare scelte di vita libere e consapevoli, senza sentirsi limitata dalla patologia&#8221;.<br \/>L&#8217;impegno di BioMarin &#8220;Libert\u00e0 PHEnomenale &#8211; afferma Maria Tommasi, Senior Medical Director in BioMarin Italia &#8211; rappresenta un passo importante per promuovere una cultura di maggiore consapevolezza e inclusione. Un progetto che nasce dall&#8217;ascolto e dalla collaborazione con diverse Associazioni di pazienti e comunit\u00e0 scientifica. Come BioMarin, continueremo il nostro impegno verso i bisogni reali delle persone con PKU per dare risposte concrete attraverso la diffusione dell&#8217;informazione e lo sviluppo di soluzioni che possano migliorare la qualit\u00e0 di vita e favorire una maggiore libert\u00e0 dai limiti che questa condizione pu\u00f2 imporre&#8221;.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; Foto f12\/Italpress &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Seguire per tutta la vita una dieta estremamente restrittiva, che richiede attenzione costante, pianificazione e rinunce quotidiane: \u00e8 quello che devono fare le persone con fenilchetonuria (PKU) per non mettere a rischio la loro salute. Ma solo l&#8217;11% riesce a rimanere sempre fedele alla dieta con alimenti a fini medici speciali. 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