{"id":267974,"date":"2026-05-31T09:59:02","date_gmt":"2026-05-31T07:59:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=267974"},"modified":"2026-05-31T09:59:10","modified_gmt":"2026-05-31T07:59:10","slug":"marchese-porti-ditalia-spa-come-cambia-la-logistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/05\/31\/marchese-porti-ditalia-spa-come-cambia-la-logistica\/","title":{"rendered":"Marchese: &#8220;Porti d&#8217;Italia Spa, come cambia la logistica&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Riceviamo un interessante contributo dell<\/em><em>\u2019<\/em><em>Ammiraglio Rosario Marchese, Consigliere del Ministro delle Politiche del Mare<\/em><div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>La riforma della portualit\u00e0 italiana, imperniata sulla nascita di <strong>Porti d\u2019Italia S.p.A.<\/strong>, rappresenta uno dei pi\u00f9 importanti tentativi di modernizzazione del sistema logistico nazionale degli ultimi decenni. Tale struttura si inserisce in un contesto internazionale profondamente mutato, nel quale i porti non sono pi\u00f9 semplici infrastrutture di approdo e movimentazione merci, ma piattaforme strategiche integrate, capaci di incidere sulla competitivit\u00e0 industriale, energetica e tecnologica di un Paese.<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema portuale italiano, pur essendo tra i pi\u00f9 rilevanti d\u2019Europa per traffico marittimo e posizione geografica, continua infatti a soffrire di frammentazione amministrativa, disomogeneit\u00e0 infrastrutturale e lentezza decisionale. La proposta di istituire una governance unitaria attraverso Porti d\u2019Italia S.p.A. nasce proprio dall\u2019esigenza di superare questi limiti storici, introducendo una regia nazionale capace di coordinare investimenti, innovazione tecnologica e pianificazione strategica.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019elemento pi\u00f9 innovativo della riforma consiste nella trasformazione del sistema portuale da insieme di realt\u00e0 autonome e spesso concorrenti tra loro a vera e propria <strong>\u201crete nazionale integrata\u201d.<\/strong> In tale prospettiva, il porto non viene pi\u00f9 considerato come un\u2019infrastruttura locale, ma come nodo di una filiera logistica europea e mediterranea. Questo approccio consentirebbe all\u2019Italia di presentarsi con una sola voce nei tavoli internazionali, rafforzando il proprio ruolo geopolitico nel Mediterraneo e lungo le direttrici commerciali euro-asiatiche.<\/p>\n\n\n\n<p>La riforma, inoltre, si collega direttamente alla visione del cosiddetto <strong>\u201cPorto 6.0\u201d<\/strong>, modello strategico sviluppato in Italia da SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) che definisce gli scali marittimi moderni non pi\u00f9 come semplici punti di sbarco, ma come veri e propri <strong>hub tecnologici, energetici ed ecologici<\/strong>. Tale modello considera il porto come un ecosistema tecnologico avanzato, nel quale convergono digitalizzazione, intelligenza artificiale, sostenibilit\u00e0 ambientale e innovazione industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Le quattro direttrici strategiche individuate risultano particolarmente coerenti con la nuova governance proposta, gi\u00e0 attuata nel porto di Taranto, considerato un porto 6.0:<\/p>\n\n\n\n<ol type=\"1\"><li><strong>Digitalizzazione dei processi<\/strong>: l\u2019adozione generalizzata dei Port Community System (PCS), dei digital twin e di piattaforme interoperabili consentirebbe una drastica riduzione dei tempi burocratici e logistici, aumentando l\u2019efficienza operativa dei porti italiani.<\/li><li><strong>Automazione e robotica<\/strong>: la gestione centralizzata potrebbe favorire standard comuni nell\u2019impiego di sistemi automatizzati, robotica subacquea, manutenzione predittiva e tecnologie smart per la sicurezza e l\u2019efficienza delle infrastrutture.<\/li><li><strong>Intelligenza artificiale<\/strong>: l\u2019utilizzo dell\u2019AI e della computer vision permetterebbe di migliorare il monitoraggio del traffico, la sicurezza portuale, la manutenzione e il controllo ambientale, seguendo modelli gi\u00e0 adottati a Rotterdam e Anversa.<\/li><li><strong>Sostenibilit\u00e0 ambientale<\/strong>: Porti d\u2019Italia S.p.A. potrebbe diventare il soggetto attuatore di una grande strategia nazionale \u201cgreen\u201d, coordinando cold ironing, energie rinnovabili, monitoraggio ambientale smart e carburanti alternativi in linea con il Green Deal europeo e con il regolamento FuelEU Maritime.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Sotto il profilo economico, la riforma potrebbe produrre effetti significativi: maggiore certezza regolatoria, riduzione della frammentazione contrattuale, capacit\u00e0 di attrarre capitali privati e sviluppo di partenariati pubblico-privati pi\u00f9 solidi.<br>Inoltre, una governance unitaria permetterebbe di programmare gli investimenti infrastrutturali con logiche industriali di lungo periodo, superando la dispersione delle risorse e le duplicazioni progettuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Particolarmente interessante \u00e8 il richiamo ai modelli internazionali di riferimento: da un lato il sistema spagnolo di <em>Puertos del Estado<\/em>, caratterizzato da forte coordinamento statale; dall\u2019altro il modello manageriale-industriale del Porto di Rotterdam. La proposta italiana sembra voler coniugare entrambe le esperienze, creando una struttura pubblica ma orientata a criteri industriali, competitivi e finanziariamente sostenibili. Tuttavia, la vera sfida della riforma non sar\u00e0 soltanto organizzativa, ma culturale e strategica. Perch\u00e9 Porti d\u2019Italia S.p.A. possa realmente rappresentare un salto di qualit\u00e0, sar\u00e0 necessario evitare il rischio di una mera centralizzazione burocratica. La governance unitaria dovr\u00e0 invece essere accompagnata da autonomia gestionale, meritocrazia manageriale e forte integrazione con i territori.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva, una proposta innovativa potrebbe essere la creazione di una <strong>\u201cAgenzia Nazionale per l\u2019Innovazione Portuale e la Blue Economy\u201d<\/strong>, collegata a Porti d\u2019Italia S.p.A., con tre missioni principali:<\/p>\n\n\n\n<ol type=\"1\"><li><strong>Coordinare ricerca e sviluppo<\/strong><br>su intelligenza artificiale, cybersecurity, automazione, digitalizzazione e smart logistics, creando standard tecnologici comuni per tutti i porti italiani.<\/li><li><strong>Sviluppare incubatori tecnologici nei retroporti<\/strong><br>trasformando le aree portuali in poli di innovazione dedicati a blue economy, energie rinnovabili, robotica marina e logistica avanzata.<\/li><li><strong>Attrarre investimenti internazionali<\/strong><br>nella transizione energetica marittima, nei carburanti green, nell\u2019idrogeno, nella digitalizzazione e nelle infrastrutture strategiche del Mediterraneo.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Questa struttura potrebbe trasformare i porti italiani in veri hub di innovazione mediterranea, integrando universit\u00e0, centri di ricerca, startup e imprese logistiche.<\/p>\n\n\n\n<p>La finalit\u00e0 strategica sarebbe quella di creare un vero <strong>\u201cSistema Italia del Mare\u201d<\/strong>, capace di competere con i grandi modelli internazionali come Rotterdam, Singapore e Pireo, rafforzando il ruolo geopolitico ed economico dell\u2019Italia nel Mediterraneo<\/p>\n\n\n\n<p>A questa proposta la creazione di una <strong>\u201cCarta Nazionale dei Green Ports\u201d<\/strong>, con obiettivi ambientali misurabili e premialit\u00e0 economiche per gli scali pi\u00f9 virtuosi in termini di decarbonizzazione, efficienza energetica e riduzione delle emissioni, sarebbe di grande impatto,<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni porto verrebbe valutato attraverso indicatori precisi, come:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>riduzione delle emissioni di CO\u2082;<\/li><li>utilizzo di energie rinnovabili;<\/li><li>elettrificazione delle banchine (<em>cold ironing<\/em>);<\/li><li>efficienza energetica;<\/li><li>qualit\u00e0 dell\u2019aria e delle acque;<\/li><li>utilizzo di carburanti green;<\/li><li>digitalizzazione dei controlli ambientali.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>I porti pi\u00f9 virtuosi riceverebbero:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>incentivi economici;<\/li><li>priorit\u00e0 nei finanziamenti pubblici ed europei;<\/li><li>agevolazioni fiscali;<\/li><li>maggiore attrattivit\u00e0 per investitori e compagnie marittime.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 creare una competizione positiva tra gli scali italiani, accelerando la transizione ecologica del sistema portuale nazionale e rendendo l\u2019Italia un modello mediterraneo di portualit\u00e0 sostenibile.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, la riforma di Porti d\u2019Italia S.p.A. non rappresenta soltanto una revisione amministrativa del sistema portuale, ma pu\u00f2 diventare il motore di una nuova politica industriale marittima nazionale. Se accompagnata da innovazione tecnologica, sostenibilit\u00e0 ambientale e visione strategica, essa potr\u00e0 trasformare i porti italiani da semplici punti di transito a protagonisti della competitivit\u00e0 europea e mediterranea del XXI secolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo un interessante contributo dell\u2019Ammiraglio Rosario Marchese, Consigliere del Ministro delle Politiche del Mare La riforma della portualit\u00e0 italiana, imperniata sulla nascita di Porti d\u2019Italia S.p.A., rappresenta uno dei pi\u00f9 importanti tentativi di modernizzazione del sistema logistico nazionale degli ultimi decenni. 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