{"id":267414,"date":"2026-05-22T15:08:52","date_gmt":"2026-05-22T13:08:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/05\/22\/riciclo-plastica-regis-servono-riforme-per-dare-slancio-al-settore\/"},"modified":"2026-05-22T15:08:52","modified_gmt":"2026-05-22T13:08:52","slug":"riciclo-plastica-regis-servono-riforme-per-dare-slancio-al-settore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/05\/22\/riciclo-plastica-regis-servono-riforme-per-dare-slancio-al-settore\/","title":{"rendered":"Riciclo plastica, Regis \u201cServono riforme per dare slancio al settore\u201d"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Il settore del riciclo della plastica attraversa una delle fasi pi\u00f9 difficili della sua storia recente. A lanciare l&#8217;allarme \u00e8 Walter Regis, presidente di Assorimap, Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori di Materie Plastiche, aderente a Confimi Industria, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell&#8217;agenzia Italpress.<br \/>\nUn quadro complesso, quello tratteggiato da Regis, che chiama in causa tra l&#8217;altro la concorrenza sleale asiatica e la mancanza di riconoscimento economico del valore ambientale del materiale riciclato. &#8220;Il prodotto low cost asiatico riesce ad arrivare sul mercato con prezzi addirittura del 50% inferiori ai nostri&#8221;, spiega Regis. Un vantaggio competitivo che deriva in larga misura dai costi energetici enormemente pi\u00f9 bassi rispetto all&#8217;Europa, oltre che da standard normativi e ambientali meno stringenti. Il risultato \u00e8 che negli ultimi due-tre anni la situazione \u00e8 progressivamente peggiorata: le imprese italiane del riciclo hanno prima perso margini, poi fatturato, e oggi si ritrovano con utili ai minimi storici.<br \/>\n&#8220;L&#8217;industria del riciclo \u00e8 in grande crisi&#8221;, dice senza giri di parole il presidente di Assorimap.<br \/>\nAl centro del problema vi \u00e8 una contraddizione strutturale: &#8220;La plastica riciclata ha un valore ambientale certificato e riconosciuto &#8211; importanti enti di ricerca hanno documentato i risparmi energetici e la riduzione delle emissioni di CO2 rispetto alla produzione di polimeri vergini &#8211; ma questo valore non si traduce in alcun riconoscimento economico per chi produce il riciclato&#8221;, sottolinea Regis. La strada indicata da Assorimap \u00e8 quella dei certificati bianchi o dei crediti di carbonio: strumenti che consentirebbero di monetizzare il risparmio energetico e la minore emissione di CO2 generati dal processo di riciclo. Il meccanismo sarebbe virtuoso anche sul piano della redistribuzione dei costi: a pagare sarebbero le imprese pi\u00f9 inquinanti, quelle che eccedono i limiti di emissione contingentati, mentre i riciclatori &#8211; in quanto produttori virtuosi &#8211; guadagnerebbero i certificati. &#8220;Non ci sono costi per l&#8217;erario&#8221;, sottolinea Regis. &#8220;E&#8217; una proposta che il settore porta avanti da almeno due anni, ma che ancora non vede la luce&#8221;, aggiunge.<br \/>\nUno dei motivi \u00e8 anche legato ai vincoli in materia di aiuti di Stato, che rendono ancora pi\u00f9 complesso il quadro regolatorio. Per Regis su questo fronte &#8220;la classe politica nel suo complesso deve essere disposta a fare scelte chiare e a superare le difficolt\u00e0&#8221;.<br \/>\nSul fronte della concorrenza sleale, Assorimap spinge anche per l&#8217;introduzione di misure antidumping e dazi che proteggano il mercato europeo dai prodotti asiatici sottoprezzo. Una linea condivisa da molti settori industriali del continente, che chiedono all&#8217;Unione Europea di difendere le proprie scelte in favore della sostenibilit\u00e0 ambientale con strumenti concreti. &#8220;L&#8217;UE ha fatto scelte che propongono il valore ambientale delle produzioni: queste scelte non devono essere abbandonate, devono essere perseguite&#8221;, afferma Regis. &#8220;Il discorso dazi ci piace solo in parte, perch\u00e8 noi siamo per la libera concorrenza&#8221;, precisa. Ed \u00e8 qui che entra in gioco un&#8217;altra proposta innovativa dell&#8217;associazione: il &#8220;passaporto digitale&#8221; dei materiali riciclati. Uno strumento di trasparenza e tracciabilit\u00e0 che potrebbe diventare un fattore di differenziazione competitiva per il made in Italy del riciclo.<br \/>\nSullo sfondo di queste battaglie specifiche si staglia un problema pi\u00f9 generale. L&#8217;Italia \u00e8 virtuosa su diversi fronti dell&#8217;economia circolare &#8211; carta, vetro, alluminio mostrano buone performance di riciclo &#8211; ma sulla plastica il lavoro da fare \u00e8 ancora molto. E l&#8217;Europa intera condivide questo ritardo.<br \/>\n&#8220;Abbiamo approfondito, fatto strategie importanti su cosa significa la circolarit\u00e0 rispetto alla produzione lineare&#8221;, osserva Regis, &#8220;ma non abbiamo fatto bene i conti con la parola economia quando la si accosta al discorso della circolarit\u00e0&#8221;.<br \/>\nLa soluzione, secondo Regis, richiede coesione all&#8217;interno della stessa filiera della plastica e un dialogo strutturato con il Ministero dell&#8217;Ambiente, che dovrebbe assumere un ruolo di regia nella definizione di proposte normative condivise. &#8220;Se la filiera \u00e8 unita riusciamo a trovare delle soluzioni&#8221;, conclude il presidente di Assorimap.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; Foto Italpress &#8211;<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Il settore del riciclo della plastica attraversa una delle fasi pi\u00f9 difficili della sua storia recente. 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