{"id":267392,"date":"2026-05-22T11:08:54","date_gmt":"2026-05-22T09:08:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/05\/22\/assoporti-petri-basta-campanilismi-fare-rete-per-affrontare-le-sfide-globali\/"},"modified":"2026-05-22T11:08:54","modified_gmt":"2026-05-22T09:08:54","slug":"assoporti-petri-basta-campanilismi-fare-rete-per-affrontare-le-sfide-globali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/05\/22\/assoporti-petri-basta-campanilismi-fare-rete-per-affrontare-le-sfide-globali\/","title":{"rendered":"Assoporti, Petri \u201cBasta campanilismi, fare rete per affrontare le sfide globali\u201d"},"content":{"rendered":"<div>MILANO (ITALPRES) &#8211; La portualit\u00e0 italiana \u00e8 a un bivio. Frammentata per tradizione culturale e geografica, stretta tra la pressione dei grandi hub nord-europei e le turbolenze geopolitiche del Mediterraneo, ha bisogno di una riforma profonda e di investimenti strutturali che le singole autorit\u00e0 portuali non sono pi\u00f9 in grado di sostenere da sole. E&#8217; questo il messaggio che Roberto Petri, presidente di Assoporti &#8211; l&#8217;associazione che riunisce le 16 autorit\u00e0 di sistema portuale con il controllo complessivo di 64 scali italiani &#8211; lancia in un&#8217;intervista a Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy.<br \/>\n&#8220;Oggi di fronte a un mercato globalizzato non \u00e8 possibile concepire e portare avanti il principio del &#8220;piccolo \u00e8 bello&#8221;&#8221;, afferma Petri. &#8220;Noi siamo un Paese che tradizionalmente vive molto di campanilismi e anche per configurazione geografica la portualit\u00e0 italiana \u00e8 molto frazionata e frammentata&#8221;. Un&#8217;eredit\u00e0 storica che, secondo il presidente di Assoporti, non pu\u00f2 pi\u00f9 reggere l&#8217;urto della concorrenza internazionale. L&#8217;obiettivo, spiega Petri, deve essere chiaro: &#8220;Creare delle eccellenze, degli hub anche dal punto di vista portuale che possano competere con le grandi sfide che il mercato ci presenta&#8221;.<br \/>\nIl riferimento ai competitor stranieri \u00e8 esplicito. Amburgo, Anversa, Rotterdam al nord; Barcellona e Marsiglia nel Mediterraneo. Sono questi i parametri con cui il sistema portuale italiano deve misurarsi. &#8220;Sono sempre realista &#8211; ammette Petri -, non penso che allo stato abbiamo la possibilit\u00e0 di annullare il gap che abbiamo con quei porti, ma si pu\u00f2 ridurre creando delle eccellenze e facendo investimenti di carattere strutturale che possano migliorare la logistica&#8221;.<br \/>\nAl centro del ragionamento di Petri c&#8217;\u00e8 il disegno di legge presentato dal Governo, che punta a una gestione centralizzata del sistema portuale attraverso il ministero delle Infrastrutture. Una svolta rispetto all&#8217;attuale assetto, che il presidente di Assoporti giudica positivamente e con pragmatismo. &#8220;E&#8217; necessario lavorare nell&#8217;ottica di sistema Paese, non pi\u00f9 nel frazionamento degli interessi e dei ruoli&#8221;, sottolinea. &#8220;Il disegno di legge \u00e8 un&#8217;opportunit\u00e0 dalla quale assolutamente non possiamo prescindere&#8221;.<br \/>\nLa proposta prevede piani pluriennali di investimento gestiti centralmente, con l&#8217;individuazione dei territori dove concentrare le risorse per costruire hub competitivi. Il modello finanziario che Petri indica \u00e8 quello misto: &#8220;Fare investimenti pubblici e, se necessario, anche attraverso un mix di pubblico e privato, per metterci alla pari con i grandi hub stranieri&#8221;. Lo strumento operativo indicato \u00e8 la Porti d&#8217;Italia Spa, il veicolo attraverso il quale &#8211; nelle intenzioni dei proponenti &#8211; dovrebbero confluire quei grandi investimenti che oggi &#8220;le singole autorit\u00e0 di sistema portuale non sono in grado di sostenere&#8221;.<br \/>\nPetri tuttavia non ignora le possibili criticit\u00e0 della riforma. &#8220;Bisogna anche difendere l&#8217;autonomia e la realt\u00e0 delle autorit\u00e0 di sistema portuale che in questi 20-30 anni hanno avuto il pregio di avvicinare i territori alla portualit\u00e0&#8221;, avverte.<br \/>\nUno dei punti pi\u00f9 urgenti sollevati da Petri riguarda la tassa europea sulle emissioni applicata al settore marittimo, l&#8217;ETS (Emissions Trading System). Per il presidente di Assoporti &#8220;la situazione geopolitica, soprattutto del Mediterraneo, sta appesantendo costi, noli, assicurazioni di tutto il settore marittimo&#8221;. In questo contesto, &#8220;l&#8217;incidenza dell&#8217;ETS sta portando i costi oltre la sostenibilit\u00e0 &#8211; spiega -, quindi riteniamo che ci debba essere un alleggerimento, se non la cancellazione di questa norma che sta penalizzando fortemente i nostri gruppi imprenditoriali che operano nei porti e sul mare&#8221;.<br \/>\nSul fronte degli investimenti, Petri traccia una mappa precisa delle priorit\u00e0. In primo luogo, la logistica dell&#8217;ultimo miglio: &#8220;E&#8217; assolutamente necessario alleggerire e accorciare la tempistica per quanto riguarda il trasporto di mezzi e uomini&#8221;.<br \/>\nPoi c&#8217;\u00e8 il capitolo dell&#8217;elettrificazione delle banchine, che consente alle navi in sosta di spegnere i motori e alimentarsi dalla rete elettrica terrestre. &#8220;E&#8217; assolutamente necessario dotare alcune nostre realt\u00e0 portuali importanti della elettrificazione delle banchine &#8211; spiega Petri -, che possa alleggerire le problematiche di carattere ambientale&#8221;. Una misura che risponde insieme a esigenze di sostenibilit\u00e0 e di riduzione dei costi operativi per gli armatori.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; Foto ufficio stampa Assoporti &#8211;<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO (ITALPRES) &#8211; La portualit\u00e0 italiana \u00e8 a un bivio. Frammentata per tradizione culturale e geografica, stretta tra la pressione dei grandi hub nord-europei e le turbolenze geopolitiche del Mediterraneo, ha bisogno di una riforma profonda e di investimenti strutturali che le singole autorit\u00e0 portuali non sono pi\u00f9 in grado di sostenere da sole. 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