{"id":265037,"date":"2026-04-14T16:08:25","date_gmt":"2026-04-14T14:08:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/04\/14\/confcom-crescita-03-nel-2026-e-rischio-stagnazione\/"},"modified":"2026-04-14T16:08:25","modified_gmt":"2026-04-14T14:08:25","slug":"confcom-crescita-03-nel-2026-e-rischio-stagnazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/04\/14\/confcom-crescita-03-nel-2026-e-rischio-stagnazione\/","title":{"rendered":"Confcom, crescita +0,3% nel 2026 e rischio stagnazione"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Prima del conflitto, l&#8217;economia italiana mostrava segnali positivi: inflazione all&#8217;1,5%, consumi e PIL in aumento e occupazione ai massimi (oltre 24 milioni da luglio 2024). Tuttavia, le tensioni energetiche legate alla guerra rischiano di ridurre reddito disponibile e consumi. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;analisi dell&#8217;Ufficio Studi di Confcommercio, &#8220;La scommessa della crescita per superare la crisi&#8221;, presentata al Forum Confcom (la nuova denominazione della confederazione) di Villa Miani.<br \/>Il presidente Carlo Sangalli ha evidenziato come le tensioni internazionali alimentino l&#8217;incertezza, frenino la domanda e colpiscano soprattutto le imprese pi\u00f9 legate ai consumi delle famiglie: quando questi si fermano, si arresta anche il motore dell&#8217;economia. Da qui la necessit\u00e0 di una nuova capacit\u00e0 di reazione.<br \/>Nello scenario peggiore, la crescita si fermerebbe allo 0,3% nel 2026 e allo 0,4% nel 2027. Il quadro resta segnato da forte incertezza e preoccupazione: senza interventi strutturali su fisco, lavoro e competenze, il rischio \u00e8 un nuovo decennio di stagnazione, con effetti duraturi su crescita, occupazione e coesione sociale.<br \/>Secondo il direttore dell&#8217;Ufficio Studi, Mariano Bella, con il petrolio a 100 dollari fino a febbraio 2027 l&#8217;inflazione potrebbe raggiungere il 6% a fine 2026. Ci\u00f2 comporterebbe minori consumi e PIL, con un&#8217;economia vicina alla recessione e una crescita pi\u00f9 che dimezzata rispetto allo scenario base. Nel biennio 2026-2027, la perdita arriverebbe fino a 963 euro per famiglia.<br \/>Il rallentamento italiano, per\u00f2, non dipende solo dagli shock internazionali, ma da criticit\u00e0 strutturali di lungo periodo. Dopo il boom economico, la crescita \u00e8 progressivamente calata: dal 3,7% tra il 1966 e il 1980 all&#8217;1,8% tra il 1981 e il 2007, fino a stagnare negli ultimi vent&#8217;anni. Parallelamente, la pressione fiscale \u00e8 salita dal 25,3% al 42,2%, comprimendo investimenti e sviluppo. La cosiddetta &#8220;fiscocrazia&#8221; &#8211; eccesso di tasse e burocrazia &#8211; penalizza l&#8217;innovazione e riduce la propensione al rischio.<br \/>A ci\u00f2 si aggiungono tre fattori strutturali: minore capitale per occupato, riduzione dell&#8217;offerta di lavoro e calo delle competenze. Sul piano demografico, il Paese ha perso circa 9 milioni di under 30 dagli anni Ottanta, con effetti diretti sulla capacit\u00e0 produttiva. Una leva fondamentale \u00e8 l&#8217;aumento dell&#8217;occupazione femminile: un allineamento agli standard europei porterebbe circa 290 mila occupate in pi\u00f9 all&#8217;anno nel prossimo decennio.<br \/>Conta anche la qualit\u00e0 del lavoro: le competenze crescono meno della domanda delle imprese e l&#8217;obsolescenza professionale riduce produttivit\u00e0 e capacit\u00e0 di adattamento. Il terziario di mercato resta il principale motore dell&#8217;economia, con quasi 4 milioni di posti di lavoro creati tra il 1995 e il 2025, a fronte di un calo nell&#8217;industria e nella PA.<br \/>Il settore \u00e8 per\u00f2 indebolito dal dumping contrattuale: circa 154 mila lavoratori sono impiegati con contratti meno tutelanti, con perdite fino a 8 mila euro annui, assenza di welfare e ricadute negative su concorrenza e produttivit\u00e0. Il fenomeno comporta anche minori entrate per lo Stato, stimate in circa 560 milioni nel 2025, e per le imprese coinvolte significa minori investimenti in formazione, bassa produttivit\u00e0 e maggior rischio di chiusura.<br \/>-foto xi2\/Italpress &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Prima del conflitto, l&#8217;economia italiana mostrava segnali positivi: inflazione all&#8217;1,5%, consumi e PIL in aumento e occupazione ai massimi (oltre 24 milioni da luglio 2024). Tuttavia, le tensioni energetiche legate alla guerra rischiano di ridurre reddito disponibile e consumi. 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