{"id":263215,"date":"2026-03-16T17:36:11","date_gmt":"2026-03-16T16:36:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=263215"},"modified":"2026-03-18T08:50:36","modified_gmt":"2026-03-18T07:50:36","slug":"caporalato-my-lillo-indagato-gianluca-penna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/03\/16\/caporalato-my-lillo-indagato-gianluca-penna\/","title":{"rendered":"Caporalato &#8220;My Lillo&#8221;: indagato Gianluca Penna"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Gianluca Penna<\/strong>, amministratore e Ceo della societ\u00e0 messinese di <em>food-delivery<\/em> &#8220;<strong>My Lillo<\/strong>&#8221; \u00e8 uno dei <strong>4 indagati <\/strong>nell\u2019ambito dell\u2019inchiesta condotta dai carabinieri del Nil, i quali avrebbero scoperto una sorta di \u201c<em>caporalato digitale<\/em>\u201d. Ne ha dato notizia il Tg\u00a3 nazionale, nell&#8217;edizione delle 14,30. L\u2019inchiesta \u00e8 stata avviata nei mesi scorsi e questa mattina i militari dell\u2019arma hanno dato notizia dell\u2019esito delle indagini. Oltre a <strong>Penna sono indagati 3 suoi stretti collaboratori<\/strong>.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo quanto emerso, i vertici della societ\u00e0 fondata a Messina da giovani imprenditori, ma recentemente acquistato da un altro operatore, avrebbero \u201c<em>sfruttato<\/em>\u201d i lavoratori costringendoli a degli autentici tour de force, peraltro malpagati.<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"756\" height=\"481\" src=\"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/ff4f6e9d-afd5-4067-9e78-2f0c21549b20.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-263179\" srcset=\"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/ff4f6e9d-afd5-4067-9e78-2f0c21549b20.jpg 756w, https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/ff4f6e9d-afd5-4067-9e78-2f0c21549b20-300x191.jpg 300w, https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/ff4f6e9d-afd5-4067-9e78-2f0c21549b20-100x65.jpg 100w\" sizes=\"(max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><figcaption><strong>I controlli dei carabinieri del NIL<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>I rider sarebbero stati avvisati all\u2019ultimo momento tramite chat e pagati solo 3 euro a consegna. Un\u2019inchiesta della procura di Messina si \u00e8 chiusa con quattro persone finite sotto indagine per caporalato: si tratta dell&#8217;amministratore unico e di tre collaboratori di una societ\u00e0 operante nel settore del food delivery. La Procura contesta anche violazioni delle norme a tutela della sicurezza e la responsabilit\u00e0 amministrativa. <\/p>\n\n\n\n<p>I rider, per lo pi\u00f9 studenti universitari italiani e giovani disoccupati, come spiegato dagli investigatori \u201cerano costretti a utilizzare mezzi propri per effettuare consegne remunerate con compensi inferiori, in alcuni casi, a meno della met\u00e0 degli importi stabiliti nel Ccnl, spingendoli a esporsi a rischi stradali elevati pur di raggiungere una soglia minima di sussistenza&#8221;. L\u2019indagine, condotta da carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Messina, coadiuvati dal gruppo per la Tutela del Lavoro di Palermo, avrebbe svelato &#8220;l&#8217;esistenza di un &#8216;caporalato digitale'&#8221; e l&#8217;esistenza di un sistema &#8220;integrato dall&#8217;utilizzo di chat WhatsApp per la direzione immediata dei lavoratori&#8221;. <\/p>\n\n\n\n<p>Per massimizzare i profitti ed evitare i &#8220;tempi morti&#8221; tra una consegna e l&#8217;altra, tra le direttive aziendali vi era l&#8217;obbligo per il rider di inviare la parola &#8220;libero&#8221; tramite l&#8217;applicazione e di aggiornarla ogni minuto. I responsabili aziendali monitoravano i tempi d&#8217;esecuzione e, in caso di ritardi o lentezze, interpellavano telefonicamente i rider, che non avevano la libert\u00e0 di rifiutare una consegna. Ogni rifiuto doveva essere &#8220;ben motivato&#8221; e, in caso contrario, comportava rigidi ammonimenti o la perdita del diritto di ricevere l&#8217;assegnazione per gli ordini successivi. Questo sistema, contesta l&#8217;accusa, generava una totale subordinazione, obbligando di fatto il fattorino ad accettare ritmi di lavoro estenuanti. Per le violazioni in materia di salute e sicurezza i carabinieri del Nil hanno anche sanzioni la My Lillo per 66.940,29 euro.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Gli indagati sono assistiti dai legali Salvatore Silvestro e Nino Cacia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gianluca Penna, amministratore e Ceo della societ\u00e0 messinese di food-delivery &#8220;My Lillo&#8221; \u00e8 uno dei 4 indagati nell\u2019ambito dell\u2019inchiesta condotta dai carabinieri del Nil, i quali avrebbero scoperto una sorta di \u201ccaporalato digitale\u201d. Ne ha dato notizia il Tg\u00a3 nazionale, nell&#8217;edizione delle 14,30. 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