{"id":263057,"date":"2026-03-14T09:40:25","date_gmt":"2026-03-14T08:40:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=263057"},"modified":"2026-03-14T09:40:31","modified_gmt":"2026-03-14T08:40:31","slug":"confermata-in-appello-condanna-per-un-poliziotto-e-un-carabiniere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/03\/14\/confermata-in-appello-condanna-per-un-poliziotto-e-un-carabiniere\/","title":{"rendered":"Confermata in appello condanna per un poliziotto e un carabiniere"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo scenario venne ricostruito nella lunga e complessa denuncia che due poliziotti, in servizio all\u2019Ufficio ricezione atti della caserma \u201cCalipari\u201d, costituiti parte civile nel procedimento e rappresentati dall&#8217;avvocato Nino Cacia, presentarono in Procura a suo tempo, dopo essere stati vittime delle ritorsioni dei due fratelli, solo per aver fatto il proprio dovere.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La vicenda ebbe inizio con il \u201cbanale\u201d furto di una borsa in una discoteca della citt\u00e0,<\/strong>\u00a0avvenuto nel marzo del 2017, vicenda in cui rimase coinvolta una congiunta dei Pugliatti. Questi ultimi chiesero ai due colleghi di &#8220;sorvolare&#8221;, richiesta che fu respinta con determinazione ai mittenti. <div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; a questo punto che i due fratelli decidono di attuare un piano di ritorsione nei confronti dei colleghi con alcune multe false.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019accusa contestava a Maurizio P., brigadiere dei carabinieri, di aver attestato \u00abcircostanze difformi al vero\u00bb in un ordine di servizio del 19 aprile, nell\u2019annotazione e nei verbali di contravvenzione elevati nei confronti dei due poliziotti.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare avrebbe attestato che i due erano stati visti a bordo di ciclomotori in via Camiciotti e in piazza Trombetta ad un determinato orario, mentre &#8211; contesta l\u2019accusa &#8211; in quel momento \u00absi trovavano in altro luogo\u00bb. Inoltre, avrebbe riferito che gli accertamenti sarebbero stati compiuti dalla sala operativa mentre l\u2019accusa contestava che l\u2019accesso era stato fatto dai carabinieri del Nucleo radiomobile su sua richiesta, cosi come gli altri accertamenti. Fatti che sarebbero stati commessi in concorso con il fratello Francesco, sovrintendente della Polizia. L\u2019accusa contesta anche la richiesta ad un collega dei carabinieri, \u00abin violazione dei doveri inerenti il servizio\u00bb, di accedere alla banca dati delle Forze dell\u2019Ordine per verificare i dati relativi ai motoveicoli.\u00a0Oggi la sentenza della corte di appello che ha confermato la condanna ad anni 3 e mesi 3 emessa dal giudice\u00a0monocratico Francesco Torre.\u00a0Gli imputati erano difesi dagli avvocati <strong>Giovambattista Freni<\/strong> e <strong>Salvatore Silvestro<\/strong>.\u00a0I due poliziotti dall\u2019avv. <strong>Nino Cacia<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scenario venne ricostruito nella lunga e complessa denuncia che due poliziotti, in servizio all\u2019Ufficio ricezione atti della caserma \u201cCalipari\u201d, costituiti parte civile nel procedimento e rappresentati dall&#8217;avvocato Nino Cacia, presentarono in Procura a suo tempo, dopo essere stati vittime delle ritorsioni dei due fratelli, solo per aver fatto il proprio dovere. 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