{"id":262830,"date":"2026-03-10T19:48:25","date_gmt":"2026-03-10T18:48:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/03\/10\/antimafia-il-metodo-la-torre-cinquantanni-dopo-il-volume-allars\/"},"modified":"2026-03-10T19:48:25","modified_gmt":"2026-03-10T18:48:25","slug":"antimafia-il-metodo-la-torre-cinquantanni-dopo-il-volume-allars","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/03\/10\/antimafia-il-metodo-la-torre-cinquantanni-dopo-il-volume-allars\/","title":{"rendered":"Antimafia, il \u201cMetodo La Torre\u201d cinquant\u2019anni dopo: il volume all\u2019Ars"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>PALERMO (ITALPRESS) \u2013 Un volume per celebrare quello che a tutti gli effetti \u00e8 considerato uno spartiacque nella lotta a Cosa nostra: Palazzo dei Normanni \u00e8 teatro della <strong>presentazione di \u2018Leggere la mafia del territorio. Il metodo di Pio La Torre<\/strong>\u2018, il testo contenente la <strong>relazione di minoranza (con annessi allegati) dell\u2019allora segretario regionale del Pci in commissione parlamentare Antimafia.<\/strong> Tale relazione, frutto di una lunga opera di ascolto del territorio, venne pronunciata cinquant\u2019anni fa con l\u2019obiettivo di raccontare in che modo si manifestasse Cosa nostra, in un momento storico in cui la sua presenza nel tessuto sociale e politico si stava facendo sempre pi\u00f9 pervasiva: La Torre per\u00f2 non si limitava a descrivere il fenomeno, ma si soffermava anche sulla rete di fiancheggiatori e in determinati casi arrivava a fare nomi e cognomi, anticipando perfino l\u2019operato delle indagini giudiziarie.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p><strong> A guidare i lavori del convegno \u00e8 il presidente della commissione Antimafia all\u2019Ars Antonello Cracolici<\/strong>: presenti, insieme a lui, il procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo e il presidente emerito della Camera Luciano Violante.<em> \u201cCinquant\u2019anni fa Pio La Torre deposit\u00f2 la relazione di minoranza in commissione Antimafia, introducendo un<strong> metodo di analisi che partiva dalla conoscenza del territorio<\/strong><\/em> \u2013 sottolinea Cracolici. \u2013 <em>L\u2019importanza di questa relazione \u00e8 data soprattutto dagli allegati, che rappresentano una miniera di informazioni in cui vengono fatti nomi e cognomi ancor prima che li facesse la magistratura; in alcuni casi ci sarebbero voluti anche decenni per arrivare a un\u2019indagine giudiziaria\u201d.<\/em><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p>Oggi, sottolinea il presidente della commissione regionale Antimafia, <em>\u201c<strong>quel metodo ci manca per capire cosa succede nel presente nei confronti della mafia e della lotta ad essa:<\/strong> il territorio \u00e8 una miniera di informazioni. Cosa nostra non \u00e8 solo un\u2019organizzazione violenta, bench\u00e9 la violenza sia uno strumento per affermare il proprio potere criminale, ma ha sempre avuto bisogno di costruire relazioni con la politica, l\u2019economia, le imprese e i professionisti: abbiamo la necessit\u00e0 di tornare a leggere il territorio e il sistema di relazioni che si costruiscono. Le indagini ci mostrano via via uno spaccato di come la mafia e i mafiosi tendano a infiltrarsi nelle istituzioni, nella politica, negli appalti, nella sanit\u00e0, nel turismo, nell\u2019energia: Cosa nostra considera il proprio campo di azione laddove vede affari, dobbiamo avere consapevolezza che si tratta di un fenomeno non del passato ma del presente\u201d. <\/em><\/p>\n<p><strong> Il rischio, prosegue Cracolici, \u00e8 <\/strong><em><strong>\u201cdi trattarla come un fenomeno del passato<\/strong>, forse per omettere i problemi che abbiamo oggi: spara meno, ma condiziona ancora tanto la nostra vita pubblica e non \u00e8 un caso che la Sicilia continui a essere la regione con il pi\u00f9 alto numero di amministrazioni sciolte per mafia. \u00c8 un primato che ci portiamo da diverso tempo: non \u00e8 un caso che la corruzione sia diventata la nuova lupara, \u00e8 un mezzo per affermare la propria presenza e la forza di condizionamento nella vita pubblica\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Guardando anche alle ultime indagini che hanno coinvolto Salvatore Iacolino e al fronte compatto delle opposizioni all\u2019Ars, Cracolici evidenzia come <em><strong>\u201c\u00e8 sotto gli occhi di tutti che la politica non \u00e8 pi\u00f9 in grado di fare da filtro<\/strong>: i partiti attuali sono molto deboli e incapaci di sbarrare la strada a chi pensa che la politica sia solo affari. Qualche mese fa, quando ci sono state le prime avvisaglie, denunciavo che non sarebbe stato il primo episodio e temo che questo non sia l\u2019ultimo: questo ci dice che c\u2019\u00e8 una borghesia mafiosa non per appartenenza a determinate famiglie, ma perch\u00e9 interessata a convivere e fare affare con le famiglie mafiose\u201d. <\/em><\/p>\n<p>Uno degli aspetti su cui si sofferma Melillo \u00e8 la visione unitaria della mafia a prescindere dall\u2019epoca di riferimento: <em>\u201cIl valore morale e politico della responsabilit\u00e0 di eliminare l\u2019idea che la mafia sia un fenomeno in via di estinzione, anacronistico o sotto controllo \u00e8 pi\u00f9 che mai attuale: <strong>Cosa nostra \u00e8 viva e vegeta, ha solo cambiato forma<\/strong>, le sue proiezioni sono ancora attive su scala nazionale e internazionale e i suoi uomini sono impegnati a ricostruire le antiche forme strutturali; sono ancora in vita pure i circuiti che consentono ai mafiosi scarcerati di mantenere un legame con l\u2019organizzazione, cos\u00ec come sono grandi le ricchezze provenienti dai traffici illeciti\u201d. Dalla relazione di Pio La Torre, aggiunge, \u201cemerge come la vera partita tra reti mafiose e potere politico si giocava sull\u2019immedesimazione con il mondo imprenditoriale: la lezione che ne traiamo \u00e8 straordinariamente profonda, perch\u00e9 oggi ci sono ancora diversi sistemi fraudolenti che attraversano i comparti dell\u2019economia. L\u2019affresco che emerge oggi, alla luce delle indagini, non \u00e8 cos\u00ec diverso da quello tracciato negli anni \u201970: le attivit\u00e0 violente sono quelle maggiormente riconducibili alla mafia, ma le principali leve del potere criminale sono frode fiscale e corruzione che non sempre vengono considerate meritevole di attenzione\u201d. <\/em><\/p>\n<p>Violante ricorda come <em>\u201cPio La Torre era stato tra i primi, insieme a Terranova, a intuire che mentre la popolazione di Palermo aumentava in modo smisurato c\u2019era stato bisogno di suoli e di mercati ortofrutticoli, quindi bisognava guardare a questi meccanismi dentro i quali si era infilata la mafia: la sua lezione \u00e8 proprio questa, <strong>guardare in quali aree le organizzazioni mafiose possono infilarsi e agire in via preventiva su quelle senza aspettare che venissero commessi reati.<\/strong> Il ruolo della politica \u00e8 invece quello di stare attenta a evitare infiltrazioni ed essere efficace: se non lo fa, la mafia guadagna punti\u201d. <\/em><\/p>\n<p>\u2013 Foto xd8\/Italpress \u2013<\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PALERMO (ITALPRESS) \u2013 Un volume per celebrare quello che a tutti gli effetti \u00e8 considerato uno spartiacque nella lotta a Cosa nostra: Palazzo dei Normanni \u00e8 teatro della presentazione di \u2018Leggere la mafia del territorio. 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