{"id":262754,"date":"2026-03-10T00:08:26","date_gmt":"2026-03-09T23:08:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/03\/09\/energia-piu-cara-e-rischio-stagflazione-in-europa-con-la-guerra-in-iran\/"},"modified":"2026-03-10T09:44:12","modified_gmt":"2026-03-10T08:44:12","slug":"energia-piu-cara-e-rischio-stagflazione-in-europa-con-la-guerra-in-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/03\/10\/energia-piu-cara-e-rischio-stagflazione-in-europa-con-la-guerra-in-iran\/","title":{"rendered":"Energia pi\u00f9 cara e rischio stagflazione in Europa con la guerra in Iran"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; La crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele, insieme alla chiusura dello Stretto di Hormuz, ha generato forti tensioni nei mercati energetici mondiali. Gli economisti avvertono del rischio di stagflazione, una situazione in cui l&#8217;economia rallenta mentre i prezzi continuano a salire. In questo scenario la Banca centrale europea dovr\u00e0 valutare con attenzione le sue prossime mosse sui tassi di interesse. Ne parla, in un approfondimento sul tema, Floriana Liuni di idealista.<br \/>Per le famiglie le conseguenze potrebbero tradursi in carburanti e bollette pi\u00f9 costosi, aumenti dei prezzi alimentari e possibili rialzi delle rate dei mutui se l&#8217;inflazione dovesse spingere verso politiche monetarie pi\u00f9 restrittive.<br \/>Secondo l&#8217;analisi di Cribis, l&#8217;escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran &#8211; culminata con attacchi incrociati e raid su Teheran &#8211; ha trasformato uno scenario di rischio teorico in un evento concreto: il 28 febbraio 2026 il corridoio marittimo \u00e8 stato ufficialmente chiuso, aprendo una fase di forte volatilit\u00e0 energetica, logistica e finanziaria.<br \/>Il peso strategico di questo passaggio \u00e8 enorme. Dallo Stretto di Hormuz transita circa il 25% del commercio marittimo mondiale di petrolio, pari a circa 20 milioni di barili al giorno, e circa il 20% delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto. Le alternative terrestri, come gli oleodotti che aggirano il Golfo, possono sostenere meno di un ottavo dei volumi necessari: una capacit\u00e0 del tutto insufficiente per compensare l&#8217;eventuale blocco.<br \/>Secondo l&#8217;analisi di Rick de los Reyes di T. Rowe Price, proprio questo snodo rappresenta &#8220;l&#8217;arteria principale per i flussi globali di petrolio e GNL&#8221;. La sospensione dei volumi di trasporto nelle fasi iniziali del conflitto ha immediatamente spinto i mercati a incorporare un premio di rischio energetico, anche se resta da capire se l&#8217;interruzione sar\u00e0 breve o prolungata. Nel secondo caso si configurerebbe un vero shock dell&#8217;offerta energetica globale, con implicazioni dirette su inflazione, crescita e tassi di interesse.<br \/>Il primo effetto tangibile della crisi riguarda i prezzi energetici. Parallelamente, le quotazioni del gas naturale sono aumentate rapidamente. Questi movimenti hanno implicazioni dirette sull&#8217;inflazione.<br \/>L&#8217;impatto della crisi non si limita al comparto energetico. Secondo Cribis, lo Stretto di Hormuz rappresenta anche uno snodo fondamentale per il commercio mondiale di fertilizzanti: tra il 25% e il 35% dei flussi globali transita da quest&#8217;area.<br \/>Un aumento dei costi dei fertilizzanti tende a trasferirsi nel giro di pochi mesi sull&#8217;intera filiera agricola, facendo crescere i prezzi delle produzioni agricole e quindi dei prodotti alimentari. Il risultato \u00e8 un aumento dell&#8217;inflazione nel cosiddetto &#8220;carrello della spesa&#8221;, con un impatto diretto sul potere d&#8217;acquisto delle famiglie.<br \/>Il vero timore degli economisti \u00e8 &#8220;che l&#8217;Europa possa entrare in una fase di stagflazione, cio\u00e8 una combinazione di crescita debole e inflazione elevata&#8221;.<br \/>Secondo Henry Cook di MUFG Bank, &#8220;l&#8217;area euro aveva iniziato il 2026 con segnali di ripresa ciclica e un&#8217;inflazione prevista leggermente sotto l&#8217;obiettivo del 2%, attorno a una media dell&#8217;1,7%. Tuttavia, l&#8217;impennata dei prezzi energetici potrebbe cambiare rapidamente il quadro, portando l&#8217;inflazione a superare moderatamente l&#8217;obiettivo della BCE&#8221;.<br \/>Allo stesso tempo lo shock energetico rischia di frenare la crescita. Secondo Kaspar Hense, Senior Portfolio Manager di RBC BlueBay, &#8220;l&#8217;impatto negativo potrebbe essere particolarmente forte in Germania, che quest&#8217;anno avrebbe dovuto fungere da motore della crescita europea&#8221;.<br \/>Lo scenario complessivo \u00e8 dunque complesso: prezzi pi\u00f9 alti e crescita pi\u00f9 debole. Cook sottolinea che &#8220;i rischi di stagflazione sono aumentati e che questo rappresenta una delle situazioni pi\u00f9 difficili da gestire per una banca centrale&#8221;.<br \/>Sul fronte dei consumatori, gli effetti della crisi potrebbero essere molto concreti. Secondo l&#8217;analisi del Codacons, &#8220;i primi segnali riguardano i carburanti. L&#8217;aumento dei prezzi del petrolio si traduce rapidamente in rincari alla pompa, con effetti a catena sui costi di trasporto delle merci e quindi sui prezzi dei prodotti nei supermercati&#8221;.<br \/>Anche il settore dei trasporti e del turismo potrebbe risentirne.<br \/>Le bollette rappresentano un altro fronte sensibile. Chi ha un contratto energetico a prezzo variabile potrebbe vedere presto salire le tariffe di luce e gas, mentre le imprese potrebbero trasferire parte dei costi energetici sui prezzi finali dei prodotti.<br \/>In uno scenario di inflazione pi\u00f9 elevata, la BCE &#8220;potrebbe decidere di aumentare i tassi, con un effetto diretto sulle rate dei mutui a tasso variabile e sui costi dei finanziamenti&#8221;.<br \/>-foto Ipa Agency &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; La crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele, insieme alla chiusura dello Stretto di Hormuz, ha generato forti tensioni nei mercati energetici mondiali. 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