{"id":259163,"date":"2026-01-17T09:39:59","date_gmt":"2026-01-17T08:39:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=259163"},"modified":"2026-01-19T21:00:16","modified_gmt":"2026-01-19T20:00:16","slug":"ciss-linsegnamento-di-sturzo-servire-non-servirsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2026\/01\/17\/ciss-linsegnamento-di-sturzo-servire-non-servirsi\/","title":{"rendered":"CISS, l&#8217;insegnamento di Sturzo: \u201cServire non servirsi\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p>Il &#8220;<strong>Centro Studi Internazionale Sturzo<\/strong>&#8220;, regionale Sicilia, da noi sollecitato, ci consegna una interessante riflessione che richiama i &#8220;veri&#8221; valori <em>sturziani<\/em>, non quelli &#8220;<em>artefatti<\/em>&#8221; di chi richiama impropriamente la memoria del padre nobile della politica italiana, fondatore del <strong>Partito Popolare italiano<\/strong>.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Ecco il testa della riflessione a firma di <strong>Francesco Punzo<\/strong> e <strong>Saro Terranov<\/strong>a.<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Il CISS, Centro Studi Internazionale Sturzo,\u00a0di Messina,\u00a0in occasione della ricorrenza\u00a0del 107. anniversario dell\u2019<em>Appello\u00a0ai\u00a0Liberi e\u00a0Forti<\/em>, sente il bisogno di\u00a0ricordare\u00a0e onorare\u00a0il\u00a0suo\u00a0estensore\u00a0don Luigi Sturzo\u00a0il quale\u00a0il 18 gennaio del\u00a01919,\u00a0con\u00a0lungimirante\u00a0lucidit\u00e0 e\u00a0saggezza, proponeva\u00a0questo appello\u00a0a tutti \u00a0gli\u00a0italiani\u00a0dotati di\u00a0amor di patria\u00a0chiedendo loro\u00a0di partecipare\u00a0con\u00a0responsabilit\u00e0\u00a0e carit\u00e0\u00a0al\u00a0rinnovamento della vita\u00a0politica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Appello &#8220;agli uomini liberi e forti&#8221; &#8211; 1919 &#8230;. Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attivit\u00e0 civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attivit\u00e0, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali &#8211; la famiglia, le classi, i Comuni &#8211; che rispetti la personalit\u00e0 individuale e incoraggi le iniziative private. E <\/strong><strong>perch\u00e8<\/strong><strong> lo Stato sia la pi\u00f9 sincera espressione del potere popolare, domandiamo la riforma dell&#8217;Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto alle donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi, e sindacali&#8230;. Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, ispirandoci ai saldi principii del Cristianesimo che consacr\u00f2 la grande missione civilizzatrice dell&#8217;Italia: missione che anche oggi, nel nuovo assetto dei popoli deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi, di fronte a stravolgimenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste che tentano la materializzazione di ogni idealit\u00e0, di fronte ai vecchi liberalismi settari, che nella forza dell&#8217;organismo statale centralizzato resistono alle nuove correnti affrancatrici. &#8230;.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Basta gi\u00e0 riportare questa breve frazione dell\u2019appello per capirne la portata, l\u2019originalit\u00e0, la chiarezza di intenti, la visione larga e profonda del significato di ci\u00f2 che don Sturzo intendeva per Libert\u00e0, valore per il cui raggiungimento ogni sforzo si giustifica senza misura e prezzo. Da taluni studiosi di dottrine politiche, nazionali e ed internazionali, l\u2019appello di don Sturzo \u00e8 considerato un autentico capolavoro: si presenta infatti come un bando di leva civile e politico, una chiamata all\u2019impegno e alla partecipazione attiva alla quale  sarebbe stato difficile non rispondere, tenuto conto particolarmentedel doloroso contesto sociale postbellico, in cui alla vita civile venivano inferti ferocemente colpi demolitivi e impeditivi di ogni genere. In poche righe,caparbiamente e in totale coerenza, il grande statista stendeva questo denso e corposo manifesto appena un anno dopo la fine della grande guerra, quando erano ancora appena visibili i primi sintomi di una probabile edificazione di nuovi possibili totalitarismi che avrebbero sacrificato nuovamente la pace nel mondointero. Percepiva chiare, con le sue grandi virt\u00f9 intellettive e di fede, le conseguenze dei passi falsi che i vincitori della grande guerra stavano compiendo nei confronti dei paesi vinti sottoponendoli a oneri di riparo per i danni di guerra oltre i limiti ragionevoli. Prevedeva le inevitabili impetuose reazioni delle popolazioni colpite e la giustificazione del sorgere di nuovi condottieri spregiudicati, pronti e\/o etero diretti, capaci di sfruttare le difficili circostanze per la propria affermazione. Cos\u00ec come \u00e8 avvenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Un manifesto che voleva essere a un tempo un monito e un orientamento. Non intendeva sventolare una bandiera ideologica n\u00e9 essere una chiamata a irreggimentarsi in un partito, ma voleva educare il popolo aiutandolo a prendere coscienza dei pericoli e, soprattutto, delle potenzialit\u00e0 che il momento di crisi storica stava offrendo al paese. La sua forza non derivava perci\u00f2 n\u00e9 da impossibili promesse taumaturgiche n\u00e9 da ipotesi intrise di retorica idealistica. Scaturiva piuttosto da una analisi attenta e disincantata dei processi sociali, economici e politici gi\u00e0 in atto nella realt\u00e0 del paese e sollecitava la necessaria attenzione al peso che il comportamento e l\u2019atteggiamento mentale di ogni persona avrebbe avuto nella costruzione del nuovo mondo che tutti auspicavano, rispetto al quale tutti venivano responsabilizzati. Mentre indicava i problemi e i limiti, al contempo orientava alla speranza indirizzando e motivando verso processi di piena umanizzazione sia della persona che della societ\u00e0. Ne consegue un tono complessivo del Manifesto che, mentre trasmette la complessit\u00e0 dei temi, risulta connotato da un sano realismo colorato tuttavia di sfumature e venature di fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p>La rotondit\u00e0 e fortezza dell\u2019appello ai \u201cLiberi e Forti\u201d di don Sturzo deriva primariamente dal suo modo di intendere e vivere il suo sacerdozio, dalla sua plurima esperienza di amministrazione pubblica e associativa, di organizzatore di iniziative educative, di promozione di attivit\u00e0 sociali, di avviatore di molteplici casse rurali, di societ\u00e0 di mutualit\u00e0, ecc, in un contesto assai pi\u00f9 difficile e tumultuoso rispetto al nostro, in mezzo ad una guerra mondiale disastrosa e dolorante. Stimolato dai principi propri della dottrina sociale della Chiesa, l\u2019appello, attraverso tanta profonda riflessiva maturazione, rappresentava unachiamata collettiva e individuale alla responsabilit\u00e0 civile invitando chiunque arispondere e partecipare alla vita pubblica in un partito ispirato a principi cristiani ma che agisce con criteri laici. Poco compreso da tanti, la sua chiara visione avrebbe impegnato il partito ad agire laicamente perch\u00e9 fermi i suoi capisaldi teorici: Il partito nell\u2019agone \u00e8 parte e, implicitamente,separazione; diversamente la fede, la Chiesa, la cristianit\u00e0, orientano all\u2019unit\u00e0. La sua comprensibile e giusta era quella che la gestione del partito nella politica potessero intaccare la Chiesa, direttamente o indirettamente. Quei principi, provenienti dall\u2019immenso deposito della fede cristianavalevano ieri e valgono oggi,adeguatamente contestualizzati alla luce del Concilio vaticano II e della maturazioneculturale e sociale avvenute nel frattempo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019appello, per sua completezza, si rivolge a chi sente forte la consapevolezza che per i compiti di assumere deve possedere un bagaglio di competenza adeguate perch\u00e9 la delicatezza dei fini e degli obiettivi lo impone, soprattutto per chi avviava, ieri come oggi, un nuovo proposito\/progetto politico. E\u2019 lunga e scontata, se vogliamo,  l\u2019elencazione dei desideri che animano, dei compiti da svolgere, degli impegni da assumere, delleconoscenze, delle modalit\u00e0 e tecnicalit\u00e0 operative da seguire e, soprattutto, \u00e8 primaria la coerenza morale e la capacit\u00e0 di sopportare il peso della responsabilit\u00e0 nel rispondere di ogni cosa verso i propriconcittadini, corregionali, connazionali. Don Sturzo ritiene che se tutto ci\u00f2 rientranell\u2019ambito dei sani ideali \u00e8 bisogno primario possedere il giusto quadro di riferimento valoriale, morale e spirituale, in assenza del quale tutti gli sforzi sarannoinutili e perniciosi.   E\u2019 la storia di don Sturzo che parla: storia straordinaria personale, da dovere sempre rammentare;bussola di orientamento per chi con onest\u00e0 e responsabilit\u00e0 \u00e8 impegnato in politica. Sappiamo tutti che ha vissuto tutte le giornate della sua lunga vita spese in mille attivit\u00e0, da amministratore civico, politico, economista, statista, senatore a vita, sociologo, ambientalista, scrittore, saggista, conferenziere, costituzionalista, giudice della Corte Costituzionale siciliana (fino alla sua incorporazione in quella nazionale), perfino drammaturgo, poeta e musicista. Certamente \u00e8 stato anche e, soprattutto, profeta (tardivamente riconosciuto) per le sue straordinarie intuizioni politiche e previsioni puntualmente avvenute; se fossero state ascoltate da chi avrebbe dovuto avremmo sicuramente oggi un altro tipo di Paese.Enunciare le sue innumerevoli attivit\u00e0 e ruoli pu\u00f2 sembrare sfoggio di gloria del suo status. Non \u00e8 cos\u00ec. Don Sturzo \u00e8 stato tutto questo e la sua immensa attivit\u00e0 produttiva intellettuale, raccolta per lo pi\u00f9  nell\u2019OperaOmnia,  \u00e8 testimonianza e, solo in parte, la misura. Non c\u2019\u00e8 nella nostra epoca altro soggetto che abbia prodotto una messe cos\u00ec alta e plurima di lavori incontestati e incontestabili. I suoi alti indiscutibili meriti, soprattutto in ambito sociologico, economico e politico, gli hanno consentito di  essere, oltre che amico fidato, speciale consigliere di Konrad Adenauer, cancelliere della Germania e di Ludwig Erhard, ministro dell\u2019economia del tempo; anch\u2019esso futuro cancelliere. Le elevate capacitazioni di don Sturzo, sono state adeguatamente valutate da Adenauer il quale ebbe  l\u2019intelligenza di applicare pure le sue teorie in tema di economia sociale di mercato tratte, in buona sostanza, dalla profondit\u00e0 della dottrina sociale della Chiesa. Ci\u00f2 ha consentito che la Germania assumesse negli anni 50\/60\/70\/80\/90 la sua complessa ossatura ricca e stabile, raggiungendo la massima espansione in ogni settore sociale, economico e politico, di cui ancora ne gode.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce di quanto \u00e8 avvenuto nella nostra storia, l\u2019Italia ha verso don Sturzo, tra gli altri, tre enormi debiti di onore e riconoscenza; per la maggior parte dei casi ci\u00f2 non \u00e8 conosciuto. Per altri \u00e8 volutamente disconosciuto e  indigesto; per tali altri, ancora, a volte furbescamente usato, altre volte camaleonticamente trattato per proprio uso e consumo, per gran parte delle volte, ancora debitamentenarcotizzato. Cos\u00ec si spiega, per esempio, che la Democrazia Cristiana (di cui non hamai preso la tessera) \u00e8 stata la principale organizzazione politica che, destinataria privilegiata dei suoi disinteressati consigli(a lei spiacevoli da prendere e applicare), anche dopo il suo ritorno dall\u2019esilio americano, lo ha rimosso come soggetto ingombrante, congelandolo in ogni modo e circostanza, considerandolo solo un vegliardo con i vizi del grillo parlante. La Germania, invece, come detto, ha fatto l\u2019opposto, lo ha considerato per quello che era (venerato e saggio maestro) ed \u00e8 diventata grande osservando anche i suoi precetti. L\u2019Italia  ha un ulteriore debito nei confronti di don Sturzo: grazie al suo terzo esilio, l\u2019America ha avuto modo di conoscere un vero antifascista di primo livello assoluto; ci\u00f2 ha favorito il processo di rimozione del forte e diffuso antiitalianismo basato sull\u2019idea che il popolo italiano e il fascismo fossero stati, e lo fossero, ancora, in parte, un tutt\u2019uno. <\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, il piano Marshall, che ha consentito all\u2019Italia di prendere respiro ed avviare la sua rinascita, lo si deve in buona parte a don Sturzo e De Gasperi (interlocutore conosciuto bene dagli americani per il suo tramite) i quali hannotrattato con autorevolezza con gli organi americani facilitando il processo per ottenerlo. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto grazie al fatto cheper anni e anni don Sturzo era presente con i suoi scritti, operosissimo in tutti i circoli culturali e politici, sui giornali, nelle radio, praticamente in ogni dove in America,ricevendo riconoscimenti a piene mani per la sua immensa cultura e poliedricit\u00e0, mai disgiunta dalla sua dignit\u00e0 di sacerdote. A seguito dei tanti risultati raggiunti veniva chiamato in Italia e all\u2019estero, anche per la sua capacit\u00e0 di ascolto e di proposizione di soluzioni di mediazione ai mille problemi del tempo, \u201cMinistro di Dio e dell\u2019umanit\u00e0\u201d, ovvero \u201cAmbasciatore ideale dell\u2019Italia eterna\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Altro debito da saldare con don Sturzo \u00e8 quello di riconoscergli di essere il primo ideatore del federalismo mondiale (prima ancora che europeo e nazionale) con l\u2019idea sottostante \u201cOne World, one Currency\u201d (no War). Don Sturzo, vedeva gi\u00e0 negli anni \u201920 necessario il federalismo e il regionalismo, con la nascita di nuove istituzioni non come separate dallo Stato, ma diverse e unite ad esso. Le regioni, tanto avversate perch\u00e9 ritenute fonte di indebolimento dello Stato, sono state alla fine istituite nel 1970, undici anni dopo sua morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non solo, don Sturzo ha pensato,anzitempo, la federazione dell\u2019Euroafrica:argomento su cui oggi si comincia appena a balbettare.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 anche il vero liberale, nel senso pi\u00f9 stretto della parola, che prende dal cristianesimo il valore pi\u00f9 profondo della libert\u00e0 in tutti i suoi molteplici aspetti. E\u2019 profondamente convinto del principio secondo il quale la persona  viene prima dello Stato, del quale \u00e8 l\u2019elemento portante (e non viceversa), cos\u00ec come \u00e8 la famiglia,trovando nel cristianesimo, come detto, ilfondamento essenziale. Era convinto che la libert\u00e0 dell\u2019educazione \u00e8 fatto che riguarda primariamente la famiglia; lo Stato deve correttamente seguirne le indicazioni e scelte. Perch\u00e9, entrambi, pur se soggettidiversi, in questo ambito, per materie, competenze e aree separate si devonorispettare e integrare reciprocamente per il bene generale. <\/p>\n\n\n\n<p>Ancora, caposaldo della sua filosofia di libert\u00e0 e indipendenza \u00e8 la consapevolezzache la creativit\u00e0 individuale e l\u2019iniziativa privata sono espansive per natura. Pertanto,in campo economico e sociale  lo Stato deve essere precipuamente arbitro e regolatore, non giocatore; perch\u00e9 il suo peso sbilanciato in campo diventa molesto e usurpatore di energie. Infatti, laddove lo Stato va oltre il giusto limite di presenza, il pericolo della onda che sommerge tutto \u00e8 certo e devastante. Il tutto deriva dalla sua concezione politica liberaldemocratica e suo \u00e8 il pensiero che identifica nello <em>statalismo<\/em>, nella <em>partitocrazia<\/em><em>,<\/em> nello <em>sperpero del denaro pubblico<\/em> le \u201cmale bestie\u201d, cio\u00e8 le peggiori specie e condizioni di gestione dello Stato; quelle che,impossibili da confinare, possonodeterminare il condizionamento di un\u2019epoca, se non la sua fine. E questo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto. Con la sua capitolazione si \u00e8 avverata anche la fine dei stessi partiti e del complesso istituzionale che ha retto fino agli anni 90. Il doppio danno emerso \u00e8 che \u00e8 nata una nuova complessaorganizzazione rappresentativa politica parlamentare sganciata dalla storia risorgimentale.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo in don Sturzo era fisso il principio della educazione alla sacralit\u00e0 della responsabilit\u00e0, intesa nella doppia specie: responsabilit\u00e0 di svolgere i compiti che autonomamente la persona si assegna o le vengono assegnati; e nel senso delautodovere di prendersi liberamente carico dei problemi del prossimo. Da qui scaturiscono i principi portanti tipici della necessaria educazione civile e sociale e religiosa della persona, del valore della iniziativa privata, del rischio di impresa, della propriet\u00e0 privata (intesa con i limiti previsti dalla Costituzione), ecc. <\/p>\n\n\n\n<p>Si constata che qui si tratta semplicemente di sottolineare alcuni riferimenti biografici che fanno considerare e apprezzare l\u2019impegno sovrumano prodigato da don Sturzo non soltanto per il suo popolo siciliano ma per tutto il popolo italiano e per il mondo intero. A servizio di tutti egli profuse le sue immense qualit\u00e0 e capacit\u00e0. Tutt\u2019oggi, ancora senza saperlo,usufruiamo delle sue preziose idee che trovarono subito applicazione. Come, ad esempio, \u00e8 il caso della costituzione delprimo partito popolare europeo che nasce per sua opera mentre era in Francia, appena fuoriuscito nel 1922 dall\u2019Italia, condannato all\u2019esilio dal fascismo. <\/p>\n\n\n\n<p>Le\u00a0sue\u00a0virt\u00f9 eroiche\u00a0espresse in una\u00a0lunga\u00a0vita di\u00a0straordinario\u00a0impegno,\u00a0hanno determinato il CISS, per\u00a0stimolo del prof. Giuseppe Palladino, economista cristiano, segretario ed esecutore testamentario di don Sturzo,\u00a0impegno poi proseguito dal figlio Giovanni,\u00a0ad avviare\u00a0il processo di beatificazione di\u00a0don Sturzo\u00a0per riconoscergli\u00a0primariamente\u00a0la santit\u00e0\u00a0e dignit\u00e0\u00a0del suo\u00a0sacerdozio.\u00a0Tutte le volte\u00a0che lo magnificavano e ad alta voce\u00a0gli proponevano, magari\u00a0scherzando, \u00a0la\u00a0gloria degli altari,\u00a0lui\u00a0rispondeva\u00a0seriamente\u00a0dicendo\u00a0di preferire il Paradiso\u00a0perch\u00e9 l\u00ecavrebbe avuto la possibilit\u00e0 di\u00a0continuare\u00a0a\u00a0lottare per\u00a0il bene dell\u2019umanit\u00e0 a fianco degli uomini di buona volont\u00e0 in terra,\u00a0pensando principalmente a chi si occupa della\u00a0gestione della\u00a0cosa pubblica.\u00a0Ho avuto il privilegio di essere presente al\u00a0palazzo del\u00a0Laterano\u00a0nel\u00a0novembre del\u00a02017,\u00a0come componente del CISS,\u00a0all\u2019atto della consegna di tutta la documentazione raccolta per l\u2019avvio del processo di beatificazione\u00a0di don Sturzo\u00a0che passava dalla fase\u00a0diocesana\u00a0a\u00a0quella della\u00a0istruttoria\u00a0da parte\u00a0della\u00a0Congregazione per la causa dei santi. Grande onore\u00a0per me\u00a0vivere\u00a0un momento topico\u00a0della storia\u00a0di don Sturzo;\u00a0ma anche grande responsabilit\u00e0 per\u00a0ricordare\u00a0che\u00a0don Sturzo\u00a0rappresenta\u00a0un valore\u00a0immenso per tutti\u00a0noi\u00a0da non disperdere,\u00a0da onorare\u00a0e\u00a0possibilmente\u00a0imitare\u00a0facendo\u00a0nostro\u00a0ci\u00f2\u00a0a cui\u00a0sempre \u00a0richiamava: \u00a0chi ha\u00a0particolariresponsabilit\u00e0 pubbliche,\u00a0diceva che,\u00a0sta\u00a0svolgendo\u00a0atto di carit\u00e0 verso i suoi simili\u00a0e avendo\u00a0in mano, naturalmente le leve di comando delle\/e nelle\u00a0istituzioni,\u00a0deve trattarle\u00a0seguendo i\u00a0fondamentali\u00a0principi\u00a0di onest\u00e0\u00a0e\u00a0generosit\u00e0,\u00a0osservando\u00a0il\u00a0primario\u00a0obbligo\u00a0morale\u00a0di\u00a0\u201cServire non\u00a0Servirsi\u201d.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Francesco Punzo<\/strong> e <strong>Saro Terranova<\/strong> (CISS Sicilia).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il &#8220;Centro Studi Internazionale Sturzo&#8220;, regionale Sicilia, da noi sollecitato, ci consegna una interessante riflessione che richiama i &#8220;veri&#8221; valori sturziani, non quelli &#8220;artefatti&#8221; di chi richiama impropriamente la memoria del padre nobile della politica italiana, fondatore del Partito Popolare italiano. 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