{"id":252620,"date":"2025-10-20T13:26:39","date_gmt":"2025-10-20T11:26:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=252620"},"modified":"2025-10-20T13:26:40","modified_gmt":"2025-10-20T11:26:40","slug":"sicilia-labbandono-una-fuga-che-non-e-destino-riflessione-di-vicky-amendolia-sd-socialdemocrazia-e-letterio-grasso-azione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/10\/20\/sicilia-labbandono-una-fuga-che-non-e-destino-riflessione-di-vicky-amendolia-sd-socialdemocrazia-e-letterio-grasso-azione\/","title":{"rendered":"Sicilia, l&#8217;abbandono: &#8220;una fuga che non \u00e8 destino&#8221;, riflessione di Vicky Amendolia (SD Socialdemocrazia) e Letterio Grasso (Azione)"},"content":{"rendered":"\n<p>C\u2019\u00e8 un silenzio che grida pi\u00f9 di mille parole: \u00e8 quello dei ragazzi che fanno la valigia e partono, portando con s\u00e9 pi\u00f9 sogni che certezze. Ogni treno che lascia la Sicilia \u00e8 una ferita che non si rimargina; ogni volo verso il Nord o verso l\u2019estero porta via speranze, intelligenze, energie. E intanto, nei paesi dell\u2019interno, restano solo gli anziani, le scuole vuote, i cortili silenziosi, le case chiuse. \u00c8 la Sicilia che muore lentamente, senza guerre, senza rumore, ma con la stessa devastazione di una lunga carestia morale. Non si pu\u00f2 pi\u00f9 fingere che sia colpa del destino o di un Nord che tutto inghiotte. La verit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 scomoda: la responsabilit\u00e0 \u00e8 anche nostra \u2014 della politica che scegliamo e di quella che sopportiamo, delle istituzioni che non pretendiamo migliori, di quella rassegnazione civile che \u00e8 diventata una forma di complicit\u00e0. Ogni volta che ci accontentiamo del poco, ogni volta che tacciamo per quieto vivere, consegniamo la nostra terra all\u2019irrilevanza. <div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>I numeri, purtroppo, parlano chiaro. Tra il 2023 e il 2024 quasi 270.000 italiani hanno lasciato il Paese, e oltre 30.000 di loro erano siciliani\u00b9. La popolazione residente \u00e8 scesa a 4.797.359 persone, con una perdita di 16.657 abitanti in un solo anno\u00b2. La Sicilia \u00e8 anche la prima regione italiana per numero di cittadini residenti all\u2019estero: pi\u00f9 di 826.000 siciliani sono iscritti all\u2019AIRE\u00b3. In termini concreti, significa che esiste ormai una \u201cseconda Sicilia\u201d, fatta di giovani professionisti, tecnici, infermieri, ricercatori, che contribuiscono altrove a quella crescita che qui non hanno mai trovato. E chi resta, troppo spesso, non resta per scelta, ma per necessit\u00e0. <div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Il Rendiconto Sociale INPS Sicilia 2024 mostra che il 41,2% dei lavoratori dipendenti dell\u2019isola \u00e8 impiegato a tempo parziale, contro una media nazionale del 27,5%, e tra le donne la quota sale al 60,9%\u2074. A Messina, solo il 16% delle nuove assunzioni \u00e8 a tempo indeterminato, mentre il 41% dei dipendenti ha contratti part-time\u2075. La retribuzione media annua \u00e8 di appena 16.506 euro lordi, circa 6.300 euro in meno della media nazionale\u2076. Nei settori privati la differenza giornaliera con il Nord pu\u00f2 arrivare a 30 euro, che a fine anno significano stipendi pi\u00f9 bassi anche di 3.500 euro. <\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 un impoverimento progressivo e un senso diffuso di precariet\u00e0 esistenziale. La disoccupazione giovanile in Sicilia si attesta intorno al 36%, mentre il tasso di NEET (giovani che non studiano e non lavorano) sfiora il 45%, il pi\u00f9 alto d\u2019Italia\u2077. Non \u00e8 solo una questione economica: \u00e8 un\u2019emergenza civile. Un\u2019intera generazione viene privata del diritto alla progettualit\u00e0, alla stabilit\u00e0, alla dignit\u00e0 del lavoro. Come osserviamo da tempo \u2014 e su questo convergono anche le altre componenti del gruppo Ambiti di Percorso Comune \u2014 la radice del problema \u00e8 nel fallimento del sistema educativo e nella disattenzione delle istituzioni verso la formazione e il lavoro giovanile. <\/p>\n\n\n\n<p>A ricordarlo con forza \u00e8 <strong>Carlo Bramanti<\/strong>, dell\u2019Assemblea nazionale di Ora!: \u201c\u00c8 urgente arginare i fenomeni della dispersione scolastica e dei NEET \u2014 giovani tra i 16 e i 29 anni che non lavorano e non studiano \u2014 che in Sicilia raggiungono percentuali altissime. Oltre il 50% della popolazione siciliana non va oltre la terza media, e solo il 12% ha una laurea, contro il 18,5% della media nazionale. Bisogna mettere al centro misure a sostegno della scuola e del lavoro, e dotare i giovani che vivono realt\u00e0 difficili di strumenti di inclusione per evitare che possano essere coinvolti dalla criminalit\u00e0. I dati ci dicono che oltre il 37% dei NEET possiede solo la licenza elementare o media: c\u2019\u00e8 quindi uno stretto legame tra dispersione scolastica, povert\u00e0 e mancanza di prospettive. Le istituzioni hanno una grande responsabilit\u00e0 in tutto questo.\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi vent\u2019anni la politica del lavoro in Sicilia \u2014 e pi\u00f9 in generale nel Mezzogiorno \u2014 ha fallito perch\u00e9 \u00e8 stata assistenziale invece che strategica. Si sono moltiplicati i sussidi, le indennit\u00e0 e le misure spot, ma non i progetti industriali. Si \u00e8 scelto di \u201ctamponare\u201d la disoccupazione, non di generare occupazione. Le politiche attive sono rimaste frammentate, i centri per l\u2019impiego inadeguati, le agenzie regionali piegate alla logica della rotazione clientelare. Gli incentivi alle imprese raramente hanno premiato l\u2019innovazione o la stabilit\u00e0 contrattuale: il lavoro \u00e8 stato trattato come un costo da comprimere, non come un investimento da valorizzare. In Sicilia, meno del 20% dei contratti a termine si trasforma in tempo indeterminato; nel Nord, la percentuale \u00e8 il doppio. Le politiche di formazione professionale, pur finanziate con milioni di euro, hanno prodotto corsi slegati dal tessuto produttivo, senza un reale sbocco occupazionale. <\/p>\n\n\n\n<p>Come mostrano i dati di Openpolis\u2077, la Sicilia resta tra le regioni con i pi\u00f9 alti tassi di dispersione educativa: oltre il 22% dei giovani abbandona gli studi prima del diploma, e il 50% non prosegue oltre la scuola media. \u00c8 la radice di un divario che alimenta la povert\u00e0 e la fuga. La nostra economia continua a fermarsi \u201ca met\u00e0 strada\u201d. Produciamo agrumi, vini, pistacchi, mandorle, formaggi, ma ci fermiamo prima della fase finale \u2014 quella pi\u00f9 redditizia. L\u2019imbottigliamento, la trasformazione, la commercializzazione vengono realizzati altrove. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 l\u2019\u201cultimo miglio\u201d che ci manca, quello che genera valore e occupazione qualificata. Abbiamo anche perso l\u2019occasione di attrarre nuove filiere industriali e tecnologiche. Persino aziende globali che operano in Italia hanno preferito il Nord per aprire stabilimenti di ricerca, mentre qui ci si \u00e8 accontentati di ruoli marginali o di lavorazioni secondarie. A ci\u00f2 si aggiunge un deficit infrastrutturale che \u00e8 una ferita cronica: ferrovie obsolete, strade dissestate, porti che vivono di rendita e non di visione. La mancanza di connessioni moderne, materiali e digitali, isola intere aree dell\u2019isola. Chi investe deve calcolare costi e tempi doppi rispetto al resto d\u2019Italia. Cos\u00ec la Sicilia, che dovrebbe essere ponte naturale del Mediterraneo, diventa periferia d\u2019Europa. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma ci\u00f2 che colpisce di pi\u00f9 \u00e8 l\u2019apatia di chi dovrebbe reagire. Troppi politici siciliani, una volta eletti e seduti sugli scranni del Governo regionale, sembrano dimenticare che il primo dovere della politica \u00e8 quello di garantire dignit\u00e0 e futuro alla propria terra. Si affannano in giochi di palazzo, lottano per incarichi, ruoli e visibilit\u00e0, ma ignorano le questioni vitali che decidono il destino di migliaia di famiglie: il lavoro, l\u2019istruzione, le infrastrutture, la povert\u00e0 giovanile. \u00c8 un ceto politico che spesso confonde l\u2019amministrazione con la gestione del consenso e non comprende che la Sicilia sta morendo \u2014 non di povert\u00e0 materiale soltanto, ma di abbandono, di assenza di visione, di rassegnazione collettiva. <\/p>\n\n\n\n<p>Eppure resta un mistero, e insieme una ferita, il silenzio del popolo siciliano. Possibile che non ci si indigni pi\u00f9? Possibile che non si scenda in piazza quasi ogni giorno a reclamare i propri diritti, a chiedere lavoro, equit\u00e0, giustizia sociale? Abbiamo imparato a sopportare tutto, anche l\u2019ingiustizia, come se fosse parte del paesaggio. E mentre ci abituiamo al declino, la Sicilia si svuota \u2014 lentamente, ma inesorabilmente \u2014 di vita, di giovani e di futuro. Non serve cambiare bandiera politica se restano intatti gli stessi schemi di potere. Serve una cultura di governo nuova, capace di restituire dignit\u00e0 e futuro alle nostre comunit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Su questo tema, <strong>Salvo Presti<\/strong>, Referente Cultura di +Europa ed ex Assessore alla Cultura di Milazzo, ha denunciato con chiarezza un modello amministrativo che esprime bene il fallimento della visione politica locale: \u201cA Milazzo, come in molte altre realt\u00e0 siciliane, assistiamo a un\u2019amministrazione delle apparenze: un governo del consenso pi\u00f9 che del territorio. La percentuale di giovani che lasciano Milazzo di anno in anno aumenta sempre di pi\u00f9, segno di una crisi profonda che non \u00e8 solo economica, ma culturale e politica. La spesa pubblica del PNRR, anzich\u00e9 diventare occasione di sviluppo e innovazione, \u00e8 stata gestita come un bancomat politico, senza visione strategica, senza programmazione per lavoro, scuola o impresa. Mancano politiche culturali, formative e giovanili, e l\u2019unico risultato \u00e8 l\u2019esodo dei nostri ragazzi, costretti a cercare altrove ci\u00f2 che qui non trovano: opportunit\u00e0, dignit\u00e0 e futuro.\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019analisi che trova riscontro anche nel messinese e nel suo hinterland. <strong>Amedeo Gitto<\/strong>, segretario provinciale del PSI, aggiunge: \u201cA Messina e in particolare a Barcellona Pozzo di Gotto, la perdita dei giovani \u00e8 ormai una ferita quotidiana. Ogni anno centinaia di ragazzi partono in silenzio, lasciando famiglie e comunit\u00e0 che si svuotano lentamente. Non \u00e8 solo una questione economica: \u00e8 la fine di un tessuto sociale che un tempo teneva insieme scuola, lavoro, relazioni e senso di appartenenza. Oggi si vive di precariet\u00e0, di contratti brevi, di stipendi che non consentono di progettare una vita. E quando il futuro non si pu\u00f2 costruire, la speranza si spegne. La politica deve tornare a essere prossimit\u00e0, non apparato: presenza reale nei quartieri, nei centri giovanili, nelle scuole. Bisogna rimettere al centro il valore del lavoro e della comunit\u00e0, restituendo fiducia a chi non ne ha pi\u00f9. Senza una rigenerazione sociale profonda, Barcellona e tante altre citt\u00e0 rischiano di diventare solo luoghi della memoria, e non del futuro.\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>Le parole di Bramanti, Presti e Gitto rafforzano un\u2019idea che condividiamo pienamente: la Sicilia non ha bisogno di assistenza, ma di responsabilit\u00e0. Non servono pi\u00f9 slogan, ma scelte politiche che liberino le energie migliori, valorizzando i giovani come protagonisti del cambiamento. La nostra proposta parte da una convinzione semplice: il lavoro non \u00e8 un costo, ma la base della dignit\u00e0 umana e del progresso civile. Per invertire la rotta, occorre una politica industriale e sociale di lungo periodo, fondata su pochi obiettivi chiari. Incentivi alle imprese che assumono under 35 a tempo indeterminato e che mantengono la sede produttiva in Sicilia; integrazione reale tra formazione e impresa, creando un patto tra universit\u00e0, ITS e aziende locali; completamento delle filiere produttive in Sicilia, valorizzando l\u2019agroalimentare evoluto, l\u2019artigianato innovativo, la tecnologia ambientale e il turismo sostenibile; infrastrutture materiali e digitali che colleghino la Sicilia al resto d\u2019Italia e del Mediterraneo; pacchetti di incentivi per il rientro dei giovani emigrati; e una cabina di regia regionale indipendente che monitori la spesa pubblica e i risultati occupazionali con criteri di trasparenza e partecipazione civica. Serve una cittadinanza che non si limiti a sopravvivere, ma pretenda di vivere. Serve una classe dirigente che torni a parlare di visione e non di favori, di progetti e non di clientele. Serve una stampa libera, una scuola viva, un\u2019universit\u00e0 che si apra ai territori e ai mestieri. Restare non deve pi\u00f9 sembrare un fallimento, tornare non deve apparire un azzardo. <\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo cambiare narrazione: raccontare la Sicilia che resiste, che inventa, che costruisce, e smettere di credere che andarsene sia l\u2019unica via di salvezza. Chi parte porta con s\u00e9 il proprio talento, ma anche la nostra fiducia collettiva. Chi resta deve trovare il coraggio di trasformare la nostalgia in progetto, la rabbia in proposta, la memoria in futuro. La Sicilia pu\u00f2 ancora scegliere di rinascere, ma deve cominciare ora. Non basta lamentarsi delle occasioni perdute: bisogna crearne di nuove. E forse, un giorno, i treni che oggi portano via i nostri figli saranno gli stessi che li riporteranno a casa.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un silenzio che grida pi\u00f9 di mille parole: \u00e8 quello dei ragazzi che fanno la valigia e partono, portando con s\u00e9 pi\u00f9 sogni che certezze. Ogni treno che lascia la Sicilia \u00e8 una ferita che non si rimargina; ogni volo verso il Nord o verso l\u2019estero porta via speranze, intelligenze, energie. 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