{"id":252170,"date":"2025-10-14T15:16:53","date_gmt":"2025-10-14T13:16:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=252170"},"modified":"2025-10-14T15:16:58","modified_gmt":"2025-10-14T13:16:58","slug":"la-pasta-il-dazio-e-il-paradosso-del-made-in-italy-tradito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/10\/14\/la-pasta-il-dazio-e-il-paradosso-del-made-in-italy-tradito\/","title":{"rendered":"La pasta, il dazio e il paradosso del Made in Italy tradito"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel mondo della pasta italiana si sta consumando, in questi mesi, una partita che va ben oltre la concorrenza commerciale. \u00c8 una vicenda che intreccia economia, geopolitica e identit\u00e0 nazionale e che rischia di colpire proprio le imprese pi\u00f9 autenticamente legate alla nostra tradizione produttiva. <div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>A partire dal 1\u00b0 gennaio 2026, infatti, le autorit\u00e0 statunitensi potrebbero applicare un dazio complessivo del 107 % sulla pasta importata dall\u2019Italia, sommando un 15 % gi\u00e0 in vigore a un nuovo dazio antidumping preliminare del 91,74 %. Un livello che, di fatto, renderebbe impossibile la competitivit\u00e0 dei produttori italiani nel mercato americano. Secondo il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, alcuni marchi italiani avrebbero praticato \u201cprezzi di dumping\u201d, esportando a costi inferiori rispetto a quelli del mercato interno. Un\u2019accusa che ricorre ciclicamente e che, in questa occasione, si \u00e8 tradotta in una misura tanto drastica quanto anomala: in passato, le revisioni tariffarie non avevano mai superato il 2 %. <div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Dietro la giustificazione tecnica, per\u00f2, si intravede una dinamica industriale pi\u00f9 complessa. Nel mercato americano operano ormai diversi gruppi italiani con stabilimenti produttivi propri negli Stati Uniti, perfettamente integrati nel sistema economico locale. Tra questi, il caso pi\u00f9 rilevante \u00e8 quello di Barilla, che negli anni ha costruito un solido network di stabilimenti in Iowa, New York, Minnesota e North Carolina. Barilla \u00e8 oggi uno dei principali produttori di pasta sul suolo americano: un gruppo italiano che, producendo direttamente negli USA, non subisce i dazi sulle importazioni. <\/p>\n\n\n\n<p>Questa strategia industriale, del tutto legittima, rappresenta un modello di internazionalizzazione di successo \u2014 ma crea, inevitabilmente, un effetto distorsivo. Le aziende che continuano a produrre integralmente in Italia si trovano penalizzate due volte: da un lato, devono sostenere costi di trasporto e burocrazia doganale; dall\u2019altro, subiscono dazi che non toccano chi ha delocalizzato la produzione. Il risultato \u00e8 un paradosso economico: pi\u00f9 si \u00e8 radicati in Italia, pi\u00f9 si rischia di essere esclusi dai mercati globali. <\/p>\n\n\n\n<p>Un caso emblematico \u00e8 quello della filiera siciliana della pasta, che rappresenta un presidio di qualit\u00e0 e identit\u00e0 territoriale. Nel Trapanese, il Pastificio Poiatti \u00e8 da decenni uno dei nomi pi\u00f9 solidi del settore ( e da lavoro sia direttamente che per l\u2019indotto a centinaia di lavoratori): un\u2019azienda nata nel dopoguerra, cresciuta con equilibrio e oggi dotata di un impianto moderno e di una filiera integrata che valorizza il grano duro dell\u2019isola. <\/p>\n\n\n\n<p>La sua presenza anche nel mercato americano \u2014 conforme alle registrazioni richieste dalla Food and Drug Administration (FDA) \u2014 testimonia la seriet\u00e0 e la capacit\u00e0 imprenditoriale di una realt\u00e0 che esporta eccellenza, non surplus. Ed \u00e8 proprio qui che il dazio americano mostra tutta la sua ingiustizia strutturale. Colpisce chi mantiene la produzione in patria, chi paga lavoratori italiani e investe nei territori, e finisce invece per agevolare chi produce gi\u00e0 negli Stati Uniti, potendo cos\u00ec continuare a vendere senza ostacoli doganali. <\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso, infatti, che tra le aziende pi\u00f9 esposte in Italia vi siano marchi come Rummo, Garofalo, La Molisana e la stessa Poiatti, mentre Barilla, grazie alla sua produzione americana, ne resterebbe sostanzialmente al riparo. Non si tratta di individuare colpevoli, ma di evidenziare una contraddizione industriale: l\u2019idea di proteggere la produzione \u201cdomestica\u201d americana sta finendo per colpire la vera produzione \u201cdomestica\u201d italiana. <\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, mentre le multinazionali possono redistribuire i volumi tra i propri stabilimenti, le imprese medie e piccole \u2014 spesso familiari, radicate nei territori \u2014 rischiano di vedere chiudersi l\u2019accesso a un mercato costruito con decenni di sforzi e investimenti. <\/p>\n\n\n\n<p>Il Governo italiano e l\u2019Unione Europea sono chiamati a una risposta politica, non solo tecnica. Serve un\u2019azione diplomatica forte per evitare che l\u2019ennesima misura protezionistica finisca per cancellare dal mercato internazionale proprio il Made in Italy pi\u00f9 autentico. Difendere la pasta italiana, e quella siciliana in particolare, significa difendere un modo di fare impresa che mette al centro la qualit\u00e0, la filiera agricola e la dignit\u00e0 del lavoro. <\/p>\n\n\n\n<p>La pasta, dopotutto, non \u00e8 soltanto un prodotto alimentare: \u00e8 un simbolo culturale, un\u2019identit\u00e0 condivisa, una delle poche parole italiane comprese e amate in tutto il mondo. Lasciare che venga marginalizzata da logiche commerciali sbilanciate sarebbe non solo un errore economico, ma anche un impoverimento culturale.   <\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Vicky Amendolia<\/strong> (Sd Socialdemocrazia) e <strong>Letterio Grasso<\/strong> (Azione)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel mondo della pasta italiana si sta consumando, in questi mesi, una partita che va ben oltre la concorrenza commerciale. \u00c8 una vicenda che intreccia economia, geopolitica e identit\u00e0 nazionale e che rischia di colpire proprio le imprese pi\u00f9 autenticamente legate alla nostra tradizione produttiva. 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