{"id":246996,"date":"2025-07-31T18:09:27","date_gmt":"2025-07-31T16:09:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/07\/31\/studio-banca-del-fucino-su-export-necessario-esplorare-nuovi-mercati\/"},"modified":"2025-07-31T18:09:27","modified_gmt":"2025-07-31T16:09:27","slug":"studio-banca-del-fucino-su-export-necessario-esplorare-nuovi-mercati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/07\/31\/studio-banca-del-fucino-su-export-necessario-esplorare-nuovi-mercati\/","title":{"rendered":"Studio Banca del Fucino su export, necessario esplorare nuovi mercati"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Il sistema del commercio internazionale, per come lo abbiamo conosciuto negli ultimi trent&#8217;anni, sta attraversando profondi cambiamenti. L&#8217;Italia, da sempre Paese di manifattura e di commercio, \u00e8 stata capace di trarre beneficio dall&#8217;espansione dei traffici internazionali cominciata negli anni &#8217;90. Oggi per\u00f2 la crescente indisponibilit\u00e0 statunitense a ricoprire il ruolo di &#8220;compratore di ultima istanza&#8221;, unita all&#8217;emergere di nuovi competitor sulla scena internazionale, configurano un importante cambiamento di scenario.<br \/>In questo contesto si colloca la nuova ricerca dell&#8217;Ufficio studi della Banca del Fucino, intitolata Oltre il giardino. 25 anni di export italiano extra-europeo. Lo studio, predisposto da Vladimiro Giacch\u00e8 e Michele Tonoletti, fornisce una panoramica dei cambiamenti dell&#8217;export italiano tra l&#8217;inizio del nuovo millennio e oggi, tanto sul piano della geografia delle destinazioni quanto su quello della struttura merceologica.<br \/>Dalla ricerca emerge come negli ultimi 25 anni la quota di export italiano diretta verso l&#8217;Area Euro si sia ridotta di ben 6 punti percentuali &#8211; dal 45 al 39% circa del totale &#8211; sebbene il mercato europeo rimanga tutt&#8217;oggi la principale destinazione dei prodotti italiani (67,2% nel 2020-24, a fronte del 70,1% nel 2000-04).<br \/>Lo spazio perso dall&#8217;Europa \u00e8 stato occupato da tre Paesi in particolare: Cina (+1,5%), Stati Uniti (+1,1%) e, in misura minore, India (+0,4%). Il peso della Cina e dell&#8217;India sul totale dell&#8217;export italiano \u00e8 rimasto tuttavia molto modesto, rispettivamente al 2,9% e allo 0,8% nella media del quinquennio 2019-24.<br \/>Gli Stati Uniti, al contrario, hanno conservato e rafforzato la propria posizione di primo mercato extraeuropeo di destinazione delle esportazioni italiane, fino a pesare per pi\u00f9 dell11% del totale esportato nel triennio 2022-24.<br \/>La ricerca di Banca del Fucino identifica in questa accresciuta dipendenza dal mercato Usa uno dei principali fattori di rischio per la tenuta futura dell&#8217;export italiano, un rischio che sembra ora concretizzarsi con l&#8217;imposizione di dazi al 15% da parte dell&#8217;attuale amministrazione degli Stati Uniti su gran parte dell&#8217;export europeo. La rischiosit\u00e0 \u00e8 legata anche ai cambiamenti che la composizione merceologica dell&#8217;export italiano ha visto negli ultimi 25 anni. L&#8217;emergere del settore farmaceutico &#8211; una novit\u00e0 per il sistema produttivo italiano &#8211; \u00e8 sicuramente il principale mutamento che si \u00e8 registrato. La quota del farmaceutico \u00e8 infatti passata dal 3,5 all&#8217;8,0% del totale esportato tra l&#8217;inizio e la fine del periodo di osservazione; un vero e proprio balzo, alle cui proporzioni si avvicina solamente la crescita registrato dal settore alimentare, passato dal 5,6 al 9,3%.<br \/>In questa evoluzione gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo di massimo rilievo, assorbendo quote rilevanti dell&#8217;export italiano proprio in questi comparti. Se sui prodotti farmaceutici non vi \u00e8 chiarezza circa l&#8217;applicazione dei dazi al 15% stabiliti negli accordi tra Usa e Ue di fine luglio, i prodotti alimentari, invece, rientrano certamente nel perimetro delle merci colpite dai dazi, ed \u00e8 lecito attendersi un danno significativo per questo settore.<br \/>La ricerca evidenzia poi come, al netto di un arretramento del settore tessile &#8211; dal 15,3 al 10,9% &#8211; i comparti tradizionali del Made in Italy &#8211; moda, arredamento, alimentari e meccanica &#8211; abbiano dimostrato notevole resilienza, riscontrando spesso grande successo nei mercati extraeuropei. Ci\u00f2 testimonia la perdurante forza del brand Made in Italy nel mondo, oltre alla capacit\u00e0 delle imprese della meccanica di mantenersi competitive nel mercato mondiale dei macchinari e dei beni strumentali per l&#8217;industria. Ad oggi quello della meccanica &#8211; con pi\u00f9 del 16% del totale &#8211; costituisce in effetti il nostro pi\u00f9 importante comparto di esportazione. Farmaceutico, beni di consumo e meccanica &#8211; conclude la ricerca &#8211; sono tre settori nei quali l&#8217;Italia ha dimostrato di detenere un&#8217;ottima capacit\u00e0 di competizione sui mercati internazionali.<br \/>In prospettiva, nuovi mercati a cui guardare per l&#8217;export italiano non mancano. La Cina e l&#8217;India, anche solo per la loro dimensione, costituiscono i due mercati di destinazione dal pi\u00f9 alto potenziale: nel caso dell&#8217;India, il nostro export si concentra primariamente sui macchinari &#8211; gi\u00e0 oggi pi\u00f9 del 40% del totale esportato verso questo Paese &#8211; e su altri prodotti destinati all&#8217;industria; anche nel caso della Cina la componente dei macchinari riveste un ruolo molto rilevante &#8211; circa il 30% dell&#8217;export totale &#8211; ma anche i prodotti di consumo del Made in Italy hanno registrato performance pi\u00f9 che positive.<br \/>Conferme dell&#8217;apprezzamento internazionale per il brand Made in Italy arrivano anche dalle economie avanzate dell&#8217;Asia, come il Giappone e le Tigri Asiatiche; nei Paesi dell&#8217;Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico (Asean), invece, negli ultimi cinque anni sono stati i prodotti di elettronica a registrare tassi di crescita particolarmente elevati, in media dell&#8217;11,8% annuo per la categoria &#8220;Computer, apparecchi elettrici e ottici&#8221;, un caso piuttosto unico nella vasta e variegata geografia dell&#8217;export italiano.<br \/>La ricerca dedica alcune sezioni anche al cosiddetto &#8220;estero vicino&#8221; &#8211; il Medio Oriente e l&#8217;Africa. Le monarchie del Golfo da anni dimostrano particolare apprezzamento per i prodotti del Made in Italy, anche se i macchinari rimangono la categoria principale di export verso quest&#8217;area, con circa un quarto del totale esportato verso l&#8217;area mediorientale. L&#8217;Africa rimane invece ancora in gran parte un&#8217;incognita, specialmente per quanto riguarda la parte sub-sahariana del continente: il piano Mattei \u00e8 sicuramente un ottimo passo nella direzione di un buon posizionamento presso una delle regioni pi\u00f9 importanti per il futuro.  <br \/>-foto ufficio stampa Banca del Fucino &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Il sistema del commercio internazionale, per come lo abbiamo conosciuto negli ultimi trent&#8217;anni, sta attraversando profondi cambiamenti. L&#8217;Italia, da sempre Paese di manifattura e di commercio, \u00e8 stata capace di trarre beneficio dall&#8217;espansione dei traffici internazionali cominciata negli anni &#8217;90. 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