{"id":237763,"date":"2025-05-02T16:48:36","date_gmt":"2025-05-02T14:48:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/05\/02\/terra-bruciata-dossier-inchiesta-di-libera-sulla-sicilia-delle-emergenze\/"},"modified":"2025-05-02T16:48:36","modified_gmt":"2025-05-02T14:48:36","slug":"terra-bruciata-dossier-inchiesta-di-libera-sulla-sicilia-delle-emergenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/05\/02\/terra-bruciata-dossier-inchiesta-di-libera-sulla-sicilia-delle-emergenze\/","title":{"rendered":"\u201cTerra bruciata\u201d, dossier-inchiesta di Libera sulla Sicilia delle emergenze"},"content":{"rendered":"<div>\n<p>PALERMO (ITALPRESS) \u2013 Un viaggio nella <strong>Sicilia<\/strong> occidentale, tra <strong>Palermo, Agrigento e Trapani.<\/strong> Incontri con attivisti, amministratori, studiosi, magistrati e giornalisti per indagare tre grandi questioni: la mancanza d\u2019acqua, gli incendi e la povert\u00e0. E per capire come la mafia di oggi si nutre e approfitta di queste crepe.<em> \u201cTerra bruciata\u201d<\/em> \u00e8 il dossier-inchiesta nel nuovo numero de <strong><em>lavialibera,<\/em><\/strong> rivista di Libera e Gruppo Abele. Un viaggio di 600 chilometri in una Sicilia dove attori privati e criminali approfittano dei vuoti lasciati dalla politica e delle opportunit\u00e0 offerte dalle <em>\u201cemergenze croniche\u201d<\/em>, ma anche laboratori di sperimentazione di nuove forme di partecipazione che tentano di affrontare questi problemi dal basso.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p><em>\u201cEssere indifferenti o delegare significa lasciare il bene comune alla merc\u00e9 dei pi\u00f9 forti, furbi e spesso disonesti. In Sicilia come altrove<\/em> \u2013 scrive Luigi <strong>Ciotti<\/strong> nell\u2019editoriale \u2013 <em>l\u2019entit\u00e0 dei problemi da affrontare \u00e8 enorme, ma vediamo anche persone determinate a non lasciarsi travolgere dal senso di impotenza e sopraffazione e l\u2019informazione d\u00e0 poco spazio al fermento civile. Bisogna affrontare le resistenze dei tanti che \u2018stanno bene cos\u00ec\u2019 e, per pigrizia o tornaconto, non desiderano affatto che si cambi. Partecipare \u00e8 prendere parte e prendersi una parte di responsabilit\u00e0 anche quando non siamo direttamente coinvolti dal problema nell\u2019immediato, non \u00e8 detto che non lo saremo in futuro. E aspettare che siano sempre gli altri ad agire significa mettere nelle loro mani il nostro destino: rinunciare a una quota della nostra libert\u00e0\u201d.<\/em><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p>Il primo dato emerso \u00e8 stato la crescente povert\u00e0. La Sicilia \u00e8 agli ultimi posti nelle classifiche sulla qualit\u00e0 della vita, e Palermo \u00e8 tra le citt\u00e0 in cui le disuguaglianze sono pi\u00f9 evidenti con il pi\u00f9 alto tasso di povert\u00e0 assoluta e relativa, aggravato da disoccupazione (superiore al 15%) e lavoro nero diffuso. La dispersione scolastica per l\u2019anno 2021\/2022, \u00e8 stata pari al 21,1%, quasi il doppio rispetto alla media nazionale di 13,5%.Secondo il Forum sanit\u00e0 pubblica (2025), 70 mila palermitani non possono permettersi visite mediche e farmaci. In mezzo a tutto questo, le esperienze di associazionismo che hanno cura dei quartieri fanno fatica a tradursi in politiche pubbliche durature. E finch\u00e9 queste condizioni resteranno immutate, la criminalit\u00e0 organizzata trover\u00e0 sempre manodopera a basso costo. La mafia non nasce dalla povert\u00e0, ma sa benissimo come usarla.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 la questione acqua. La Sicilia si appresta ad affrontare un\u2019altra estate di crisi idrica. Eppure i dati mostrano che il problema non \u00e8 tanto la siccit\u00e0, quanto la cattiva gestione: i volumi delle piogge sono oltre 7 volte il fabbisogno, ma gli invasi sono pieni in media solo per un quarto e pi\u00f9 della met\u00e0 dell\u2019acqua immessa in rete viene persa. Nella provincia di Agrigento, quella maggiormente colpita, cresce il malcontento verso Aica, il gestore pubblico che ha sostituito Girgenti Acque, i cui vertici sono a processo per associazione a delinquere. Insieme ad altri sette, il comune montano di Santo Stefano Quisquina rifiuta di cedere le reti al gestore provinciale e ora lotta contro l\u2019apertura di un nuovo pozzo. Intanto, le ingenti risorse messe a disposizione e la scarsa trasparenza hanno reso quello degli interventi d\u2019urgenza, dalle autobotti all\u2019apertura dei pozzi, un business opaco.<\/p>\n<p>Infine, il dramma degli incendi. A due anni dagli incendi che hanno devastato il Palermitano nel luglio 2023, le cause non sono ancora state accertate e famiglie e imprese danneggiate non hanno ancora ricevuto i ristori promessi (solo nel capoluogo, gli indennizzi richiesti ammontavano a 11,2 milioni, quasi il doppio rispetto ai 6,1 stanziati dalla Regione nell\u2019ambito dello stato d\u2019emergenza). Sul fronte della prevenzione, i piani regionali antincendio restano sulla carta e 162 comuni siciliani non hanno istituito o aggiornato il catasto dei terreni percorsi da fuoco, necessario per evitare speculazioni.<\/p>\n<p>Il dossier riporta la testimonianza di Andreina <strong>Albano,<\/strong> figlia di una vittima dei roghi del luglio 2023, che oggi milita nell\u2019associazione Fenice Verde: <em>\u201cDa allora non si sono fatti passi avanti: niente prevenzione, nessuna pulizia dei terreni, nulla per evitare che succeda un\u2019altra volta\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Accompagna il dossier una intervista al procuratore capo di Palermo, Maurizio <strong>de Lucia<\/strong>, che affronta pi\u00f9 temi, dallo stato di salute di Cosa Nostra, alle norme sull\u2019intercettazioni, colletti bianchi e la questione carcere. <em>\u201cCosa nostra oggi \u00e8 pi\u00f9 debole, ma non \u00e8 scomparsa<\/em> \u2013 dice il procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia -. <em>Dopo l\u2019arresto e la morte di Matteo Messina Denaro, la mafia siciliana tenta di riorganizzarsi tornando alla propria tradizione, con un \u2018esercito\u2019 e un modello di business da anni Settanta: affari e discrezione. Si dimostra ancora capace di attrarre molti giovani, spinti dalla povert\u00e0 e dalla carenza di alternative, e di trattare con politici e imprenditori locali\u201d<\/em>. Intanto, la giustizia arranca:<em> \u201cIl sistema antimafia regge, ma \u00e8 circondato da un sistema giudiziario che sta affondando, e che rischia di trascinare gi\u00f9 anche lui<\/em> \u2013 dice de Lucia -. <em>Perseguire i reati dei colletti bianchi oggi \u00e8 impossibile, a meno che qualcuno confessi spontaneamente\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019intervista con lavialibera, Maurizio de Lucia lancia anche l\u2019allarme sulla permeabilit\u00e0 del sistema carcerario:<em> \u201cLa capacit\u00e0 dei detenuti di comunicare con l\u2019esterno \u00e8 impressionante, i telefoni sono ovunque. Non \u00e8 il sintomo di una falla, ma di una situazione ormai fuori controllo. \u00c8 cos\u00ec evidente che ci si potrebbe persino chiedere a cosa serva il carcere, se un capomafia \u2013 non quelli al 41 bis, perch\u00e9 l\u00ec il regime \u00e8 pi\u00f9 rigido \u2013 pu\u00f2 continuare a gestire gli affari esattamente come faceva fuori. I telefoni sono ovunque, anche quelli di ultima generazione, che permettono di fare videochiamate con la stessa facilit\u00e0 di una persona in vacanza che chiama i familiari. Per farvi capire: oggi in carcere non entrano le armi solo perch\u00e9 loro non vogliono farle entrare\u201d<\/em>. Per il procuratore capo di Palermo, la responsabilit\u00e0 \u00e8 <em>\u201cdi chi non riesce a governare le carceri: le associazioni sindacali che rappresentano la polizia penitenziaria influiscono sulle decisioni del governo e non sembra che la gestione carceraria sia una priorit\u00e0 per l\u2019attuale ministro\u201d. Servirebbe allora \u201cuna revisione dell\u2019intero sistema sanzionatorio: in carcere dovrebbe stare molta meno gente di quella che ci sta oggi\u201d<\/em>, sottolinea.<\/p>\n<p>\u2013 foto IPA Agency \u2013<\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PALERMO (ITALPRESS) \u2013 Un viaggio nella Sicilia occidentale, tra Palermo, Agrigento e Trapani. Incontri con attivisti, amministratori, studiosi, magistrati e giornalisti per indagare tre grandi questioni: la mancanza d\u2019acqua, gli incendi e la povert\u00e0. 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