{"id":233163,"date":"2025-03-25T12:05:43","date_gmt":"2025-03-25T11:05:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/03\/25\/il-medico-che-ha-curato-papa-francesco-cosi-lo-abbiamo-salvato\/"},"modified":"2025-03-25T12:05:43","modified_gmt":"2025-03-25T11:05:43","slug":"il-medico-che-ha-curato-papa-francesco-cosi-lo-abbiamo-salvato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/03\/25\/il-medico-che-ha-curato-papa-francesco-cosi-lo-abbiamo-salvato\/","title":{"rendered":"Il medico che ha curato Papa Francesco \u201cCos\u00ec lo abbiamo salvato\u201d"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Il pomeriggio del 28 febbraio, all&#8217;improvviso, le condizioni di Papa Francesco, ricoverato al Gemelli da 14 giorni, si aggravano, ha un broncospasmo, fame d&#8217;aria. Chiede aiuto. E&#8217; stato quello il momento peggiore. &#8220;S\u00ec, il peggiore. Per la prima volta ho visto le lacrime agli occhi ad alcune persone che stavano intorno a lui. Persone che, ho compreso in questo periodo di ricovero, gli vogliono sinceramente bene, come a un padre. Eravamo tutti consapevoli che la situazione si era ulteriormente aggravata e c&#8217;era il rischio che protesse non farcela&#8221;. Cos\u00ec, in una intervista al Corriere della Sera, Sergio Alfieri, il coordinatore dell&#8217;\u00e8quipe medica che ha curato il Papa. Professore di Chirurgia generale all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, \u00e8 responsabile dell&#8217;Unit\u00e0 operativa complessa di Chirurgia digestiva del policlinico Gemelli di Roma.  <br \/>&#8220;Dovevamo scegliere se fermarci e lasciarlo andare oppure forzare e tentare con tutti i farmaci e le terapie possibili, correndo l&#8217;altissimo rischio di danneggiare altri organi. E alla fine abbiamo preso questa strada&#8221;, ricorda il medico, sottolineando che &#8220;decide sempre il Santo Padre. Lui ha delegato ogni tipo di scelta sanitaria a Massimiliano Strappetti, il suo assistente sanitario personale che conosce perfettamente le volont\u00e0 del Pontefice&#8221;. &#8220;Provate tutto, non molliamo&#8221;, ha detto &#8220;E&#8217; quello che pensavamo anche tutti noi. E nessuno ha mollato&#8221;. Il giorno dopo il ritorno a Santa Marta del Papa, il professor Sergio Alfieri \u00e8 di nuovo al lavoro al Gemelli. In questi 38 giorni di degenza gli \u00e8 stato sempre accanto occupandosi anche delle comunicazioni tra l&#8217;interno e l&#8217;esterno: &#8220;Un lavoro di squadra con molti miei colleghi, questo ci tengo a dirlo e sottolinearlo&#8221;, dichiara. Ed alla domanda se Papa Francesco ha capito che rischiava di morire, risponde: &#8220;S\u00ec, anche perch\u00e8 \u00e8 stato sempre vigile. Anche quando le sue condizioni si sono aggravate era pienamente cosciente. Quella sera \u00e8 stata terribile, sapeva, come noi, che poteva non superare la notte. Abbiamo visto l&#8217;uomo che soffriva. Lui per\u00f2 sin dal primo giorno ci ha chiesto di dirgli la verit\u00e0 e ha voluto che raccontassimo la verit\u00e0 sulle sue condizioni&#8221;. &#8220;Noi &#8211; spiega &#8211; comunicavamo ai segretari la parte medica e loro aggiungevano le altre informazioni che poi il Papa approvava, nulla \u00e8 mai stato modificato oppure omesso. Lui ha persone che ormai sono come familiari, stanno con lui sempre&#8221;. &#8220;Per giorni &#8211; aggiunge il professore &#8211; abbiamo rischiato danni ai reni e al midollo ma siamo andati avanti, poi l&#8217;organismo ha risposto alle cure e l&#8217;infezione polmonare si \u00e8 attenuata&#8221;. C&#8217;\u00e8 stata per\u00f2 un&#8217;altra crisi. &#8220;Stavamo uscendo dal periodo pi\u00f9 duro, mentre mangiava papa Francesco ha avuto un rigurgito e ha inalato. E&#8217; stato il secondo momento davvero critico perch\u00e8 in questi casi &#8211; se non prontamente soccorsi &#8211; si rischia la morte improvvisa oltre a complicazioni ai polmoni che erano gi\u00e0 gli organi pi\u00f9 compromessi. E&#8217; stato terribile, abbiamo pensato davvero di non farcela&#8221;, ricorda ancora Sergio Alfieri, aggiungendo: &#8220;Si \u00e8 sempre reso conto di tutto ma credo che la sua consapevolezza sia stata anche il motivo che invece lo ha tenuto in vita&#8221;.<br \/>&#8220;In passato &#8211; racconta -, quando abbiamo parlato gli ho chiesto come fa a tenere questo ritmo e lui mi ha sempre risposto: &#8216;Ho metodo e regol\u00e0. Al di l\u00e0 di un cuore molto forte, ha risorse incredibili. Penso che a questo abbia contribuito anche il fatto che tutto il mondo pregava per lui&#8221;. &#8220;Esiste una pubblicazione scientifica secondo la quale le preghiere danno forza al malato, in questo caso tutto il mondo si \u00e8 messo a pregare &#8211; aggiunge -. Io posso dire che per due volte la situazione era persa e poi \u00e8 avvenuto come un miracolo. Certo, lui \u00e8 stato un paziente molto collaborativo. Si \u00e8 sottoposto a tutte le terapie senza mai lamentarsi&#8221;. Tornando al 14 febbraio, &#8220;stava male da giorni, per\u00f2 resisteva perch\u00e8 probabilmente voleva rispettare gli impegni del Giubileo &#8211; spiega il professore -. Quando ha cominciato a respirare sempre pi\u00f9 faticosamente ha capito che non poteva pi\u00f9 aspettare. E&#8217; arrivato al Gemelli tanto sofferente, ma forse anche un p\u00f2 contrariato. In poche ore per\u00f2 ha riacquistato il buon umore&#8221;. &#8220;Appena ha cominciato a sentirsi meglio ha chiesto di andare in giro per il reparto &#8211; racconta ancora Sergio Alfieri -. Gli abbiamo chiesto se voleva che chiudessimo le stanze dei degenti ma lui al contrario ha cercato lo sguardo degli altri pazienti. Si \u00e8 mosso con la carrozzina, un giorno \u00e8 uscito dalla stanza cinque volte, forse anche di pi\u00f9. E poi c&#8217;\u00e8 stata la sera della pizza. Ha dato i soldi a uno dei collaboratori e ha offerto la pizza a chi lo aveva assistito quel giorno. E&#8217; stato un miglioramento continuo e ho capito che aveva deciso di tornare a Santa Marta quando, una mattina, mi ha detto: &#8216;Sono ancora vivo, quando torniamo a casa?&#8217;. Il giorno dopo si \u00e8 affacciato alla finestra, ha cercato il microfono e si \u00e8 rivolto alla signora con i fiori gialli. A me \u00e8 sembrato un segnale chiaro per dire sono tornato e sono nel pieno delle mie facolt\u00e0&#8221;. Alla domanda se il Papa sapeva che molti credevano fosse morto, risponde: &#8220;S\u00ec, \u00e8 sempre stato informato di quello che accadeva e ha sempre reagito con la solita ironia&#8221;. &#8220;Sicuramente in questa fase &#8211; aggiunge &#8211; ha delle prescrizioni che dovrebbe osservare, come evitare contatti con gruppi di persone o con i bambini che possono essere veicolo di nuove infezioni. Quando \u00e8 andato via ci siamo parlati e promessi di non sprecare la fatica fatta. Per\u00f2 lui \u00e8 il Papa, non siamo noi a poter dettare i comportamenti&#8221;. Ed infine l&#8217;emozione pi\u00f9 forte, &#8220;quando l&#8217;ho visto uscire dalla stanza al decimo piano del Gemelli vestito di bianco. E&#8217; l&#8217;emozione di vedere l&#8217;uomo tornato a essere Papa&#8221;.<br \/>&#8211; foto Ipa agency &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Il pomeriggio del 28 febbraio, all&#8217;improvviso, le condizioni di Papa Francesco, ricoverato al Gemelli da 14 giorni, si aggravano, ha un broncospasmo, fame d&#8217;aria. Chiede aiuto. E&#8217; stato quello il momento peggiore. &#8220;S\u00ec, il peggiore. 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