{"id":228747,"date":"2025-02-15T15:05:46","date_gmt":"2025-02-15T14:05:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/02\/15\/panetta-dai-dazi-usa-effetti-maggiori-su-italia-e-germania\/"},"modified":"2025-02-15T15:05:46","modified_gmt":"2025-02-15T14:05:46","slug":"panetta-dai-dazi-usa-effetti-maggiori-su-italia-e-germania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/02\/15\/panetta-dai-dazi-usa-effetti-maggiori-su-italia-e-germania\/","title":{"rendered":"Panetta \u201cDai dazi Usa effetti maggiori su Italia e Germania\u201d"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; &#8220;Secondo le nostre stime, se i dazi annunciati in fase pre-elettorale fossero attuati e accompagnati da misure di ritorsione, la crescita del PIL globale si ridurrebbe di 1,5 punti percentuali. Per l&#8217;economia statunitense l&#8217;impatto supererebbe i 2 punti. Per l&#8217;area dell&#8217;euro le conseguenze sarebbero pi\u00f9 contenute, intorno a mezzo punto percentuale, con effetti maggiori per Germania e Italia, data la rilevanza dei loro scambi con gli Stati Uniti&#8221;. Cos\u00ec il governatore della Banca d&#8217;Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento a Torino al congresso Assiom Forex.<br \/>&#8220;Nella fase iniziale questi impatti negativi potrebbero essere amplificati dall&#8217;aumento dell&#8217;incertezza sulle politiche commerciali, gi\u00e0 evidente nelle ultime settimane &#8211; aggiunge Panetta -. Il caso pi\u00f9 significativo \u00e8 quello della Cina. Dato l&#8217;eccesso di capacit\u00e0 produttiva nel settore industriale, da alcuni anni le aziende cinesi stanno riducendo i prezzi delle esportazioni, registrando un forte aumento delle vendite estere e delle quote di mercato nelle economie emergenti. L&#8217;imposizione di dazi elevati da parte degli Stati Uniti potrebbe spingere gli esportatori cinesi a cercare nuovi mercati per compensare il calo delle vendite sul mercato americano&#8221;.<br \/>&#8220;In tale scenario, le imprese italiane ed europee si troverebbero esposte a crescenti pressioni competitive da parte delle aziende cinesi, la cui specializzazione settoriale \u00e8 sempre pi\u00f9 simile a quella europea &#8211; sottolinea il governatore di Bankitalia -. L&#8217;esperienza storica mostra che le guerre commerciali danneggiano la crescita, anche nei paesi che le avviano. I dazi non garantiscono una riduzione del disavanzo delle partite correnti. Se lo facessero, comporterebbero anche un minore afflusso netto di capitali verso il paese che li ha imposti, con conseguenti aggiustamenti attraverso un aumento del risparmio dei residenti o una riduzione degli investimenti&#8221;.<br \/>&#8220;Il rientro dell&#8217;inflazione nell&#8217;area dell&#8217;euro all&#8217;obiettivo del 2 per cento nel medio termine \u00e8 quasi completo. I rialzi degli ultimi mesi &#8211; fino al 2,5 per cento a gennaio &#8211; erano previsti e sono dovuti in parte a effetti di base legati all&#8217;evoluzione passata dei prezzi dell&#8217;energia. L&#8217;inflazione di fondo si \u00e8 mantenuta al 2,7 per cento, ma la sua dinamica sui tre mesi &#8211; pi\u00f9 rappresentativa delle tendenze recenti &#8211; evidenzia un calo pressoch\u00e8 continuo dall&#8217;inizio dello scorso anno ed era pari al 2 per cento a gennaio&#8221;, ha spiegato Panetta.<br \/>&#8220;I prezzi dei servizi continuano a crescere a un ritmo relativamente sostenuto, pari al 3,9 per cento. Questo andamento riflette in parte il lento e graduale adeguamento dei prezzi dei servizi all&#8217;inflazione passata, ed \u00e8 quindi destinato ad attenuarsi per effetto del calo dell&#8217;inflazione totale &#8211; ha sottolineato -. Nel complesso, vi sono motivi per ritenere che la dinamica dei prezzi si stabilizzer\u00e0 al 2 per cento nel medio termine, in linea con le pi\u00f9 recenti previsioni degli esperti dell&#8217;Eurosistema. I progressi sul fronte dell&#8217;inflazione hanno consentito al Consiglio direttivo della BCE di concludere la fase di rialzo dei tassi ufficiali avviata oltre due anni fa e di invertire la rotta dallo scorso giugno. Da allora i tassi sono stati ridotti cinque volte, portando quello di riferimento della BCE &#8211; il tasso sui depositi presso la banca centrale &#8211; al 2,75 per cento&#8221;.<br \/>&#8220;Tuttavia il percorso di normalizzazione della politica monetaria non \u00e8 concluso. Il tasso di riferimento rimane superiore alle stime del tasso neutrale, ossia il livello compatibile con l&#8217;assenza di pressioni inflazionistiche e con la crescita potenziale dell&#8217;economia. Di conseguenza, la politica monetaria continua a esercitare una pressione al ribasso sull&#8217;attivit\u00e0 produttiva e sulla dinamica dei prezzi al consumo, un effetto sempre meno necessario in un contesto in cui l&#8217;inflazione \u00e8 vicina all&#8217;obiettivo e la domanda interna resta debole &#8211; ha proseguito -. Da qui in avanti, peraltro, il concetto di tasso neutrale perder\u00e0 progressivamente rilevanza. Le stime del suo valore, infatti, sono altamente imprecise, e forniscono solo un&#8217;indicazione approssimativa sull&#8217;orientamento della politica monetaria, diventando sempre meno utili a mano a mano che i tassi ufficiali si avvicinano al livello stimato del tasso neutrale. Soprattutto, il concetto di tasso neutrale non offre elementi sufficienti per calibrare con precisione il ritmo della normalizzazione monetaria. Le decisioni di politica monetaria devono sempre basarsi su una valutazione complessiva delle prospettive dell&#8217;economia reale e dell&#8217;inflazione, in cui gli esercizi previsivi svolgono un ruolo essenziale &#8211; ha detto ancora Panetta -. Questa considerazione \u00e8 oggi particolarmente rilevante per l&#8217;area dell&#8217;euro, grazie al recente miglioramento della qualit\u00e0 delle previsioni di inflazione. Secondo le proiezioni pubblicate dall&#8217;Eurosistema a dicembre, l&#8217;obiettivo di inflazione verrebbe raggiunto con una riduzione dei tassi ufficiali in linea con le aspettative di mercato allora prevalenti, portandoli intorno al 2 per cento dalla met\u00e0 del 2025. In base a tale scenario, un allentamento monetario meno deciso potrebbe comportare un&#8217;inflazione troppo bassa nel medio periodo&#8221;.<br \/>&#8220;L&#8217;economia dell&#8217;area dell&#8217;euro fatica a ritrovare slancio. Dopo una stagnazione iniziata alla fine del 2022, il PIL \u00e8 cresciuto a ritmi contenuti nei primi trimestri del 2024, per poi arrestarsi nuovamente alla fine dell&#8217;anno&#8221;, ha spiegato il governatore di Bankitalia.<br \/>&#8220;L&#8217;Europa deve adottare un nuovo modello di sviluppo che valorizzi il mercato unico e riduca la dipendenza da fattori esterni. Vanno rilanciati gli investimenti, che da anni sono inferiori rispetto a quelli degli Stati Uniti e la cui  carenza \u00e8 particolarmente evidente se confrontata con l&#8217;elevata capacit\u00e0 di risparmio del nostro continente&#8221;, ha proseguito.<br \/>&#8220;Negli ultimi trimestri la crescita economica italiana si \u00e8 affievolita, anche a causa del difficile contesto internazionale e degli effetti della stretta monetaria. Sono venuti a mancare soprattutto i contributi degli investimenti e delle esportazioni, le due componenti che pi\u00f9 avevano sostenuto la vigorosa ripresa successiva alla pandemia&#8221;, ha detto ancora Panetta.<br \/>&#8220;Gli investimenti in beni strumentali sono stati particolarmente penalizzati dalle difficolt\u00e0, comuni a tutta l&#8217;area dell&#8217;euro, del settore manifatturiero &#8211; ha proseguito -. Le vendite all&#8217;estero stanno risentendo della debolezza dell&#8217;economia<br \/>europea, in particolare di quella tedesca, che assorbe il 12 per cento delle nostre esportazioni. Quasi la met\u00e0 delle aziende manifatturiere che vendono in Germania ha visto ridursi le proprie esportazioni in quel mercato, con ripercussioni negative sulla produzione industriale, gi\u00e0 in calo dal 2022&#8243;.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; &#8220;Secondo le nostre stime, se i dazi annunciati in fase pre-elettorale fossero attuati e accompagnati da misure di ritorsione, la crescita del PIL globale si ridurrebbe di 1,5 punti percentuali. Per l&#8217;economia statunitense l&#8217;impatto supererebbe i 2 punti. 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