{"id":228283,"date":"2025-02-11T21:05:43","date_gmt":"2025-02-11T20:05:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/02\/11\/sanremo-noa-e-mira-awad-pace-musica-e-dialogo-oltre-il-conflitto\/"},"modified":"2025-02-11T21:05:43","modified_gmt":"2025-02-11T20:05:43","slug":"sanremo-noa-e-mira-awad-pace-musica-e-dialogo-oltre-il-conflitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/02\/11\/sanremo-noa-e-mira-awad-pace-musica-e-dialogo-oltre-il-conflitto\/","title":{"rendered":"Sanremo, Noa e Mira Awad \u201cPace, musica e dialogo oltre il conflitto\u201d"},"content":{"rendered":"<div>SANREMO (ITALPRESS) &#8211; &#8220;Quando piango, piango per entrambi i nostri popoli. Il mio dolore non ha nome&#8221;, intonano Noa e Mira Awad a cappella. E&#8217; un verso di &#8220;There must be another way&#8221;, la canzone simbolica che cantarono in ebraico, arabo e inglese, all&#8217;Eurovision 2009 in cui, insieme, rappresentavano Israele. Stasera, di nuovo insieme, al Festival di Sanremo con la forza della loro musica e della loro amicizia che dura da oltre 25 anni, porteranno un messaggio di pace e convivenza. &#8220;L&#8217;idea della nostra presenza qui \u00e8 nata da Carlo Conti e dalla squadra di Sanremo&#8221;, spiega Noa. &#8220;Siamo state entusiaste di ricevere l&#8217;invito, perch\u00e8 il Festival \u00e8 un evento straordinario e ha sempre dato spazio alla musica come strumento di dialogo\u00bb. Mira Awad, dichiaratasi &#8220;pi\u00f9 scettica&#8221;, ha riflettuto prima di accettare: &#8220;Mi sono chiesta se fosse il momento giusto per una collaborazione, ma ogni volta che decidiamo di farlo, capisco quanto sia importante. Nonostante la realt\u00e0 infernale che viviamo, vogliamo essere la voce della pace&#8221;. Noa e Mira, hanno raccontato, vivono due realt\u00e0 diverse. &#8220;Io sono israeliana ebrea e vivo in Israele&#8221;, racconta Noa. &#8220;I miei figli, per legge, devono servire nell&#8217;esercito. Mio figlio l&#8217;ha gi\u00e0 fatto, mia figlia \u00e8 ancora in servizio. Non \u00e8 qualcosa che auguro a nessuno, vorrei che non fosse necessario&#8221;. <br \/>Mira Awad, cittadina israeliana di origine palestinese, vive a Londra e porta con s\u00e8 il peso della storia della sua famiglia: &#8220;Mio padre fu espulso nel 1948 e divenne rifugiato a soli 12 anni. Siamo stati fortunati a poter tornare a casa, ma oggi vedo ci\u00f2 che accade a Gaza e non posso accettarlo. Non si pu\u00f2 pensare di risolvere un conflitto deportando milioni di persone. Dobbiamo trovare un altro modo&#8221;. Entrambe concordano sulla necessit\u00e0 di superare la logica del &#8220;noi contro loro&#8221; e criticano la narrazione polarizzata che domina il dibattito pubblico. &#8220;Viviamo in un&#8217;epoca in cui gli estremi diventano virali, mentre le idee complesse vengono scartate&#8221;, osserva l&#8217;artista palestinese. &#8220;Il discorso globale \u00e8 morto con i titoli sensazionalistici e i post che devono diventare virali &#8211; continua Awad -. Gli algoritmi amano le posizioni estreme, mentre le idee complesse vengono scartate perch\u00e8 sono &#8216;noios\u00e8 e richiedono troppo tempo per essere spiegate. Ma i problemi umani hanno bisogno di dibattiti lunghi, di adulti nella stanza che siano in grado di trattenere le loro emozioni e trovare soluzioni che richiedono tempo e molte fasi&#8221;. &#8220;La situazione sul terreno da quando sono intervenuti gli Stati Uniti \u00e8 a dir poco inquietante ed \u00e8 anche una grande confusione per noi israeliani, perch\u00e8 abbiamo cominciato a vedere gli ostaggi tornare a casa da quando Trump \u00e8 diventato Presidente degli Stati Uniti. Allora ci siamo detti che forse serviva un folle per risolvere una situazione folle &#8211; ha detto Noa -. Pazzia pi\u00f9 pazzia magari poteva portare alla soluzione. Ma poi Trump \u00e8 tornato ad essere Trump e ha cominciato a parlare di 2 milioni di palestinesi da trasferire, anzi ho addirittura un&#8217;idea da suggerirgli, dal momento che in Florida so che c&#8217;\u00e8 tanto spazio, potrebbe portarli l\u00ec i palestinesi, far costruire per loro degli hotel, dei campi da golf, d&#8217;altronde la popolazione sta invecchiando, i palestinesi invece sono molto giovani in media. Voglio specificare che questa \u00e8 una battuta cinica, se non si fosse capito\u00bb. Le due artiste hanno anche parlato dei loro progetti futuri. Noa sta lavorando a un nuovo album, The Giver, ispirato alle emozioni vissute dopo il 7 ottobre: &#8220;Non \u00e8 un manifesto politico, ma un viaggio nella mia umanit\u00e0&#8221;, spiega. Tra i brani, uno realizzato in collaborazione con Mira Awad, rielabora il controverso slogan From the river to the sea: &#8220;Nella nostra versione diciamo che dal fiume al mare tutti i bambini saranno liberi&#8221;. Mira Awad sta creando una residenza per artisti attivisti, dove israeliani e palestinesi possano incontrarsi e collaborare: &#8220;Molti artisti lavorano per la pace, ma spesso si sentono soli e vulnerabili. Voglio dar loro un luogo dove sentirsi accolti e supportati&#8221;. A settembre, poi, le due artiste saranno insieme a Firenze per il festival Re-Imagine, tre giorni di musica, incontri e dialoghi su pace, fede e ambiente. \u00abIl nostro compito non \u00e8 solo cantare, ma costruire ponti\u00bb, concludono. \u00abE continueremo a farlo, ovunque potremo\u00bb. <br \/>-foto Ipa Agency-<br \/>(ITALPRESS)<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p><div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SANREMO (ITALPRESS) &#8211; &#8220;Quando piango, piango per entrambi i nostri popoli. Il mio dolore non ha nome&#8221;, intonano Noa e Mira Awad a cappella. E&#8217; un verso di &#8220;There must be another way&#8221;, la canzone simbolica che cantarono in ebraico, arabo e inglese, all&#8217;Eurovision 2009 in cui, insieme, rappresentavano Israele. Stasera, di nuovo insieme, al [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":18,"featured_media":228284,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ub_ctt_via":"","_mi_skip_tracking":false},"categories":[446],"tags":[783],"featured_image_src":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/20250211_2365.jpg","author_info":{"display_name":"Admin","author_link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/author\/admin\/"},"digistream_id":0,"digistream":false,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/228283"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/users\/18"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=228283"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/228283\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/media\/228284"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=228283"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=228283"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=228283"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}