{"id":224084,"date":"2025-01-03T15:05:43","date_gmt":"2025-01-03T14:05:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/01\/03\/enpaia-censis-70-italiani-disposto-a-lavorare-oltre-leta-pensionabile\/"},"modified":"2025-01-03T15:05:43","modified_gmt":"2025-01-03T14:05:43","slug":"enpaia-censis-70-italiani-disposto-a-lavorare-oltre-leta-pensionabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2025\/01\/03\/enpaia-censis-70-italiani-disposto-a-lavorare-oltre-leta-pensionabile\/","title":{"rendered":"Enpaia-Censis, 70% italiani disposto a lavorare oltre l\u2019et\u00e0 pensionabile"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; In un Paese che invecchia e si riduce a causa della crisi demografica, cambia il rapporto degli italiani con il lavoro e in particolare le aspettative dei giovani, ma cambiano anche le prospettive previdenziali specialmente dei cosiddetti boomer che vorrebbero continuare a lavorare\u00a0anche oltre l&#8217;et\u00e0 di pensionamento. E quanto emerge dal secondo report dell&#8217;Osservatorio Enpaia-Censis del mondo agricolo nel quale si evidenzia come se da una parte l&#8217;innalzamento dell&#8217;et\u00e0 di pensionamento viene vissuto nel 65,1% dei casi come &#8220;una costrizione alla libert\u00e0 individuale&#8221; (che arriva al 69,6% nella fascia dei 35 ai 64 anni), dall&#8217;altra una quota ancora pi\u00f9 ampia degli italiani (circa il 70%) afferma che si debba consentire ai pensionati, se vogliono, di continuare a lavorare (percentuale che sfiora l&#8217;80% tra gli over 64). Una richiesta &#8211; viene sottolineato nel report &#8211; coerente con la struttura demografica di una societ\u00e0 che invecchiando si fa longeva e che deve essere accompagnata da un sistema integrato e coerente di misure di\u00a0active\u00a0ageing, permettendo ai pi\u00f9 anziani di essere attivi nei diversi ambiti della sfera sociale, mercato del lavoro incluso, senza che l&#8217;et\u00e0 sia un fattore discriminante.<br \/>Il report, spiega il Direttore Generale di Enpaia Roberto Diacetti, &#8220;fotografa un&#8217;Italia dove il 92% degli occupati non disdegnerebbe avere pi\u00f9 libert\u00e0 di scelta per quanto riguarda l&#8217;et\u00e0 di pensionamento, con una maggiore flessibilit\u00e0 in uscita dal lavoro, quindi con la possibilit\u00e0 di poter andare in pensione un p\u00f2 prima con delle penalizzazioni ridotte, ma anche di poter restare al lavoro pi\u00f9 a lungo, oltre l&#8217;et\u00e0 pensionabile&#8221;. Ma nel nostro Paese, aggiunge Diacetti, abbiamo un\u00a0enorme\u00a0problema\u00a0costituito da salari troppo bassi che impatta negativamente anche sulle future pensioni oltre che sulla domanda interna. Perci\u00f2, conclude il Dg di Enpaia, l&#8217;idea\u00a0di rinunciare a una minima quota di dividendi da parte delle imprese per aumentare le retribuzioni, merita una riflessione seria.<br \/>Nel 2024, l&#8217;indice di vecchiaia ci consegna l&#8217;istantanea di un Paese dove gli ultrasessantacinquenni sono circa il doppio dei giovani in et\u00e0 compresa tra 0 e 14 anni. Una deriva, quella dell&#8217;invecchiamento che, secondo le proiezioni dell&#8217;Istat, continuer\u00e0 a progredire: la popolazione italiana nel complesso si ridurr\u00e0 di circa 4 milioni e 200 mila individui, riportando rispetto al 2024 un decremento pari a -7,1%. Da quanto si legge nel report Enpaia Censis, questo fenomeno \u00e8\u00a0il combinato disposto di due fenomeni: da un lato, la speranza di vita, che tra il 1983 e il 2023 \u00e8 aumentata di 8,5 anni, \u00e8 destinata a crescere da qui al 2050 determinando una maggiore proporzione di persone di et\u00e0 compresa tra 80 e 90 anni, molte delle quali in condizioni di fragilit\u00e0; dall&#8217;altro, il\u00a0baby crash, ovvero la diminuzione della natalit\u00e0, che ha fatto seguito al\u00a0baby boom, all&#8217;origine del maggioritario contingente di persone tra i 45 e i 65 anni presente nella popolazione italiana che pone, fra l&#8217;altro, problemi di sostenibilit\u00e0 del sistema pensionistico.<br \/>Nell&#8217;arco di vent&#8217;anni in Italia le nascite sono precipitate, passando da 544.063 del 2003 a\u00a0379.339\u00a0nel 2023.\u00a0Meno nati, meno giovani e un&#8217;impetuosa avanzata di anziani\u00a0&#8211; viene rilevato dall&#8217;Osservatorio Enpaia &#8211; rendono fragile la struttura demografica interna e minano la tenuta del\u00a0sistema paese: impattano sulla creazione\u00a0e redistribuzione\u00a0della\u00a0ricchezza ma anche sulla forza lavoro disponibile per le imprese (nel 2050 si ridurr\u00e0 di 2 milioni e 200 mila\u00a0unit\u00e0).<br \/>La crisi demografica, avverte il\u00a0Presidente di Enpaia Giorgio Piazza,\u00a0\u00e8 trasversale nei suoi effetti e gi\u00e0 si manifesta sul mercato del lavoro con importanti riflessi sul sistema previdenziale e sul ricambio generazionale nelle imprese; modifica la domanda di istruzione, sanit\u00e0 e servizi alla persona; si scarica su una situazione economica\u00a0gravata da un alto debito pubblico e un rilevante tasso di evasione fiscale,\u00a0e va a pesare su\u00a0una struttura produttiva fragile,\u00a0con effetti imprevedibili\u00a0sul sistema sociale ed economico\u00a0del Paese.<br \/>Secondo l&#8217;ultima indagine Excelsior\u00a0sul mercato del lavoro,\u00a0che riporta le previsioni per il quinquennio 2024-2028, la domanda che deriva dalla sostituzione dei lavoratori in uscita,\u00a0sommata alla domanda incrementale di lavoro,\u00a0produrranno un fabbisogno occupazionale complessivo compreso tra 3,4 e 3,9 milioni di unit\u00e0,\u00a0pari a una media di 685-770mila unit\u00e0 all&#8217;anno, di cui il 60% del totale richieste dal settore privato,\u00a0il 23% dal settore pubblico\u00a0(gli indipendenti\u00a0saranno\u00a0il 17%).\u00a0Nel 2023, la difficolt\u00e0 di reperimento del personale ha riguardato il 45% delle assunzioni (quasi 2,5 milioni in valore assoluto), contro\u00a0il 42%\u00a0dell&#8217;anno precedente. Un fenomeno che si riscontra in Italia come in quasi tutte le economie avanzate. Ma la peculiarit\u00e0 della condizione demografica associata ad altre criticit\u00e0 di sistema (scollamento tra sistema formativo e mercato del lavoro, bassi salari e bassa produttivit\u00e0 in diversi settori economici) rendono le difficolt\u00e0 derivanti da\u00a0labour\u00a0shortage\u00a0e\u00a0skill mismatch\u00a0pi\u00f9\u00a0rimarchevoli nel nostro Paese. La rarefazione dell&#8217;offerta di lavoro, generata da una prolungata\u00a0d\u00e8bacle\u00a0demografica, far\u00e0 aumentare non solo il suo valore economico in funzione dell&#8217;aumento della domanda, con un conseguente aumento delle retribuzioni, ma spinger\u00e0 le imprese a mettere in atto strategie\u00a0assunzionali\u00a0competitive capaci di attrarre i candidati a partire dalle loro motivazioni e aspettative verso il lavoro.\u00a0E se\u00a0affrancarsi dall&#8217;orario di lavoro pu\u00f2 essere importante per tutti, lo \u00e8 di pi\u00f9 per i pi\u00f9 giovani, desiderosi di riempirlo con esperienze affini ai loro interessi extralavorativi; e di abbandonare una cultura lavoro-centrica propria della generazione dei\u00a0baby boomer, rimettendo s\u00e8 stessi al centro delle proprie esistenze.\u00a0Ma la tensione a tracciare una linea di demarcazione tra tempo per s\u00e8 e tempo del lavoro, non esclude per\u00f2 un&#8217;attenzione alla qualit\u00e0 del lavoro svolto, che dev&#8217;essere motivante ed avere un senso che giustifichi impegno e coinvolgimento.<br \/>Oltre l&#8217;80% degli italiani teme che la sostenibilit\u00e0 della previdenza potrebbe affrontare qualche difficolt\u00e0, visto il gap tra giovani e anziani. Attualmente il 46,8% dei pensionati ritiene la propria pensione inadeguata alle esigenze di vita. Tenuto conto delle prospettive future, le persone cercano\u00a0forme integrative dei redditi pensionistici, per far fronte al rischio di un downgrading della qualit\u00e0 di vita.\u00a0Cos\u00ec, in Italia, il sistema di previdenza complementare continua crescere in termini di iscritti e di contributi, mostrando una sostanziale solidit\u00e0. Nel 2023 sono 9.571.353 gli iscritti alla previdenza complementare,\u00a0il 3,7% in pi\u00f9 rispetto all&#8217;anno precedente,\u00a0per un totale di quasi 11 milioni (10.690.199)\u00a0di\u00a0posizioni in essere\u00a0che, tra il 2013 e il 2023,\u00a0sono cresciute del 72,3%.\u00a0Di conseguenza\u00a0si incrementa anche il montante delle risorse destinate alle prestazioni (+3,5%), che in valore assoluto supera i 224 milioni di euro (224.392.000), pari a un importo medio per posizioni in essere di 20.990 euro.\u00a0Dati che evidenziano\u00a0una buona solidit\u00e0 del sistema e una\u00a0consapevolezza di un&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0 per il proprio futuro previdenziale, attraverso l&#8217;integrazione del\u00a0proprio montante contributivo per compensare le minori disponibilit\u00e0 del sistema pubblico. Un altro indizio a conferma della crescente inclinazione all&#8217;autotutela degli italiani \u00e8 rappresentato dall&#8217;apprezzabile consistenza numerica dei cosiddetti &#8220;altri iscritti&#8221; &#8211; oltre 1 milione e 400 mila individui nel 2023 &#8211; tra i quali si contano, tra gli altri, anche i soggetti &#8220;fiscalmente a carico&#8221;, cio\u00e8 con una posizione previdenziale aperta dai genitori\u00a0ai figli.<br \/>La gran parte degli italiani vede il pensionamento obbligato ad una determinata et\u00e0 come un vincolo costrittivo della propria libert\u00e0 individuale.\u00a0Dal report dell&#8217;Osservatorio Enpaia-Censis\u00a0emerge infatti\u00a0che il 92% degli attuali occupati, l&#8217;81% dei pensionati e il 92,6% degli studenti,\u00a0ritengono che occorra dare piena libert\u00e0 alle persone di decidere quando andare in pensione sia prima\u00a0(prevedendo anche piccole penalit\u00e0 economiche)che dopo l&#8217;et\u00e0 pensionabile prescritta.\u00a0Emerge anche la voglia di coesistenza tra condizione da pensionato e possibilit\u00e0 di lavorare, ma pi\u00f9 ancora la facolt\u00e0 di passare da una condizione all&#8217;altra, da occupato a pensionato e viceversa, rompendo gli schemi rigidi con la demarcazione tra fasi di vita per attivit\u00e0 ad esse afferenti. E sono gli attuali pensionati a indicare questa esigenza poich\u00e8 l&#8217;87,8% dichiara che, se un pensionato vuole lavorare va messo nelle condizioni di farlo, senza divieti e senza penalit\u00e0 eccessive. Tale opinione \u00e8 condivisa anche dal 78,1% degli occupati e dal 75,1% degli studenti: non pi\u00f9 quindi la fase di pensionamento come ambito di vita sganciato in via definitiva dalla possibilit\u00e0 di lavorare.\u00a0 <br \/>Dato che il 68,7% dei pensionati contribuisce con propri soldi ai budget delle famiglie di figli e nipoti (il 21,8% in modo continuo e il 47,8% di tanto in tanto), lavorare diventa per gli attuali pensionati un modo per potenziare la disponibilit\u00e0 di risorse cos\u00ec da poter rispondere in modo ancor pi\u00f9 efficace e puntuale ad esigenze sociali che esulano dalla propria condizione.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; foto: ufficio stampa Enpaia &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; In un Paese che invecchia e si riduce a causa della crisi demografica, cambia il rapporto degli italiani con il lavoro e in particolare le aspettative dei giovani, ma cambiano anche le prospettive previdenziali specialmente dei cosiddetti boomer che vorrebbero continuare a lavorare\u00a0anche oltre l&#8217;et\u00e0 di pensionamento. 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