{"id":212139,"date":"2024-09-24T20:05:31","date_gmt":"2024-09-24T18:05:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2024\/09\/24\/reverselab-i-detenuti-di-san-vittore-raccontano-le-emozioni-con-larte\/"},"modified":"2024-09-24T20:05:31","modified_gmt":"2024-09-24T18:05:31","slug":"reverselab-i-detenuti-di-san-vittore-raccontano-le-emozioni-con-larte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2024\/09\/24\/reverselab-i-detenuti-di-san-vittore-raccontano-le-emozioni-con-larte\/","title":{"rendered":"ReverseLab, i detenuti di San Vittore raccontano le emozioni con l\u2019arte"},"content":{"rendered":"<div>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Recuperare luoghi abbandonati e trasformarli in spazi artistici e culturali aperti al pubblico, favorendo cos\u00ec la relazione tra la citt\u00e0 e il carcere. Con questa filosofia \u00e8 stato inaugurato questa mattina nella Casa Circondariale di Milano San Vittore lo spazio &#8220;ReverseLab&#8221;. Inserito nell&#8217;ambito delle attivit\u00e0 di Off Campus San Vittore, il progetto sfrutta uno spazio gestito dal Politecnico di Milano e aperto nel 2022 all&#8217;interno del carcere stesso. Cos\u00ec da un&#8217;ala dismessa del carcere in passato adibita a zona di isolamento del reparto di massima sicurezza \u00e8 nato un laboratorio permanente di produzione artistica e culturale. La mostra, realizzata grazie al contributo di Fondazione di Comunit\u00e0 Milano e in collaborazione con Forme Tentative e Philo &#8211; Pratiche Filosofiche, sar\u00e0 visitabile dal 28 settembre al 28 ottobre il luned\u00ec e il sabato in due turni, dalle 14 alle 15 e dalle 15 alle 16, dietro prenotazione.<br \/>La prima mostra presentata si intitola &#8220;Gli artisti sono quelli che fanno casino. Frammenti dal Carcere di San Vittore&#8221;.<br \/>L&#8217;installazione \u00e8 stata concepita tra marzo e giugno di quest&#8217;anno nel corso di un workshop guidato dall&#8217;artista Maurice Pefura coinvolgendo circa 40 detenuti e anche agenti di polizia penitenziaria. L&#8217;opera si snoda in un lungo corridoio e si compone di centinaia di moduli di carta (in molti casi post-it) lavorati e assemblati dai detenuti. Ognuno di questi frammenti di carta crea un&#8217;immagine solo apparentemente astratta: in realt\u00e0 il visitatore \u00e8 accompagnato nella lettura dei pensieri e delle emozioni dei detenuti. Quindi anche messaggi semplici divengono tasselli di un mosaico dove anche una semplice silhouette dei detenuti racconta una storia vera.<br \/>Ad accompagnare il visitatore, ci sono 4 celle all&#8217;interno delle quali \u00e8 possibile ascoltare le riflessioni fatte dai detenuti durante il workshop: la prima &#8220;D\u00e8sol\u00e8 maman&#8221; offre un ritratto intimo e personale dei detenuti; la seconda &#8220;Sole, dove sei?&#8221; fa scoprire cosa si prova arrivando in carcere e trascorrendovi la prima notte; la terza &#8220;Ho perso la luna&#8221; aiuta a comprendere come sia la vita nel carcere e la sensazione strana del tempo che pare non scorrere mai; la quarta &#8220;Non spegnere la luce&#8221; apre uno spaccato sul futuro, su cosa i detenuti vogliono fare una volta scontata la pena e cosa cambierebbero del carcere.<br \/>&#8220;L&#8217;ateneo nasce per rispondere ai bisogni di formazione e ricerca, ma anche di responsabilit\u00e0 sociale del territorio. Per i nostri docenti e i nostri studenti \u00e8 quindi  importante avere un&#8217;esperienza pragmatica di come si possano supportare attraverso formazione, ricerca, innovazione e attenzione al sociale comunit\u00e0 che sono tendenzialmente ai margini della societ\u00e0 e del territorio urbano o in dimensioni costrette come a San Vittore&#8221;, ha affermato la rettrice del Politecnico di Milano Donatella Sciuto.<br \/>&#8220;L&#8217;arte \u00e8 un mezzo molto potente, un linguaggio che consente a tutti di poter esprimere a modo proprio emozioni e sensazioni. E&#8217; qualcosa di democratico perch\u00e8 non richiede particolare formazione: ognuno di noi pu\u00f2 esprimere se stesso &#8211; ha aggiunto &#8211; Gli stessi Off Campus sono un modo per noi del Politecnico per non restare chiusi al nostro interno andando a toccare con mano i problemi di prossimit\u00e0 e offrendo ai nostri studenti un&#8217;esperienza di vita&#8221;.<br \/>Il direttore della Casa Circondariale, Giacinto Siciliano, ha definito l&#8217;iniziativa &#8220;un passo importante perch\u00e8 si prende uno spazio abbandonato, gli si d\u00e0 un nuovo valore e significato e lo si fa coinvolgendo le persone che vivono in questa struttura&#8221;. <br \/>&#8220;Non penso che sia sufficiente perch\u00e8 ci sia un vero percorso di rieducazione, per\u00f2 \u00e8 importante che le persone si sentano protagoniste e si rendano conto di poter fare cose positive. Il nostro \u00e8 un carcere di transito dove le persone stanno poco tempo: possiamo quindi dare solo degli stimoli, ma \u00e8 importante farlo&#8221; , ha aggiunto sottolineando come &#8220;pur nella problematicit\u00e0 di una struttura sicuramente vecchia&#8221; far comprendere che se &#8220;puoi contribuire a migliorare l&#8217;ambiente, cos\u00ec puoi contribuire a migliorare te stesso&#8221;.<br \/>Tornado sulla relazione da mantenere viva tra Milano e il carcere, Siciliano ribadisce come sia &#8220;importante che chi sta dentro, detenuti e operatori, sentano la citt\u00e0 come una parte vicina: \u00e8 importante che la citt\u00e0 e le persone entrino cos\u00ec che possano rendersi conto di cosa c&#8217;\u00e8 qua dentro. Entrare in carcere vuol dire sentire i rumori, le chiavi, lasciare il telefono, passare i controlli&#8230;entrare quindi nella logica di cosa significa vivere il carcere e questo \u00e8 importante altrimenti si parla di un posto senza sapere&#8221; .<br \/>&#8220;L&#8217;idea \u00e8 stata quella di costruire uno spazio aperto alla relazione. Qui dentro si \u00e8 lavorato sulla relazione con i detenuti per costruire l&#8217;opera d&#8217;arte arrivando ad un progetto di relazione con la citt\u00e0. Qui la citt\u00e0 verr\u00e0 ospitata stabilmente come spazio per l&#8217;arte contemporanea che qui ogni anno replicher\u00e0 un nuovo episodio di questo lavoro artistico fatto con nuovi detenuti e un nuovo artista. E&#8217; una rivoluzione perch\u00e8 non esiste nessun carcere attivo e difficile come San Vittore che ospiti al suo interno uno spazio comunale aperto alla cittadinanza&#8221;, ha affermato Andrea di Franco del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano.<br \/>Partendo dai numerosi post-it utilizzati nell&#8217;opera (e definiti dall&#8217;artista Maurice Pefura &#8220;frammenti di vita&#8221;), Di Franco parla di un&#8217;idea &#8220;giusta per rendere diretta l&#8217;emozione e la comunicazione della stessa, una cosa complicata per le persone detenute e giovani che magari non parlano nemmeno l&#8217;italiano&#8221;. In questo modo tutti quei pezzi di carta &#8220;da voci sommesse divengono una voce potente e raccontano un&#8217;avventura corale di emozioni che si spera venga udita all&#8217;esterno&#8221;.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; foto ufficio stampa Politecnico di Milano &#8211;<br \/>(ITALPRESS).<\/div>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Recuperare luoghi abbandonati e trasformarli in spazi artistici e culturali aperti al pubblico, favorendo cos\u00ec la relazione tra la citt\u00e0 e il carcere. Con questa filosofia \u00e8 stato inaugurato questa mattina nella Casa Circondariale di Milano San Vittore lo spazio &#8220;ReverseLab&#8221;. 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