{"id":193549,"date":"2024-04-06T11:28:39","date_gmt":"2024-04-06T09:28:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=193549"},"modified":"2024-04-06T11:30:02","modified_gmt":"2024-04-06T09:30:02","slug":"il-cardinale-guarino-a-messina-di-dario-caroniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2024\/04\/06\/il-cardinale-guarino-a-messina-di-dario-caroniti\/","title":{"rendered":"Il cardinale Guarino a Messina. Di Dario Caroniti"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019Universit\u00e0 di Messina ha ospitato recentemente un convegno scientifico sulla figura di Giuseppe Guarino, arcivescovo vissuto nel XIX secolo che trascorse buona parte del suo apostolato a Messina, prima della sua nomina a cardinale avvenuta negli ultimi anni della sua vita. Guarino, di cui si attende l\u2019ormai imminente proclamazione della sua beatificazione, ha svolto un ruolo cruciale nel promuovere un rinnovamento del mondo cattolico italiano, soprattutto durante un periodo di conflitto tra Stato e Chiesa. Riportiamo di seguito un approfondimento su questa figura di spicco per la Sicilia, a cura del professor Dario Caroniti, ordinario in Storia delle dottrine politiche presso l\u2019Ateneo peloritano.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei temi caratterizzanti le ideologie del Risorgimento italiano consisteva nella convinzione che la Chiesa cattolica sarebbe stata radicalmente trasformata o sarebbe sparita per sempre, tanto che, una volta tolto al pontefice il potere temporale, sarebbe cessata in breve ogni sua autorit\u00e0 spirituale.  Quando l\u2019esercito regio sfonda la fortificazione di Porta Pia ed entra in Roma, siamo nel 1870, i cardinali riuniti l\u00ec per il Concilio Vaticano I tornano frettolosamente alle proprie diocesi. Tutto sembr\u00f2 finito, ma al contrario, l\u2019aperto conflitto tra Stato e Chiesa fu senz\u2019altro funzionale a un rinnovamento del mondo cattolico italiano, avviando un periodo di ripresa delle vocazioni e, soprattutto, di enorme crescita delle iniziative sociali. In quella Italia liberale che sembrava volere garantire solo la propriet\u00e0 e i privilegi della borghesia, la Chiesa cattolica si smarcava dal sodalizio col potere temporale e tornava ad acquisire verso il popolo una credibilit\u00e0 che appariva perduta. Protagonisti di questa autentica rinascita furono diversi esponenti del clero cattolico, come san Giovanni Bosco, Francesco Fa\u00e0 di Bruno, san Luigi Orione, ma anche tantissimi preti e suore siciliani. Tra essi spicca la figura di Giuseppe Guarino, nato nel 1827 a Montedoro, in provincia di Caltanissetta, ordinato arcivescovo di Siracusa da Pio IX nel 1872, trasferito alla diocesi di Messina nel 1875, dove svolse il suo apostolato per 22 anni, fino alla sua morte, giunta nel 1897. La realt\u00e0 ecclesiale che lui eredit\u00f2 da monsignor Luigi Natoli non era certo confortante. Il legame del suo predecessore con la corte borbonica aveva in certo qual modo legittimato le decisioni del nuovo governo nazionale volte a marginalizzare il pi\u00f9 possibile la Chiesa. Un gran numero di preti e suore avevano in quegli anni abbandonato il sacerdozio, soprattutto a seguito dello scioglimento, da parte del nuovo Stato, di alcuni ordini religiosi e dell\u2019eversione dell\u2019asse ecclesiastico, quindi il sequestro e la vendita dei beni della Chiesa. Anche il seminario, ormai quasi privo di vocazioni, languiva in uno stato pietoso. E fu proprio in questo seminario, semi abbandonato, che monsignor Guarino dovette alloggiare una volta giunto a Messina. La Chiesa cattolica non riconosceva pi\u00f9 al governo nazionale l\u2019exequatur, il diritto di approvare le nomine vescovili, diritto che invece il governo rivendicava, malgrado il tanto sventolato principio \u201clibera Chiesa in libero Stato\u201d. Per rivalsa, il prefetto non consentiva ai vescovi nominati dal Papa di accedere alla mensa arcivescovile. Motivo per cui Guarino dovette adattarsi. Del resto, gli articoli che lui scriveva per il periodico cattolico \u201cIl Presente\u201d, quando era segretario dell\u2019Apostolica legazia a Palermo, a met\u00e0 degli anni Sessanta, gli avevano dato fama di zelante. Lui affermava che la Chiesa fosse una societ\u00e0 perfettamente indipendente, ma che \u201cla civile repubblica\u201d (Guarino evitava finanche di utilizzare il termine Stato) fosse in \u201ccos\u00ec stretto vincolo a lei unita e congiunta, che dell\u2019una e del\u2019altra risulti un sol corpo, che appellossi cristiana repubblica, cui presiedono il sacerdozio e il potere politico, ciascuno per le materie che gli son proprie\u201d. La sua era una concezione antitetica a quella liberale che si era affermata col Risorgimento, e le relazioni della polizia del tempo lo descrivono come persona onestissima e corretta, ma contraria al governo nazionale. A Messina, cos\u00ec come qualche anno prima a Siracusa, trov\u00f2 quindi l\u2019ostilit\u00e0 aperta delle istituzioni, anche di quelle locali. Non solo non gli fu data la possibilit\u00e0 di entrare nella sede arcivescovile, ma il sindaco del tempo cerc\u00f2 di espropriarla, per destinarla a sede giudiziaria, confinando l\u2019arcivescovo nel locali della Chiesa di Sant\u2019Andrea Avellino. Guarino cap\u00ec subito che poteva puntare soltanto su un clero credibile e bel formato. Per questo inizi\u00f2 fin dall\u2019insediamento un\u2019azione pastorale che lo port\u00f2 costantemente in giro per l\u2019immensa diocesi, composta da 190 parrocchie, allora spesso difficili da raggiungere. La situazione che trov\u00f2 fu per\u00f2 drammatica e spesso fu costretto a rimuovere i parroci per risolvere, in modo radicale, gli scandali di comportamenti certo non conformi alla loro ordinazione sacerdotale. Egli trov\u00f2 per\u00f2 anche numerose disponibilit\u00e0, che generarono a Messina una autentica fioritura delle vocazioni alla santit\u00e0. Negli anni dell\u2019apostolato di monsignor Guarino, Messina conobbe l\u2019azione di sant\u2019Annibale Maria di Francia, della beata Maddalena Morano, ma anche di Francesco Di Francia, di suor Veronica Briguglio e di suor Majone (dei quali \u00e8 in corso il processo di beatificazione) ai quali si aggiunge il canonico Francesco Vitale, figura spirituale di eccezionale importanza. Quella fu, secondo lo storico Angelo Sindoni, \u201cuna stagione per certi versi unica della storia della Chiesa messinese\u201d, anche perch\u00e9 tutte queste figure, compreso il Guarino, furono anche fondatori di nuove congregazioni religiose maschili e femminili che occuparono lo spazio vuoto lasciato dallo scioglimento degli ordini ecclesiastici che prima dell\u2019unit\u00e0 di Italia si occupavano dell\u2019assistenza dei poveri, degli orfani e della formazione dei fanciulli, persone svantaggiate che, secondo le ideologie dominanti, avrebbero dovuto trovare risposte nelle direttive politiche del governo nazionale, che avrebbe voluto sostituirsi alla Chiesa anche nella carit\u00e0 pubblica, ma che certamente fall\u00ec completamente in questo compito. Lo stesso Francesco Crispi, che si era fatto campione di questa autentica intolleranza verso il mondo cattolico, ed era per questo motivo stato oggetto dell\u2019ostilit\u00e0 dei vescovi siciliani, compreso Guarino, fu costretto nell\u2019ultima parte della sua vita, quando negli anni Novanta era tornato al governo del paese, a riconoscere il compito sociale della Chiesa, lui che lo aveva apertamente e ripetutamente negato, anche con provvedimenti repressivi. Davanti al pericolo della rivoluzione socialista e del movimento dei fasci siciliani, Crispi sper\u00f2 di trovare la solidariet\u00e0 e l\u2019appoggio della Chiesa cattolica. Diversi vescovi furono pronti a sostenerlo e credettero fosse possibile superare definitivamente il non expedit, ma Leone XIII raffredd\u00f2 ogni entusiasmo, rifiutando di fare della Chiesa cattolica il complice della repressione. In quegli anni Guarino, che era stato nominato cardinale nel Concistoro del 16 gennaio 1893, ottenne maggiori favori dal governo, che gi\u00e0 gli aveva riconosciuto una medaglia d\u2019argento per l\u2019attivit\u00e0 sociale da lui svolta durante l\u2019epidemia di colera del 1887. Quando tutti scappavano per evitare il contagio, compresi i suoi ausiliari, forte della sua fede egli  non temeva il contagio o, meglio, subordinava la paura al dovere di buon cristiano, all\u2019amore per il suo gregge, testimoniando la fede. Questo eccezionale attivismo gli fu per\u00f2 fatale. Nel 1895 Guarino fu colpito da un ictus, rimase semiparalizzato. Sembr\u00f2 riprendersi ma dopo due anni mor\u00ec. A distanza di quasi un secolo si \u00e8 aperto il processo di canonizzazione, che \u00e8 ormai concluso. Si attende ormai imminente la proclamazione della sua beatificazione. La citt\u00e0 di Messina ha deciso di ricordarlo in convegno di studi che si \u00e8 svolta nella nostra universit\u00e0. Un convegno scientifico per incentivare gli studi su un uomo che ha fatto la storia della Sicilia.     <div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Universit\u00e0 di Messina ha ospitato recentemente un convegno scientifico sulla figura di Giuseppe Guarino, arcivescovo vissuto nel XIX secolo che trascorse buona parte del suo apostolato a Messina, prima della sua nomina a cardinale avvenuta negli ultimi anni della sua vita. 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