{"id":186547,"date":"2024-02-08T12:33:19","date_gmt":"2024-02-08T11:33:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=186547"},"modified":"2024-02-08T12:41:00","modified_gmt":"2024-02-08T11:41:00","slug":"non-ce-il-ritorno-alle-province-maggioranza-sotto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2024\/02\/08\/non-ce-il-ritorno-alle-province-maggioranza-sotto\/","title":{"rendered":"Non c&#8217;\u00e8 il ritorno alle province, maggioranza sotto"},"content":{"rendered":"\n<p>Il voto segreto ha segnato la fine, almeno per il momento, della riforma delle Province voluta dal Governo regionale guidato da <strong>Renato Schifani<\/strong>. Durante la prima votazione sull&#8217;articolo 1 del disegno di legge, le opposizioni hanno richiesto il voto segreto su un emendamento soppressivo. Il presidente dell&#8217;Assemblea regionale siciliana, <strong>Gaetano Galvagno<\/strong>, ha quindi messo ai voti il mantenimento dell&#8217;articolo, ottenendo 40 voti contrari e 25 favorevoli. Questo articolo conteneva gli elementi cruciali della riforma per il ripristino delle Province, come l&#8217;elezione diretta dei presidenti e dei consiglieri provinciali. La bocciatura dell&#8217;articolo mette anche in notevole crisi l&#8217;esecutivo. <div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 stato il secondo contraccolpo per il governo e la maggioranza a Sala d&#8217;Ercole: pochi giorni prima, il Parlamento aveva respinto, sempre tramite voto segreto, il cos\u00ec detto disegno di legge &#8220;salva-ineleggibili&#8221;. Durante il voto in aula sulle province erano presenti 65 deputati, di cui 37 facenti parte della maggioranza. Almeno 12 voti del centrodestra sono venuti a mancare. <div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il voto di oggi, il governatore Schifani ha lasciato Palazzo dei Normanni. Galvagno, il vicepresidente della Regione con delega ai rapporti con l&#8217;Assemblea, <strong>Luca Sammartino<\/strong>, e il coordinatore siciliano di Forza Italia, <strong>Marcello Caruso<\/strong>, si sono riuniti con lui nella stanza del governo.<\/p>\n\n\n\n<h2>Ddl Province bocciato, le reazioni.<\/h2>\n\n\n\n<p>Diverse le reazioni, che non si sono fatte attendere dopo il voto. <strong>Stefano Pellegrino<\/strong>, presidente dei deputati di Forza Italia, partito del presidente della Regione, ha affermato: \u201cI siciliani hanno perso oggi una grande opportunit\u00e0 per ridare dignit\u00e0 e rappresentanza istituzionale alle ex Province, che ormai da anni, dopo una scelta scellerata del governo Crocetta, versano in stato di gravissima crisi in termini di servizi per i cittadini e i territori. Non pu\u00f2 che dispiacere che una norma di alto valore istituzionale sia stata bocciata, trincerandosi dietro scuse false come quella che si sarebbe trattato di una mossa pre-elettorale. Ad essere uscita oggi sconfitta da Sala d\u2019Ercole \u00e8 la democrazia e la rappresentanza democratica dei siciliani, che dovranno continuare a subire i danni della cancellazione degli enti di area vasta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giorgio Assenza<\/strong>, capogruppo FdI, critica il voto segreto: \u201cQuella scritta oggi da quest\u2019aula non \u00e8 una bella pagina. A questo punto occorre riflettere seriamente sull\u2019opportunit\u00e0 di mantenere il voto segreto su qualsiasi ambito. Assumo l\u2019impegno di proporre una norma che tenda a modificare questa vergogna e questa assurdit\u00e0 . Con questo sistema, infatti, chi non ha il coraggio di mettere la faccia sulle proprie scelte si trincera dietro al voto segreto\u201d. E poi propone di mettere una pezza dopo il no al ddl: \u201cA questo punto bisogna fare cessare l\u2019era dei commissari alle ex Province. Esiste una legge in vigore che prevede le elezioni di secondo livello, si proceda con quanto previsto. Dobbiamo ripristinare un minimo di democrazia in questi enti procedendo con il sistema elettorale previsto dalla legge Delrio\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Assolutamente contrari per\u00f2 gli esponenti della Democrazia Cristiana. \u201cNel programma di Schifani \u00e8 scritto a chiare lettere che i protagonisti del voto devono essere i cittadini e questo \u00e8 quello che prevedeva la riforma bocciata oggi, che torner\u00e0 presto in aula\u201d. Questo \u00e8 quanto hanno affermato il leader <strong>Tot\u00f2 Cuffaro<\/strong>, il capogruppo all\u2019Ars <strong>Carmelo Pace<\/strong> e il presidente della prima commissione <strong>Ignazio Abbate<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl ddl avrebbe consentito il voto democratico per le nostre province, ormai da troppo tempo lasciate in balia dell\u2019assenza di politica e di governo delle cose. Sono sotto gli occhi di tutti le condizioni drammatiche in cui versano tutte le strutture scolastiche e le opere infrastrutturali in generale di competenza delle ex province e soltanto il ritorno alle elezioni democratiche degli organi pu\u00f2 determinare un\u2019effettiva inversione di rotta su questi fronti\u201d dicono i deputati del gruppo Popolari e autonomisti in una nota insieme con l\u2019assessore <strong>Roberto Di Mauro<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSiamo ovviamente amareggiati per l&#8217;esito del voto all&#8217;Ars sul ripristino delle Province. Dal nostro punto di vista \u00e8 un&#8217;occasione persa per tutti, anche in virt\u00f9 dell&#8217;accordo nazionale e regionale sul tema. Le Province sono una nostra storica battaglia per assicurare dignit\u00e0 e per dare voce e rispetto ai territori. Ripristinarle significa garantire una gestione dei servizi migliore e vicina alle esigenze dei cittadini, restituendo loro il potere di voto sui propri rappresentanti. Il nostro impegno in questa direzione non cambier\u00e0\u201d. Cos\u00ec si \u00e8 espresso in una nota il senatore della Lega <strong>Claudio Durigon<\/strong>, commissario del partito in Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl fatto politico della maggioranza sconfitta all\u2019Ars sul voto di riforma delle Province \u00e8 un bruttissimo segnale che non va sottovalutato ma che pu\u00f2 servire ad una ampia riflessione. Occorre ritrovare, e in tempi brevi, le ragioni di una coalizione che \u00e8 maggioranza nel Paese e che \u00e8 chiamata a governare in una congiuntura economica e sociale problematica. Nessuna forza politica pu\u00f2 ritenersi autosufficiente\u201d. \u00c8 chiaro che sono stati commessi degli errori e, tra questi, la mancanza di una cabina di regia in grado di affrontare e superare gli ostacoli. Per questo \u00e8 auspicabile un confronto tra le forze del centrodestra per riprendere il percorso avviato e rinsaldare la proposta politica in vista delle elezioni amministrative e per riproporre su base ampia una riforma delle Province di cui il territorio non pu\u00f2 fare a meno\u201d. Ha detto <strong>Massimo Dell\u2019Utri<\/strong>, coordinatore regionale di Noi Moderati.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche l&#8217;opposizione, che esce rafforzata dal voto, si fa sentire. Il sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord, <strong>Cateno De Luca<\/strong>, sotiene che &#8220;la bocciatura del disegno di legge sul voto diretto nelle Province in Sicilia rappresenta l\u2019ennesima sconfitta, per il governo di Renato Schifani, nel giro di pochi giorni. L&#8217;Assemblea, con il voto segreto richiesto dal nostro gruppo e che ha visto 25 favorevoli e 40 contrari, al mantenimento dell\u2019art. 1 della norma, ha bocciato la norma sulla elezione diretta per le province mettendo in evidenza una maggioranza che \u00e8 andata sotto. Avevamo invitato il presidente Schifani a un confronto costruttivo su un anno di attivit\u00e0, ma purtroppo la sua presenza oggi sembra essere stata ancora una volta sfortunata per la sua stessa maggioranza.Lo avevamo detto all\u2019inizio dei lavori che la sua presenza Presidente non avrebbe portato bene. \u00c8 evidente che l&#8217;atteggiamento intimidatorio del presidente Schifani non ha sortito gli effetti sperati. La sua presenza in aula sembra aver contribuito alla disgregazione della sua stessa maggioranza. \u00c8 giunto il momento di voltare pagina e di scegliere un presidente degno di questo nome. Alla luce di quanto \u00e8 successo il presidente Schifani non pu\u00f2 che dimettersi. C\u2019\u00e8 di mezzo la credibilit\u00e0 della Sicilia. D\u2019altronde lui stesso aveva affermato entrando in aula che si sarebbe dimesso in caso di voto negativo, sia coerente e si dimetta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo <strong>Antonio De Luca<\/strong>, capogruppo M5S all&#8217;Ars, &#8220;Lo schiaffone a Schifani sulle Province si \u00e8 sentito fino a Roma e non pu\u00f2 non avere conseguenze. Questo governo deve andare a casa. Si tratta di un risultato anche pi\u00f9 clamoroso di quello che immaginavo, anche se avevo sottolineato che questo ddl non era condiviso nemmeno dalla sua maggioranza ma Schifani ha avuto l\u2019arroganza di presentarsi in aula e prendere in diretta questa sonora batosta sulla legge che porta la sua firma. Ora tragga le dovute conseguenze e si dimetta, anche perch\u00e9 questa \u00e8 l\u2019ennesima dimostrazione che questo governo non ha pi\u00f9 maggioranza n\u00e9 in aula n\u00e9 fuori da essa\u201d. Gli fa eco il coordinatore regionale dei pentastellati, <strong>Nuccio Di Paola<\/strong>: \u201cl Parlamento regionale ha sfiduciato palesemente per la seconda volta il presidente Schifani presente in aula. La prima volta con il disegno di legge che salvava gli ineleggibili, ed oggi con l\u2019altro suo cavallo di battaglia ovvero la restaurazione delle province regionali e delle relative poltrone. Se fossi il Presidente Schifani trarrei le dovute considerazioni da questa ennesima bocciatura. La maggioranza di destra non esiste pi\u00f9 e non rappresenta i siciliani\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Anche il Partito democratico dice la sua, tramite il capogruppo <strong>Michele Catanzaro<\/strong> e i deputati <strong>Nello Dipasquale<\/strong>, <strong>Mario Giambona<\/strong> e <strong>Antonello Cracolici<\/strong>. \u201cAd una settimana dal tonfo sul ddl salva ineleggibili il centrodestra si sgretola nuovamente sulla riforma delle Province. L\u2019immagine del governo che fugge dall\u2019aula subito dopo il ko \u00e8 la rappresentazione plastica di una maggioranza totalmente allo sbando\u201d ha detto Catanzaro. Dipasquale ha rincarato: \u201cIl voto di oggi all\u2019Ars era una morte annunciata. Adesso bisogna pensare alle elezioni di secondo livello nelle Province. La maggioranza \u00e8 rimasta vittima delle sue stesse forzature\u201d. Giambona ha aggiunto: \u201cLa maggioranza oramai va sistematicamente sotto in tutte le votazioni. Bisogna prendere atto che questo Parlamento ha un\u2019altra maggioranza che sicuramente non \u00e8 a sostegno del governatore siciliano\u201d. Cracolici spiega: \u201cIl centrodestra pensa che vincere le elezioni voglia dire comandare, su questa strada saranno sempre sconfitti. Quando si smarrisce il senso della funzione istituzionale c\u2019\u00e8 chi pensa di poter fare quello che vuole, cos\u00ec come \u00e8 successo all\u2019Ars con la bocciatura della riforma delle province: un ddl che, come pi\u00f9 volte abbiamo detto, non aveva n\u00e9 capo n\u00e9 coda. Nel centrodestra c\u2019\u00e8 uno scontro per il comando e non sulle soluzioni da dare ai problemi della Sicilia. O questa maggioranza si ferma e capisce che ha il \u2018dovere di governare la Regione\u2019 e non il \u2018diritto di comandarla\u2019, o andremo tutti a sbattere perch\u00e9 lo scontro politico si inasprir\u00e0 sempre di pi\u00f9\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEra scontato che finisse cos\u00ec\u201d, ha esclamato <strong>Gianfranco Miccich\u00e8 <\/strong>mentre chiacchierava con i giornalisti in sala stampa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Michele Bruno.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il voto segreto ha segnato la fine, almeno per il momento, della riforma delle Province voluta dal Governo regionale guidato da Renato Schifani. Durante la prima votazione sull&#8217;articolo 1 del disegno di legge, le opposizioni hanno richiesto il voto segreto su un emendamento soppressivo. 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