{"id":18435,"date":"2018-04-20T08:15:04","date_gmt":"2018-04-20T06:15:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=18435"},"modified":"2018-04-20T08:15:04","modified_gmt":"2018-04-20T06:15:04","slug":"operaione-concussio-11-misure-cautelari-coinvolto-un-consigliere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2018\/04\/20\/operaione-concussio-11-misure-cautelari-coinvolto-un-consigliere\/","title":{"rendered":"Operazione &quot;Concussio&quot;: 11 misure cautelari, coinvolto un consigliere"},"content":{"rendered":"<p>I carabinieri del Comando Provinciale di Messina dalle prime luci dell\u2019alba hanno dato esecuzione ad una <em>ordinanza di custodia cautelare<\/em>, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo peloritana, guidata dal Procuratore della Repubblica dott. Maurizio De Lucia, nei confronti di <strong>14<\/strong> soggetti (<strong>3<\/strong> dei quali verranno ristretti in carcere, <strong>11 <\/strong>sottoposti all\u2019obbligo di presentazione alla p.g.), ritenuti responsabili \u2013 a vario titolo \u2013 di \u201c<em>tentata estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso e trasferimento fraudolento di valori\u201d (art. 12 quinquies D.L. 306\/92)<\/em>.<br \/>\nIl provvedimento scaturisce dagli esiti di una complessa indagine condotta, sin dal 2015, dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Messina \u2013 coordinata dai Sostituti Procuratori della Repubblica di Messina, dott. Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio \u2013 nei confronti della <em>famiglia mafiosa <\/em>di Mistretta (ME), attiva nella parte pi\u00f9 occidentale della provincia peloritana, che ha permesso di disvelare un tentativo di estorsione \u2013 posto in essere da un consigliere comunale di Mistretta, tuttora in carica<em>,<\/em> in concorso con altri due soggetti, di cui uno gi\u00e0 destinatario di un provvedimento di sequestro dei beni, in ragione della sua riconosciuta intraneit\u00e0 a <em>cosa nostra<\/em> <em>palermitana<\/em> (<em>mandamento<\/em> di San Mauro Castelverde) \u2013 ai danni di 2 imprenditori edili, aggiudicatari dell\u2019appalto, del valore di circa <strong>1 mln.<\/strong> di euro, indetto dal citato Comune e finanziato dall\u2019Unione Europea per la riqualificazione dei 12 siti ove sono installate le opere d\u2019arte contemporanea che costituiscono il noto percorso culturale <em>\u201cFiumara d\u2019Arte\u201d<\/em>.<br \/>\nLe investigazioni, che avevano gi\u00e0 consentito di trarre in arresto, il 6 ottobre 2017, una coppia di imprenditori edili per trasferimento fraudolento di valori, hanno altres\u00ec permesso di documentare l\u2019intestazione fittizia, in favore di ben 11 complici \u2013 anch\u2019essi destinatari della misura in esecuzione \u2013 di <strong>2<\/strong> locali notturni e <strong>1<\/strong> stabilimento balneare ed un\u2019attivit\u00e0 di compravendita di auto usate, ubicati sulla fascia tirrenica della provincia di Messina.<br \/>\nContestualmente, \u00e8 stata data anche esecuzione ad un decreto di <em>sequestro preventivo<\/em> disposto nei confronti delle medesime attivit\u00e0 commerciali, del loro compendio aziendale, dei conti correnti e depositi bancari, nonch\u00e9 di 5 autovetture nella disponibilit\u00e0 degli indagati, per un valore complessivo di oltre <strong>2 mln.<\/strong> di euro.<br \/>\nL\u2019inchiesta \u00e8 stata avviata nel settembre 2015 quando un coppia di coniugi imprenditori edili si rivolgeva ai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina raccontando di essere vittima di un tentativo di estorsione. Gli imprenditori si erano aggiudicati, a seguito di una pronuncia giurisdizionale del TAR di Catania conseguente ad un suo ricorso, l\u2019appalto indetto dal Comune di Mistretta per i <strong>lavori di valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico contemporaneo nebroideo denominato \u201c<em>Fiumara d\u2019Arte<\/em>\u201d<\/strong> &#8211; opere finanziate dalla Comunit\u00e0 Europea, con un importo a base d\u2019asta pari ad 1 mln. di euro ed aggiudicati alla sua A.T.I. con un\u2019offerta pari ad 802.000 euro e spiegava che era stata avvicinato dal consigliere comunale di Mistretta <em>Tamburello Vincenzo<\/em>, il quale gli aveva rappresentato che la ditta che aveva ottenuto l\u2019appalto prima del suo ricorso aveva gi\u00e0 versato la somma di 50.000 euro ad alcuni soggetti del luogo, i quali li avevano successivamente restituiti dal momento che quella ditta era stata poi estromessa dai lavori. Pertanto il Tamburello gli aveva richiesto di corrispondere la somma di 35.000 euro &#8211; da devolvere ad una donna che veniva indicata come la <strong><em>\u201csignorina\u201d<\/em><\/strong> la quale aveva un fratello detenuto ( per le cui spese legali sarebbero stati destinati i soldi versati alla donna) e inoltre lo invitava ad assumere nei propri cantieri tre operai dei quali gli avrebbe successivamente indicato i nomi e infine lo esortava a rifornirsi del conglomerato cementizio presso l\u2019impianto dei fratelli Lamonica e assicurandogli che assolvendo a questi obblighi, non ci sarebbe stata alcuna richiesta estorsiva n\u00e9 danneggiamenti di sorta aggiungendo che, per il resto delle ulteriori forniture, egli avrebbe potuto rivolgersi al libero mercato.<br \/>\nLe investigazioni immediatamente avviate attraverso servizi di osservazione, intercettazioni telefoniche e acquisizioni documentali permettevano di riscontrare le prime dichiarazioni rese informalmente dall\u2019imprenditore ampliandole ed identificando i complici di Tamburello e ricostruendo i rapporti tra loro.<br \/>\nLa donna citata come la <strong><em>\u201csignorina\u201d<\/em><\/strong> \u00e8 stata identificata proprio in RAMPULLA Maria, deceduta nel maggio del 2016, sorella di Pietro (condannato per essere l\u2019artificiere della strage di Capaci ed all\u2019epoca dei fatti detenuto) e di Sebastiano, storico capo della <em>\u201cfamiglia di Mistretta\u201d<\/em> deceduto nel 2010.<br \/>\nGli ulteriori due complici sono stati identificati in LO RE Giuseppe detto Pino, personaggio ritenuto <em>intraneo<\/em> all\u2019associazione mafiosa e colpito da una misura di prevenzione personale e patrimoniale nel 2015 e dalla zia di questi, DI BELLA Isabella, una cartomante di Acquedolci, alla quale, durante le vicissitudini che avevano preceduto l\u2019aggiudicazione dell\u2019appalto, l\u2019imprenditrice si era rivolta per domandare quale sarebbe stata la sorte della controversia sull\u2019appalto. La DI BELLA, avendo appreso di questa situazione, la volgeva a proprio favore, facendo apparire necessario ai coniugi, l\u2019intervento del nipote presentato come persona <em>di rispetto<\/em> ed in grado di intervenire in loro favore in relazione all\u2019aggiudicazione dell\u2019appalto ed al contenzioso aperto di fronte al TAR. I due imprenditori accettavano l\u2019aiuto ed incontravano LO RE in uno dei sui <em>Night Club<\/em>.<br \/>\nLO RE in questo primo incontro riferiva ai coniugi che la ditta che precedentemente era stata aggiudicataria aveva <em>comprato<\/em> l\u2019appalto versando 50.000 euro e che egli avrebbe attivato un amico per intervenire in loro favore nella gara. I due erano stati successivamente contattati da TAMBURELLO Vincenzo con il quale si incontravano all\u2019interno del Comune di Mistretta. Questi confermava la versione fornita da LO RE.<br \/>\nQuando nel settembre 2015 il TAR di Catania ha dato ragione ai due imprenditori, LO RE dapprima attraverso la DI BELLA e successivamente di persona, ha avanzato ai coniugi la richiesta di denaro e le altre richieste specificando che erano state concordate con la \u201csignorina\u201d. I due imprenditori, che attraverso ricerche su internet acquisivano notizie sulla caratura criminale degli interlocutori, si preoccupavano e rappresentavano a TAMBURELLO la richiesta ricevuta da LO RE e questi per nulla sorpreso riferiva loro di aspettare spiegando che sarebbe stato lui a dare loro le indicazioni in merito al pagamento, con il ci\u00f2 dimostrando quasi una sovraordinazione rispetto al LO RE.<br \/>\nSolo successivamente, molti mesi dopo, quando ormai le indagini avevano in gran parte dipanato la vicenda, gli imprenditori, superati i timori che gli avevano inculcavano i soggetti coinvolti nell\u2019estorsione, integravano le prime sommarie indicazioni fornite ai Carabinieri con ulteriori dettagli che hanno permesso di ricostruire completamente la vicenda.<br \/>\nInoltre le indagini avviate, hanno permesso di accertare come LO RE Giuseppe, in ragione della sottoposizione ad una misura di Prevenzione personale e patrimoniale, al fine di sottrarsi ad eventuali ulteriori provvedimenti ablativi, attraverso ben 11 complici ( di cui cinque di cinque stranieri) che nel tempo si sono prestati a fare da <strong><em>teste di legno<\/em><\/strong> alle sue attivit\u00e0 economiche \u2013 tutti colpiti dalla misura cautelare dell\u2019obbligo di presentazione alla P.G. \u2013 , gestisse di fatto due night Club, uno a Torrenova (ME) ed uno a Nicosia (EN), un lido balneare nel Comune di Santo Stefano di Camastra ed un\u2019attivit\u00e0 di compravendita di auto usate esercitata principalmente attraverso la vendita <em>on line<\/em>.<br \/>\nIn particolare, l\u2019attivit\u00e0 investigativa ha consentito altres\u00ec di accertare che il LORE disponeva dei conti correnti bancari delle societ\u00e0 ancorch\u00e9 formalmente intestati ai fittizi titolari nonch\u00e9 come lo stesso gestisse quotidianamente i suoi <em>night club<\/em> occupandosi personalmente del reclutamento e del pagamento delle ragazze impiegate.<br \/>\nSui predetti beni \u00e8 intervenuto il provvedimento di sequestro preventivo che ha colpito tutti i compendi aziendali, i conti correnti personali dei prestanome e delle ditte oltre a numerosi veicoli e locali acquisiti con i proventi degli illeciti guadagni in virt\u00f9 dell\u2019evidente sproporzione con i redditi dichiarati.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I carabinieri del Comando Provinciale di Messina dalle prime luci dell\u2019alba hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo peloritana, guidata dal Procuratore della Repubblica dott. 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