{"id":183073,"date":"2024-01-08T22:57:04","date_gmt":"2024-01-08T21:57:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=183073"},"modified":"2024-01-09T13:18:04","modified_gmt":"2024-01-09T12:18:04","slug":"spazio-noponte-siamo-ad-un-punto-decisivo-ma-il-ponte-divide-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2024\/01\/08\/spazio-noponte-siamo-ad-un-punto-decisivo-ma-il-ponte-divide-tutti\/","title":{"rendered":"Spazio &#8220;Noponte&#8221;: &#8220;Siamo ad un punto decisivo, ma il Ponte divide tutti&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>Si accende il dibattito sul Ponte anche alla luce della commissione che si \u00e8 riunita a Palazzo Zanca. Sull&#8217;argomento si \u00e8 espresso &#8220;Spazio noponte&#8221;. Il tema dell\u2019attraversamento stabile dello Stretto di Messina fa parte della storia del nostro territorio, ma \u00e8 in particolare negli ultimi decenni che il dibattito sulla sua realizzabilit\u00e0 e utilit\u00e0 ha interessato gli abitanti e ha investito la discussione politica in un ambito pi\u00f9 vasto. Negli ultimi vent&#8217;anni di Ponte sullo Stretto si \u00e8 scritto e detto tanto. Con Berlusconi e la Legge Obiettivo la costruzione dell\u2019infrastruttura \u00e8 apparsa come cosa possibile. Gli abitanti si sono divisi tra favorevoli e contrari; stessa cosa hanno fatto partiti, sindacati e giornalisti. E\u2019 stato un continuo prendere posizione. Sempre dalla stessa parte, per alcuni. Cambiando punto di vista, per altri. Ci sono partiti che hanno cambiato posizione ripetutamente, condizionati dagli equilibri politici del momento. Non c\u2019\u00e8 da sorprendersi (quando si \u00e8 al governo \u00e8 vantaggioso gestire flussi finanziari per s\u00e9 e per le filiere di tecnici e aziende di riferimento, quando si \u00e8 all\u2019opposizione \u00e8 utile capitalizzare il dissenso..), ma da tenere gli occhi aperti e auto-organizzarsi. C\u2019\u00e8 stato un tempo in cui valeva l\u2019assunto che l\u2019opera l\u2019avrebbero fatta i privati. Non c\u2019era di che preoccuparsi: l\u2019infrastruttura era un tale affare che ci sarebbe stata la corsa a finanziarlo. Ecco, dunque, che arrivavano ora i cinesi, ora i giapponesi, ora gli americani a fare proprio l\u2019affare. Alla fine non si present\u00f2 nessuno. In questa nuova fase, dopo lo stop impresso dalla scelta del governo Monti di avviare le procedure per la messa in liquidazione della Stretto di Messina Spa, nessuno ha avuto dubbi: il ponte non pu\u00f2 che farlo lo Stato, la sua valenza strategica \u00e8 tale per cui l\u2019investimento pubblico \u00e8 giustificato dal ritorno in termini di ricadute economiche, sociali, trasportistiche, turistiche, ambientali. Questo nonostante si siano rivelate sbagliate, per esempio, tutte le previsioni di crescita del traffico su gomma, dal momento che dallo Stretto passano circa un milione di veicoli e centomila tir in meno rispetto a vent\u2019anni fa. E che dire dell\u2019associazione tra l\u2019idea di \u201cgreen\u201d e il potenziale scavo di decine di chilometri di gallerie, o della produzione di un milione e mezzo di tonnellate di cemento e di 376.000 tonnellate di acciaio dell\u2019acciaio (376.000 tonnellate) necessarie e costruire l\u2019infrastruttura?<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>In una terra che vede bruciare decine di migliaia di ettari di bosco ogni estate, che vive sulla propria pelle la piaga del dissesto idrogeologico e i cui amministratori sanno benissimo di non riuscire a garantire nemmeno il diritto a disporre continuativamente dell&#8217;acqua corrente, ci vuole una certa faccia tosta a spacciare altro cemento, altri cantieri e altro acciaio come mezzi di salvaguardia ambientale.<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 poi il tema dei posti di lavoro, sventolato dalla propaganda s\u00ec-ponte come una bandiera ma tutt&#8217;al pi\u00f9 penzolante sulle teste di siciliani e calabresi come una spada di Damocle che incombe con la pressione di un ricatto al quale per\u00f2 sono in tante e tanti a volersi sottrarre. Ma vediamo aritmeticamente di che si tratta: quando leggiamo 100.000 posti di lavoro, non possiamo fare a meno di segnalare come si tratti di un numero del tutto inverosimile, che nasconde il \u201ctrucco\u201d di nominare \u201cposti di lavoro\u201d come equivalente di \u201canni di lavoro\u201d. In sostanza, il numero considerato deve essere diviso per gli anni di lavoro previsti. Significherebbe che se fossero 10 gli anni della cantierizzazione avremmo 10.000 posti di lavoro. Non esistono, in realt\u00e0, studi dettagliati su questo, ma nel progetto definitivo attualmente in aggiornamento sono segnalate 40.000 ula (unit\u00e0 di lavoro anno). Diciamo, dunque, 4\/5000 posti di lavoro temporanei a fronte di quelli a tempo indeterminato che potrebbero perdersi nella navigazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra contrariet\u00e0 ha molteplici ragioni: ma chi utilizza questo argomento facendo leva sulla questione occupazionale dovrebbe ammettere che il gioco non vale la candela.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo il Rapporto 2018 sui tempi di realizzazione delle opere pubbliche redatto dall\u2019Agenzia per la Coesione Territoriale le infrastrutture dal costo superiore a 100 milioni di euro vengono completate in media in 15,7 anni, cos\u00ec suddivisi: 6,4 per la progettazione, 1,7 per l\u2019affidamento e 7,7 per la realizzazione. La fase in cui ci troviamo adesso per ci\u00f2 che concerne la progettazione e costruzione del ponte sullo Stretto \u00e8 quella della cosiddetta \u201creviviscenza del contratto\u201d. In sostanza, la legge di conversione del Decreto ponte prevede che si superi la \u201ccaducazione\u201d del contratto operata dal Governo Monti e la messa in liquidazione della Societ\u00e0 concessionaria Stretto di Messina Spa attraverso un meccanismo che fa \u201cresuscitare\u201d i soggetti e le condizioni precedenti la cancellazione dell\u2019opera. Operazione, questa, che ha generato non pochi dubbi di legittimit\u00e0 visto che il General Contractor cui progettazione e costruzione andrebbero affidate non \u00e8 del tutto sovrapponibile a quello che ha vinto la gara. In primo luogo la societ\u00e0 capofila (Impregilo) oggi non esiste pi\u00f9 e Webuild, che la contiene, \u00e8 il frutto di una serie di fusioni di societ\u00e0 che prima non facevano parte dell\u2019associazione d\u2019imprese vincitrice della gara o che vi partecipavano autonomamente. Il paradosso, poi, \u00e8 che di Webuild fa parte oggi Astaldi che ai tempi della gara era capofila della cordata competitor. L\u2019importo complessivo della gara \u00e8 pi\u00f9 che triplicato, passando dai 3,9 miliardi di euro del 2005 ai circa 15 di oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene il ponte sia sempre stato divisivo tra gli abitanti dell\u2019area dello Stretto, sugli organi di stampa si \u00e8 quasi sempre provato a dimostrare un largo consenso intorno all\u2019infrastruttura: ma, nonostante il tempo e le risorse economiche tra le due parti siano incommensurabili, le manifestazioni no ponte si sono puntualmente presentate come molto partecipate e il sentire comune dice di una larga ostilit\u00e0 all\u2019opera. Il conflitto intorno al ponte, insomma, rimane ancora cosa viva, rimane ancora nei nostri territori ci\u00f2 che pi\u00f9 mobilita. Perch\u00e9 quel conflitto parla direttamente della vita di chi abita le citt\u00e0 dello Stretto, parla della storia delle comunit\u00e0, del paesaggio, della cultura, dell\u2019uso delle risorse.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo ora a uno snodo decisivo: il cronoprogramma che si \u00e8 dato il Governo \u00e8 serratissimo e le risorse investite nella Legge di Bilancio per l\u2019avvio dei lavori di realizzazione dell\u2019opera stanno a dimostrare che c\u2019\u00e8 tutta l\u2019intenzione di procedere a una nuova progettazione e all\u2019avvio dei cantieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la nostra comunit\u00e0 militante, all&#8217;interno della quale si intrecciano i percorsi di diverse generazioni di attivisti, non \u00e8 mai stato fondamentale valutare tecnicisticamente i pro e i contro dell\u2019opera: nel corso della nostra esperienza, abbiamo inoltre maturato sempre pi\u00f9 intensamente la convinzione che la progettazione e la costruzione del Ponte sullo Stretto facciano parte di un meccanismo all\u2019interno del quale la realizzazione dell\u2019opera non rientra tra i primi obiettivi. Abbiamo riassunto questo concetto nello slogan \u201cIl ponte lo stanno gi\u00e0 facendo\u201d, cui si accompagna la consapevolezza che i sostenitori dell\u2019infrastruttura stiano \u201cpreparando con cura una ulteriore incompiuta\u201d. Abbiamo chiamato questo meccanismo \u201cdispositivo politico-finanziario\u201d, un intreccio di discorsi implementati dai tecnici che di esso si nutrono e che in esso si riproducono. Il ponte sullo Stretto \u00e8 un progetto senza opera poich\u00e9 l\u2019opera non \u00e8 necessaria per costruire le campagne elettorali, l\u2019opera non \u00e8 necessaria per partecipare all\u2019iter progettuale, l\u2019opera non \u00e8 necessaria per aspirare a farsene voce nel mercato della comunicazione. Dietro il \u201csenza il ponte niente\u201d sta tutto il cinismo della classe dirigente locale fatta da carrieristi che godono dei loro privilegi in cambio della loro acquiescenza alle politiche nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi non abbiamo e non abbiamo mai avuto una idea della battaglia contro il Ponte sullo Stretto che non fosse connessa con le dinamiche sociali, che non fosse intersezionale (non avesse, cio\u00e8, a che fare con una pi\u00f9 generale battaglia in difesa dei territori e con le altre lotte sociali) e che non fosse nelle sue modalit\u00e0 orizzontale e critica delle forme delegate della politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo lo Spazio No ponte, luogo che vorremmo contribuisse ad organizzare la difesa della citt\u00e0 di Messina dalla devastazione dei cantieri, \u00e8 aperto a tutti gli abitanti che vorranno, a titolo strettamente individuale e collettivamente, promuovere attivit\u00e0 di sostegno alle mobilitazioni. Mobilitazioni che consideriamo strumento centrale della lotta e per la cui efficacia intendiamo cooperare con tutte le individualit\u00e0 che vogliono avere voce in capitolo sul proprio destino, con le altre espressioni del movimento No ponte e con ogni movimento che raccolga le istanze provenienti dal basso contro i progetti predatori ord\u00ecti dall&#8217;alto. La nostra bussola \u00e8 una visione di citt\u00e0, di territorio e di rapporti sociali altra rispetto al carattere estrattitivista delle Grandi Opere.<\/p>\n\n\n\n<p>Intendiamo opporci con fermezza all&#8217;avvio della cantierizzazione perch\u00e9 in primo luogo questa colpirebbe centinaia di famiglie che dovrebbero abbandonare le loro case, ma, in generale, sarebbero centinaia di migliaia di persone a subirne le conseguenze dacch\u00e9 i cantieri si prevede siano distribuiti in tutto il territorio urbano. E\u2019 questo, forse, il carattere pi\u00f9 peculiare del ponte come grande opera, il suo essere calata nel pieno centro delle citt\u00e0. Solo per citare il lato siciliano, i cantieri operativi (aree attrezzate per fornire supporto alle attivit\u00e0 produttive, con strutture, impianti e aree di deposito di materiali) saranno undici: Faro, Curcuraci, Pace, due all&#8217;Annunziata, Ganzirri, Papardo, Europa, Contesse, Villafranca Tirrena e Saponara. I cantieri logistici (veri e propri villaggi che serviranno a dare alloggio al personale impiegato nei cantieri operativi e a fornire logistico alle attivit\u00e0 per la direzione e la gestione tecnico-amministrativa dei cantieri), invece, saranno cinque: Ganzirri, Magnolia (Torrente Pace), Contesse, Annunziata e Villafranca Tirrena. Si tratta di una movimentazione di mezzi per il trasporto di personale, attrezzature e inerti davvero impressionante. Per quanto riguarda la citt\u00e0 di Messina, solo gli inerti generati nel corso dei lavori determineranno un traffico corrispondente a circa 100 mezzi per ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Considerando che la zona Nord della nostra citt\u00e0, quella pi\u00f9 pesantemente interessata dai lavori, ha a disposizione due sole arterie stradali, una di queste sar\u00e0 interessata costantemente da un traffico intenso di mezzi pesanti: e se si fa riferimento ai disagi fisiologici di una citt\u00e0 dalla viabilit\u00e0 caotica e a quanto questa sia stata ulteriormente rallentata da piccoli cantieri nel recente passato, si pu\u00f2 immaginare cosa accadrebbe..<\/p>\n\n\n\n<p>Ci si troverebbe, di fatto, di fronte a un vero e proprio sequestro della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di una consapevolezza che appartiene ormai a gran parte degli abitanti ed \u00e8 ci\u00f2 che, probabilmente, genera e sempre pi\u00f9 generer\u00e0 ribellione: la posta in gioco infatti \u00e8 la vita quotidiana dei messinesi, che sarebbe pesantemente compromessa. Questa considerazione ci \u00e8 sembrato sia stata acquisita anche dall\u2019amministrazione comunale: nell\u2019incontro tra i comitati e il sindaco Federico Basile \u00e8 stata confermata da quest\u2019ultimo la sua totale emarginazione non solo dai processi decisionali, ma persino dai canali informativi; al punto tale che l\u2019ente locale non \u00e8 stato coinvolto neanche per le materie di propria competenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo aspetto \u00e8 di fondamentale importanza per la Giunta comunale e l\u2019assemblea elettiva poich\u00e9, pur essendo venuto ormai meno il carattere rappresentativo di questi istituti (per la sottrazione di molte competenze alle autonomie locali e per la dimensione dell\u2019astensionismo), di fatto i cittadini fanno riferimento al Comune e ai suoi organismi per gli aspetti che riguardano la vivibilit\u00e0 della citt\u00e0 e sar\u00e0 a questi che indirizzeranno la propria critica e la propria rabbia: per aver ceduto lo spazio urbano agli interessi delle centrali del cemento. Lo scenario che si prospetta \u00e8 dunque quello di una coesistenza stretta tra vissuto cittadino e cantiere, tra persone e camion, tra biografie umane e processo industriale, uno scenario che non pu\u00f2 che prefigurare, soprattutto in virt\u00f9 della durata prevista per i cantieri, una lunga fase di conflitto nel bel mezzo delle citt\u00e0. I cantieri dovranno, dunque, prevedere una \u201cdifesa\u201d, come sempre avviene in questi casi. Non c\u2019\u00e8 alcun dubbio che si va incontro a un processo di militarizzazione delle citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un solo antidoto a questa tragedia annunciata ed \u00e8 la lotta no ponte. Il no al ponte, senza se e senza ma, \u00e8 stato tendenziosamente trattato come la manifestazione di un\u2019ideologia negativa, ma rappresenta, al contrario, l\u2019unica apertura verso il futuro, la pi\u00f9 forte allusione al un sogno di una cosa per la quale varrebbe ancora la pena di battersi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si accende il dibattito sul Ponte anche alla luce della commissione che si \u00e8 riunita a Palazzo Zanca. Sull&#8217;argomento si \u00e8 espresso &#8220;Spazio noponte&#8221;. 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